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Discussione: Mi manda Rai Tre

  1. #1
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito Mi manda Rai Tre

    Ricostruzione della vicenda avvenuta ai primi di luglio

    L’irruzione e la coca nella casa di Natalie

    Marrazzo: «Non mi rovinate». E firma tre assegni da 20 mila euro. Filmato per 90 secondi con solo una camicia


    L’irruzione e la coca nella casa di Natalie - Corriere della Sera

    ROMA — Il filmato parte dalla camera da let*to. Si vede un uomo che indossa soltanto una camicia, accanto ha un transessuale seminu*do. «Favorite i documenti» intima una voce fuori campo. L’uomo sgrana gli occhi. «Non mi rovinate, non mi fate del male» risponde. Poi va verso un tavolino. Poco dopo vengono inquadrate alcune strisce di cocaina e una pic*cola cannula per aspirarla. Accanto c’è un tes*serino della Regione Lazio che viene «zooma*to » per captarne i dettagli. È intestato a Piero Marrazzo. È lui l’uomo ripreso con un telefoni*no all’interno dell’appartamento che si trova in via Gradoli, zona nord di Roma.

    Il video du*ra un minuto e mezzo ed è servito a tenerlo poi sotto ricatto. Perché in quel momento il Governatore, minacciato e per questo preso dal panico, consegna ai due militari che han*no compiuto l’irruzione tre assegni per un to*tale di 20.000 euro. Titoli che non risultano in*cassati, ma che da quel momento lo hanno messo in scacco. Sono i primi di luglio. Mar*razzo lascia l’appartamento e decide di non de*nunciare quanto è successo. Probabilmente non sa che sarà costretto a incontrare nuova*mente queste persone, a soddisfare alcune lo*ro richieste. Non può neanche immaginare che cosa accadrà in seguito.

    Per le immagini 140.000 euro - Circa un mese dopo la vicenda finisce al cen*tro di un’inchiesta. La versione ufficiale accre*dita l’ipotesi che gli accertamenti siano comin*ciati captando casualmente una conversazio*ne durante la quale si parlava di vendere a un giornale o a una tv «il video di un politico mol*to noto con un trans». Ma non è escluso che sia stata invece una «soffiata» a mettere gli in*vestigatori del Ros, il Raggruppamento opera*tivo speciale dell’Arma, sulla pista giusta. Nel*le carte processuali sin qui raccolte si rintrac*cia comunque il filo di una storia che ha anco*ra molti punti oscuri, soprattutto per le versio*ni discordanti dei protagonisti.

    La persona che al telefono offre il materiale si chiama Antonio Tamburrino è un giovane carabiniere in servizio alla Compagnia Trionfa*le. Le sue parole forniscono la traccia per indi*viduare i tre complici: Luciano Simeone, Carlo Tagliente e Nicola Testini. Si scopre che pure loro sono carabinieri. Si attivano così altre in*tercettazioni, i quattro vengono pedinati. Le conversazioni registrate dimostrano che i ten*tativi per piazzare il filmato sono continui. Si parte da una richiesta iniziale di 140.000 euro, ma poi le pretese sono sempre più modeste. Ad aiutarli c’è Max Scarfone. È il paparazzo di*ventato noto per aver immortalato il portavo*ce del governo Prodi Silvio Sircana mentre si avvicinava con l’auto a un transessuale. Agli inizi di luglio viene contattata la direzione del settimanale Oggi. Un inviato esamina il filma*to, ma dopo qualche giorno comunica di non essere interessato. Si prova con alcuni quoti*diani, ancora una volta senza successo.

    Il 5 ot*tobre scorso Tamburrino parte per Milano. Il biglietto del treno è stato acquistato via inter*net dalla società Photo Masi. Gli accertamenti entrano nella fase finale. Qualche giorno dopo Scarfone viene convoca*to per un interrogatorio. Conferma il viaggio dell’amico. «Altre copie del video — dichiara — sono state consegnate ad alcune testate e gruppi editoriali». Il 20 ottobre scattano le per*quisizioni. Nella sede della Photo Masi il Ros rintraccia un dvd che contiene le immagini. Nulla viene invece trovato invece a casa dei ca*rabinieri indagati, alimentando il sospetto che l’originale duri molto più a lungo e per questo sia stato nascosto.

