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  1. #1
    Tringeadeuroppa
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    Predefinito Per un Socialismo del XXI secolo

    “Sinistra e Libertà” o “liberateci da questa sinistra”?
    Di Marco Bagozzi

    Dopo il fallimento che ha portato la sinistra comunista fuori dal parlamento, i protagonisti di Sinistra Arcobaleno, provano a rilanciarsi creando una coalizione dei partiti laici, socialdemocratici e libertari della cosiddetta “sinistra italiana”, isolando le ali estreme, che si riconoscono ancora nella parodia del comunismo all’italiana.
    Sinistra Democratica, Socialisti di Boselli, Verdi e Movimento per la sinistra (gli scissionisti di Rifondazione che si riconoscono nelle istanze del governatore della Puglia Niki Vendola), Uniti per la Sinistra (scissionisti dei Comunisti Italiani) hanno dato a battesimo l’ennesima sigla elettorale, in vista della tornata per le europee del prossimo giugno: Sinistra e Libertà.
    Data per scontata la definitiva liquidazione di falce e martello e di tutto il patrimonio del comunismo, questa formazione liberal-socialista si propone come baluardo del laicismo, dell’ambientalismo e del femminismo proponendo la sempre verde definizione di “forza riformista”, che da almeno un centinaio d’anni accompagna tutte le formazioni politiche che nascono nel panorama elettorale italiano, senza distinzione di “destra” o “sinistra”.
    Unica incertezza è legata alla possibile adesione dei Radicali di Pannella, che nonostante siano formalmente alleati al PD, stanno cercando un apparentamento con la nuova lista.
    Il tentativo di apparentarsi con i radicali dimostra la completa improvvisazione di questo progetto che riunisce esponenti che fino a pochi mesi fa auspicavano la “rifondazione del comunismo” con i radicali liberal-liberisti, senza dimenticare i socialisti boselliani, anch’essi propugnatori di uno stato “debole” e dell’economia di mercato liberale.
    Il simbolo racchiuderà al suo interno i tre simboli dei gruppi parlamentari del parlamento europeo a cui fanno riferimento i movimenti fondativi: i Verdi, il PSE (Socialisti) e il GUE (Sinistra Unita Europea, comunisti). Sintomatico il fatto che il movimento nascente sia rappresentato a Bruxelles da almeno 3 gruppi parlamentari (potrebbero diventare 4 se entrano anche i Radicali): sintomo di un partito che nasce solo come accozzaglia di classi dirigenti che mirano a non morire, dopo il coma profondo cui sono piombati dopo le elezioni politiche 2008. Paolo Ferrero ha commentato: «Loro presenteranno tre simboli e, a seconda dei parlamentari eletti, aderiranno a un gruppo oppure a un altro a Strasburgo. Non è pensabile di schierarsi dopo. Bisogna dire prima agli elettori come saranno utilizzati i loro voti». Come facciamo a non dargli ragione.
    Queste “gabbie partitiche” servono solo a salvare l’apparato burocratico alla ricerca di uno scranno parlamentare a Bruxelles per tirare avanti per i prossimi 5 anni, con tutto l’indotto di portaborse, finanziamenti a giornali e movimenti. Ma servono anche a ingabbiare la sinistra militante, le forze sindacali, i precari, i lavoratori in cassa integrazione, che ingenuamente pensano di trovare in queste “forze” la soluzione del malanno sociale del paese.
    Ma in realtà siamo di fronte all’ennesimo rimescolamento di una sinistra senza valori, senza identità, senza capacità di leggere i veri pericoli per il popolo lavoratore. La crisi della sinistra non è solo politica, ma è anche, e soprattutto culturale.
    Anche la speranza, minima non lo nascondiamo, di una rinascita di un sentimento “comunista” virile, in seguito alla vittoria di Ferrero alla segreteria di Rifondazione è ormai spenta.
    Ne abbiamo le tasche piene di queste “false sinistre” (come intitolò con estrema intelligenza il nostro quotidiano dopo la debacle elettorale del 2008), e, di fronte a questi patetici tentativi mi trovo ad esultare davanti all’alzamento dello sbarramento elettorale, che se non rappresenta da un punto di vista “etico” una cosa giusta, almeno ci permette di circoscrivere alla lista dei nemici solo due partiti ben definiti e libera lo spazio politico dalle cariatidi per nuove e future battaglie.
    La sconfitta di queste mummie politiche ci permetterà di costruire un futuro migliore per la sinistra: virile, comunitaria, identitaria, nazionale. Una sinistra del XXI secolo!

