essendo mancato per qualche giorno non so se qualcuno ha già segnalato l'inchiesta che una giornalista di "Libero" ha condotto la scorsa settimana.
vi sottopongo due episodi (purtroppo un terzo, assai interessante, sembra incompleto nella versione online del giornale...).
- prima parte, pubblicata nell'edizione del 26 maggio scorso:
Alitalia, ecco tutta la verità su aerei e piloti che non volano
di BARBARA ROMANO
L'INCHIESTA. LE RAGIONI DELLA CRISI
ROMA - Chi l'ha detto che il crac Alitalia lascia a terra solo i passeggeri? I primi a non volare sono proprio i piloti, e non certo causa sciopero. Il motivo apparentemente è lo stesso: aeroplani fermi. Solo che i velivoli che lasciano a piedi il personale della compagnia di bandiera restano bloccati giorni, settimane, mesi. Qualcuno anche anni. Sono 18 gli aerei Alitalia, quasi tutti appartenenti all'area cargo, chiusi in hangar o buttati sul prato per "restyling". Le ragioni: contenimento dei costi, vetustà dei mezzi, scarsa redditività sul mercato. Così dice l'azienda. Che alcune macchine fossero vecchie, come i due B747 jumbo che da anni trasportano merci Alitalia, è indubbio. Il problema è che per ristrutturare il settore, l'azienda ha fermato dieci velivoli (...) ( segue a pagina 7) (...) contemporaneamente e tutti i loro equipaggi. In particolare, oltre ai due B747 tolti di mezzo a febbraio, otto MD11 messi a terra nel dicembre 2003, tre dei quali addetti al solo trasporto passeggeri e cinque in versione "combi" (capaci cioè di trasportare sia merci sia passeggeri), da riconvertire in "all cargo". Per un totale di 180 persone, tra piloti e comandanti, in attesa di ricollocazione, che però continuano a prendere regolarmente lo stipendio, che varia dai 2.500 euro dei piloti con 4- 5 anni di servizio agli 8.200 dei comandanti con 24 anni di anzianità. Aerei a riposo Attualmente tutti gli aeroplani destinati al trasporto merci sono ancora fuori uso. O quasi. I tre MD11 che effettuavano solo servizio passeggeri sono stati venduti alla Lufthansa e hanno già ripreso a volare. Venduti anche i due B747. L'azienda li aveva messi "a riposo" per anzianità. Ma evidentemente non erano così obsoleti se subito dopo li ha acquistati la compagnia russa Volga-Dnepr che presto li affitterà proprio all'Alitalia. La compagnia di bandiera, infatti, essendo rimasta praticamente sguarnita nel proprio settore cargo, è costretta a rivolgersi ad altre compagnie aeree (tra cui Atlas, Polar Air, Evergreen e appunto, Volga), pagando i loro piloti e i suoi che nel frattempo sono in stand by. E a servirsi proprio di quei velivoli che aveva dismesso. Del resto, il B747 jumbo è la versione cargo più utilizzata in Europa e nel mondo, proprio quella che l'Alitalia ha deciso di rottamare. Nel frattempo gli aeroplani che devono sostituirli sono ancora parcheggiati a Fiumicino, con pesanti ripercussioni su tutto il trasporto merci, che è da sempre un settore trainante in Alitalia. Basti pensare che negli ultimi due anni, pur avendo risentito sul bilancio degli effetti dell'11 settembre, è riuscito a registrare flussi di cassa positivi, incassando tra i 5 e i 6 milioni di euro ogni anno e a mantenere un coefficiente di riempimento (rapporto tra merce trasportata e quella che il velivolo potrebbe contenere) fisso all'80 per cento (la media per raggiungere il punto di pareggio è di circa il 75 per cento). Le percentuali più alte si sono avute tra fine 2003 e inizi 2004 quando Alitalia, che nello stesso periodo ha subito una perdita di 70mila passeggeri, ha invece registrato una crescita nel trasporto merci, proprio grazie all'attività degli aeromobili misti, come gli l'MD11 che nel dicembre scorso sono stati messi su p r at o. Piloti in transumanza Da lì è cominciata la transumanza dei piloti alle nuove macchine: i B767 e i B777. Che non è certo avvenuta da un giorno all'altro. Nel frattempo c'è il corso di abilitazione al nuovo velivolo, che in teoria dura un mese, di fatto molto di più. Ci sono piloti ex B747 fermi da sei mesi. Il tutto a un costo esorbitante per l'azienda. Si calcola che il primo mese di "fermo-pilota", solo di buste paga, l'Alitalia abbia sborsato circa 600mi- la euro e più o meno altrettanto per i piloti ex MD11. Cifra a scalare nei mesi successivi in cui pian piano il personale ha