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  1. #1
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    Predefinito La strage di Bologna e il terrorista sconosciuto

    Al Cinema Capranichetta di Roma , Mercoledì 2 Luglio alle 19, verrà presentato il libro"La strage di Bologna e il terrorista sconosciuto", di Gianluca Semprini e Luigi Ciavardini.
    Rendo noto questo appello che spiega perchè è importante partecipare.

    "Alla presentazione ci saranno diversi personaggi, anche istituzionali, per cui è fondamentale riempire la sala (il cinema Capranichetta, alle ore 19 di mercoledì prossimo) per far capire che la questione non è dimenticata.
    La storia del caso Ciavardini sarebbe ridicola se non ci fosse di mezzo una condanna per strage. Luigi Ciavardini venne coinvolto con modalità deliranti: cerco di spiegarmi in poche parole...
    poco tempo dopo la strage, durante un controllo ad un posto di blocco, venne fermata un'automobile con due ragazzi e due ragazze; il ragazzo che guidava stava trasportando alcune armi da fuoco, e, come per una scampagnata, si era portato appresso gli altri tre pischelli, non si sa se consapevoli o meno dell'affare... Il tizio (di cui non ricordo il nome), furbescamente uscito dall'auto con la pistola in mano, venne ucciso dai carabinieri, che continuarono a sparare sull'automobile, uccidendo l'altro ragazzo e ferendo le ragazze (non si erano mossi dall'auto). La fidanzata del tizio, tal Raffaella Furiozzi, ferita, poco dopo si "pentì" e fece una dichiarazione che più o ùeno suonava così: il suo ragazzo (che, essendo morto, non poteva smentire o confermare) le aveva confidato che Gilberto Cavallini (dei Nar) gli aveva rivelato che a mettere la bomba alla stazione di Bologna erano stati due ragazzi di Terza Posizione: Nanni de Angelis e Massimiliano Taddeini. A quel punto Izzo (uno dei tre che seviziarono e uccisero una ragazza in una villa del Circeo, ferendone un'altra), di professione "pentito", disse agli inquirenti che, se i colpevoli erano Nanni de Angelis e Taddeini, sicuramente c'entrava anche Luigi Ciavardini, loro grande amico.
    Subito dopo de Angelis e Taddeini vennero clamorosamente scagionati perché la mattina del 2 agosto 1980 stavano disputanto la finale del primo campionato italiano di football americano, con tanto di telecamere e duemila spettatori al seguito.
    Essendo Ciavardini "coinvolto" solo perché amico dei due, anche il suo nome venne accantonato. Ma purtroppo la storia non finì qua, perché Ciavardini venne chiamato a testimone come alibi di Mambro e Fioravanti: la mattina del 2 agosto, dissero i due, si trovavano insieme, in una città del Veneto. I giudici chiesero a Ciavardini se confermava, e lui confermò: "Bene!" dissero in sostanza i giudici, "se quella mattina stavate assieme, allora vuol dire che anche lei era con loro alla stazione di Bologna"!!!
    Ma siccome all'epoca dei fatti era minorenne (17 anni) la sua posizione venne stralciata, in attesa della fine del processo a Mambro e Fioravanti. Condannati definitivamente i due (senza prove ma solo per dichiarazioni di "pentiti"), arrivò il turno del tribunale minorile contro Ciavardini. Il giudice per le indagini preliminari, però, sentenziò che non esisteva alcun motivo per istituire un processo contro di lui.
    Allora cambiarono giudice: ovviamente, il secondo disse di sì e così, dopo quasi vent'anni, cominciò il processo, al termine del quale Ciavardini venne assolto per non aver commesso il fatto. In Appello la sentenza, dopo solo cinque ore di camera di consiglio (quindi senza neanche il tempo di leggere il materiale, migliaia di pagine) la sentenza di primo grado venne ribaltata, e Ciavardini condannato a causa di una fantomatica telefonata che, la sera prima della strage, avrebbe fatto al padre della sua ragazza di allora, per avvertire di non prendere il treno prenotato per raggiungerlo: il treno sarebbe passato per Bologna più o meno a quell'ora... Malgrado il signore in questione non ricordi assolutamente di aver mai ricevuto quella telefonata, i giudici hanno deciso di credere a chi disse di aver saputo da lui che quella telefonata c'era stata...
    Oggi stiamo aspettando la sentenza della Cassazione. Malgrado l'assoluta inconsistenza degli indizi, le speranze sono ridotte al lumicino, visto che la Cassazione non può entrare in merito dell'indagine ma solo annullare la sentenza per vizi vari. L'unica speranza è che qualche personaggio di rilevanza istituzionale prenda il cuore in mano e decida di sensibilizzare le istituzioni e l'opinione pubblica, che non sa nulla di questa incredibile vicenda! Pensate: secondo la sentenza, è stato finalmente trovato l'uomo (17 anni...) che depositò la bomba a Bologna, l'uomo responsabile della più tremenda strage della storia italiana, e nessun giornale lo ha riportato in prima pagina!!! Niente! Uno sputo in terra di uno skin smuove televisioni, giornali, sindacati, sindaci e presidenti, mentre il terrorista più crudele non interessa nessuno... Basterebbe questo per capire quanto assurda sia la sua condanna. Epperò non basta. E' per questo che è FONDAMENTALE che vi sia un'ampia partecipazione di pubblico alla presentazione del libro.