  2. #2
    Tringeadeuroppa
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    Predefinito Riferimento: Per un Socialismo del XXI secolo

    La dissoluzione nichilista della sinistra

    da www.cpeurasia.org



    La sinistra attraversa una crisi non solo politica, bensì culturale...



    La recente estromissione dei comunisti dal Parlamento ha generato sgomento e preoccupazione nella cosiddetta “sinistra radicale” e la prima reazione – positiva - a questa gestione fallimentare del Partito della Rifondazione Comunista, è stata l’indizione del congresso straordinario che ha sancito la sconfitta di un’area (im-)politica che ha ben servito, dalla nascita del Mrc, i burattinai che hanno progettato la fase terminale del comunismo italiano. L’empasse successiva alla scissione capitanata dal presidente della Regione Puglia Nicola Vendola, che tutt’ora permane, ha radici ben più profonde, e non solo di natura politica, ma culturale. Poiché ciò che accade oggi in Rifondazione è la conclusione di un processo di dissolvimento dell’identità comunista che ha origine nel dopo guerra, passando per la “rivoluzione” del sessantotto, l’eurocomunismo, l’integrazione del Pci, poi Pds e ds, nel quadro della ristrutturazione capitalista (anni ’80 - 90) sino alla nascita del Partito Democratico quale esponente politico della finanza apolide o cosmopolita, e in ultima fase alla liquidazione del Prc. I tarli hanno operato indisturbati per decenni ed hanno scavato sino a spezzare i piedi della sedia e portare al crollo (definitivo?) dell’impalcatura comunista. Questa opera di erosione si è resa così evidente quanto scandalosa, nel momento in cui Rifondazione ha proposto la candidatura di Vladimiro Guadagno, noto esponente della lobby di omosessuali e tra gli organizzatori della prima marcia dell’orgoglio omosessuale svoltasi a Roma nel 1994. Tale operazione presuppone, da parte del Partito, una predisposizione politica-culturale tesa ad accogliere la degenerazione erroneamente o volontariamente presentata come innovazione. In cosa consiste tale predisposizione? Nella trasmutazione del famoso diamat che, nonostante fosse imperniato su una concezione materialista della storia e dell’uomo, era portatore di un’etica, cioè comportamenti umani considerati buoni, giusti, o moralmente leciti, in una volontà dissolutoria, ovvero nel nichilismo, il che implica una liberazione dai nomos intesi come leggi o riferimenti, imposti dall’ideologia marxista leninista, per confluire in una non specificata tendenza verso la più completa dissoluzione interiore. I lavoratori intesi come classe sociale destinata a sostituirsi nella gestione dei mezzi di produzione vengono soppiantati dai diritti umani “universali” per immigrati, froci, drogati, rom ecc. il socialismo come processo dinamico che implica mutamenti profondi in campo politico, economico, sociale, intellettuale e culturale, [..] che porta il popolo ad un altissimo livello nella sua vita materiale e culturale (1) diventa un “faccio-quel-cazzo-che-mi-pare-della-mia-vita” , un individualismo che nega l’uomo nella sua natura di essere sociale, non atomizzato. Il Partito – guida o il Partito – avanguardia cede il passo al cartello elettorale soggetto alla pressione di gruppi storicamente estranei o ostili al socialismo. Nell’ (in)civiltà del marketing, questa decomposizione si riflette immediatamente sull’immagine che i comunisti danno di se stessi, nei confronti del loro soggetto di riferimento: i lavoratori. I cliché del comunista sporco, drogato e depravato viene alimentato continuamente non solo da Destra, ma soprattutto da Sinistra, pienamente consapevole della nuova identità assunta dopo il crollo dell’Unione Sovietica (2) . Invertire questa tendenza, dopo l’azione costante di gruppi elitari, ma profondamente distruttivi, come la Scuola di Francoforte, i quali hanno preparato il salto di paradigma di cui oggi paghiamo le conseguenze (droga di massa e liberazione sessuale in primis), non è possibile attraverso la riproposizione del marxismo-leninismo in blocco, una sorta di reconquista delle postazioni perdute, ma un mutamento in chiave post-moderna, che rinnovi l’idea di socialismo, integrandolo in una visione eurasiatista del mondo (3), rispettosa di popoli, culture e religioni, in grado di combinare l’approccio al mercato con una economia regolata sulla base di criteri e principi socialisti.