    «Il festino con la cocaina» - I carabinieri negano. La loro versione dei fat*ti viene ricostruita dal pubblico ministero nel*l’ordinanza di fermo: «Gli indagati hanno so*stenuto che il video sarebbe stato loro conse*gnato da Gianguarino Cafasso, soggetto a con*tatto con alcuni transessuali, deceduto per cau*se naturali nel settembre scorso. Tagliente for*nisce un particolare ulteriore: nei primi giorni del mese di luglio, egli e Simeone furono avvi*sati da Cafasso che presso un’abitazione roma*na era in corso un festino con alcuni transes*suali. Entrarono nell’appartamento, si qualifi*carono come carabinieri e riconobbero Marraz*zo che gli chiese di mantenere riserbo sull’ac*caduto. Poi andarono via e soltanto dopo rice*vettero da Cafasso il filmato realizzato in una occasione diversa rispetto a quella del loro in*tervento». A questa ricostruzione i magistrati non danno alcun credito. Il giorno dopo viene ascoltato il presidente della Regione.

    Così il magistrato nel provvedi*mento sintetizza il suo interrogatorio: «In un giorno ai primi di luglio scorso, mentre Mar*razzo si tratteneva all’interno di un apparta*mento in compagnia di tale Natalie, fecero in*gresso due uomini che si presentarono come carabinieri. Gli stessi, con modi palesemente intimidatori, si fecero consegnare dalla parte lesa il portafoglio contenente, oltre a una som*ma di denaro, i documenti di identità e chiese*ro una somma ingente, lasciando intendere, in caso di rifiuto, gravi conseguenze. La vitti*ma rifiutò di versare denaro contante, ma rila*sciò tre assegni dell’importo complessivo di 20.000 euro. Prima di andare via i due lasciaro*no un numero di cellulare chiedendo di essere contattati in quanto volevano altri soldi». Il Governatore ammette dunque di aver pa*gato, cedendo così al ricatto. Scrive ancora il magistrato: «Marrazzo aggiunge che una volta recuperato il proprio portafogli, mancava la somma di 2.000 euro che vi custodiva. Inoltre Natalie appariva contrariata, come se i due si erano impadroniti anche di una somma di ul*teriori 3.000 euro (il prezzo della prestazione ndr ) che era stata lasciata su un tavolino. Sem*pre secondo tali dichiarazioni, nella stanza era presente anche polvere bianca che il teste ( Marrazzo ndr ) identifica come cocaina, pur non avendone fatto uso. Riferisce poi che non fu lui a collocare il suo tesserino nella posizio*ne che si vede nel video e deve pertanto rite*nersi che il documento fu asportato dai milita*ri, collocato accanto alla polvere e intenzional*mente filmato».

    «Ho pagato per paura dell’arresto» - Alla fine Marrazzo dichiara: «C’era la cocai*na, ho pagato perché avevo paura di essere ar*restato». Alle 15 del giorno successivo gli inve*stigatori si presentano nella caserma del Trion*fale e ammanettano i loro quattro colleghi. Agli atti ci sono già le tracce degli altri contatti con il presidente della Regione per chiedere al*cuni favori. Gli accertamenti dovranno adesso stabilire se Marazzo gli abbia versato anche soldi in contanti. I militari finiti in carcere non hanno mai messo all’incasso gli assegni, dun*que è possibile che li abbiano utilizzati come strumento di pressione per ottenere altro ed è su questo che si concentrano le verifiche. Del resto è stato lo stesso Scarfone a raccontare che «hanno a disposizione ingenti risorse pa*trimoniali». Il governatore ha detto di aver pre*sentato una denuncia di smarrimento di quei titoli pochi giorni dopo la consegna. Finora questa sua affermazione non ha però trovato riscontro.