    P.S.ovviamente, se lui venisse assolto, allora tornerebbe ad essere un testimone attendibile, e l'alibi di Mambro e Fioravanti confermato... Allora si dovrebbe riaprire il processo. E questo, ahinoi, non lo vuole nessuno"

    Testimonianza tratta da DestraSociale.org

  2. #2
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    Predefinito allora muoviti a tutto campo

    Posta questo messaggio anche nella sezione destra radicale e comunicalo a quotidiani come Rinascita 063218203 e il giornale d'Italia 066878628 oltre che al Secolo e al Tempo e alle radio private

  3. #3
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    Predefinito

    Per quanto riguarda le comunicazioni alla Stampa, so che gli organizzatori stanno già provvedendo .

    Per la pubblicazione sul Forum Destra Radicale, ho preferito chiedere prima al moderatore l'autorizzazione a postarlo.

  4. #4
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    Predefinito ciavardini è innocente ma...

    CIAVARDINI E' INNOCENTE e l'appello in sua difesa è assolutamente meritorio però la scheda che lo supporta è pieno di CAZZATE.
    L'episodio della sparatoria è del 1985, 4 anni e mezzo a Bologna ed è andata così.
    L'unico superstite, oltre all'infame Raffaella Furiozzi (per cui nel carcere per pentiti di Paliano litigarono Cristiano Fioravanti e Izzo...) è un ex fiancheggiatore di TP, già arrestato nel blitz contro il nucleo misto TP-NAR di Torino del settembre 1982.
    In "Fascisteria" io l'ho raccontata così:

    Cosso con gli altri ‘pischelli’ torinesi si fa qualche mese di carcere poi viene scarcerato perché l’accusa di banda armata è derubricata in favoreggiamento. Esce indurito dall’esperienza del carcere. Dà vita a una piccola banda armata che ha appena il tempo di fare un paio di rapine per procurarsi armi. Al ritorno da Roma, la mattina del 24 marzo 1985, il gruppo incappa in un posto di blocco al casello autostradale di Alessandria. Li fermano per sbaglio: quel giorno è indetta una manifestazione nazionale degli autonomi contro la centrale nucleare di Trino Vercellese e sono previsti scontri. Il dispositivo di sicurezza delle forze dell’ordine è di filtrare gli accessi, con controlli sulle auto con giovani a bordo e targhe di altre città. Cosso è alla guida dell’auto: quando si accorge che i dati della sua patente stanno per essere passati al terminale cerca di giocare d’anticipo e impugna la pistola che si inceppa. La raffica di mitra che falcia l’auto fa una strage: due morti (Diego Macciò ed Enrico Ferrero) e due feriti (Cosso e Raffaella Furiozzi, fidanzata di Macciò, che si “pentirà” subito). Nella sparatoria è colpito anche l’agente che stava effettuando il controllo dei documenti. Cosso, ferito a un braccio, si arrende e disperato urla ai poliziotti di farla finita: “Ora spara anche a me, qui in testa”. Nell’auto trovano pistole, fucili a canne mozze e bombe a mano. Un giornalista gli attribuisce il soprannome di “demente”: i camerati scuotono la testa. Per loro Cosso resta Pinocchio, per i lineamenti tagliati con l’accetta e il modo di camminare a scatti. Al processo per banda armata Cosso motiva le sue scelte: “Avevamo deciso di rifiutare l’inserimento in una società in cui non ci riconoscevamo e che disprezzavamo, ricorrendo allo spontaneismo armato, ci rendevamo però conto che il nostro programma di capovolgimento alle istituzioni era utopistico. Il gruppo sperava con le sue azioni di coinvolgere i ragazzi di destra e di far sapere loro che c’era qualcuno che lottava per migliorare la società ma non ci rendevamo conto che la violenza porta solo violenza e lutti”. Dei vent’anni di condanna accumulati in primo grado tra la sparatoria di Alessandria e l’associazione sovversiva finisce per scontarne solo otto (tra condoni, cumulo e sconti per buona condotta) ed è scarcerato nel giugno 1993. In carcere completa gli studi, laureandosi in Giurisprudenza, ma non cambia idea sull’inserimento nella società.

