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Risultati da 1 a 8 di 8
  1. #1
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    Predefinito I rapporti dei Radicali col PD

    24/10/2009 (17:16) - VERSO LE PRIMARIE
    Pd, il sondaggio incorona Bersani
    Ma è a rischio quota 50 per cento
    Numeri forniti da Termometro Politico
    + Primarie, i democratici alla prova dei numeri
    VOTA Bersani, Franceschini, Marino: chi vi convince?
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    I candidati Pd visti da fuori Maarten Veeger

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    Pd, il confronto fra i 3 candidati

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    Torino, Primarie Pd: la parola ai candidati

    La rilevazioni di Termometro Politico:
    Marino in aumento rispetto ai circoli
    Bersani lanciato verso la vittoria, Franceschini attestato intorno al 40 per cento e Marino che riesce a rosicchiare oltre il 10 per cento delle preferenze, in aumento rispetto ai numeri del congresso di circolo. Sono i primi risultati del sondaggio CAWI condotto da Termometro Politico tra ieri e oggi, con un campione di 4.000 casi. I dati sono stati profilati per sesso, età, regione di residenza, titolo di studio, professione e voto passato (Primarie 2007 e Europee 2009). Sono stati presi in considerazione solo i probabili votanti alle consultazioni di domani, cioè quanti dichiarano che "sicuramente" o "probabilmente" andranno alle urne.

    Secondo Termometro Politico, in tutti e tre i candidati (e in quelli che andranno a votare ma sono ancora indecisi), prevale fortemente la componente di chi ha votato PD a giugno. L'elettorato democratico che dice che voterà alle primarie avvantaggia nettamente Franceschini e Bersani su Marino. Ma è interessante anche la diversa combinazione di chi ha votato altri partiti. Naturalmente, per la stragrande maggioranza gli altri partiti sono partiti di centrosinistra: in primis l'Italia dei Valori, che raccoglie tra il 12 e il 14% di chi andrà a votare per i tre candidati (se guardiamo alla distribuzione per ogni candidato, l'elettorato dipietrista premia soprattutto Marino, mentre il più penalizzato è Bersani). Anche la sinistra radicale, composta da chi ha votato alle europee Sinistra e Libertà o Rifondazione - Comunisti italiani, è presente in questo elettorato, con una percentuale che va dal 7% al 10% (in particolare, in questo elettorato va forte Marino, mentre Bersani regge e Franceschini appare decisamente debole). E chi a giugno ha votato invece la lista Pannella-Radicali a giugno inciderà per circa il 3-4% sull'elettorato delle primarie (tra i radicali la prevalenza del senatore chirurgo, noto per le battaglie sulla laicità, è netta e non sorprende, mentre a soffrire è soprattutto Bersani). Più interessante è vedere la composizione degli elettori di centrodestra e di chi alle europee non ha votato: se escludiamo i minorenni (circa l'1% dei probabili votanti di domani), ben il 5% di chi voterà uno dei tre candidati alle europee si era astenuto (altro segmento dove Franceschini, e soprattutto Bersani, cedono terreno a Marino), e la percentuale sale al 7% tra chi ancora non ha scelto.

    Sia Bersani che Franceschini riceveranno un contributo (seppur ridotto) di circa il 5% da elettori di PDL e Lega alle europee; percentuale che per Marino scende al 3%. In termini inversi, prendendo il totale di votanti di centrodestra il preferito è Bersani, segue Franceschini, ultimo Marino. Sono tutti dati che ci indicano che la corsa alle primarie può ancora essere influenzata da molti fattori, specie se l'affluenza crescerà rispetto alla stima che possiamo elaborare in questo momento (cioè circa 1,5-1,7 milioni di votanti). Insomma, più saranno gli elettori del PD a votare, e non quelli di altri partiti vicini, più saranno favoriti Bersani e Franceschini, mentre il terzo uomo, Ignazio Marino, potrebbe beneficiare dell'afflusso di voti dalle altre anime del centrosinistra.

    Intanto, la macchina organizzativa è in pieno fermentoe. In queste ore in tutte le regioni d’Italia vengono distribuite le schede per votare e il materiale per mettere su i gazebo. E non solo: si voterà anche i circoli, cinema, sale prese in affitto. Insieme al segretario verranno eletti anche i segretari regionali e le assemblee regionali.