    (1) Una politica per il benessere dell’Uomo – Informazioni sulla Repubblica Democratica Tedesca 1979

    (2) Un esempio: http://www.sinistracritica.org/mater...i08/prolet.gif

    (3) “La Visione eurasiatista” di Alexandr Dugin, pubblicato su “Eurasia – Rivista di studi geopolitici “ 1/2005

  3. #3
    Tringeadeuroppa
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    Predefinito Riferimento: Per un Socialismo del XXI secolo

    Con chi discutere e con chi no
    di Gianfranco La Grassa.
    http://ripensaremarx.splinder.com/po...E+E+CON+CHI+NO
    Non ricordo bene quale commentatore del blog (forse Emilio) ci criticava per l’eccessiva importanza attribuita ai gruppetti di “estrema sinistra”, in particolare ai dementi ancora autoproclamantisi comunisti, cianciando di un grande movimento storico che ha avuto, per me (per noi), una gloriosa tradizione: da questi deficienti (alcuni autentici lestofanti) vergognosamente infangata con le loro meschine e infamanti contraffazioni. Inoltre, il commentatore rilevava che, con questi residui “parrocchiali” (la definizione è mia), non si può discutere per mancanza di una qualsiasi visione comunemente condivisa. Ritengo entrambe le considerazioni – che ho espresso con mie parole, ma che spero di non avere alterato nella sostanza – di buon senso e accettabili. Tuttavia, anche se meno di un tempo, continuiamo a volte nella polemica. Preferisco con poche parole chiarirne il perché.
    Le posizioni di questi dementi del “comunismo” attuale non hanno indubbiamente nulla a che fare né con quello originario di Marx e nemmeno con quello di Lenin; ma neppure con la visione pur distorta che ne ebbero i “costruttori del socialismo” in società tendenzialmente arretrate, a stragrande maggioranza contadine perché caratterizzate da modi di produzione agricoli precapitalistici. Il comunismo di gente come Ferrero – che vuol portare a sacche di “sfigati” il pane a più basso prezzo – è del tipo comunitario-religioso che, in paesi come il nostro e perfino si ripetesse una crisi come quella del 1929, attecchisce in quote ultraminoritarie di fuori di testa (più che di stomaco vuoto). Inoltre, per capire quale seguito e riconoscenza potrebbero nutrire verso questi poveri meschinelli di comunisti delle “sette”, anche in un caso così estremo di povertà, alcune sacche di “miserabili” (un lumpenproletariat da capitalismo avanzato), rinvio agli acuti e definitivi (sull’argomento) film di Buñuel, Viridiana e Nazarin. Se poi parliamo dei “comunisti italiani” (di cui quello che era il vice-capo mi si dice essere andato adesso con Di Pietro) o dei verdi, da frustare a sangue ecc., il quadro è desolante per stupidità e furfanteria (da piccoli avventuristi faccendieri).
    Insomma, è certo che tale “sinistrismo radicale alla spicciolata” è un fenomeno di totale degradazione politica e morale; esso, almeno direttamente, raccoglie piccole e rissose minoranze che si spaccano, a ondate successive sempre più ravvicinate, in due o anche tre tronconi. Parlando sotto metafora, quando si ha una grossa epidemia d’influenza (di cui è agente un virus), non ci si deve far ingannare dal fatto che, soltanto in un numero limitato di casi, si verifica l’aggravamento in bronchiti e polmoniti (causate da agenti batterici); queste ultime (assimilabili alle sette “comuniste” di cui appena scritto) sono la spia della particolare virulenza del virus influenzale (la sinistra in genere), che ha indebolito l’organismo. Per consigliare alla gente di seguire particolari cure (lo stare a letto, il bere molto, insomma il riguardarsi attentamente) nel combattere l’influenza, è lecito anche indicare quale potrebbe essere l’evolvere della malattia fino al peggioramento netto e più grave. E se poi, come preventivo, si usassero infine gli antibiotici quali battericidi, niente di male; meglio prevenire, uccidendo l’agente patogeno, che curare poi con grande fatica, perdita di tempo e debilitazione dell’organismo.