    Quanto all'infame accusa contro Nanni De Angelis, Taddeini e Ciavardini, che di Nanni ha sposato la sorella la storia è andata così:

    Nanni non trova pace neanche da morto: l’ultima violenza la tenta Izzo, il “mostro del Circeo”, che non avendo merce fresca da offrire al mercato delle indulgenze lavora di fantasia per garantirsi i cospicui vantaggi della condizione di “collaboratore di giustizia”. Dopo anni trascorsi in cella a ricostruire con Calore e Fioravanti le vicende dello stragismo ha un’infarinatura sufficiente per tentare il colpo grosso: individuare gli autori della strage di Bologna. Sa che nelle tante chiacchiere sentite nelle celle e nei cortili delle supercarceri due sono i motivi ricorrenti: la strage l’hanno voluta gli zozzoni, i vecchi leader compromessi con i servizi segreti e le logge massoniche, i Fachini e i Signorelli e prima di loro i Freda e i Delle Chiaie; a commetterla sono stati dei ragazzini inetti che hanno provocato il crollo indesiderato di un’intera ala della stazione. L’obiettivo di chi aveva organizzato la strage – lo confermano le perizie – erano i “soliti” 15–20 morti, come a Piazza Fontana, sull’Italicus e poi sul treno 904. Izzo – che non ha grandi strumenti culturali e concettuali – tenta di mettere tutto in equazione. L’importante è la verosimiglianza, per il resto nessuno lo potrà smentire. E sceglie di accusare un morto, con una consueta logica da “coatto”: Nanni, appunto. L’inserimento del nome di Ciavardini serve per fornire qualche riscontro incrociato: sa che era del giro di Fioravanti, che è stato allontanato subito dopo la strage e che gli hanno dato rifugio un camerata di Osimo, il paese di Picciafuoco, l’unico imputato di cui è dimostrata la presenza in stazione quella mattina , e poi Mangiameli che è stato ammazzato – per la Procura di Bologna – perché ha scoperto qualche impiccio sul ruolo di Valerio nella strage. Izzo si fa schermo delle confidenze di una ragazzina, che all’epoca della strage aveva finito le scuole medie, Raffaella Furiozzi, sua fidanzata nel morbido carcere di Paliano, sorta di albergo dell’amore, dove persino Calore, giunto vergine ai 30 anni, conoscerà finalmente una donna, l’ex brigatista Emilia Libera. Raffaella avrebbe saputo dal ragazzo, Dario Macciò, ucciso nel conflitto a fuoco di Alessandria, che a mettere la bomba a Bologna sono stati tre pischelli di TP, Ciavardini, De Angelis e Taddeini. Macciò non può smentire e Izzo è convinto che il gioco sia fatto. È sfortunato, però. Perché nel 1980 le finali nazionali di football americano si sono svolte proprio il 2 agosto, a Castel San Giorgio, nel Rietino. La conferenza stampa di Marazzita, difensore di De Angelis, è una debacle clamorosa per Izzo. Decine di testimoni hanno assistito, l’incontro è stato ripreso da una TV privata, la cassetta con la registrazione è consegnata ai magistrati, accompagnata dalle fotocopie dei giornali, con citazioni della ottima prestazione di Nanni, che da fullback assicurò ai Tori la vittoria. A questo materiale Marazzita allega una dichiarazione di un amico di Nanni, Maurizio Frosi, che gli ha telefonato subito dopo le 9 e ha trascorso con lui gran parte della giornata. I due vennero in auto a Castel S. Giorgio con un altro giocatore, arrivarono a ora di pranzo, la partita iniziò alle 15.

