



www.adnkronos.com
" D'Alema: ''Berlusconi ha perso il bene prezioso della credibilita'''
Fassino: ''La politica si fonda sul consenso non sul comando''
Il segretario dei Ds: ''Il congresso di FI e' la dimostrazione della debolezza della maggioranza. L'Italia e' un grande Paese con un piccolo governo''
Milano, 29 mag. (Adnkronos) - ''Il presidente del Consiglio non ha ancora capito dopo tanti anni che la politica si fonda sul consenso e non sul comando''. Con queste parole il leader dei Ds, Piero Fassino, commenta, a margine di un convegno sulle donne dell'Ulivo a Milano, quanto detto ieri da Berlusconi sulla fiducia al governo. ''Se ha i numeri per farlo, Berlusconi vada pure avanti a colpi di fiducia -aggiunge Fassino - lo fara' una volta, due volte, tre volte, dopo di che ci sara' la ribellione della sua stessa maggioranza. La democrazia ha delle regole basate sul rispetto della dialettica parlamentare, sul confronto e la discussione. Se Berlusconi vuole sfidare il Parlamento, lo faccia. Vediamo che risultati produrra'''.
''L'Italia e' un grande Paese che ha pero' un piccolo governo. E' ora di voltare pagina'' ha detto ancora Fassino criticando l'operato della maggioranza, e definisce il congresso in corso di Forza Italia ''la dimostrazione della debolezza di chi cerca di coprire con l'aggressione all'opposizione il fallimento della sua politica''.
''Questo congresso -aggiunge Fassino- avrebbe dovuto analizzare i problemi degli italiani e invece non sembra ve ne sia traccia. L'Italia puo' tornare a crescere ma per farlo ha bisogno di una guida politica capace di parlare alla societa' italiana, interpretare le domande, chiamare a raccolta le energie di questo Paese. In questi tre anni non e' avvenuto -aggiunge Fassino- e Berlusconi sembra uno di quei bambini che al buio alzano la voce per fare finta di avere coraggio e farsi coraggio. Credo che pero' Berlusconi non andra' molto lontano''.
Fassino definisce ''una sciocchezza'' lo slogan coniato da Berlusconi al congresso di Forza Italia che attribuisce al centrodestra il merito di avere diminuito le tasse e alla sinistra il demerito di averle aumentate. ''Se Forza Italia e' il partito che riduce le tasse -spiega Fassino- perche' non l'ha ancora fatto? In tre anni di governo Berlusconi la pressione fiscale e' aumentata dello 0,9%. Perche' Tremonti anziche' lanciare idiozie non prova a dire effettivamente come ridurre le tasse? La verita' e' che la riduzione delle tasse e' stata fino ad oggi per Berlusconi come il tuffo in una piscina senz'acqua''.
Oggi anche il presidente dei Ds, Massimo D'Alema, ha commentato l'azione di governo del premier e le affermazioni di ieri del presidente del Consiglio. ''Berlusconi e' sempre piu' solo, sempre piu' impegnato in una autoesaltazione -dice D'Alema-. Non riesce a coprire la delusione crescente anche dei suoi sostenitori. Questa e' la verita'. Isolato dai suoi alleati, dai suoi sostenitori, impegnato nella sua autoesaltazione, un giorno dice che fa i miracoli, cosa di cui io credo la grande maggioranza degli italiani comincia a dubitare. Berlusconi si e' giocato il bene piu' prezioso per un uomo politico: la credibilita'''.
D'Alema sottolinea ''l'assoluta mancanza di proposte per il futuro del Paese'' da parte del congresso di FI che ''e' stato sostanzialmente un monologo, buona parte rivolto contro gli alleati di governo, perche' -ha aggiunto- e' evidente che quando il presidente del Consiglio dice che se lui avesse il 51% realizzerebbe il programma si rivolge contro i suoi alleati, non contro la sinistra, dal momento che in Parlamento hanno una maggioranza di cento voti''.
