Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Islamici in Italia
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In origine postato da Otto Rahn
Caro Civis Romanus qui veniamo al punto dolente:
ma quanti italiani moderni come li chiami tu sono veramente consapevoli e degni del retaggio cui tu fai riferimento?
Hai ragione Otto, ma proprio per questo dai militanti dell'area ci si aspetterebbe un diverso grado di consapevolezza. Invece ci sono persone che pur di fare i filoislamici a 360° si trincerano dietro la laicità della repubblica italiana antifascista, e magari tra un pò faranno anche l'elogio dell'indifferentismo spirituale (!!!!).
Del resto non c'è già un "frontista" che non avrebbe niente da invidiare ad un becero ateismo illuministico e razionalistico ?!
Ora io penso che, stando così le cose, non esiste più un'area con una sua identità definita (pur nelle differenze) perchè se non si condividono dei presupposti formativi e spirituali di un certo tipo, non basta certo una vaga sensibilità socialista o anticapitalista per parlare di destra radicale, e nemmeno di opposizione nazionale.
Quello che molti tendono a dimenticare è che il fascismo non fu solo un socialismo riveduto e corretto, ma si pose anche sul campo dello Spirito come "religione immanente", come sostituto in una certa misura del cristianesimo, perchè era consapevole che il primato dello spirito sulla materia era ineludibile e che per opporsi efficacemente al capitalismo e al comunismo bisognava rifiutare anzitutto i loro presupposti materialistici.
Re: reciprocità e limitazioni
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In origine postato da Basiji
I cristiani, come altre minoranze religiose, hanno i loro luoghi di culto, le loro celebrazioni, giorni festivi, scuole religiose nella pressochè totalità dei paesi a maggioranza musulmana, come Iraq, Iran, Turchia, Libano, Egitto, Tunisia, Marocco, Siria, Giordania, ecc.
insomma insomma , le cose non stanno esattamente cosi . . .
in turchia i cristiani li hanno fatti fuori quasi tutti , il govcerno mette sempre i bastoni fra le ruote al povero patriarca di Costantinopoli (Istanbul) che veglia dal Phanar sugli ultimi coraggiosi cristiani di quella terra , il LIbano è sede , dal dopoguerra soprattutto di una vera e propia disapora di cristiani che sono andati ad abitare perfino in argentina e brasile per sfuggire alla tirannide della maggioranza islamica (ed il fenomeno non si è arrestato) , in Egitto ai copti non viene consentito assolutamente di edificare nuove chiese , in teoria sarebbe permesso ma ognivolta le autorità cercano tutte la maniere per impedirlo , spesso bande armate attaccno i paesi di campagna abitati da copti e li ammazzano , rubano nelle chiese etc etc con la ipocrita connivenza delle forze dell'ordine , e per quanto riguarda gli altri paesi , prova a chiedere se un musulmano può decidere di convertirsi al cristianesimo cosa succede . . .
Citazione:
Il caso dell'Arabia Saudita è un caso a parte, poichè La Mecca è territorio sacro allo stesso modo del Vaticano per i Cristiani; perchè non vi sono cristiani residenti; perchè vi è tutt'ora un'ampia disputa teologica sulla questione della possibilità o meno di costruire moschee nel resto del regno saudita, ecc.
se intendi tutto il regno , i cristiani ci sono eccome , sono gli occidentali che lavorano li e una forte comunità filippina , di costruzione di luoghi di culto cristiano non se ne parla proprio , figurati!
il paragone vaticano-arabia non vale proprio.
Re: precisazioni necessarie
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In origine postato da Basiji
- Se la Turchia pone ostacoli al patriarca di Costantinopoli, non è certo per la sua 'islamicità'. Il laicismo militante (e militare), insediato da Kemal Ataturk nei primi anni del secolo passato, ha combattutto ogni fede religiosa, Islam in primis. Ricordiamoci che fino a qualche mese fa alle donne musulmane non era permesso di entrare nei luoghi pubblici con il velo; il partito islamico è stato molteplici volte messo fuori legge, ecc.
un aspetto buono del laicismo , se i turchi , oltre al loro innato fascismo , fossero pure fondamentalisti per noi europei sarebbero veramente cazzi amari!