  5. #5
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    Grazie davvero per l'integrazione. La "scheda di presentazione", io l'ho trovata in un Forum e non aveva pretese di scientificità, io stesso non ho legami (se non contiguità politica) con gli organizzatori della conferenza e mi sono limitato a propagandare nel mio piccolo un'iniziativa che mi sembra meritoria.
    Il tuo intervento dà sicuramente un quadro ancora più esauriente della vicenda.

  6. #6
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    Incollo qui la presentazione ufficiale dell'incontro fatta dalla rivista Area

    La strage di Bologna e il terrorista sconosciuto
    Il caso Ciavardini
    A cura di Giancluca Semprini
    Edizioni Bietti _ pagg. 377


    Presentazione:
    mercoledì 2 luglio, ore 19,
    Sala Capranichetta
    Piazza Capranica, Roma

    La Strage di Bologna compiuta da un minorenne? Si chiama Luigi Ciavardini, pochi lo conoscono. In questo libro racconta la sua vita, la sua brevissima e drammatica carriera da terrorista. A 16 anni è gia in carcere per una rapina. A 17 anni, siamo nel 1980, conosce i Nar di Francesca Mambro e Giusva Fioravanti. A maggio prende parte all'omicidio dell'agente Evangelista, viene ferito, fugge per l'Italia latitante. Ad ottobre lo arrestano. Viene condannato a 14 anni anche per l'agguato al giudice Mario Amato. Nel 1986 viene tirato in ballo nel processo per la Strage di Bologna. Si proclama, con decisione, innocente. Nel 2000, viene assolto, nel 2002 - in appello - è nuovamente condannato. Secondo i giudici è lui che ha disposto la bomba che il 2 agosto a Bologna ha distrutto 85 vite. Ma è vero? Fra depistaggi e polemiche alla fine la strage l'avrebbero compiuta in tre: Ciavardini, Fioravanti e Mambro. I due capi dei Nar (Nuclei armati rivoluzionari) hanno ammesso tutti loro delitti (insieme sommano 17 ergastoli), ma hanno sempre negato la loro partecipazione alla strage. Li inchioda la dichiarazione di un pentito della Banda della Magliana, Massimo Sparti, che pochi mesi dopo la deposizione si ammala - la diagnosi è di tumore fulminante al pancreas - esce dal carcere, poi scompare. Siamo nel 1981. Oggi è ancora vivo e vegeto. I Nar – secondo l'accusa – sarebbero stata la manovalanza di alcuni settori deviati servizi segreti deviati e della P2. Alla fine dei processi generali e massoni vengono condannati, ma solo per depistaggio: non si hanno prove del loro ordine stragista. A Bologna avrebbero agito (per la prima volta) da burattini dei poteri deviati. Perché? Se Mambro e Fioravanti hanno il pentito Sparti che li inchioda, Ciavardini sembra avere un'altra colpa: quella di aver dichiarato - sempre: ³Il 2 agosto ero insieme a Mambro e Fioravanti a Padova. Non a Bologna². Contro di lui c'è solo una deduzione di uno dei tre stupratori del Circeo, Angelo Izzo, e uno strano avvertimento telefonico che nessuno ricorda. E nessuno ha mai indagato su piste alternative a quella ³neofascista². 2 agosto 1980, Strage di Bologna: erano passati solo 40 giorni dalla caduta del Dc9 della compagnia Itavia a largo dell¹isola di Ustica, la Libia minacciava l'Italia, il nostro Paese era crocevia di traffici internazionali di esplosivo. Piste mai analizzate e verificate durante 22 anni di indagini, processi e inchieste parlamentari: il più tragico attentato dell'Italia democratica l'avrebbe compiuto un minorenne. Sconosciuto.


    Autore: Gianluca Semprini, nato a Roma nel 1970, giornalista da otto anni, all'indomani della sentenza Ciavardini, si appassiona al caso e decide di scrivere questo libro. Ha lavorato in radio e collaborato a varie pubblicazioni, attualmente è freelance. Si definisce ³di sinistra², ma non crede ³alla strategia di destra come matrice della strage del 2 agosto 1980, alla stazione di Bologna².

    Luigi Ciavardini, 41 anni, romano, sarebbe secondo la magistratura il l¹esecutore materiale della strage di Bologna che ha stroncato la vita a 85 persone.

