Risultati da 1 a 8 di 8
  1. #1
    Nebbia
    Ospite

    Predefinito Fratelli etnonazionalisti vi chiedo un parere

    vi chiedo un parere su questa eventuale e presunta nuova vergogna tutta itagliana.

    http://www.politicaonline.net/forum/...hreadid=101796

  2. #2
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    Ho letto anch'io qualcosa in proposito.
    ..e penso che al 99% la notizia sia fondata...
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  3. #3
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    Supermarket Babilonia



    La strategia di spoliazione del patrimonio artistico iracheno
    Molti ricorderanno il saccheggio del museo archeologico di Bagdad. La statua di Saddam Hussein era appena caduta in mondovisione dal suo piedistallo di Piazza della libertà, il regime liquefatto e il paese arabo precipitato in una non identificata condizione di caos. Un vero e proprio paradiso per predoni e trafugatori che assaltarono il museo, depredando il depredabile sotto lo sguardo impotente e attonito dei custodi. Scene che indignarono la cosiddetta comunità internazionale, dall'Onu all'Unesco, passando per il presidente francese Chirac, il quale definì quelle ruberie «un crimine contro l'umanità».

    Dopo un anno di occupazione militare, le autorità del Consiglio provvisorio affermano di aver recuperato circa 170mila reperti su 180mila: «Quando le condizioni di sicurezza saranno migliorate ritroveremo anche il resto», ha precisato lo scorso 20 maggio Mufid Jazairi, responsabile culturale del Consiglio. A fidarsi di queste cifre sembrerebbe che l'opera di ricostruzione del patrimonio artistico iracheno sia a buon punto. Ma il punto è un altro: si tratta di numeri attendibili?

    In primo luogo il decantato recupero riguarda soltanto i "pezzi" classificati dai musei, non riferendosi minimamente alle decine di migliaia di furti compiuti nei siti archeologici disseminati nel territorio. Per non parlare dei monumenti, religiosi e non, distrutti dal semplice passaggio della forze d'occupazione. La devastazione della tomba di Alì, compiuta proprio ieri a Najaf dall'artiglieria americana, costituisce un pregnante esempio della considerazione che i marines possono avere dei tesori culturali dell'Iraq. Come altro definire la cementificazione del sito di Ur, dove 6mila anni or sono sorgeva la città di Erido dove visse il profeta Abramo e oggi svetta una base militare statunitense?

    Un altro elemento che induce a pensieri maliziosi riguarda i trascorsi storici tra il regime Baathista e le amministrazioni Usa, notoriamente nell'edificante campo del traffico di opere d'arte. Nel corso degli anni '90 ci fu un florido commercio tra Bagdad e Washington controllato dalle figure di Irchad Yassin, cognato di Saddam, e Aston Hawkins, presidente dell'"American council for cultural Policy" (Accp), la più potente lobby di mercanti d'arte degli States. Nel 1994 Yassin vendette all'Accp centinaia di reperti provenienti dal museo di Assur. Il commercio va avanti fino al periodo che precede l'intervento militare angloamericano. Evento che rappresenta una svolta. E' in quella fase che infatti l'Accp intravede un orizzonte di lucrosi affari da realizzare nell'anarchia successiva alla fine delle prima fase di guerra. Le richieste di facoltosi collezionisti si moltplicano, tanto che lo stesso Segretario di Stato Colin Powell trasmette a Casa Bianca e Pentagono un rapporto intitolato "Progetto l'avvenire dell'Iraq" in cui si segnala l'alto rischio di saccheggi su commissione. La segnalazione però non fu affatto presa in conto e alla caduta del regime parte la caccia al tesoro, con decine di migliaia di articoli che vengono rubati e portati fuori dal paese. Le tristi immagini dell'assalto al museo di Bagdad sconvolgono il mondo che accusa la negligenza dei marines, impegnati a difendere i pozzi di petrolio ma del tutto indifferenti ai destini della millenaria cultura della nazione che stanno occupando.