Secondo D'Alema, poi, ''anche la minaccia di mettere la fiducia su tutte le leggi e' chiaramente rivolta contro i suoi alleati'', perche' ha sottolineato, ''non e' certo l'opposizione con cento deputati in meno che puo' fermare le leggi della maggioranza''. Quindi per D'Alema il presidente del Consiglio ''e' un leader isolato senza idee, prepotente innanzitutto contro i suoi alleati''. Per quanto riguarda gli insulti all'opposizione per il presidente dei Ds ''non sono una novita''', servono a coprire ''la mancanza di prospettive, di realizzazioni''. Tutto questo per D'Alema e' ''molto triste per il Paese'' "
Saluti liberali


Qualche idiota sinistro sul principale ha detto di averla già ricevuta.....del resto sono abituati a mentire.


da www.giornale.it
" Ferrara consuma lo strappo dal Cavaliere
E’ rottura tra Giuliano Ferrara e Silvio Berlusconi. Lo strappo si consuma sulle pagine del foglio. Il quotidiano pubblica oggi un lungo editoriale di Ferrara che è un duro attacco al cavaliere, alla sua politica di governo alla sua gestione di Forza Italia. Un attacco che arriva all’indomani dell’apertura del congresso del partito di maggioranza relativa.
"Gentile presidente, le diciamo perchè non ci fidiamo più di lei e che cosa questo significa attacca l’editoria. Che poi accusa e contesta punto per punto.
"Lei non guida il Paese entro una misura minima di ordine politico, e la sua coalizione e perfino il suo movimento le si sottraggono o le si sottomettono, ma non fanno luce, non producono un linguaggio nuovo, non sono ancorati a null'altro che non sia un rapporto nevrotico con la sua capricciosa personalità. Lei ha prodotto una classe dirigente cui continua a mancare, salvo rarissime eccezioni, l'amore per la cultura e per la politica stessa, cioè una cura minima del senso di marcia di un'opera che dovrebbe essere collettiva e pensante ma risulta invece in moltitudine sparsa a caccia di varie ed effimere convenienze".
"Lei, gentile presidente - prosegue l'editoriale - continua a nutrire l'illusione che si possa stare in politica da imprenditore curando di diventare sempre più ricchi e sempre più indifferenti alla soluzione di un gigantesco conflitto di interessi che i suoi nemici attaccano per le ragioni sbagliate, e con la coda di paglia, ma per che i suoi amici non ossequienti esiste, ed esiste anche per lei".
"Lei pensa che si possa annunciare la riforma delle pensioni e la rivoluzione fiscale promesse lasciando che con il tempo tutto si insabbi e si rimpicciolisca fino all'invisibilità. Lei pensa che la riforma della giustizia sia l'aspetto vano ed astratto della concreta e sacrosanta battaglia per bloccare coloro che le scaraventano addosso personalmente la giustizia politica: gli altri, e i loro diritti civili, vengono tanto dopo che non si vedono più. Lei pensa che si possa tirare avanti con la neutralizzazione dell'informazione e della discussione pubblica, lasciando più o meno ai suoi avversari le loro caselle, eliminandone alcune con cesure goffe, conquistandone altre nella logica della solita blandizie verso il potere, non producendo niente di serio e di nuovo".
"Lei pensa che tutto le sia dovuto, che gli alleati siano azionisti di minoranza della sua azienda, che gli amici siano famigli o strumenti che le idee contano solo se si traducano in scoop vincenti nel mercato dell'immagine personale del leader".
"Lei rifiuta categoricamente di comprendere l'altra parte del Paese nelle sue sfumature e diversità, e ritiene che basti staccare la cedola dell'incomunicabilità e della reciproca delegittimazione ideologica, magari teorizzando l'amore contro l'odio: così tutto si semplifica in modo avvilente, le istituzioni si irrigidiscono in una contesa corporativa di un tedio bestiale e la società non è scossa e rivoluzionata da idee nuove e dalla passione di governare, persuadere, spiazzare, sorprendere".
"Siamo stati cantori del berlusconismo e della sua autoironia e di fronte alle sue vanità o al grottesco culto spirituale del Capo ci siamo anche compiaciuti che lei andava accettato così com'è” prosegue ferrara. “Ora non ci fidiamo più di lei e della fiducia allegra, ma non assoluta, che in lei abbiamo riposto per tanti anni. Dopo esserci battuti a lungo e con tenacia (battaglia vinta) per una persona avventurosa che era una politica e insieme la riforma possibile della politica, abbiamo poi aspettato una politica al di là della persona, ma invano".
