di giampaolo pansa
Ho visto Piero Fassino qualche settimana fa, quando l'ho intervistato in pubblico, alla Sala Umberto di Roma, nell'incontro organizzato dal 'Riformista'. Mi è sembrato tranquillo. E anche allegro. Sapeva del sondaggio de 'L'espresso' che dava il Triciclo prodiano al 35 per cento, e di questo era molto soddisfatto. Adesso, invece, mi dicono che sia tornato nervoso. Al punto di maltrattare qualche giornalista. A uno ha dato del killer. A un altro ha chiesto se voleva i ceffoni umanitari promessi da un capetto dei no-global. Siccome stimo Fassino, gli consiglierei molta calma e tanta serenità. Anche per affrontare con nervi saldi la prova del fuoco come leader politico. Dal momento che è lui, più di altri, a giocarsi tutto nei due anni prossimi venturi, dalle elezioni europee del vicino giugno a quelle parlamentari del 2006.
Sino a oggi, Fassino si è mosso nel modo giusto. È stato tra i sostenitori più convinti del Triciclo e ha fatto bene a esserlo. Hanno visto lontano, lui, Prodi, Rutelli, Boselli e la mini-repubblicana Sbarbati. Il Triciclo è l'unica speranza per il centro-sinistra. Se il 13 giugno avrà un buon risultato, sarà stato fatto un passo decisivo verso la vittoria contro Silvio Berlusconi. A una condizione, però, che a me sembra esclusiva. Senza la quale il centro-sinistra non ritornerà mai a essere una forza di governo.
La condizione è che il Triciclo si liberi dall'abbraccio avvelenato dei partitini o partitucci che stanno, così dicono loro, alla sua sinistra. Per capirci meglio, faccio l'esempio più chiaro, quello di Rifondazione comunista. Sentiamo sempre ripetere da Fassino, da Rutelli, da Boselli che senza Rifondazione non si batte il centro-destra. Ma ammesso, e non concesso, che sia così, perché dirlo di continuo? Il ripeterlo ha solo due effetti, entrambi negativi. Il primo di far alzare il prezzo che il Parolaio Rosso imporrà al centro-sinistra per concedergli la sua ostica collaborazione e i suoi pochi voti in Parlamento. Il secondo è di far nascere negli elettori incerti il dubbio se votare o no per il Triciclo, dal momento che gli viene presentato dai suoi stessi leader come un mezzo di trasporto in sé troppo debole per arrivare a Palazzo Chigi senza l'aiuto di nessuno.
Fassino sa benissimo che questi elettori incerti sono il vero fattore della vittoria. Innanzi tutto perché sono tanti. Se mettiamo insieme i propensi ad astenersi e quelli ancora indecisi se passare dal centro-destra al centro-sinistra, abbiamo un bel pacco di voti. Vogliamo respingerli ai mittenti? Il sistema più efficace è quello di dire che, senza il Parolaio Rosso, non ci sarà trippa per il gatto ulivista.
Insomma, il Triciclo deve decidersi a non corteggiare più Bertinotti il Pugnalatore, l'uomo che aveva accoppato il governo Prodi. E a considerarlo, una volta per tutte, un avversario. Che cosa vogliono, infatti, i rifondisti e, con loro, i cossuttiani, i verdi e la strana coppia del Dipocchetto? Non certo prendersi sulle spalle la croce di governare l'Italia al posto di Berlusconi. Macché, vogliono soltanto rimpolpare i loro magri fatturati elettorali. A danno dei Ds, prima di tutto. E del Triciclo in generale. Ma questo è uno sterile gioco a somma zero. Volete una prova? I sondaggi elettorali. A ogni flessione della lista prodiana, corrisponde un aumentino dei piccoli di sinistra. Però il totale dei voti non cambia mai. E questo allontana la vittoria.
Ecco perché Fassino deve sbarazzarsi di certi legami pericolosi. E deve rompere con questi finti alleati. L'ho scritto nell'ultimo Bestiario. Qualche lettore mi ha chiesto che cosa intendo per rompere. Provo a spiegarlo. Non stringere accordi elettorali con gruppi o liste che considerano il Triciclo un negozio da svaligiare. Non regalare collegi blindati a nessuno dei loro capi e capetti. Non costituire giunte amministrative con questi finti compagni di strada, anche perché costoro sono sempre pronti a disfarle. Non organizzare manifestazioni in comune, poiché non servono a niente, tranne che a confondere le idee agli elettori incerti.
Che cosa deve fare, invece, il Triciclo? Deve osare e proporre agli elettori una scommessa positiva: fidatevi soltanto della lista Prodi. È un rischio? Sì, lo è. Ma chi non risica, non rosica. La scelta peggiore è accontentarsi di un generico fritto misto all'ulivista, di una ratatuia di verdure che fra loro non si combinano e rendono il piatto immangiabile. Soprattutto se il pasticcio odierno verrà riproposto alle elezioni politiche.
Fassino è un dirigente di lunga esperienza che ha vissuto momenti di vittoria, ma anche di catastrofe. Dunque, si sarà già domandato che cosa accadrebbe, il 2006, nel caso di un successo da dividere con tanti fratelli-coltelli. Che governo si potrà fare? Con quale programma? Con quante possibilità di rimettere in ordine un paese nei guai? Il Bestiario la vede brutta. A meno che intervenga santa Scarabola, la santa degli impossibili. Che però si muove di rado, molto di rado.




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