Nel nome di Dio Altissimo

Intervista al dott. Hesam Musavy

Il dott. Hesam Musavy, del quale riportiamo l’intervista che segue, ha ricoperto diversi incarichi nella Repubblica Islamica dell’Iran. Già docente universitario e Vice Prefetto della regione del Fars, il dott. Musavy e’ attualmente Direttore Generale per il Fars della sezione economica della Fondazione Imam Khomeyny.

D: In Occidente e’ in atto, variamente mascherata, una violenta offensiva mediatica contro l’Islam, ed in particolare contro la Repubblica Islamica dell’Iran, con il pretesto della ‘’democrazia" e dei "diritti umani". In Iran questa realtà viene percepita?

R: Viene percepita perfettamente, e, si capisce perfettamente quale e’ il gioco sotteso a questa campagna ed il suo scopo finale. Si vuole che i Musulmani siano costretti ad inginocchiarsi, si vuole dimostrare che l’Islam e’ incapace di governare, di costruire, e di costituire un simbolo ed una realtà per il mondo intero. Anche gli altri paesi, e non soltanto quelli islamici, costituiscono un pericolo nel momento stesso in cui si rendono conto dell’indipendenza dell’Iran, perché potrebbero a loro volta rifiutarsi di obbedire ai potenti della terra.

D: Questa offensiva si svolge su tre piani: militare, economico, e cultural -mediatico. Qual’é a suo avviso il livello più pericoloso, e perché?

R: Questi tre aspetti sono complementari, e si avvicendano senza soluzione di continuità, essendo il loro collegamento molto stretto: dal punto di vista mediatico si distorce la verità, dal punto di vista economico si tenta una penetrazione vittoriosa senza colpo ferire, mentre l’aggressione militare, in questa prospettiva, rappresenta l’opzione estrema. Ma non è detto che queste forze ostili riescano a conseguire qualche risultato usando la forza, e se lo facessero sarebbe peggio per loro, e giammai potrebbero riuscire, a Dio piacendo, a controllare il nostro territorio: vi e’ contro di loro un’arma decisiva, ideologica e militare, l’arma del popolo unito.
Il nostro popolo e’ sostanzialmente unito, e non diviso in fazioni, come si vorrebbe invece far credere in Occidente, e fa blocco attorno alle verità dell’Islam. Se costoro tentassero l’avventura dell’invasione, sicuramente l’Iran sarebbe per loro una trappola mortale, ed una intelligenza sana si rende perfettamente conto di queste cose; in ogni caso ci si sta preparando. Vi sono a questo riguardo molti precedenti nella storia iraniana: è facile entrare nel nostro paese, ma è pressocchè impossibile uscirne. Si consente al nemico di avanzare, per poi annientarlo. L’ultimo esempio in tal senso e’ stato il tentativo di penetrazione dei "munafiqin"*, dopo la fine della guerra contro l’Iraq, che sono stati annientati dal popolo più che dall’esercito regolare.

D: Per la Repubblica Islamica dell’Iran, fondata sull’insegnamento dell’Imam Khomeyni , l’Islam e’ anche dottrina e prassi di liberazione dei popoli, a cominciare da quelli musulmani. Dalla vittoria della Rivoluzione ad oggi è forse cambiato qualcosa, come vorrebbe far credere la propaganda occidentale?

R: Nella mentalità della gente vi sono stati dei cambiamenti, il che è inevitabile. Ma ciò non significa certo che siano venute meno le idee basilari della Rivoluzione. Taluni atteggiamenti, specie giovanili, non hanno nessuna radice e fondamento nel popolo, a cominciare dalle famiglie. L’orientamento delle famiglie è in tal caso decisivo per una correzione, tenendo conto del fatto che è appunto la famiglia uno dei pilastri della nostra società e della nostra Rivoluzione.

D: …e che ci dice degli atteggiamenti degli elementi della borghesia occidentalizzata?

R: Si tratta di elementi minoritari, ininfluenti, sradicati. La forza viene dal popolo, e senza il suo appoggio, Iddio non voglia, il governo crollerebbe. Quel che più importa è che il popolo è sostanzialmente unito, e che per esso le fazioni non hanno, e non debbono avere, nessuna importanza. Ma una certa dialettica interna e’indubbiamente utile e fruttuosa.