"Se la cosa la interessa, ma è dubitabile, veda che si può fare. I tempi sono così grami che il sostegno alla sua opera non ha alternative, e forse questo a lei può bastare, per quello che conta. Noi vorremmo anche poterla apprezzare, l'Opera. Ma è tardi, sempre più tardi".
Già nei mesi scorsi Ferrara aveva criticato Berlusconi. Era stato all’indomani dell’affossamento dei provvedimenti legislativi per la grazia a Adriano Sofri. Ma mai si era spinto fino a tanto.
Ferrara ha voglia di divorziare, di prendere il largo dal centrodestra. Forse per tenersi pronto ad altri approdi.
Del resto lui è uno di quelli che ...venivano da lontano...
28 Mag 2004 "
Saluti liberali


da www.iltempo.it
" Tremonti mattatore, Moratti sugli scudi
E il premier sale di nuovo sul palco: meno tasse, col 51% dei voti le avremmo già abbassate
dall’inviato FABRIZIO DELL’OREFICE
ASSAGO (MILANO) — Non si perde una stretta di mano, una foto sotto al braccio di un militante. Non si perde un sorriso, una parola con un delegato. Non si perde un sorriso di circostanza. La seconda giornata del secondo congresso di Forza Italia è il Giulio Tremonti day. È il suo giorno. Quando il leader non c’è, scendono in campo i numeri due - quelli veri -, pronti a scatenarsi per misurarsi davanti alla platea amica. E l’applausometro segna la vittoria per il ministro dell’Economia, che stacca di qualche battuta di mano Letizia Moratti, accolta anche lei da una vera acclamazione. Tra l’altro, il patto di ferro tra i due ormai è suggellato: al punto che siedono uno accanto all’altra nella prima fila sotto al palco. Ma Giulietto - che manda gentilmente a quel paese i giornalisti ma esaudisce qualunque desiderio dei militanti - va oltre. E a metà pomeriggio lui, il ministro nordista per eccellenza, abbandona la prima fila (mentre sta parlando, guarda caso, il ministro Antonio Marzano) e cerca in platea il suo vice, Gianfranco Miccichè, il leader della «lega sud» nell’esecutivo. E con lui cerca una nuova alleanza. Passeggiano assieme tra i delegati e si buttano nel bagno di folla. Ma Tremonti aveva già «espugnato» il congresso nella mattinata. Che il vento soffiava a suo favore, s’era capito già dalle prime parole del ministro dell’Economia, che avevano un unico bersaglio: Romano Prodi, il più odiato dai berlusconiani. Tremonti dice di lui che è una via di mezzo tra Zelig e un Visitor, bugiardo e incompetente, stia zitto che è Bertinotti quello che comanda. È un Tremonti stile anni ’90, quello della battuta pronta e felice. Eccolo: «Bertinotti a fianco alla falce conosce solo il martello, per lui i cittadini sono chiodi da battere». E ancora: «Il programma dell’Ulivo è vago con estrema esattezza, non c’è un numero tranne quello delle pagine». Arriva anche il momento di Antonio Fazio e dei crac Cirio Parmalat: «C’era qualcosa di anomalo, di solito è la vigilanza (della Banca d’Italia, ndr) ad informare il governo, e non il contrario». Ma il titolare del dicastero di via XX settembre guarda avanti e promette che l’Italia non firmerà atti che possano penalizzare il Sud (al punto che qualche delegato lo invoca: «Càndidati da noi, in Sicilia»; e lui: «No, mandatemi Miccichè al Nord»), saranno congelate le addizionali per gli enti locali, si punterà a ridurre l’Irap sulla ricerca. Ma soprattutto, saranno abbassate le tasse. E arriva la benedizione del premier che all’improvviso compare in sala, guadagna il palco e esorta tutti: «Andate in giro e dite forte e chiaro: sinistra uguale più tasse, Forza Italia uguale meno tasse». Non manca la stoccatina agli alleati: «C’è chi vuole cominciare ad abbassarle ai ceti medio, io dico a tutti, anche a quelli più ricchi. Con il 51% dei voti l’avremmo fatta subito. Dite alla gente: se volete meno tasse, votate Forza Italia». Infine, il premier sottolinea: «L’opposizione sa solo dire il contrario di quello che diciamo noi. Non fa proposte. Ma noi porremo la fiducia tutte le volte che sarà necessario sulle leggi importanti». Scelta che farà poi arrabbiare Follini e irritare Fini. Ma ad Assago c’è un altro oratore a cui viene concesso un tributo come per Tremonti e il Cavaliere: la Moratti. Quando procede a passo levato sulla gradinata che la porta al pulpito, il pubblico è già in piedi. Donna Letizia è già un simbolo per gli azzurri. E lei ricambia apparendo più berlusconiana di sempre e dice: «La riforma della scuola è partita da un sogno che sta diventando realtà». Svela di essersi ispirata, nel suo lavoro, ad un proverbio cinese: «Se fai piani di un anno, semina riso; se fai piani di dieci anni, semina un albero; se fai piani per una vita, educa e forma persone». Applausi e lacrime. Come le lacrime del ministro Beppe Pisanu che si commuove nel ricordare uno dei caduti di Nassiriya «che aveva deciso di arruolarsi per andare a portare la pace».