    I seggi, circa 10mila, saranno aperti dalle 7 alle 20 e per conoscere quello di appartenenza ci sono sia un numero verde (848.88.88.00) che il sito del Pd a fornire ogni informazione, basta sapere qual è la propria sezione elettorale, poi una volta individuato il seggio occorre portare con sè una carta di identità e la tessera elettorale. Potranno votare anche i ragazzi che abbiano compiuto 16 anni. Hanno diritto di voto i cittadini comunitari ed extracomunitari che abbiano un regolare permesso di soggiorno sul quale sia indicata la residenza. Chi lavora o studia in una città diversa da quella in cui risiede potrà contattare, entro oggi, le sedi provinciali del Pd (anche queste si possono trovare sul sito) che indicheranno il seggio dove votare. Per chi vive all’estero è possibile votare online, bastano un indirizzo email valido e un cellulare in grado di eseguire telefonate internazionali, ma la chiamata è gratuita. Tra quelli che utilizzeranno questo moderno sistema di voto ci sarà l’ex premier Romano Prodi che voterà dagli Usa.

    Per votare bisogna sottoscrivere una dichiarazione in cui si afferma di essere elettori del Pd, firmare una liberatoria che consente l’inserimento dei propri dati nell’albo degli elettori e versare almeno due euro come contributo alle spese.

    Pd, il sondaggio incorona Bersani Ma è a rischio quota 50 per cento - LASTAMPA.it

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  2. #2
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    Predefinito Rif: Primarie del PD

    PRIMARIE PD: SONDAGGI INUTILI, E OCCHIO ALLA SORPRESA FRANCESCHINI

    venerdì 23 ottobre 2009


    24 ott. - dal blog di Luigi Crespi - I sondaggi pre-elettorali per le Primarie sono francamente complessi: la base elettorale scende a 16 anni, si estende agli extra-comunitari e ancora oggi le persone intervistate che si dichiarano disponibili, ma non sicure di andare a votare, sono intorno al 30%. Inoltre il sistema delle Primarie del PD è permeabile e condizionabile da elettori diversi e opposti allo stesso PD.

    Questo preambolo, per far comprendere quanto sia difficile o addirittura inutile pubblicare sondaggi come molti di voi mi hanno chiesto. I dati che sono in mio possesso, danno comunque ancora in vantaggio Bersani, ma negli ultimi giorni di campagna elettorale chi è riuscito a caratterizzare meglio la propria presenza mediatica è stato sicuramente Dario Franceschini che voi sapete che su questo blog è stato criticato senza mezze misure, ma che è riuscito a far emergere il suo profilo caratterizzato da tre fattori:

    1) la novità 2) l’antiberlusconismo 3) la brillante trovata del calzino azzurro.

    Bersani dal canto suo, nelle varie apparizioni televisive, ha giocato soprattutto in chiave di rassicurazione e solidità, ma ha pagato un prezzo altissimo a D’Alema e Bassolino, non compensato dalla sua competenza e concretezza sulle questioni economiche.

    Marino è andato meglio, soprattutto nelle grandi città e al nord, dove potrebbe rappresentare una sorpresa, perché è riuscito ad incarnare bene l’idea della laicità e dei diritti, ma ogni volta che è uscito dai temi che gli sono congeniali è stato abbastanza disastroso.

    Cosa può accadere nelle urne? La cosa più scontata è che vinca Bersani, confermando anche se con un margine più ristretto, quello che è stato il voto degli iscritti, ma se il numero degli elettori sarà superiore ai due milioni, cosa non improbabile, nelle urne potrebbe capitare di tutto, proprio perché si annullerebbe il vantaggio che Bersani ha tra i suoi elettori. Se gli elettori radicalmente anti-berlusconiani, che fanno riferimento all’Italia dei Valori, ai Grillini e ad alcune aree dell’estrema sinistra, andranno a votare in massa, saranno capaci di ribaltare il risultato portando Franceschini a vincere le primarie. Stessa cosa potrebbe capitare a Marino che potrebbe ottenere una quota superiore a quella ottenuta tra gli iscritti, se parte della sinistra extra-parlamentare e i Radicali di Pannella-Bonino, decideranno di sostenere questa opzione.

    Una cosa è ragionevolmente certa: Bersani anche se dovesse vincere, lo farà con una percentuale più bassa di quella ottenuta tra gli iscritti.

