Centrosinistra: quando si vota non per qualcosa, ma contro qualcuno
di Fabrizio Gualco - 2 luglio 2004
Dalla negatività ideologica che ha pervaso il Novecento abbiamo imparato una lezione positiva: non sono le teorie a governare i fatti, ma sono i fatti a determinare possibili teorie. Per alcuni, tuttavia, la concretezza sembra assumere la consistenza del pretesto, niente più che un'occasione per coltivare la mania, non poco smaniosa, di produrre commenti ed atteggiamenti che con la realtà hanno poco da spartire.
Penso a questo, ripensando alle immagini della festosità sinistra esplosa a seguito dell'elezione di Penati alla Provincia di Milano: ed amplificata con toni enfatici, stile chanson de geste, dall'intellighenzia egemone su gran parte dei quotidiani nazionali.
All'interno di una competizione democratica il responso delle urne elettorali possiede un'evidenza incontrovertibile.
Alle provinciali, in quel di Milano, la vittoria del candidato del centrosinistra è cosa che appartiene alla sfera dei fatti, non delle opinioni.
Meglio prima che dopo, suol dirsi: la presa d'atto della sconfitta darà la possibilità a chi di dovere - a Forza Italia in particolare e alla Casa delle Libertà in generale - di operare le opportune revisioni e gli aggiustamenti necessari, affinché il governo Berlusconi, che tutt'ora rimane il più lungo e robusto governo che la storia d'Italia ricordi, , possa continuare a fare e a fare bene.
Da quando Berlusconi è sceso in campo, iniziando a ridisegnare linee, forme e linguaggi della politica italiana ed internazionale, non pochi politici e molti intellettuali si sono prodigati ad impastare grammatica e guano al fine di coniare frasi e formule denigratorie nei confronti del Premier, dei suoi collaboratori, di coloro che hanno di buon cuore accettato le proposte politiche forgiate dalle parti del centrodestra.
Politici e intellettuali, insomma, non da ieri agiscono emotivamente al modo di coloro che non riescono a far storia perché si limitano a criticarla e dunque a subirla: dimenticando, tra le altre cose, che la critica disgiunta dalla conoscenza è un torto fatto principalmente contro l'intelligenza personale che ognuno di essi pur possiede.
Valanghe di carta, fiumi di inchiostro, steccati mentali e barriere morali sono state erette attraverso pensieri negativi e parole ventose. Il tutto confluito in un battage continuo e costante, che ha avuto e tutt'ora detiene il demerito di predisporre all'avversione sistematica non più nei confronti delle cose ma delle persone.
Berlusconi come duce, il berlusconismo come regime. Berlusconi il venditore, tutti gli altri venduti. Berlusconi l'ignorante e coloro che lo votano insipienti. .
Per chi avesse tempo e voglia di avere sotto agli occhi un forum dei complimenti che in questi anni sono stati riservati al Premier (e di conseguenza ai suoi elettori), consiglierei la lettura di Inchiostro rosso. Le vere veline dell'era Berlusconi, firmato dalla coppia Massimo Pandolfi - Riccardo Fantini e pubblicato presso le Edizioni Ares: un libro al contempo prezioso e coraggioso, che dimostra, come scrive nella Prefazione il direttore de "Il Domenicale" Angelo Crespi, come sia «perlomeno curioso che un regime venga ogni giorno giudicato, sbeffeggiato, spesso vilipeso pubblicamente da quelli che dovrebbero essere le sue vittime».
Chi vince gode non tanto della propria vittoria quanto dell'altrui sconfitta, come se il sacrosanto diritto di voto non fosse da esercitare per qualcosa, ma contro qualcuno.
Politici ed intellettuali organici sembrano non conoscano altra gioia se quella euforia astiosa, molto nervosa e ben poco gioiosa che sulle pagine di Repubblica (29 giugno 2004) è stata definita da Fabrizio Ravelli come «ubriacatura di felicità antiberlusconiana». Filippo Facci, attraverso uno stile estroso ed immediato, lo ha registrato sulle pagine de Il Giornale (sempre del 29 giugno 2004): «dimostrazione che non c'è girotondo che non riporti questa sinistra al suo punto di partenza e di eterno arrivo: il giacobinismo, il corteo, il ciarpame retorico, la presa di Palazzo Isimbardi quasi fosse il Palazzo d'Inverno, la folla che irrompe per abbattere la statua del tiranno Ombretta Colli».
Anche a prescindere da risultati e prospettive ad essi collegati, il tasso di nichilismo politico risulta essere, oggi, eccezionalmente alto. Ed il grande bailamme postelettorale lo dimostra.
La cosa buffa è che tutto questo anti-Berlusconismo NON si è tradotto in un pro-Prodismo...cosa che lascia serissimi dubbi sulle Effettive qualità Mentali che i sinistruzzi vantano di avere anche nel POL,oltre che cosa MOLTO comica di per sè...
Critica e Odio...nessuna traccia di Ragionamento e Programma.
Li mandiamo al Governo?




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