
Originariamente Scritto da
Muntzer
OMNIA SUNT COMMUNIA
Lavorare nei call center fa diventare belli
Un libro feroce e puntuale sulla vita dei giovani precari italiani.
Andrea Bajani è un trentenne torinese che nella vita è stato soprattutto
precario: lavoratore in nero, poi CoCoCo, poi Copro, poi interinale e infine
una partita Iva, dai service editoriali ai call center. La sua vita (e
quella della stragrande maggioranza dei giovani italiani) l'ha descritta in
una rubrica dell'inserto settimanale del quotidiano "La Stampa" nella
rubrica "Vite a progetto", che ora è un libro dell'Einaudi dal titolo "Mi
spezzo ma non m'impiego".
Il libro è al tempo stesso divertentissimo e amarissimo, un "noir" del
lavoro e sul lavoro, se possiamo prendere a prestito il termine che
definisce un altro genere letterario completamente diverso.
Per esempio, le pagine dedicate al call center: "Lavorare al call center fa
diventare belli. Basta accendere la televisione per averne la conferma. Gli
operatori delle compagnie telefoniche sorridono bellissimi e rilassati
dentro lo schermo. Per lo più sono donne. Le fanciulle dei call center
parlano flautate dentro cuffie da soubrette televisive, di quelle che
cantano, ballano e fanno la spaccata. Incontrarle facendo zapping tra i
canali può ridare il sorriso a una giornata, può far innamorare e può anche
far invidia. Le ragazze coi brufoli e il telecomando in mano vorrebbero
subito precipitarsi a mettere la testa dentro la cuffietta per diventare
come loro.
I ragazzi sdraiati sul divano si tirano su perché vorrebbero parlare anche
loro dentro una cuffietta seduti accanto a una ragazza così bella e
rilassata. Quando spengono la televisione, i ragazzi e le ragazze si vestono
e vanno a proporsi al call center emozionati come se andassero a fare un
provino per la Tv."
"Il momento più bello del lavoro al call center è la pausa. Dopo due ore di
squilli nelle orecchie e di sorrisi contro il monitor hai diritto alla tua
pausa di una decina di minuti. In quei dieci minuti puoi fumare sul balcone,
prendere un caffè alle macchinette e fare la pipì. Solo, non devi
sottovalutarla. La pausa si prenota all'inizio del turno, e questo significa
che devi essere sufficientemente in confidenza con la tua vescica da sapere
quando sarà il caso di portarla al gabinetto. Se ti giocherà qualche scherzo
dovrai imparare ad amministrare l'emergenza. Farai dei piccoli rimbalzi
regolari sulla sedia mentre spieghi sorridente al tuo cliente dov'è la
pizzeria Taverna Rossa, e cadenzerai i rimbalzi sorridendo e chiudendo le
ginocchia a ritmo di metronomo. Allo scoccare della pausa, poi, correrai
come un disperato verso la toilette in mezzo ai sorrisi dei colleghi che
telefonano".
"La telefonata, se possibile, non dovrebe durare più di un minuto, perché
dopo un minuto diventa antieconomico per l'azienda. Dietro di voi c'è un
uomo che cronometra le vostre e, se andate troppo lunghi, fa la faccia di
uno che non è contento; e se lui non è contento, potrebbe essere un problema
alla fine del contratto. Così ogni telefonata dura un minuto, e alla fine
del minuto c'è un altro squillo nell'orecchio, accompagnato da una scritta
lampeggiante sul monitor che dice CHIAMATA IN ARRIVO. Un minuto dopo
l'altro, uno squillo dopo l'altro e così fino a fine turno. Alla fine della
giornata sono 250 volte circa che hai detto sorridendo: Buongiorno sono
Massimo, in che cosa posso esserle utile?".
Scheda
Titolo: Mi spezzo ma non m'impiego
Sottotitolo: Guida di viaggio per lavoratori flessibili
Autore: Andrea Bajani
Editore: Einaudi
Prezzo: 10,80 euro
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