    Molti di voi mi chiedono se andrò a votare alle Primarie, e vi rispondo che sono tra quel 30% di indecisi: il mio essere “pannelliano” mi porterebbe a votare Marino, ma francamente non mi ha convinto e non mi piace. La mia tradizione comunista subisce inesorabilmente il fascino del rassicurante Bersani, ma francamente anche le tradizioni prima o poi cambiano. Resta Frnaceschini che è ancora troppo “veltroniano” per avere il mio voto e uscire di casa per votare scheda bianca mi sembrerebbe francamente una perdita di tempo.

    PRIMARIE PD: SONDAGGI INUTILI, E OCCHIO ALLA SORPRESA FRANCESCHINI - Clandestinoweb: sondaggi politici, elettorali. Il sondaggio politico elettorale che fa opinione
    Ultima modifica di Burton Morris; 24-10-09 alle 20:00

  3. #3
    repubblicano perciò di Sx
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    Predefinito Rif: Primarie del PD

    credo che lo statuto del PD vada rivisto. Non capisco come si possa avere un segretario scelto da chi passa per strada e ciò, eventualmente, anche contro la volontà della maggioranza degli iscritti. L'ombra lunga del veltronismo continua a mietere danni all'interno del centro-sinistra.
    Il desiderio di novità ad ogni costo può generare grossi pasticci ( il far votare sedicenni e residenti privi di cittadinanza è una apparente apertura, ma in caso di differenza tra voto degli iscritti e quello delle primarie, sarà una ragione in più di polemica ed è anche teoricamente difficile da spiegare))
    Credo che le primarie siano già poco assurde in un sistema bipolare , ma non bipartitico; figuriamoci per le elezion idel segretario di un singolo partito. Negli stati uniti stessi le primarie rappresentano più di un problema; ma questo è altro tema ancora.
    Non nascondo che , anche se ovviamente non andrò a votare, che parteggio per Bersani perchè mi sembra quello più predisposto a comprendere le ragioni degli altri partiti del centro-sinistra,(a differenza di Franceschini) ed ad avere una idea più chiara di cosa sia un partito politico ( a differenza sia di Franceschini che di Marini) ed inoltre ha una preparazione economica che non guasta.
    La segreta speranza è che, se vince Bersani, Rutell ie Binetti se ne vadano.
    Ultima modifica di edera rossa; 24-10-09 alle 23:18
    "E' decretato che ogni uomo il quale s'accosta alla setta dei moderati debba smarrire a un tratto senso morale e dignità di coscienza?" G. Mazzini

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  4. #4
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    Predefinito Rif: Primarie del PD

    Citazione Originariamente Scritto da edera rossa Visualizza Messaggio
    credo che lo statuto del PD vada rivisto. Non capisco come si possa avere un segretario scelto da chi passa per strada e ciò, eventualmente, anche contro la volontà della maggioranza degli iscritti. L'ombra lunga del veltronismo continua a mietere danni all'interno del centro-sinistra.
    Il desiderio di novità ad ogni costo può generare grossi pasticci ( il far votare sedicenni e residenti privi di cittadinanza è una apparente apertura, ma in caso di differenza tra voto degli iscritti e quello delle primarie, sarà una ragione in più di polemica ed è anche teoricamente difficile da spiegare))
    Credo che le primarie siano già poco assurde in un sistema bipolare , ma non bipartitico; figuriamoci per le elezion idel segretario di un singolo partito. Negli stati uniti stessi le primarie rappresentano più di un problema; ma questo è altro tema ancora.
    Non nascondo che , anche se ovviamente non andrò a votare, che parteggio per Bersani perchè mi sembra quello più predisposto a comprendere le ragioni degli altri partiti del centro-sinistra,(a differenza di Franceschini) ed ad avere una idea più chiara di cosa sia un partito politico ( a differenza sia di Franceschini che di Marini) ed inoltre ha una preparazione economica che non guasta.
    La segreta speranza è che, se vince Bersani, Rutell ie Binetti se ne vadano.
    Caro Edera, sono perfettamente d'accordo con te, le primarie fatte per scegliere il segretario di un partito, che è un'associazione CHIUSA (e il Pd lo è molto) e costituita dai suoi iscritti, e aperte al voto di tutti sono davvero ridicole. Io, tanto per dire, sarei per Marino, ma non parteciperò a questa iniziativa fatta male e inutile.