  7. #7
    Iterum rudit leo
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    Presentato il libro sul "caso Ciavardini". Interventi di Taormina, Fragalà e Mantica. Le piste alternative e mai "battute"

    Bologna, la strage irrisolta

    Ventitré anni di indagini hanno condotto a una "verità" basata su fragili deduzioni

    ANNALISA TERRANOVA

    ROMA. «Una strage irrisolta», è questa la definizione più appropriata per l’eccidio di Bologna del 2 agosto 1980, per cui la giustizia italiana ha «inchiodato» i due leader dei Nar, Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, e Luigi Ciavardini, legato a Terza Posizione, accusato di avere materialmente messo l’ordigno che uccise 85 persone innocenti. Un mistero per la cui soluzione i magistrati hanno giudicato attendibile l’ambiguo superteste Massimo Sparti e hanno creduto ai “ricordi” dello stupratore del Circeo Angelo Izzo. Sparti fu “ricompensato” nel 1982 con la scarcerazione grazie a una diagnosi di tumore fulminante al pancreas poi rivelatasi infondata.
    Mambro, Fioravanti e Ciavardini, pur non rinnegando il loro passato violento, hanno sempre negato ogni responsabilità nella strage di Bologna. Ora un libro riapre il grande interrogativo su questa pagina oscura, partendo proprio dalla storia di Ciavardini, assolto in primo grado e dichiarato colpevole nel giudizio di secondo grado, in attesa del responso della Cassazione atteso per il prossimo autunno.
    Il volume, «La strage di Bologna e il terrorista sconosciuto» (edizioni Bietti), scritto dal giornalista Gianluca Semprini, è stato presentato a Roma all’ex cinema Capranichetta nel corso di un dibattito al quale hanno preso parte l’editore Francesco Gironda, l’avvocato Carlo Taormina, il deputato Enzo Fragalà, il giornalista Gianpaolo Pellizzaro, il sottosegretario Alfredo Mantica. L’incontro, al quale erano presenti l’autore e lo stesso Ciavardini, è stato moderato dal direttore di Radio Radicale, Massimo Bordin.
    Due i concetti emersi dagli interventi: da un lato, la superficialità della sinistra che si è “accontentata” di una soluzione costruita a tavolino attorno a tre comodi capri espiatori, rinunciando a una battaglia di verità che consentirebbe all’intero Paese di fare luce sulla pagina dolorosa dello stragismo; dall’altro, l’evanescente quadro probatorio su cui l’accusa si è basata per ascrivere la strage al terrorismo nero, trascurando altri importanti indizi che rimandano alla pista libica.
    In particolare è stato sottolineato che le pubblicazioni sulla strage di Bologna certo non mancano, ma il lavoro di Semprini si distingue da tutti gli altri per la spontaneità del racconto di Ciavardini e per la convinzione con la quale l’ex terrorista invoca una verità fino ad oggi negata.
    «Secondo i giudici - dice Ciavardini nel libro - ho ucciso ottantacinque persone. Perché? Non me lo hanno spiegato. Forse per noia, forse perché (ma neanche questo dicono chiaramente) ero un uomo dei servizi segreti, forse perché dietro di me c’erano la Cia, la P2, la mafia. Sì, lor signori, tanto potenti, avrebbero affidato a me, che nel 1980 avevo diciassette anni, il compito di portare a termine la più grande e terribile strage che l’Italia democratica abbia mai subìto».
    Il libro ricostruisce anche il percorso e il clima che negli “anni di piombo” segnarono le vite di tanti militanti della destra politica, costretti in un «ghetto», bollati da un’ideologia feroce per cui ai «fascisti» era negata anche l’agibilità fisica. Una storia che Mantica ha rivendicato come propria di tutta la destra italiana: «Poi - ha detto - alcuni di noi messi dinanzi a un bivio hanno compiuto scelte estreme, altri no. Ma quella di Ciavardini è stata la storia di tutto un ambiente, che io rivendico». Una narrazione che non legittima lo «spontaneismo armato» ma lo inquadra in un contesto storico troppo a lungo rimosso.
    La seconda parte del libro vuole invece essere un contributo sulle piste alternative a quella del neofascismo, smentita nel 1990 dall’allora presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, all’epoca della strage ministro dell’Interno, il quale chiese scusa alla destra italiana per un marchio d’infamia che ha pesato su un intero mondo politico. La bomba di Bologna giunge 40 giorni dopo la strage di Ustica, la Libia minacciava l’Italia, il nostro Paese era crocevia di traffici internazionali di esplosivo.
    Piste mai analizzate e verificate durante 23 anni di indagini, processi e inchieste parlamentari. Perché?