    I settori “estremi”, nella loro idiozia e furfanteria, segnalano un male profondo della nostra società: italiana in particolare, ma con precise diramazioni in tutta la “civiltà occidentale”. Essi sono in genere per l’antiscientismo esasperato (di cui sono spesso fautori alcuni farabutti che si servono di tutti i ritrovati moderni), la decrescita, la coltivazione dell’orto dietro casa, la macrobiotica, il commercio equosolidale, la banca etica, la lotta agli OGM e al nucleare (in modo truffaldino e preconcetto, poiché una perplessità più articolata è giustificata); insomma ostentano un certo spirito da “frati scalzi”, tipico di gente ipocrita e nauseante che vive secondo tutti i confort degli standard capitalisticamente avanzati. Essi rappresentano “l’influenza”, di cui il “comunismo” identitario-religioso è la spia “bronco-polmonitica”.
    Fra l’altro, in omaggio all’ormai veramente inconsistente polarità destra/sinistra, questi settori confusi e torbidi derivano sia dalla cultura antimodernista e tradizionalista della destra (quella però seria, storica) sia dalla cultura del progresso (di sinistra), una volta che questa ha subito una tale disfatta da ripiegare e involversi verso i miti di un “passato più felice”. Il totale fallimento dei progressisti, in particolare, ha influenzato la cultura di quello stupido ceto buonista, spesso cattivissimo nella sua ipocrisia, che nasconde l’aggressività mediante cui, a mezzo di spinte e sgambetti, arriva a posti di comando. Un ceto superficiale, di cultura a spizzico: si tratta dei grandi frequentatori di mostre, di viaggi esotici di 15 giorni (in cui girare filmini per gli amici), alla fine dei quali sanno già tutto sull’India, l’Egitto, il deserto, le Ande o il Tibet, sulla caccia alla tigre a dorso di elefante, ecc.
    Per farla breve, il nostro desiderio – che a volte traspare dal blog – di sterminare definitivamente quelli che hanno la broncopolmonite è in fondo il desiderio di combattere l’epidemia di influenza, che colpisce la sinistra nel suo complesso; sperando che agli “analoghi”, provenienti invece da destra, pensino altri dotati della cultura adatta a colpirli (io sarei, lo ammetto, in difficoltà per la mia diversa provenienza). Anche perché tale influenza, che ha provocato una grave meningite, si esprime nella più totale incapacità di andare oltre il programma del “giù Berlusconi”. Ormai siamo a questo punto. Un uomo, che non esito a giudicare come tutt’altro che un’aquila, è diventato punto di riferimento obbligato della non politica italiana: o si è per o si è contro. Un’imbecillità da lasciare senza fiato; non è però colpa di Berlusconi e delle pretese “sue” TV. E’ la cultura di sinistra – per tutte le considerazioni appena sopra fatte – a creare quest’abnormità, questa totale deriva verso l’abbrutimento intellettivo più assoluto. Se ce ne fosse la possibilità, darei quindi pieno e convinto appoggio all’effettiva e non metaforica eliminazione di simili personaggi intorpiditi dall’idiozia più greve.
    E’ tale degenerazione mentale e morale a portare gli “estremisti” di sinistra verso un “avanguardismo” fatto di mero antiberlusconismo; è il blaterare sul “comunismo”, religioso e buonista privo di qualsiasi brillio di idee, ad avere quale unico programma quello di opporsi a Berlusconi. Se questi fa bianco, si strilla infantilmente che è un bandito e bisogna opporsi con il nero; se dice nero, diventa tassativo scatenarsi contro il “corrotto e corruttore”, chiedendo a gran voce il bianco. Per portare avanti questo demente obiettivo, ci si schiera con Di Pietro, che si dovrebbe pur capire chi è e quale nefasta funzione – e per conto di chi l’ha svolta e svolge – ha avuto da mani pulite in poi. Bisognerebbe pur capire chi sono i Travaglio, i girotondini e micromeghini, i Grillo e nani e ballerine vari, che imperversano producendo il vero marciume e cancro nella nostra società. Invece non si vuol capirlo: la cultura politica di questi rimasugli comunisti (falsi ovviamente) è soltanto la punta dell’iceberg rappresentato da quella bastarda sinistra (ma anche destra) di cui ho appena parlato.
    Ciò serve a spiegare certo accanimento del blog; in ogni modo riconosco che si dovrà andare verso un graduale diradarsi della polemica in quella direzione – non però verso i maggioritari settori di sinistra e di destra, che ormai sono un autentico pericolo di disgregazione e morte della nostra società – per lasciare più ampio spazio ad una valutazione critica dei tempi che avanzano e del caos che caratterizza i “tempi nuovi”.