  5. #5
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    Predefinito Rif: Primarie del PD

    Primarie Pd. Poretti, Perduca e Scheggi: Radicali fiorentini votano Marino l'unico vero primario

    24 ottobre 2009

    Dichiarazione di Donatella Poretti e Marco Perduca, senatori Radicali-Pd, e di Giancarlo Scheggi, segretario associazione radicale Andrea Tamburi di Firenze

    Le primarie son tali in un sistema politico in cui l'elettorato attivo di un determinato territorio sceglie direttamente chi poi partecipera' a rappresentarlo nelle istituzioni. Questo non e' il caso della mobilitazione di domani, ma abbiamo deciso di partecipare comunque anche per l'amicizia che ci lega da anni a Ignazio Marino, malgrado il Pd ci avesse negato la tessera perche' iscritti al Partito Radicale.

    Parteciperemo alla mobilitazione degli amici del Partito democratico sostenendo la candidatura del Senatore Ignazio Marino, col quale in Senato ci troviamo quasi sempre d'accordo nell'espressione dei voti.

    Crediamo che Marino sia riuscito ad articolare, in modo partecipativo, una serie di proposte che vanno dal collegio uninominale maggioritario alla separazione netta tra Stato e Chiesa, dall'affermazione dei diritti civili alla liberta' della ricerca scientifica fino alla depenalizzazione delle "droghe leggere" e l'autocoltivazione della cannabis terapeutica - tutti temi che da decenni sono al centro della lotta politica, parlamentare e nonviolenta radicale.

    Marino e' persona tenace e siamo certi che, anche se non dovesse essere eletto, riuscira' a trovare il tempo e il modo per proseguire il suo impegno politico anche su quelle questioni.

    I bizantinismi dello statuto del Pd prevedono che se nessuno dei tre domani superera' il 50% dei voti sara' l'assemblea nazionale che con un eventuale voto segreto avra' l’ultima parola. Da cui la proposta di Eugenio Scalfari di rivedere le regole in corso d'opera proponendo che chi prende un solo voto in piu' alle primarie deve essere il segretario evitando il ballottaggio all'assemblea nazionale.
    Partecipiamo anche perche' la realizzazione eventuale del "lodo Scalfari" ci vedrebbe coglionati in prima persona e quindi direttamente interessati nel ricordare ai compagni del Pd lo slogan con cui siamo stati candidati l'anno scorso "pacta sunt servanda"!

  6. #6
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    Predefinito Rif: Primarie del PD

    Citazione Originariamente Scritto da filoderba Visualizza Messaggio
    Sono state solo una farsa, nientwe a che vedere con quelle americane.
    Ciao Filoderba, benvenuto nel forum radicali. hefico: E' vero, negli Usa le primarie servono per stabilire chi si candiderà alla carica di Presidente del Paese, non il segretario di un partito, che dovrebbe essere deciso dagli iscritti.
    Ultima modifica di Burton Morris; 30-10-09 alle 23:42

  7. #7
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    Predefinito Rif: I rapporti dei Radicali col PD

