Parla il padre del cuoco ucciso ai terroristi in Arabia Saudita
"Una morte atroce in una guerra che non ha voluto lui"
"Antonio è morto da eroe
Per lui funerali di Stato"
"Chi di competenza deve assumersi la responsabilità"
Alla famiglia telegramma di Ciampi e telefonata di Berlusconi
Benedetto Amato
parla con i giornalisti
NAPOLI - Funerali di Stato, per un figlio "morto da eroe". Rompe il silenzio Benedetto Amato, il padre di Antonio, il cuoco ucciso dai terroristi in Arabia Saudita. Riconosce che "lo Stato è presente" ma anche che il figlio, "anche se non era militare, è morto da eroe, perché è stato preso come simbolo, come capro espiatorio". E' un padre "orgoglioso del suo ragazzo" quello che oggi ha deciso di parlare con i giornalisti dall'abitazione di Varcaturo, da dove ha anche ringraziato "quanti hanno portato la solidarietà e condiviso il dolore".
Nella breve dichiarzione rilasciata ai cronisti, però, c'è anche tanta amarezza. Antonio, dice il padre, è morto per "qualcosa giusta o non giusta, che non spetta a me giudicare. C'è stata una guerra - ha detto - che non ha voluto mio figlio e che non ho voluto io. Ma lui ha fatto una morte atroce. Ed è anche giusto che chi di competenza se ne assuma le responsabilità".
Benedetto Amato ha parlato del rapporto che aveva con Antonio, il primo dei suoi tre figli, un giovane di "alta levatura morale" che con la sua professionalità "ha portato il nome dell'Italia in tutto il mondo". E ha voluto sottolineare che "lo Stato ha dimostrato di essere presente", vicino alla sua famiglia. Parole dette anche per smentire le voci secondo le quali i familiari della vittima avrebbero polemizzato per non aver saputo subito della morte di Antonio.
Alla famiglia Amato è giunto in mattinata anche un telegramma del Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi. E ieri, nella villetta di Varcaturo hanno fatto visita ai parenti della vittima il presidente della Camera, Pierferdinando Casini, il ministro degli Esteri Franco Frattini, il governatore della Campania, Antonio Bassolino oltre al sindaco di Giugliano, Francesco Tagliatatela. "Chi non è venuto si è sentito per telefono" ha detto ancora Benedetto Amato, riferendosi ad un colloquio avuto con il premier, Silvio Berlusconi.
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Il giovane cuoco sarà seppellito nel quartiere napoletano di Soccavo, da dove ventiquattro anni fa la famiglia si trasferì a Giugliano. I funerali, invece, molto probabilmente saranno celebrati dal vescovo di Aversa, monsignor Mario Milano, nella vicina chiesa di San Luca, il cui parroco, don Carlo Villani, è stato accanto alla famiglia. La salma, secondo quanto annunciato dal ministro Frattini, dovrebbe rientrare entro le prossime 24-36 ore.
"Ma un grazie particolare - ha detto ancora Benedetto Amato - va ai carabinieri, di una generosità e umanità incommensurabili". Un sostegno che non allevia tuttavia il dolore di una famiglia che avrebbe voluto vivere in modo riservato questa tragedia. "Vi chiedo scusa se non mi sono fatto sentire per tre giorni", ha spiegato l'uomo rivolgendosi ai giornalisti, di ritorno a casa insieme ad un altro dei figli, Fabio. "Non è stata una mancanza di rispetto verso di voi ma è stata un segno di rispetto verso il mio dolore".
Un dolore rispettato anche dall'intera comunità di Giugliano: le luminarie installate per la festa patronale della Madonna della Pace, come annuncia un manifesto comparso oggi in città, rimarranno spente in segno di lutto e solidarietà con la famiglia Amato.
(1 giugno 2004)
Senza ritegno, un padre che lucra sul feretro del figlio in televisione e sui giornali con la freddezza del miglior killer![]()