    Il Secolo d'Italia, 4 luglio 2003
    La mente del sapiente si dirige a destra
    e quella dello stolto a sinistra.
    (Ecclesiaste 10, 2)


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  8. #8
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    A cura dell'Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla
    stazione di Bologna del 2 agosto 1980


    Francesca Mambro

    28-02-1976: tentato omicidio.
    15-12-1976: tentato omicidio; violazione disposizioni sul controllo delle
    armi.
    23-12-1976: violazione della normativa su armi, munizioni, aggressivi chimici
    e congegni micidiali.
    30-12- 1976: ricettazione continuata.
    09-01-1977: tentato omicidio; violazione delle disposizioni sul controllo
    delle armi.
    08-02-1977: detenzione illegale di armi e munizioni; violazione delle norme
    sul controllo delle armi, munizioni e esplosivi.
    25-05-1977: detenzione illegale di armi e munizioni.
    30-12-1977: detenzione illegale di armi e munizioni; danneggiamento.
    31-12-1977: porto illegale di armi continuato.
    04-01-1978: porto illegale di armi continuato.
    28-02-1978: omicidio; tentato omicidio; violazione delle norme sul controllo
    delle armi; ricettazione
    05-03-1978: rapina; ricettazione; furto.
    06-03-1978: tentato omicidio; rapina; ricettazione.
    08-05-1978: abbandono di posto da parte di un militare di guardia.
    09-05-1978: furto militare continuato.
    30-06-1978: furto continuato.
    03-07-1978: rapina; porto illegale di armi.
    24-11-1978: rapina.
    26-12-1978: rapina; violenza privata; violazione di domicilio; detenzione
    illegale di armi e munizioni.
    09-01-1979: incendio; lesione personale continuata; detenzione illegale di
    armi e munizioni (Radio Città Futura)
    08-02-1979: rapina, detenzione illegale di armi e munizioni.
    15-03-1979: rapina; violazione delle norme sul controllo delle armi,
    munizioni e esplosivi, detenzione illegale di armi e munizioni; ricettazione.
    marzo 1979: violazione delle norme sul controllo delle armi.
    16-06-1979: strage; violazione delle norme sul controllo delle armi,
    munizioni e esplosivi (sezione PCI Esquilino).
    19-06-1979: ricettazione continuata.
    27-11-1979: rapina (Chase Manhattan Bank); detenzione illegale di armi e
    munizioni; ricettazione.
    05-12-1979: ricettazione continuata; violazione delle norme sulle armi,
    munizioni, aggressivi chimici e congegni micidiali.
    11-12-1979: rapina; ricettazione; detenzione illegale di armi e munizioni.
    17-12-1979: omicidio; detenzione illegale di armi e munizioni; detenzione
    abusiva di armi; violazione delle norme sul controllo delle armi, munizioni e
    esplosivi.
    1980: rapina, detenzione illegale di armi e munizioni.
    06-02-1980: attentato per finalità terroristiche o eversive; rapina;
    violazione delle norme sul controllo delle armi, munizioni e esplosivi; porto
    illegale di armi; omicidio.
    28-02-1980: rapina; porto illegale di armi; violazione delle norme sul
    controllo delle armi, munizioni e esplosivi; sostituzione di persona.
    07-03-1980: rapina; violazione delle norme sul controllo delle armi,
    munizioni e esplosivi.
    30-03-1980: rapina; detenzione illegale di armi e munizioni; porto illegale
    di armi; lesioni personali; ricettazione.
    aprile 1980: violazione delle norme sul controllo delle armi, munizioni e
    esplosivi.
    28-05-1980: attentato per finalità terroristiche o di eversione; violazione
    delle norme sul controllo di armi, munizioni e esplosivi; rapina; porto
    illegale di armi; furto; tentata rapina; omicidio.
    23-06-1980: omicidio.
    10-07-1980: violazione della disciplina degli stupefacenti e sostanze
    psicotrope; detenzione abusiva di armi.
    31-07-1980: contraffazione delle impronte di una pubblica autenticazione.
    02-08-1980: strage; omicidio; lesione personale; attentato a impianti di
    pubblica utilità; formazione di banda armata.
    05-08-1980: rapina; danneggiamento; porto illegale di armi; furto continuato;
    occultamento di atti veri; ricettazione; falsità materiale.
    settembre 1980: falsità materiale.
    09-09-1980: omicidio; violazione delle norme sul controllo delle armi,
    munizioni e esplosivi.
    22-09-1980: attentato per finalità terroristiche o di eversione; lesione
    personale; occultamento di atti veri; ricettazione; rapina; porto illegale di
    armi.
    20-09-1980: rapina; detenzione illegale di armi e munizioni.
    21-09-1980: rapina; detenzione illegale di armi e munizioni.
    23-09-1980: furto.
    19-10-1980: ricettazione.
    22-10-1980: ricettazione; violazione del controllo delle norme sul controllo
    delle armi, munizioni e esplosivi.
    29-10-1980: violenza privata continuata; falsità materiale.
    13-11-1980: rapina; resistenza a un pubblico ufficiale; ricettazione; porto
    illegale di armi; falsità materiale; violazione delle norme sul controllo
    delle armi, munizioni e esplosivi.
    26-11-1980: detenzione illegale di armi e munizioni.
    19-12-1980: rapina; violazione di domicilio; sequestro di persona;
    ricettazione, violazione delle norme sul controllo delle armi, munizioni e
    esplosivi.
    05-02-1981: omicidio; furto; detenzione illegale di armi e munizioni;
    associazione per delinquere; falsità materiale; violazione delle norme sul
    controllo delle armi, munizioni e esplosivi.
    18-02-1983: tentata evasione; lesione personale continuata.
    09-05-1985: calunnia.