    Per Bersani l’Unione non c’è più, i comunisti sì
    Il segretario Pd non incontrerà Rutelli, oggi a confronto con Casini
    Ma Rutelli se n’è già andato dal Pd? Il lungo addio dell’ex leader della Margherita non ha ancora chiarito una questione che non è pura accademia porsi. Perché se è vero che il suo percorso di uscita dal partito è avviato, è anche vero che non è stato sancito da nessun passaggio formale, da nessuna comunicazione ufficiale. Ecco perché Pier Luigi Bersani, alla domanda su un possibile incontro con il transfuga, ha risposto con una frase che fa capire molto del clima che, sulla questione, si vive al Nazareno. «Al partito parlo il 7 novembre, il giorno dell’assemblea nazionale ». Rutelli non ha mai chiamato il neo-segretario, non gli ha mai comunicato la propria decisione, «probabilmente perché era già stata presa prima del 25 ottobre. – commenta lo staff del leader Pd – In fondo il libro è stato scritto tempo fa e quelle critiche in qualche modo prescindono dall’elezione di Bersani».
    Il nulla di fatto uscito dal faccia a faccia tra Rutelli e D’Alema, poi, ha convinto il segretario che non si può convincere chi è già convinto. E, in effetti, chi ha visto ieri l’ex leader della Margherita esclude un ripensamento.
    Oggi Rutelli dialogherà con Pier Ferdinando Casini al convegno organizzato dalla fondazione Liberal a palazzo Wedekind. È la prima volta dopo lo strappo, un incontro atteso anche dal leader dell’Udc curioso di capire come un po’ tutti la consistenza del progetto avviato da Rutelli.
    «Noi qualcosa abbiamo già preso, circa due milioni e mezzi di voti, aspettiamo che lui ne porti altri due milioni e mezzo per puntare al 14 per cento alle prossime elezioni politiche » spiega Casini che non ha mai nascosto l’obiettivo di rafforzare il centro, anche superando la sua creatura.
    Già, ma come? Qual è la dote che Rutelli porterà alla nuova costituente centrista? Su quali truppe può contare? Se il primo passo è la costituzione di un gruppo parlamentare nelle file democrats, fino ad oggi, non è partito nessuno smottamento, e anche nel centrodestra non si esce dalla giostra dei soliti nomi (Guzzanti, La Malfa).
    Bersani, intanto, incontrerà Casini la prossima settimana. C’è stato anche un primo contatto telefonico con Emma Bonino nell’ambito del giro d’orizzonte del nuovo segretario con le forze d’opposizione. Ieri il colloquio con Paolo Ferrero, Oliviero Diliberto e Cesare Salvi, delegati della federazione di sinistra (Rifondazione e Comunisti italiani), è durato più di un’ora. E che l’aria per i “comunisti” sia proprio cambiata lo testimoniano le dichiarazioni post-vertice. Da entrambe le parti. «L’Unione non c’è più, ma con i comunisti si può parlare » ha spiegato Bersani. «Clima davvero buono» ha ammesso Diliberto, mentre Ferrero ha aggiunto che le differenze restano ma «c’è l’esigenza comune di battere Berlusconi».
    Insomma, l’Unione non c’è più, ma i comunisti sì. E benché si escluda per ora un’alleanza “di governo”, le posizioni del nuovo segretario su legge elettorale e nuovo Ulivo fanno sentire meno sola la sinistra radicale. C’è un nuovo feeling. Il veto è caduto, ma la memoria del fallimento dell’Unione è ancora troppo fresca. Non è escluso che già alle regionali la nuova «alternativa» di centrosinistra venga messa alla prova, almeno in alcune regioni. Il nesso tra emergenza sociale e questione democratica piace un po’ a tutti. Ma l’anti-berlusconismo non è più sufficiente per tornare insieme.
    Certamente non è un buon motivo per Bersani che il 5 dicembre non andrà in piazza con Ferrero e Di Pietro.

    Per Bersani l?Unione non c?è più, i comunisti sì - Europa
    Ultima modifica di Burton Morris; 31-10-09 alle 20:48

  8. #8
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    Predefinito Rif: I rapporti dei Radicali col PD

    Francesco Pullia. Bersani e i radicali
    30 Ottobre 2009


    Le bocce nel mondo della politica sono tutt’altro che ferme. La designazione, uscita dalle primarie, di Pier Luigi Bersani a segretario del PD, al di là del fatto che abbia avuto, soprattutto nelle regioni rosse, il sostegno dei maggiorenti del partito, merita rispetto e attenzione.


    Sicuramente la fuoriuscita di Francesco Rutelli, da tempo covata e annunciata, è prematura e mancante di fondamento. È vero, infatti, che, sempre nelle regioni rosse e non solo, chi ha espresso la propria preferenza per avere come leader l’ex ministro (tra l’altro uno dei migliori della vecchia compagine governativa) lo ha fatto perché convinto che poco o nulla sarebbe cambiato degli assetti interni (ed esterni). Ma non è detto che, per forza, debba andare così e che, in realtà, il neosegretario non possa rivelarsi, a dispetto delle apparenze, una sorpresa.

    È un bel rebus e l’unico modo per risolverlo sta nel non pronunciare giudizi affrettati e/o preconcetti.