Citazione:
- In Libano, grazie ad una costituzione scritta dai colonialisti francese alla sua creazione, il presidente della repubblica deve esser obbligatoriamente cristiano, nonostante i cristiani rappresentino si e no il 30% del paese. L'emigrazione verso altri 'lidi' ha riguardato tanto i cristiani quanto i musulmani: chi è stato a Berlino ne sa qualcosa. Vi sono città in Canada dove vivono milioni di libanesi, in buona parte musulmani.
che io sappia è molto più alto il numero di emigrati cristiani che musulmani , per il fatto che si ambientano prima al modo di vita dei paesi occidentali . . .
la costituzione di cui tu parli fu fatta in quella maniera perchè allora i cristiani erano in lieve maggioranza , quindi il Libano era un paese di tradizione cristiana (dai primordi della cristianità) con una presenza islamica dovuta alle conquiste arabe che col passare dei secoli si sono pian piano fatte strada a spese della maggioranza cristiana , dopo il '48 arrivò una massa di profughi palestinesi ( e come si sa la grande maggioranza di essi è musulmana) e questo fatto unito alla maggior prolificità degli islamici ha fatto pendere sempre più verso una loro maggioranza.
Il Libano è passato da paese cristiano con forti minoranze islamiche a paese islamico con minoranze cristiane , se questo non è esempio della spinta espansionistica dei maomettani!...
sull'egitto potrei dire che di moschee ce ne sono già a bizzeffe , per quel che ne so io i copti sono estremamente discriminati , non tanto da mubarak quanto dalla mentalità della massa degli islamici , razzista e conservatrice , il fatto che i fratelli musulmani siano messi in galera è un fattore politico , non si vuole che l'egitto diventi una repubblica islamica (e ci mancherebbe altro!) ma non si puo certo dire che il governo egiziano discrimini i musulmani! cerca solo di far fuori i militanti , i terroristi integralisti , e questo per non far loro prendere il potere , semplice questione politica , non atteggiamento della popolazione contro una minoranza.
Chi dice che nei paesi musulmani non si costruiscono chiese?
dei copti: "Chi dice che nei paesi islamici non si costruiscono chiese?"
Shenuda III, papa della Chiesa copta d'Egitto
al-Ahram (Le piramidi, Egitto) .:. 11.09.02
ALJAZIRA.it vi presenta in esclusiva l'intervista effettuata dal giornale egiziano al-Ahram a Shenuda III, papa della Chiesa copta di Alessandria d'Egitto e Patriarca del Seggio di San Marco, al suo arrivo a Toronto, in Canada.
Qual è lo scopo della visita di Sua Santità negli Stati Uniti e in Canada?
Ho visitato numerose città negli Usa tra cui New Jersey, New York, Boston. Poi sono giunto qui a Toronto. Abbiamo organizzato un incontro per i preti per il Nord America. Quando iniziai a fare il Patriarca le chiese appartenenti alla Chiesa copto-ortodossa nel Nord America erano due negli Usa (una a Jersey City e una a Los Angeles) e altre due in Canada (una a Toronto e l'altra a Montreal): dunque c'erano quattro preti per quattro chiese. Quando abbiamo creato questo seminario a Boston, hanno partecipato 144 dei 155 preti - ciò che indica la forte crescita della chiesa copta in Nord-America - e 8 vescovi. L'altro punto che ci interessa è avere un'attenzione particolare per i giovani . Per questo dico loro in continuazione: "Una chiesa senza giovani è senza futuro". Noi teniamo molto ai giovani che sono gli unici in grado di salvare la Chiesa dall'estinzione. Purtroppo in America c'è quella che chiamo "devianza del pensiero", soprattutto nelle questioni topiche della religione come l'esistenza di Dio o della Creazione.
Sua Santità, alcuni credono che la relazione della Chiesa copta con i suoi adepti all'estero si sia ridotta al missionariato, alla predicazione e all'insegnamento del credo. Molti dei copti di nuova generazione hanno preferito passare ad altre Chiese come quella protestante o cattolica. C'è l'intenzione di correggere il messaggio religioso ortodosso così da permettere alle nuove generazioni di continuare ad essere copti?
Per questo abbiamo creato chiese copte all'estero, per preservare i nostri giovani e la società copta da qualsiasi "devianza" esterna. E poi per preservare la loro identità copta ed egiziana. Per questo motivo nelle chiese copte all'estero usiamo, come in Egitto, la lingua copta e l'arabo.
Sua Santità si sente sereno riguardo alla presenza dei copti all'estero, dopo l'11 settembre, soprattutto alla luce del fatto che la prima persona che subì violenza in seguito agli attentati di New York fu proprio un copto?
Sa perché l'hanno preso di mira? Perché aveva rapporti stetti con i musulmani. Andava molto d'accordo con gli shuyukh [pl. di shaykh, ndt] che frequentavano il suo negozio. Questo è uno degli errori commessi dagli americani in quei giorni. Ne ho parlato con alcuni responsabili americani che si sono scusati: l'ambasciatore statunitense al Cairo mi ha presentato le scuse per quello che è successo. In ogni caso, ciò che è accaduto l'11 settembre rappresenta un crimine imperdonabile in tutti i sensi, la cui responsabilità cade su chi l'ha commesso e non sul mondo intero. Far morire tutti quegli innocenti è stato indubitabilmente un atto criminale.