    Le condanne di Valerio Fioravanti

    Sei sono le sentenze che comminano l'ergastolo a Fioravanti:


    - sentenza della Corte d'Assise d'Appello di Venezia del 17 gennaio 1985
    - sentenza della Corte d'assise d'Appello di Roma del 30 maggio 1985
    - sentenza della Corte d'Assise d'Appello di Bologna del 6 febbraio 1986
    - sentenza della Corte d'Assise d'Appello di Roma del 7 aprile 1988
    - sentenza del Tribunale di Bologna del 27 marzo 1990
    - sentenza della Corte d'Assise d'Appello di Bologna del 16 maggio 1994


    Quindi:


    ergastolo per l'omicidio di Roberto Scialabba (28 febbraio 1978)
    ergastolo per l'omicidio di Antonio Leandri (17 dicembre 1979)
    ergastolo per l'omicidio di Maurizio Arnesano (6 febbraio 1980)
    ergastolo per l'omicidio di Franco Evangelista (28 maggio 1980)
    ergastolo per l'omicidio di Mario Amato (23 giugno 1980)
    ergastolo per la strage alla Stazione di Bologna (2 agosto 1980)
    ergastolo per l'omicidio di Francesco Mangiameli (9 settembre 1980)
    ergastolo per l'omicidio di Enea Codotto e Luigi Maronese (5 febbraio 1981)


    La mancata corrispondenza tra numero di ergastoli e numero di omicidi è dovuta
    all'applicazione del vincolo della continuazione.
    Fioravanti ha inoltre accumulato complessivamente 134 anni e 8 mesi di
    reclusione per reati quali: furto e rapina (una ventina in tutto), violazione
    di domicilio, sequestro di persona, detenzione illegale di armi, spaccio di
    stupefacenti, ricettazione, violenza privata, falso, associazione a
    delinquere, lesioni personali, tentata evasione, banda armata,
    danneggiamento, tentato omicidio (28 febbraio 1976, 15 dicembre 1976, 9
    gennaio 1977, 28 febbraio 1978, 6 marzo 1978), incendio, sostituzione di
    persona, strage, calunnia, attentato per finalità terroristiche e di
    eversione.


    Morti attribuibili alla responsabilità di Fioravanti: 93
    Anni effettivamente scontati in carcere: 18
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  9. #9
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    In origine postato da benfy
    bla bla bla
    e che cazzo c'entra Mambro con Ciavardini?
    E poi, se Mambro ha fatto un bordello di omicidi diventa automaticamente colpevole per la strage di Bologna?

  10. #10
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    Predefinito

    Ci azzecca che hanno assieme fatto l'omicidio del Giulio Cesare (un morto e tre feriti, compreso Ciavardini) e che la mattina del 2 agosto, giorno della strage di Bologna, erano - a loro dire - assieme.
    Che poi siano manifestamente innocenti della strage non implica che siano dei santi o delle vittime della repressione...
    umt

 

 

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