    Fiorenza Sarzanini

    24 ottobre 2009
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

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  2. #2
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    Predefinito Rif: Mi manda Rai Tre

    "Piero lo conosco da sette anni, so che molti mi accusano ma io non c'entro nulla con il filmato"

    "Glielo dicevo, attento a con chi esci"
    il racconto di Natalì, trans br


    "Da quando è scoppiata la bufera, visite a raffica dei carabinieri"

    "Glielo dicevo, attento a con chi esci" il racconto di Natalì, trans brasiliana - cronaca - Repubblica.it

    ROMA - "Glielo dicevo, io: Piero, stai attento a con chi esci. Lasciala perdere, la Brendona, quella è drogata ti fa finire nei guai". Natalì, 30 anni, professionista del sesso a cottimo, brasiliana transessuale con studio-abitazione in via Gradoli, nella periferia ordinata lungo la Cassia, ha gli occhi lucidi ma giura che "è solo il collirio". Ci sono volute due ore per sciogliere il muro dei "non so nemmeno chi sia", e per farle raccontare la sua versione dei fatti. "Piero lo conosco da sette anni - dice - e non mi ha mai fatto niente di male, quindi non gliene voglio fare nemmeno io. L'ho sentito anche oggi, mi ha chiamata tre volte. Mi ha detto: "Stai tranquilla, Natalì, che non c'è nessun video. Ti voglio bene, non parlarne con nessuno"".

    Dalla comunità trans che la notte si vende al Flaminio e all'Acqua Acetosa, a Prati e alla Moschea, esce un ritratto sconvolgente - e tutto da provare - se riferito al presidente della Regione Lazio. "Marrazzo lo conosciamo tutte benissimo da anni", afferma Luana, anche lei transessuale brasiliana della Cassia: "Quando lo vedono passare - dice - i trans si tirano su le tette per essere scelte: lui paga molto, molto bene. Ci sono "ragazze" come Natalì che ci hanno fatto una fortuna, decine di migliaia di euro. Natalì è la sua preferita, ma stava spesso anche con Brenda, una tipa grande e grossa che chiamiamo la Brendona e che da un pezzo andava in giro a dire che cercava di vendere un video compromettente ma non trovava nessuno che lo comprasse. Una vera stronza: questa è estorsione, mi sa che con questo caos è scappata".

    Da quando è scoppiata la bufera, le transessuali che abitano nella zona di via Gradoli hanno ricevuto visite a raffica dai carabinieri del Ros: "Sono andati dalla Palomina sulla Cassia, da Tiffany e Maira in via Gradoli, da Camilla ai Due Ponti, da Brenda e da un sacco di altre. A tutte - dice Natalì - hanno preso i computer e i telefonini per cercare immagini. Ma non troveranno nulla. Lo so che accusano tutti me, ma io giuro che non c'entro proprio niente con le foto e i video. Io sono sicura che non usciranno mai perché non ci sono, ma se spunterà fuori un video vi invito a confrontarlo con me e con casa mia". Un appartamentino ordinato, pulito, arredato con gusto in stile etnico: salotto con cucinino, bagno e camera con il letto in ferro battuto e il quadro di un cherubino dietro la testiera.

    "Di Piero non voglio parlare - insiste Natalì ogni volta che si accorge di aver raccontato più di quello che avrebbe voluto - ma una cosa su quei quattro carabinieri la voglio proprio dire. Li conoscevamo tutti, sono vera gentaccia. C'è una questione di droga, dietro tutto questo casino. Quando un cliente ci chiede un festino con la cocaina, c'è uno spacciatore, uno che ora è morto e si chiamava Rino (è citato anche nell'ordinanza di custodia cautelare, ndr), che ce la porta a domicilio a patto che ne acquisti almeno dieci grammi. Quei carabinieri lo lasciavano lavorare a patto che lui li avvertisse sempre della consegna e della situazione: quando la giudicavano interessante facevano irruzione e ci rapinavano, si prendevano droga e soldi ricattando i clienti". Sono le "mele marce" di cui parla il comandante provinciale dei carabinieri, il generale Tommasone.