Ci sono indicazioni positive riguardo alla possibilità di costruire chiese in Egitto?
Credo che siamo in un momento di grande sviluppo grazie alle direttive del presidente Mubarak, un leader che ama tutti e che tende a risolvere i problemi in pace senza complicarli. I problemi che incontriamo non sono con i leader ma con i piccoli uffici locali che possono complicare tutto. Ricordo sempre due esempi. Prima non avevamo chiese nel sud del Sinai. Ci siamo appellati al presidente Mubarak che ha emesso un decreto che prevedeva la costruzione di una chiesa sul Monte Sinai e un'altra a Sharm el-Sheykh. Sono in cantiere altri decreti che ci permetteranno di costruire chiese nel resto delle città prive di chiese copte. Al presidente Mubarak ho inviato una lettera nella quale lo metto al corrente che in un'area così ampia com'è l'area delle oasi di Dakhla, Kharga e Farafra [le oasi più grandi d'Egitto alle quali andrebbe aggiunta l'oasi di Siwa, ndt] non c'è che una sola chiesa. Abbiamo chiesto dunque di poter costruire una chiesa in ognuna delle oasi, ciò che permetterà lo stabilirsi dei copti in questi posti. Il presidente ci ha accordato il permesso.
Cosa ne pensa della partecipazione dei copti alla vita pubblica egiziana? Perché, secondo Lei, è diminuita la percentuale delle candidature nelle scorse elezioni?
Le parlerò con la massima franchezza. Ci sono posti di lavoro nei quali i copti sono presenti in un certo numero e altri nei quali non sono affatto presenti. Altri settori vedono la stessa presenza di copti e di musulmani. Per quanto riguarda la rappresentanza popolare e sindacale posso dire che nell'Assemblea del Popolo il numero dei membri è di 444, di cui il 10% si divide tra quelli all'opposizione e i copti. Nella scorsa tornata elettorale sono stati eletti 3 copti, dei quali uno ha trovato forte opposizioni in quanto in possesso di doppia cittadinanza.
Una questione che si lega al rinnovamento del pensiero religioso cristiano è quella dello "statuto personale" dei copti. Questo è un argomento che tocca decine di migliaia di cristiani. Cosa hanno fatto i "tribunali religiosi" per risolvere la questione?
Per quel che riguarda la questione dello "statuto personale" dei copti posso dire che esiste una legge emanata nel 1938 riguardante appunto lo statuto nel quale sono presenti sette motivazioni per il divorzio mentre la Bibbia non permette il divorzio se non nel solo caso di adulterio.
Cosa ne pensa delle malattie a trasmissione sessuale inguaribili come l'Aids?
L'Aids nasce dalla fornicazione. C'è qualcuno che può dire che l'Aids non nasce dalla fornicazione?
Anche le trasfusioni possono favorire la trasmissione dell'Aids.
Le trasfusioni sbagliate possono causare le malattie del fegato. Si presuppone che durante le trasfusioni si prendano tutte le precauzioni del caso. In America si potrebbe chiedere il risarcimento di milioni in caso di trasfusione di sangue infetto. Ora, vede, noi siamo indissolubilmente legati a passi del Vangelo... quando fu emessa la legge del 1938, i religiosi l'attaccarono aspramente tanto che l'allora Papa Makarios III, che ha preceduto Papa Yusab, riunì il Santo Consiglio e dichiarò che il divorzio non era permesso se non in caso di adulterio o nel caso in cui uno dei coniugi avesse cambiato religione. Mentre nel 1955 venivano cancellate con un decreto i tribunali religiosi, nello stesso tempo quella stessa legge affermava che le confessioni che possedevano un proprio statuto personale avrebbero continuato ad applicarlo. Furono eliminati i tribunali religiosi e fu ripristinato lo statuto personale del 1938 con cui la Chiesa non è d'accordo. Ora, ad esempio, poteva e può avvenire un divorzio in tribunale e la Chiesa può non riconoscerlo e non permettere un secondo matrimonio. C'era assoluto bisogno di una riappacificazione. Perciò ci riunimmo con tutte le Chiese cristiane presenti in Egitto, come i Maroniti e gli Armeni, e presentammo un progetto di legge per lo statuto personale dei cristiani perché fosse sottoposto al Ministro della Giustizia. Così dovrebbe essere emanata una legge su cui tutti concordino...
M.H.
www.ahram.org.eg