D: Si cerca oggigiorno di imporre una visione falsificata dell’Islam, tentando di far credere che quello vero sia un "ïslam americano", moderno e progressista, fondato sulla pretesa democrazia e sui presunti diritti umani, mentre tutto il resto sarebbe soltanto una falsificazione storica e culturale. Che prospettive ha a suo avviso, un simile tentativo di alterazione?

R: Questi signori parlano di "democrazia" e di "libertà", ma vogliono imporre, con le buone o con le cattive, la loro distorta visione del mondo alla stragrande maggioranza della comunità islamica e a coloro che hanno competenza in materia. Il fatto è che l’Occidente ritiene che vi sia un’unica forma possibile di libertà, la propria, e pretende d’imporla al mondo intero. Ma noi non crediamo che in Occidente vi sia libertà, si e’ piuttosto imposta una forma di schiavitù che si e’ appropriata del nome di "libertà”: essere schiavi delle proprie passioni, e quindi della volontà di Satana, l’omosessualità, la licenza sessuale, le droghe, l’alcool, il rifiuto di Dio: sarebbe questa la libertà? La possibilità per una donna di avere diversi uomini, l’uso della donna come strumento per il soddisfacimento delle proprie passioni: sarebbero questi i "diritti della donna"? Tutto ciò distrugge la libertà.
Questa concezione della libertà e’ solo un comodo pretesto per coprire i propri vizi. Tutto questo va bene per chi usa la gente per costruire il proprio potere e per arricchirsi. E tanto per fare un esempio, nel nostro paese, in Iran, si è liberi di parlare contro l’Islam e a favore dell’America. Ma in America attualmente migliaia di persone, la cui unica colpa è quella di essere musulmani, languono nelle varie prigioni senza che nei loro confronti sia stata formalizzata alcuna accusa.
La libertà non deve danneggiare l’uomo, non deve comprometterne la dirittura morale. Noi non possiamo accettare che sotto il nome di libertà ci venga imposta la corruzione: la corruzione è corruzione e basta, e nulla ha a che vedere con la libertà. La libertà ha per fondamento la Religione e non la corruzione.

D. E I diritti umani?

R: Può darsi che questi signori stiano confondendo i diritti umani con il lager di Guantamano o con i loro crimini in Palestina, in Iraq, in Afganistan, e nel resto del mondo… Son forse questi i diritti umani? Se sono questi non li vogliamo, perché sarebbero peggio della legge della foresta. Noi abbiamo invece la legge di Dio, che e’ poi la Religione di tutte le genti del Libro.

D. Ma così facendo, taglierete la mano al ladro?

R: Occore rispettare diverse decine di condizioni per poter tagliare la mano al ladro, il che rende assai difficile l’applicazione di questa norma. Bisogna conoscere le condizioni giuridiche che consentono l’applicazione delle singole leggi.

D. Il politologo americano Huntington ha previsto per il prossimo futuro un grande scontro di civiltà, ed in particolare, lo scontro tra Occidente ed Islam. Che ne pensa di queste previsioni?

R. L’Iran, conformandosi alla pratica ed alla tradizione islamica, ha
proposto per parte sua il dialogo. La prospettiva valida non è certo lo scontro, come si vorrebbe far credere, ma il dialogo. Il Cristianesimo e l’Islam sono nel profondo la stessa realtà, perché l’Islam è la continuazione e il completamento del Cristianesimo. In questo senso l’Islam, in quanto completezza, è destinato ad affermarsi. Bisogna considerare d’altra parte il fatto che la figura del Mahdi, che Allah affretti la sua manifestazione, è comune a tutte le religioni. Con lui vi sarà Gesù, la pace su di lui; e il fatto che la madre dell’Imam Mahdi (s) fosse di ceppo romano, ovvero occidentale, e’ un simbolo della universalità della tradizione sciita.
In definitiva, noi proponiamo la sintesi e la completezza, ma costoro rispondono con la guerra. Però questa non e’ una guerra tra Islam e Cristianesimo, ma una guerra tra bene e male, tra Dio e Satana. Satana verrà alla fine annientato, e tutti gli uomini di buona volontà, tutte le religioni, nella misura della loro veridicità e sincerità, dovranno essere alleate in questa lotta contro il male.

*si tratta del famigerato gruppo terroristico dei sedicenti "mujjhidin khalq" finanziati ed armati dagli americani e da Saddam Husseyn, giustamente definiti "munafiqin" (ipocriti) dall’Imam Khomeiny e dal popolo iraniano.