    *****

    Resta il problema successivo: ha senso dialogare almeno con una parte di coloro che hanno la “broncopolmonite”, con i residuati comunistici? Si tratta di un comunismo chiesastico, religioso, non di quello marxista e leninista, caratterizzato da una teoria e prassi di grande lucidità e fondate su realistiche tendenze, che si era convinti di aver riscontrato in atto nella società mondiale nel corso dell’espansione della formazione a modo di produzione capitalistico. Ci si è sbagliati ad aver creduto in un determinato indirizzo di simili tendenze, tuttavia in atto. Resta comunque il realismo di quel genere di comunismo; e dunque la necessità, per chi ragiona, di abbandonare certe prospettive non appena accortisi di un diverso andamento tendenziale. Gli identitari religiosi non sono in grado di farlo. Alcuni – i maiali tesi ad accaparrarsi qualche “caldo posticino” graziosamente elargito dai dominanti – non lo fanno perché ne va della loro s-vendita. Altri – i più, poveracci che speravano e credevano nella “conquista del cielo” (in terra) – rischiano il loro equilibrio mentale, e di vita in generale. Umanamente, li si può capire, ma non basta.
    Ha senso discutere con simile gente? Con i primi, è evidente che no. Li vogliamo convincere di essere degli emeriti mascalzoni che vivono sulla miseria della gente? Ci porremmo al loro stesso livello o a quello dei disperati che li seguono perché hanno bisogno assoluto di credere (mi auguro non anche di “obbedire e combattere”). E con questi ultimi? Ho fatto la (banale) presupposizione che forse un 10% di loro ha la capacità di rivedere le proprie posizioni. L’amico Piotr mi ha invitato ad arrivare almeno al 20%. Possiamo anche spingerci, per quel che valgono in tal caso i numeri, ad un terzo, al 33,33 (periodico)%. Il problema non è numerico. E’ forse necessario procedere con “bieco” empirismo, appurare nel farsi concreto di un possibile dialogo quanta potenzialità esiste ancora in chi, sinceramente, si oppone a questa forma di società.
    Non mi scandalizzo, sia chiaro, se il motore della loro indignazione, del loro essere contro, è soprattutto istintivo, di carattere morale più che razionale. Dirò di più: non ho mai creduto a chi è anticapitalista solo perché si è convinto leggendo qualche libro. Prima di conoscere Il Manifesto del partito comunista, e ben prima di essermi “ingollato” Il Capitale, ero indignato di ciò che vedevo “intorno a me”. Gli “spiriti animali” devono farsi sentire, un qualche buon “blocco di stomaco” per quel che si vede in giro è necessario; dà una spinta alla lettura dei testi critici, ed una “chiave” della stessa, in mancanza delle quali resta solo ciò contro cui tuonava sempre Mao: la “cultura libresca”.
    Quando però è avvenuto un crollo come quello del “socialismo reale”, quando in tutta evidenza siamo “tornati” (e ricordo sempre il mio Tutto torna ma diverso) ad una situazione che ricorda l’epoca dell’imperialismo (tra gli ultimi decenni dell’800 e la prima guerra mondiale), è necessario comprendere che tutto ciò, di cui si è stati convinti per un’intera lunga epoca storica, è ormai sprofondato: nella sua prassi come nella sua teoria di riferimento. E’ veramente tutto da rifare e da ripensare. Non bisogna aver paura di scrollare ogni pezzo delle vecchie fondamenta, per appurare se c’è ancora qualcosa di solido o almeno di possibile puntellamento; sapendo però che il terreno è ingombro di macerie da rimuovere con buone attrezzature (e anche queste sono ancora da fabbricare usando materiali solidi).