ricominciato a prendere servizio. Ma molti sono ancora in transizione: un'operazione salatissima, se si considera che il gruppo spende mediamente 45 mila euro per il passaggio macchina di ogni pilota. Questo perché ciascuno di loro può volare solo con un tipo di aeroplano e una volta compiuto un passaggio non è più abilitato all'aereo precedente. Paradosso vuole però che, vista la prolungata immobilità degli MD11, per scongiurare le piaghe da decubito, soprattutto sui suoi conti che già patiscono un debito di un miliardo e 400 milioni di euro, l'Alitalia abbia deciso di rimetterne in funzione un paio quest'inverno, per coprire la rotta dell'India che nel frattempo era stata chiusa. Si tratta di due MD11 combi, cioè la stessa versione dalla quale sono stati appena convertiti, per cui parecchi piloti che sono stati trasformati per volare su B767 e B777 ora dovranno essere nuovamente riconvertiti, infliggendo una doppia stangata sulle casse di Alitalia, che nei primi quattro mesi del 2004 ha già accumulato un deficit di 250 milioni. Spese inutili, di progetti avviati e abortiti, si spreca- no in Alitalia. Basti pensare alla vicenda delle 15 poltrone, prima tolte e poi riposizionate nel galley (parte dell'aeromobile destinata agli assistenti di volo) degli MD80, nel dicembre 2002, su decisione dell'allora amministratore delegato Francesco Mengozzi. Il valzer delle poltrone La manovra mirava a eliminare un assistente di volo, visto che ne è previsto uno ogni 50 posti e l'MD80 ne aveva 164. Già l'anno prima l'azienda aveva speso 4.101.171 dollari per passare da 163 a 164 posti su 14 aerei. A giugno 2003 si optò per l'eliminazione dei sedili, che però furono puntualmente ricollocati a dicembre per ordine del governo, che scelse di far rispettare il contratto nazionale. Sedili nuovi, perché quelli tolti all'inizio dell'estate nel frattempo si erano deteriorati in magazzino. Morale: sono partiti altri 100mila euro per lo smontaggio e 18mila per il rimontaggio. Che si aggiungono al costo della manutenzione quotidiana dei velivoli fermi. Gli MD11 e B747 sono solo una parte della flotta Alitalia fuori uso. Alla lista va aggiunto un B777 parcheggiato a Cambridge. È lì che finiscono tutti i velivoli di questo tipo che, appena acquistati, Alitalia manda in riallestimento in Inghilterra, dove restano circa un mese. Il tutto per la "modica" cifra di 4 milioni di dollari per l'intera flotta B777, ovvero 10 aerei. Senza contare il costo dei biglietti non venduti. Uno sproposito, se si calcola che un solo biglietto in classe "magnifica" andata-ritorno per Tokyo vale 7.027 euro (più le tasse), 3.247 per New York, e di posti business class sul B777 ce ne sono 42, più gli altri 238 della classe economica. Tutto questo da moltiplicare per un mese e poi per dieci aerei... Al capitolo delle leggende metropolitane appartiene invece l'MD11 con le ali piegate dal cherosene dimenticato nei serbatoi dagli addetti alla manutenzione, parcheggiato nello scalo di Capodichino. In realtà l'aereo (che non è un velivolo Alitalia, ma preso in leasing) sta facendo il wo rk p a ck age per esser presto rimesso in linea a Fiumicino. Straordinari accumuli Lasciare a terra tutte queste macchine, però, finisce per innescare un duplice effetto a catena sulla turnazione dei piloti. Da una parte c'è chi, rimanendo fermo per mesi, non riesce a totalizzare nemmeno le ore previste da contratto (770 per il medio, 850 per il lungo raggio). Dall'altra, c'è chi accumula ore su ore di straordinario. Su 500 comandanti degli MD80, 60 hanno totalizzato 265mila euro di "ore credito". Mentre gli altri 440 sono sottoutilizzati: 10-15 ore al mese sotto la media, il 30-40 per cento di ore in meno l'anno. Dai dati risulta che, a parità di lavoro, c'è stato un maggior esborso di denaro da parte dell'azienda, anche perché le "ore credito" vengono pagate in maniera esponenziale (una volta e mezza in più tra le 75 e le 80 ore a settimana, due volte in più dopo le 80). In tutto il 2003, la compagnia di bandiera ha speso 1.030.000 euro di straordinari, quando con una più equa e razionale distribuzione del lavoro il costo non avrebbe superato i 1.500. Un costo che dovrà ripagare l'azionista principale, cioè il Tesoro. Cioè il contribuente.




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