sabato 29 maggio 2004 "
Saluti liberali


da www.adnkronos.com
" FI, Berlusconi: ''Siamo nella storia, otterremo un grande risultato''
Il premier nella giornata conclusiva del congresso: ''Sono sicuro che raggiungeremo il 25%''. Agli elettori: ''Non disperdete il voto su piccoli partiti''
FI, in cinque cartelle la 'lettera agli italiani' di Berlusconi
Governo, la Cdl discute la 'fiducia' e i 'numeri' di Berlusconi
Assago (Mi), 29 mag. (Adnkronos) - Acclamazione con coro e applausi per Silvio Berlusconi, nell'ultimo giorno del secondo congresso di Forza Italia ad Assago. Al termine dell'ultimo intervento previsto per la giornata, del coordinatore nazionale Sandro Bondi, dalla platea si e' levato un coro, ''Silvio, Silvio'', al quale il premier ha risposto con un largo gesto delle mani in segno di calma e senza sorridere. La platea in piedi ha applaudito per alcuni minuti il leader di FI prima che questi prendesse la parola conclusiva al congresso di Assago.
Alle prossime elezioni ''sono sicuro che otterremo un grande risultato, perche' gli italiani hanno buon senso -ha detto il premier nel corso del suo intervento conclusivo.- Siamo qui dopo 10 anni perche' scendemmo in campo per cambiare la storia dell'Italia: la storia dell'Italia l'abbiamo cambiata, siamo gia' nella storia, continueremo a stare nella storia per i tempi che verranno e ci resteremo da protagonisti''. Sulle elezioni il premier e' tornato anche dopo il congresso e a chi gli chiedeva se il suo partito riuscira' a conseguire il 25% nel voto di giugno, il premier ha replicato seccamente: ''Sicuramente si'''.
Nel corso del suo discorso, durato poco piu' di mezz'ora, Berlusconi ha ripercorso brevemente i temi echeggiati durante questi 3 giorni e ha letto la lettera che spedira' a 15 milioni di famiglie italiane insieme ad un opuscolo che riassume i 3 anni di attivita' di governo.
Nel documento Berlusconi, tra l'altro, invita gli elettori a ''non disperdere il voto su piccoli partiti con 1,2 o 3 deputati'', perche' ''e' indispensabile mandare in Europa una numerosa e compatta squadra di parlamentari italiani, integrati nella piu' grande forza politica europea: il Partito popolare europeo''. Il premier poi ricorda che la sua e' ''una candidatura di bandiera, ma le preferenze che gli elettori mi attribuiranno varranno da riconoscimento per quello che sono riuscito a realizzare fino ad ora come principale protagonista della nostra politica estera alla quale ho dedicato una parte rilevantissima della mia attivita' di presidente del Consiglio''.
Alla politica estera il premier ha dedicato gran parte del suo intervento: ''L'Italia che abbiamo trovato in Europa, nella Nato, nelle Nazioni Unite, nel mondo, non era un Paese protagonista, era un Paese che procedeva sommessamente, una volta mettendosi con gli uni, una volta con gli altri e dando di se' un'immagine che non era certo quella della lealta' e della capacita' di mantenere gli impegni. A questa Italia di retroguardia abbiamo voluto sostituire l'Italia che siamo''. In questo contesto, ha spiegato Berlusconi, si e' collocato l'impegno dell'Italia per rafforzare il ruolo dell'Europa come protagonista nel mondo: ''Forse anche l'eta' -ha detto tra l'altro Berlusconi- ha dato a me la possibilita' di fungere molte volte da fratello maggiore nei confronti di personaggi che hanno la responsabilita' di guidare i Paesi piu' importanti''.