    Allora, non diciamo subito con chi si può dialogare – al fine di sgombrare le macerie e ricostruire – e con chi no. Lasciamo pur perdere le percentuali; tuttavia non siamo ingenui, perché i chiesastici e i settari si dibatteranno, pur feriti ormai a morte, per non rinunciare: chi ai loro posticini, offerti dai dominanti che sanno bene come solleticare le loro luride ambizioni, chi perché non vuole dismettere il lutto e preferisce continuare a piangere sui cadaveri dato che il pianto, lo si sa, è sempre uno sfogo consolatorio. Noi non abbiamo da offrire, immediatamente, una teoria e soprattutto una prassi di ricambio, qualcosa di cui si possa dire a bocca aperta: ormai è fatta, ci siamo. Però, non discutiamo più con chi resta al passato, con chi sbava veleno contro di noi perché, com’è ben usuale abitudine dei limitati di cervello, vuol tagliare il dito che indica la Luna e non guardare nella direzione di quest’ultima, avendo il terrore di accorgersi che non c’è più, che si è dissolta.
    Noi parleremo con chi non ripete le giaculatorie “marxiste” ridotte a dottrina (e quindi ad articoli di fede) dalla sua testa di legno; con chi non nomina più il “comunismo” (della speranza), infangando così quello di Marx e di Lenin, che ritenevano il loro movimento il migliore erede dell’illuminismo (e del giacobinismo), che invitavano a raccogliere le “bandiere lasciate cadere nel fango dalla borghesia” (pur se tutti sanno, spero, che per noi il capitalismo borghese è finito senza che nascesse il “Sol dell’Avvenire”). Noi siamo fermamente convinti del motto: “il sonno della ragione produce mostri”; e tra questi mostri sono oggi in prima fila proprio i “marxisti della fede” e i “comunisti della speranza”. Noi siamo contro tutti gli antimodernisti, gli antiprogressisti (non facendoci però incantare da quelli che si sono fatti passare per progressisti mentre erano schifosi reazionari senza cervello), sia di sinistra che di destra, antagonismo senza più reale significato. Noi stiamo con chi, a sinistra come a destra, ha deciso di rivedere, radicalmente, i propri ascendenti (teorici e pratici); con chi, rendendosi conto della nuova epoca che avanza (e delle sue somiglianze con quella già prima indicata), vorrà discutere di nuovi avanzamenti teorici (di fase) e di nuove pratiche che non dipendono però da fretta e scelte soggettive improvvisate. Ognuno rinunci, senza remissione, ai “suoi” miti: la Classe, la Nazione, la Tradizione, e via dicendo. Con costoro discuteremo, con gli altri “tanti saluti” e…. “andate al diavolo”!

  4. #4
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    Predefinito Riferimento: Per un Socialismo del XXI secolo

    Purtroppo il nuovo cartello Sinistra e Libertà non mi convince affatto, Nencini stà portando avanti quella che era la mozione della Locatelli, mentre si era fatto eleggere per ben altro. Sicuramente non arriveranno al 4%, si fermeranno prima, il problema vero però sarà se vorranno fare un'unico partito, così si perde l'identità della sinistra, che per tradizione o è comunista o socialista, non può essere un calderone acchiappa voti. Tutti i sacrifici di Boselli e degli altri colonnelli che si sono spesi per avere di nuovo in Italia un partito di tutti socialisti, il Partto Socialista, con l'utopia di rievocare le glorie del PSI. Purtroppo mancano le persone per fare questo, e purtroppo ho paura che i socialisti faranno la fine dei repubblicani, si estingueranno.