    Ne parla anche la Luana (che in realtà si chiama con un altro nome) di Rino che portava la droga e dei clienti rapinati e ricattati per questo dai quattro carabinieri. Una situazione in cui, afferma Luana, avrebbe riguardato anche il governatore del Lazio. Anche di questo, dice Luana, "della cocaina", tutti sapevano tutto nel mondo romano della prostituzione transessuale. "Lui, Marrazzo, andava quasi sempre con Natalì - insiste Luana - che aveva conosciuta alla Moschea, dove batteva fino a qualche anno fa. Ma stava spesso anche con Tabata, che è morta sei mesi fa. E anche con Paloma e Brenda: non sapete che liti, quando lui sceglieva una anziché l'altra". "I carabinieri non mi hanno ancora trovata, e mi sono già rivolta a un avvocato - dice Natalì: ma i Ros busseranno alla sua porta mezzora più tardi - e domattina me ne vado, parto e sto via un mese. Se mi avete filmato, dico che eravate solo una coppia in cerca di sesso estremo. Addio".
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  3. #3
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    non potrebbe dichiarare di non essere un Santo e finirla li' ?

  4. #4
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    Mi manda affanculo.

  5. #5
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    Predefinito Rif: Mi manda Rai Tre

    LE INTIMITA' COMMERCIALI DI PIERO MARRAZZO
    Postato il Domenica, 25 ottobre @ 0600 CDT di davide

    DI MIGUEL MARTINEZ
    kelebek.splinder.com/

    Tra gli innumerevoli personaggi pubblici che si sono messi pazientemente in fila per prendere a calci Antonio Caracciolo, troviamo anche Piero Marrazzo, presidente della Regione Lazio ("vorrei poter guardare negli occhi questo professore", per potergli "trasmettere le immagini che io mi sono portato da Auschwitz, dallo Yad Vashem" recita con sentimento).

    Un calcio che richiedeva una certa agilità, visto che Piero Marrazzo stava contemporaneamente affondando nella melma che ben sappiamo.

    Che un gran numero di politici vada a caccia di sesso mercenario, a partire dal nostro Presidente del Consiglio, è una banale ovvietà, e forse anche irrilevante ai fini del tipo di lavoro per cui i cittadini li pagano.



    L'episodio in sé sarebbe quindi privo di importanza, un ennesimo colpo di manganello nell'arlecchinata che va sotto il nome di Destra-Sinistra. Invece contiene in sé un insegnamento molto interessante, che va al di là delle sciocchezze partitiche.

    L'intimità, storicamente, è la sfera insindacabile e segreta, verso la quale una certa tolleranza è sempre dovuta.

    Il problema è che nell'era della Jeune-Fille, l'intimità è la merce per eccellenza, la prima cosa che si mette sulla bancarella.

    Quando si incrociano le prostitute transessuali che Marrazzo frequenta, ciò che colpisce è l'uso pubblico della propria intimità a scopo commerciale. Ma questa intimità è a sua volta una creazione artificiale, costruita sistematicamente solo a scopo commerciale.

    Leggete attentamente la frase di cui sopra, e poi guardate come Piero Marrazzo metteva sul mercato la propria intimità falsificata, come parte integrante del proprio prodotto mediatico-elettorale.

    Siccome ho il sospetto che la pagina in oggetto

    Chi sono

    muterà tra poco, l'ho salvata qui con un fermapagina

    FreezePage
    .

    E notate come l'autoinvenzione parta proprio dall'intimità: la vita pubblica, in questo testo, viene solo dopo.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  6. #6
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    Predefinito Rif: Mi manda Rai Tre

    «I soldi servivano anche per la droga»

    Marrazzo sentito per oltre due ore dai pm: «Mai stato ricattato, quella in via Gradoli fu una rapina»


    «I soldi servivano anche per la droga» - Corriere della Sera
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