    Intanto, l’idea di concentrarsi su un programma anziché sul trito e perdente antiberlusconismo, è significativa e non può che essere accolta positivamente. La decisione di non partecipare alla manifestazione del “No Cav Day” può essere intesa, in questo senso, come un buon inizio, così come la possibilità di candidare Emma Bonino alla guida della Regione Lazio in una sfida nient’affatto facile con una contendente capace e di tutto rispetto come Renata Polverini. Naturalmente, vedremo se e come alle intenzioni seguiranno i fatti.



    Anche l’incontro con Di Pietro non può che ricevere apprezzamenti soprattutto perché è stato rimarcata l’autonomia, pur nel parallelismo, delle due visioni. Ci si aspetta adesso di verificare come Bersani si comporterà nei confronti dei radicali, con cui, come è noto, il PD ha avuto finora un rapporto senza dubbio travagliato, teso, conflittuale, di certo non per colpa della compagine di via di Torre Argentina ma a causa del protrarsi di inconcepibili, vergognose, pregiudiziali antipannelliane.



    Al di là del dato numerico, non si può negare che la vera spina nel fianco del PD siano proprio i radicali e questo perché non hanno mai cavalcato ondate emotive e populistiche ma da oltre cinquant’anni perseguono con fermezza una linea propositiva, riformatrice, non partitocratrica, che travalica gli angusti confini nazionali per caratterizzarsi come alternativa globale, trasnazionale, allo stato delle cose presenti. Nella politica radicale s’incardinano e inanellano perfettamente i diritti civili alla lotta contro lo sterminio per fame e sete nel mondo, le problematiche ambientali, oseremmo dire ecosofiche, cioè di conoscenza adeguata dell’oikos, dell’abitare in modo consapevole, rispettoso, nel pianeta, del prendersi cura della componenti animali, vegetali, persino fossili del pianeta, a quelle di natura economica. Per non parlare delle battaglie per porre fine alle mutilazioni genitali femminili o alla barbarie della pena di morte. L’ultima, poi, per scongiurare che presidenza dell’Unione europea finisca nelle mani di Tony Blair è emblematica.



    «Abbiamo tentato di documentare» ha tuonato Marco Pannella «che non solo Bush, ma se possibile ancora peggio di lui, c’è stato un personaggio che ha tradito il proprio Paese ed il proprio giuramento reiteratamente, che è stato corresponsabile di una politica assassina, negata e nascosta al proprio Paese, malgrado quei documenti interni scritti dei propri diretti collaboratori, e questo è Tony Blair. Abbiamo cercato, anche con Emma Bonino, nei mesi che precedettero l’inizio della guerra in Iraq l’unica alternativa possibile. Ebbene io accuso, imputo Blair di tradimento e responsabilità di aver permesso a Bush di scendere in guerra, non permettendo la soluzione dell’esilio di Saddam. Vigliaccamente Blair è stato il principale, silenzioso e obbediente, collaboratore del Presidente americano. Dietro il volto bello di questo personaggio c’è qualche realtà shakespeariana indegna, del traditore umano ed istituzionale».



    Che farà, a questo proposito, il PD di Bersani?



    Il centro intorno a cui ruota la politica radicale, che senza alcuna enfasi risulta essere l’unica ad affrontare le questioni in una prospettiva di medio e lungo termine e non quindi secondo una chiave episodica, è dato dalla legalità.



    Non è un caso che il partito di Pannella abbia via via incontrato nella sua strada un numero davvero straordinario di esperti, studiosi, premi Nobel, come l’economista bengalese Amartya Sen che ha insistentemente affermato il nesso tra diritto e sviluppo. Il progresso non è cioè misurabile soltanto dal livello di pil ma dall’indice di democrazia interna, dalla capacità di comunicazione e di trovare, nel confronto, rimedi e correttivi alla sperequazione. Senza libertà, senza benessere individuale, senza garanzie relative alla qualità della vita, non è neanche lentamente concepibile alcun miglioramento economico generale.



    Tra qualche giorno, precisamente dal 12 al 15 novembre, i radicali si riuniranno in congresso a Chianciano. Occasione migliore non può esserci per Bersani per dire con franchezza se il suo PD vorrà fare a meno o no del contributo radicale e soprattutto se finalmente si potrà lavorare insieme per un’alternativa di governo, un’alternativa, non un’alternanza, credibile perché programmatica e non basata sulla perdente vaghezza antiberlusconiana.


    Francesco Pullia

    (da Notizie radicali, 30 ottobre 2009)

 

 

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