  5. #5
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    Ma l'aggettivo "virile" da quanto è un termine di seria analisi socio-politica? Cosa significa?

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Scapigliato" Visualizza Messaggio
    Ma l'aggettivo "virile" da quanto è un termine di seria analisi socio-politica? Cosa significa?
    fin dai tempi dell'Impero romano...:446:

  7. #7
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    Predefinito Riferimento: Per un Socialismo del XXI secolo

    Inserisco un contributo: è il commento di M.Tozzato ad un intervento di rifondazione comunista (incluso)....



    Dall’ intervento di Leonardo Masella al CPN del PRC del 28 e 29 – 03 - 2009:

    <<E’ evidente che il passaggio che facciamo oggi può andare nella direzione della rinascita – che potrà avvenire solo se costruita sui contenuti e nelle lotte – di una forza comunista non testimoniale e marginale ma con un consenso di massa in Italia. Forza assolutamente indispensabile sia per l’unità d’azione di tutta la sinistra che per una opposizione degna di questo nome alla crisi e al governo delle destre. Ma è bene tuttavia fare attenzione: la presentazione di questa aggregazione non è affatto sufficiente, perché ora l’obbiettivo vero è portare a successo questa operazione, raggiungendo il 4%. Perché, se lo sbarramento viene superato si apre una fase in cui anche le diversità (sia fra di noi, che con gli altri comunisti e nella sinistra) possono avere uno sbocco positivo, possono essere messe a valore per sintesi feconde, altrimenti bisogna sapere, care compagne e compagni, che se quella barriera non viene superata e c’è quindi un insuccesso di questa operazione unitaria, tutto torna indietro e c’è l’ulteriore balcanizzazione dei comunisti e della sinistra. Questo non è elettoralismo ma è la realtà concreta del nostro Paese.

    A questo scopo sono convinto che il risultato delle europee (che è la priorità a cui sottomettere tutto) verrebbe aiutato dalla presentazione – lì dove vi fossero le condizioni politiche e programmatiche, nel rispetto dei livelli locali – di questo simbolo anche nelle elezioni amministrative. Un solo simbolo comunista, lo stesso simbolo comunista alle elezioni europee e alle amministrative.

    Tuttavia, anche allo scopo di favorire il raggiungimento del 4%, una volta fatto questo passaggio delle liste, dovremmo mettere fine, prima possibile, a questa discussione su elezioni e liste e porre al centro con grande forza la discussione e la mobilitazione contro questa crisi epocale del capitalismo che ci sta piombando addosso. Noi non possiamo neanche immaginare gli effetti devastanti di questa crisi. Noi comunisti abbiamo il compito prioritario, strategico, identitario, della difesa strenua, palmo per palmo, di quella parte di società colpita dalla crisi, i milioni di lavoratori che rischiano il posto di lavoro, i lavoratori che prederanno il posto di lavoro, i milioni di precari, disoccupati, immigrati, pensionati, chi perde il lavoro e la casa, le masse inimmaginabili di nuovi poveri. Questa è la nostra identità comunista, tutta da ricostruire. Non siamo attrezzati non solo perché non siamo uniti, non solo perché non siamo in parlamento, ma soprattutto perché abbiamo pensato ad altro in questi anni e quindi facciamo fatica a promuovere il conflitto sociale, non siamo alla testa delle lotte, non siamo riconosciuti dalla classe. Ecco il partito da ricostruire.>>