    La risposta dell'amministrazione Bush è riassunta nelle dimissioni del consigliere culturale del governo Martin Sullivan e nell'invio di 13 (sic) poliziotti incaricati di proteggere e recuperare i tesori archeologici. Misure che non inquietano affatto i lobbisti dell'Accp, i quali possono contare sia sulla compiacenza del Consiglio iracheno che su una diffusa manovalanza locale per soddisfare gli esosi committenti. Una della poche voci interne che si levarono per denunciare lo scandalo fu quella dell'ambasciatore e archeologo italiano Piero Cordone, consigliere culturale del Consiglio. Non gli portò fortuna visto che la sua vettura fu presa a mitragliate dai marines che il 19 settembre scorso uccisero (con tanto di «scuse» di Bush) il suo interprete in una strada tra Tikrit e Mosul.

    Daniele Zaccaria
    Liberazione 26.05.04
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  4. #4
    Totila
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    Sicuramente qualche traffico lo stanno facendo. Non credo giovani militari, ma i maneggioni e marpioni sottufficiali in massima parte meridionali.

  5. #5
    Nebbia
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    Originally posted by Totila
    Sicuramente qualche traffico lo stanno facendo. Non credo giovani militari, ma i maneggioni e marpioni sottufficiali in massima parte meridionali.
    intendi dire qualche marescià?

  6. #6
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    Roba da matti... che schifo...
    Riaffiorano i ricordi degli anni di passione
    ritorna il vecchio sogno per la rivoluzione.
    Racconti senza fine di gente che ha pagato
    non puoi mollare adesso la lotta a questo stato.
    La rivoluzione è come il vento, la rivoluzione è come il vento.

  7. #7
    Totila
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    Originally posted by Nebbia
    intendi dire qualche marescià?
    Sì, i Marescià...

  8. #8
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    Le mani degli antiquari Usa sui capolavori di Babilonia



    Patrimonio iracheno, la grande rapina
    di Lucio Manisco
    Quando l'ultimo elicottero si leverà in volo dal tetto della più grande ambasciata degli Stati Uniti nel mondo il tragico bilancio di una guerra sanguinosa e dissennata registrerà solo un dato positivo: positivo non certo per l'Iraq e per l'umanità tutta, ma per i saccheggiatori del patrimonio archeologico di questo paese, per gli antiquari e i mercanti d'arte disonesti, per i grandi musei della Repubblica stellata.

    Vera o falsa, la notizia del sequestro di reperti archeologici su un automezzo del contingente italiano a Nassiriya è ben poca cosa di fronte alle dimensioni di una rapina che ha fatto già impallidire la memoria storica di quella napoleonica o dell'altra perpetrata in Italia tra l'800 e il '900 dai "baroni ladri" Usa. I capolavori trafugati della civiltà sumera e assiro babilonese sono ormai oggetto di accanita trattativa privata tra i grandi antiquari della 57ma strada di New York, a Bruxelles e a Londra, ma le cosiddette opere minori, come i sigilli cilindrici e le tavolette a caratteri cuneiformi dell'era sumera fanno bella mostra di sé nelle vetrine del Sablon, di St. James e della seconda Avenue: a nulla sono serviti gli allarmati appelli dell'Unesco e dei più insigni storici d'arte antica riuniti a convegno pochi mesi fa a Bruxelles, a nulla l'azione di contrasto condotta dal ministro giordano per le antichità Fawas Khreisheh che ha tra l'altro dato notizia del ricorrente sequestro sulla frontiera con l'Iraq di reperti rinvenuti nelle valigie di giornalisti americani, inglesi, belgi e italiani. Anche le nostre denunce nel parlamento europeo hanno cozzato contro l'indifferenza della signora Viviane Reading, la più insipiente dei commissari alla cultura nell'intera storia dell'Unione.

    E' pur vero che subito dopo il clamore provocato dal saccheggio, sotto gli occhi dei marines, del museo nazionale di Baghdad l'Fbi si era dato da fare, sequestrando ad esempio nel porto di Napoli l'intero carico archeologico di una nave da 9mila tonnellate proveniente dal Kuwait. Ma negli ultimi otto mesi l'ente investigativo federale è stato costretto ad occuparsi di ben altro.