Il presidente del Consiglio si e' poi soffermato sulla crisi irachena definendo ''impeccabile'' il comportamento dell'Italia e tornando a difendere la scelta del nostro Paese di lasciare i soldati in Iraq, perche' ''e' assolutamente assurdo pensare a un nostro ritiro dove svolgiamo un'azione di pace''. ''Se da li' dovessimo ritirarci -ha detto ancora Berlusconi- immolando sulla volonta' dell'opposizione con cui ci troviamo ad avere a che fare il prestigio internazionale dell'Italia e la lealta' dell'Italia alle sue alleanze occidentali, dovremmo per coerenza ritirarci dall'Albania, dalla Bosnia, dal Kosovo, dalla Macedonia, dall'Afghanistan. Perche' non c'e' nessuna differenza tra quello che noi stiamo facendo con i nostri valorosi soldati in Iraq rispetto a quello che stiamo facendo in questi altri Paesi''.
Berlusconi ha di seguito invitato il congresso a rinnovare la solidarieta' ai caduti italiani, ricordando anche i 18 militari morti in Bosnia: ''Lo facciamo -ha detto- con un senso di orgoglio doloroso, facendo sapere che quando il capo di un governo decide di mandare dei suoi ragazzi, dei suoi concittadini in una situazione di pericolo, questo capo di governo sente forte su di se' una enorme responsabilita' e soffre come se al fronte ci fossero figli suoi''.
Sul piano della politica interna, il presidente del Consiglio e' tornato a rivendicare i risultati ottenuti, nonostante ''pensavamo di dover operare in un panorama molto diverso'', e di fronte a ''difficolta' impreviste e imprevedibili da chiunque. Questo governo continuera' il proprio lavoro per i prossimi due anni e sono assolutamente certo che la Casa delle liberta' si presentera' compatta agli elettori avendo da mostrare l'adempimento dei suoi impegni elettorali: tutti, nessuno escluso''.
Il capo del governo e' quindi tornato a insistere sulla necessita' della riforma fiscale, cercando di sottolineare, senza toni polemici, la necessita' di un'azione compatta da parte della maggioranza. ''Siamo al governo del Paese -ha detto il premier- in un'alleanza che e' tutt'uno con noi, che certamente ci comporta dialettica, ma che e' governo, e' maggioranza del Paese insieme a noi. Loro non lo sarebbero senza di noi, noi non lo saremmo senza di loro. Siamo partiti da cio' che ci unisce, abbiamo costruito una alleanza di governo, il programma l'opposizione lo affida da scrivere a un singolo signore, noi lo abbiamo scritto insieme. Ed e' stato un programma che e' venuto fuori con facilita', perche' insieme a loro ci siamo ritrovati sugli stessi valori, sugli stessi principi''.
L'intervento di Berlusconi e' stato seguito da una standing ovation. Terminato il discorso, il premier e' sceso dal palco per salutare la platea di delegati azzurri che lo invocavano a gran voce. Tra uno sventolio di bandiere di Forza Italia e con le note dell'inno nazionale del partito a fare da colonna sonora, il cavaliere ha percorso tutto il parterre per abbracciare i suoi fans, stringendo mani, firmando autografi. Sugli spalti anche alcune bandiere Usa a stelle e strisce. Sempre guardato a vista dai suoi body guard il premier, stretto dalla folla, ha guadagnato la via d'uscita del Filaforum.