    No, io direi che l’unica cosa che dovrebbero fare quelli che continuano - in maniera del tutto impropria - a definirsi ancora comunisti in Italia sarebbe di ammettere che la loro teoria e la loro pratica è il tradeunionismo (nel migliore dei casi e credendo nella loro buona fede). Masella esprime in queste righe i pensieri che la lista “falce e martello” - formata da PRC, PDCI, Socialismo 2000 di C. Salvi e Consumatori Uniti - pone effettivamente all’ordine del giorno per le prossime elezioni europee. Anche lasciando perdere gli elementi di opportunismo e di “elettoralismo” finalizzati a garantire la sopravvivenza di questo ceto politico appare chiaro a tutti – e non può non risultare chiaro agli stessi dirigenti e militanti di quest’area che si autodefinisce “comunista” – che l’unico contenuto ideale, programmatico, pratico-propositivo che potrebbero, se ne fossero capaci, portare avanti è una forma radicalizzata di sindacalismo politico e sociale. Nella attuale situazione di crisi si tratta, comunque, di una pratica politica molto difficile da articolare, considerando che gli stessi lavoratori in difficoltà si pongono principalmente il problema di come possano venir limitati i danni e calibrate le rivendicazioni in questo contesto. Senza contare l’importanza che riuscire ad avere un minimo di peso, nell’articolazione delle politiche economiche ed industriali del paese, potrebbe avere proprio per mantenere e salvare in qualche modo il livello del “tenore di vita” delle classi medio basse in Italia (anche se difficilmente nel breve periodo). Marx affermava che non era possibile giudicare gli individui e le epoche per l’opinione che esprimevano riguardo a loro stesse; sarebbe però giunto il momento che i cosiddetti “comunisti” prendessero almeno atto di quello che loro stessi dicono durante le loro assise di partito ovvero quando si riuniscono per discutere la “linea” da portare avanti e per cercare di esprimere un minimo di “identità politica”. Perché prima o poi le masse che essi vorrebbero dirigere potrebbero arrivare a essere talmente stufe di discorsi e pratiche incoerenti e sconclusionate, da arrivare – non accontentandosi più di votare la Lega del “senatur” - ad applaudire (se si presentasse) un vero “uomo di polso” (non il “cavaliere-cantante” quindi) con i risultati che anche certi cervelli “ammuffiti” sono in grado di immaginare.

    Mauro Tozzato

  8. #8
    SOCIALISMO O BARBARIE!!!
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    Citazione Originariamente Scritto da Daniele Visualizza Messaggio
    Purtroppo il nuovo cartello Sinistra e Libertà non mi convince affatto, Nencini stà portando avanti quella che era la mozione della Locatelli, mentre si era fatto eleggere per ben altro. Sicuramente non arriveranno al 4%, si fermeranno prima, il problema vero però sarà se vorranno fare un'unico partito, così si perde l'identità della sinistra, che per tradizione o è comunista o socialista, non può essere un calderone acchiappa voti. Tutti i sacrifici di Boselli e degli altri colonnelli che si sono spesi per avere di nuovo in Italia un partito di tutti socialisti, il Partto Socialista, con l'utopia di rievocare le glorie del PSI. Purtroppo mancano le persone per fare questo, e purtroppo ho paura che i socialisti faranno la fine dei repubblicani, si estingueranno.

    Meglio che scompaiano. Scomparirà anche l'insano equivoco del socialismo riformista...tranello perenne per frenare le grandiose rivendicazioni della classe lavooratrice.

  9. #9
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    Predefinito Riferimento: Per un Socialismo del XXI secolo

    Citazione Originariamente Scritto da Sendero Luminoso Visualizza Messaggio
    Meglio che scompaiano. Scomparirà anche l'insano equivoco del socialismo riformista...tranello perenne per frenare le grandiose rivendicazioni della classe lavooratrice.
    non è che voi comunisti siete messi molto meglio, dovrete lavorare moooooolto per poter ottenere risultati discreti

  10. #10
    SOCIALISMO O BARBARIE!!!
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    Predefinito Riferimento: Per un Socialismo del XXI secolo

    Citazione Originariamente Scritto da Daniele Visualizza Messaggio
    non è che voi comunisti siete messi molto meglio, dovrete lavorare moooooolto per poter ottenere risultati discreti
    L'importante è fare ciò che riteniamo giusto. Non adeguarsi e flettersi alle logiche correnti. Prima o poi la gente capirà.

 

 
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