    Cosa si può dire poi dell'azione di tutela e restauro affidata a cinque carabinieri e agli archeologi Giovanni Pettinato e Giuseppe Proietti, un'azione rivendicata con orgoglio in Parlamento dal ministro Urbani che aveva tra l'altro esaltato l'opera di un nostro plenipotenziario presso le truppe di occupazione, l'ambasciatore Pietro Cordone? Di questo nostro diplomatico possiamo solo riferire quanto riportato dall'Economist, che si è occupato principalmente della debaathificazione o epurazione degli addetti alla cultura irachena e poi dell'allestimento di una mostra itinerante di capolavori assiro babilonesi "presi in prestito" e destinata a circolare per le principali città degli Stati Uniti.

    C'è da augurarsi che il suo successore, ambasciatore Mario Bondioli Osio possa fare di meglio anche se la crescente marea di sangue induce ad un marcato pessimismo.

    Sono ormai mesi che l'amministrazione americana tace sull'argomento, ma anche se si pronunziasse raccoglierebbe poco credito. Della credibilità zero del presidente Bush scrive sul Washington Post Richard Cohen in un commento dal significativo titolo "consistentemente disconnesso". I fatti continuano a smentire nel giro di poche ore le parole del capo dell'esecutivo: nel suo discorso all'Accademia militare di Carlysle aveva sottolineato il successo della collaborazione tra le truppe americane e quelle irachene di nuova formazione a Falluja, ma l'agenzia stampa Associated Press riferisce che la cittadina irachena è diventata una "mini capitale islamica" controllata da una banda armata di fondamentalisti che non hanno nulla da invidiare ai "talebani dell'Afghanistan". L'accenno del presidente ai cosiddetti abusi sui detenuti da parte di "pochi soldati americani" sprofonda nelle rivelazioni su una pratica della tortura diffusa a innumerevoli reparti di militari operanti in Iraq ed autorizzata dai più alti vertici dell'amministrazione di Washington. L'annunciato intento di radere al suolo l'infame carcere di Abu Ghraib si rivela una fandonia retorica inventata all'ultimo momento perché, come evidenzia il New York Times, nessuno a Baghdad o negli Stati Uniti ha la minima idea di cosa si trattasse.

    Ora il ministro alla Giustizia John Ashcroft lancia l'ennesimo allarme su un attacco terroristico di Al Qaeda: non fornisce particolari di sorta ma allude furbescamente al possibile intento di ottenere lo stesso risultato dell'attentato di Madrid e cioè una crisi di governo e un ritiro delle truppe americane dall'Iraq. Gli tiene bordone il direttore dell'Fbi Robert S. Muller, lo stesso che nel 1989 al dicastero di giustizia ci invitò a desistere dal tentativo di ottenere il rimpatrio di Silvia Baraldini perché la detenuta italiana «sarebbe uscita da un penitenziario Usa solo con i piedi davanti». Ieri ha divulgato le fotografie di sette terroristi - due apparentemente morti - pronti a far saltare in aria la convenzione repubblicana di New York o qualche altro bersaglio grosso prima delle elezioni presidenziali di novembre. Scettici e polemici i commenti degli esponenti democratici che nelle allarmate dichiarazioni di Ashcroft e di Muller leggono solo manovre di bassa politica volte a puntellare le vacillanti fortune di George W. Bush, sceso a livelli preoccupanti nei sondaggi di opinione.

    A proposito di democratici ritorna quanto mai calzante il vecchio adagio secondo cui se dovessero formare un plotone di esecuzione lo disporrebbero in circolo. Stanno litigando furiosamente sul quasi silenzio del loro candidato John Kerry in materia di guerra e di torture in Iraq: secondo alcuni democratici la sua titubanza è dovuta ad acume politico ed a spirito patriottico, secondo altri ad apatia morale ed a controproducente furbizia. La verità è che l'aristocratico senatore di Boston non è stato mai contrario all'impresa militare in corso, vorrebbe solo allargarne costi e sacrifici ad altri paesi alleati ed amici degli Stati Uniti d'America. Il che induce a meste considerazioni sulle alternative offerte alla terra dei liberi e alla patria dei coraggiosi.

    Lucio Manisco
    Fonte:www.liberazione.it
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

 

 

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