Mentre sfilava tra militanti e delegati azzurri, tutti in piedi per salutarlo, molti lo hanno incoraggiato ad andare avanti e a non curarsi delle accuse dell'opposizione. 'Silvio Silvio, ammazzali tutti', oppure 'vai avanti cosi' non mollare mai' gridavano alcuni simpatizzanti azzurri. Molti ritmavano il suo nome chiamandolo a gran voce e dicendo 'Forza Silvio, tieni duro'. Qualcuno e' riuscito anche a strappare una foto ricordo, altri invece gli chiedevano di toccare le bandiere di Forza Italia che portavano in mano. "
Saluti liberali


da www.ansa.it
" CONGRESSO FI: PERA, SUL PROGRAMMA BISOGNA MANTENERE PROMESSE
ASSAGO (MILANO) - 'Le promesse si mantengono', dice il presidente del Senato Pera, parlando al congresso di FI come 'semplice delegato di Lucca'. Chiede di attuare tutto il programma con cui il centrodestra ha vinto le elezioni e tra le cose ancora da fare cita la giustizia, le pensioni, le riforme fiscale e delle istituzioni . Diversamente da tanti oratori del congresso azzurro, Pera parla della sinistra italiana come di una forza che ha superato la sua matrice comunista .
29/05/2004 14:06 "
Saluti liberali
Io non ho mai ricevuto nè il libro nè le letterine, in compenso di questa campagna elettorale non se ne può più, è una cosa pazzesca, di posta elettorale ne sta arrivando il doppio del solito, ed indistintamente da parte di tutti.


Caro presidente, non se la prenda con i postini, come pure ha fatto, se dovesse perdere le elezioni, come in molti si spera.In origine postato da Vassilij
Qualche idiota sinistro sul principale ha detto di averla già ricevuta.....del resto sono abituati a mentire.
Se la prenda con se stesso e i suoi collaboratori.
I suoi sommi strateghi hanno avuto l’attenzione di inviare a me, lettore dell’“Unità”, ancor prima dell’annuncio, l’altro ieri la Lettera agli italiani.
Debbo dirle che mi sarei atteso un po’ più di coraggio.
Ha fatto inviare le tre paginette in una busta chiusa ed anonima.
Anche i suoi avversari stanno riempiendo le cassette della posta degli italiani, ma almeno si fanno identificare.
Lei, che ci consegna, oltre alla Lettera (egregio signor Bojangles...), anche un opuscolo patinato di 24 pagine, ricco, a suo dire, di fatti concreti, della prova che ha rispettato il contratto con gli italiani e altri bla bla, non trova nemmeno la “forza dei fatti” per entrare con nome e cognome.
Lasci fare, se poi qualcuno trasuda indignazione, e al cordiale postino restituisca il corposo plico.
Fa male al cuore vederla entrare nelle case di soppiatto, senza farsi riconoscere, un uomo così potente, presidente del Consiglio, tra i principali imprenditori del mondo, padrone di tre televisioni e con molta stima dei direttori di tg del primo e secondo canale della Rai, un uomo la cui moralità in politica, come ha detto più volte ieri, sta nell’aver mantenuto la parola data, quindi senza macchia e senza paura (anche se noi ancora pensiamo che la moralità in politica, in primo luogo, passi nel non avere processi in corso, nel non farsi votare leggi ad personam: siamo un po’ antichi, in effetti, come qualche milione di italiani).
Presidente del Milan, amico di Bush, Putin, Bondi, lei è tutto questo e non ci pregia sul frontespizio della busta di un “Silvio Berlusconi ti scrive...”!
Non se ne dolga.
Come tutti gli opuscoli che arrivano in casa, non essendo un feticista e avendo buona memoria, mi ero ripromesso di gettarlo nella carta (noi, che facciamo la raccolta differenziata).
Ho scoperto ieri, però, che mi è capitato tra le mani un documento storico: il primo volantino pubblicitario inviato per posta diventato cuore del discorso conclusivo di un congresso.
E nessuno stavolta ha detto prima, “e adesso i consigli per gli acquisti”.
Con disistima, suo (si fa per dire) Bojangles.


Io ho ricevuto anche un cd musicale in omaggio da un candidato della lista Segni Scognamiglio...In origine postato da Alessandra
Io non ho mai ricevuto nè il libro nè le letterine, in compenso di questa campagna elettorale non se ne può più, è una cosa pazzesca, di posta elettorale ne sta arrivando il doppio del solito, ed indistintamente da parte di tutti.![]()
Secondo me sono in gran parte soldi sprecati, però per chi non segue le vicende politiche, specialmente locali, i volantini sono un mezzo per illustrare il proprio programma (se c'è) e la storia del candidato.