Risultati da 1 a 4 di 4
  1. #1
    Cattolico Tradizionalista
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    Predefinito Una curiosità sulla Xª MAS

    Nell'inno della Xª MAS si fa riferimento ad una legione romana (la Xª, appunto) che vinse una battaglia importante per la sopravvivenza di Roma.
    Visto che sono un appassionato di storia romana, potrebbe qualcuno dirmi a quale fatto storico l'inno si riferisce?
    Grazie
    A noi!

  2. #2
    Enclave MUSSOLINISTA
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    Predefinito




    La storia dell’Impero Romano passa attraverso la storia delle Legioni. Tra esse, studio particolare deve essere riservato alla Legio XXX Ulpia fondata da Traiano, che contribuì in modo determinante al massimo sviluppo dell’Impero Romano tra il II ed il IV secolo.



    La ricostruzione dei fatti d’armi e degli avvenimenti storici legati a questa Legione rimangono descritti per l’eternità nella Colonna Traiana.

    Dall’osservazione di tale monumento trae ispirazione la fedele ricostruzione degli armamenti militari e della organizzazione dell’esercito più famoso della storia.

    Come negli eserciti moderni, i reparti dell'armata romana sono contraddistinti da un numero ordinale e da appellativi particolari.



    Il numero d'ordine è spesso comune a più legioni (es. I MINERVA, I ADIUTRIX, I ITALICA ). Al numero ed al cognomen si aggiungono poi titolazioni onorifiche ( Pia FIDELIS ) e imperiali ( Augusta ULPIA ).



    Gli emblemi di scudo legionario sono rappresentati da una complicata serie di varianti, sul motivo fondamentale (centrato sull'umbone e simmetrico ) il fulmine con saette e ali laterali. Questi simboli nella configurazione romana significano potenza sovrana.



    Molto più raro è un secondo tipo di figurazione che nel caso della nostra associazione ci interessa particolarmente. Le uniformi e gli emblemi degli scudi, ci aiutano non solo a individuare i legionari e i pretoriani, ma anche a tentare di precisare meglio quale legione o quale coorte pretoria partecipi ai singoli episodi.



    LEGIO X GEMINA


    Non si conosce esattamente se essa fu la gloriosa X legio di Cesare. Fece parte degli eserciti di Antonio o di Lepido e transitò nelle forze di Ottaviano dopo la battaglia di Azio. Il suo nome indica che essa fu creata dalla fusione di due legioni, una delle quali fu forse quella decima legione che Augusto sciolse “ con ignominia “.

    Rimase stanziata in Spagna fino agli anni 60 d.C., quando Nerone la destinò alla provincia pannonica, con il castrum a Carnuntum (Petronell, Austria).

    Alla morte di Nerone, S. Galba la ridestinò alla Spagna, da cui Vespasiano, dopo aver acquisito il potere imperiale la trasferì nelle Gallie per collaborare alla repressione della rivolta di Civile.

    Combatté duramente nella decisiva battaglia di Vetera, poi rimase stanziata nella regione, a Noviomagus Batavorum (Nijmegen).

    Traiano, durante le guerre daciche, la pose in Pannonia, a Vindobona (Vienna) che rimase per i secoli successivi base della legione.

    Combatté per Adriano in oriente e per Marco Aurelio ai confini occidentali e contro i Parti. Si mostrò favorevole a Gallieno, comportandosi valorosamente nelle guerre di Claudio il Gotico.

    Un suo reparto, dislocato in oriente, diede vita, in età tardo imperiale, ad una legione comitatenze.



    Emblema: Toro



    Comandanti (legati):

    Q. Lollio Urbico durante il regno di Adriano, nel corso delle operazioni in Giudea;

    P. Giulio Marciano con Antonino Pio;

    C. Sabino Proculo sotto i Gordiani.


    LEGIO X FRETENSIS



    Fece parte con certezza dell'esercito di Ottaviano per cui combatté nella guerra marittima contro Sesto Pompeo del 38-36 a.C..

    Il suo nome, the significa «appartenente a stretto di mare», si riferisce probabilmente ad una qualche azione della guerra navale nella quale si distinse, operazione avvenuta verosimilmente nella zona dello stretto di Messina. Anche una delle insegne che da allora assunse, la trireme, ricorda la partecipazione al lontano episodio bellico.

    Fece costantemente parte dell'esercito siriaco e nel 6 d.C. era stanziata a Cyrrus (nell'odierna Turchia). Quando D. Corbulone ebbe da Nerone il comando delle operazioni in Armenia contro i Parti, la X Fretensis rimase di guarnigione nella provincia siriaca.

    Alcuni anni dopo partecipò alla repressione della rivolta dei Giudei di Alessandria, poi, dal 67, fu impiegata nella lunga guerra giudaica condotta da Vespasiano a suo figlio Tito. Fu inviata prima una sua vessillazione, unitamente ad altre forze, poste al comando del governatore di Siria Cestio Gallo, con le quali venne tentata la riconquista di Gerusalemme insorta. successivamente tutta la X Fretensis partecipò alla guerra al comando del legato e futuro imperatore M. Ulpio Traiano. Durante la presa di Gerusalemme si distinse particolarmente per le qualità bélliche delle sue macchine d'assedio. Terminate le ostilità pose l'accampamento nella città conquistata. Continuò a combattere contro i Giudei e fu anche a Masada al comando di Flavio Silva.

    Dal 114 al 116 operò con Traiano contro i Parti: una delle capitali del nemico, Ctesifonte, fu conquistata e caddero anche città di antica civiltà come Ninive a Babilonia. Tra il 132 ed il 135 combatté ancora una volta contro i Giudei insorti: sconfitti i ribelli continuò ad essere di base a Gerusalemme. Intorno al 166 un suo distaccamento fu impegnato anche ai confini occidentali, battendosi contro i Marcomanni.

    Nel 193 fu partigiana di Pescennio Nigro a rimase coinvolta nella sua sconfitta ad opera di Settimio Severo.

    Tra il 208 ed il 211, con distaccamenti, si spinse fino in Britannia ove si misurò contro i Caledoni, sospendendo le operazioni solo alla morte di Settimio Severo, avvenuta ad Eburacum (York).

    Nel 268, in un periodo di torbidi e di anarchia, si mostrò favorevole, forse solo momentaneamente, all'usurpatore Vittorino, da cui fu appellata Pia Fidelis.

    Tra la fine del III a l'inizio del IV secolo fu dislocata ad Aila (Elat, Israele), sul mar Rosso.

    Dalla metà del IV secolo si perdono le tracce della legio X Fretensis.



    Emblemi: Trireme, Toro, Cinghiale, Nettuno



    Comandanti (legati):

    M. Ulpio Traiano il futuro imperatore, negli anni 67-68;

    A. Larcio Lepido, nel 70;

    Terenzio Rufo a S. Vettuleno Ceriale, nel 71;

    Lucilio Basso negli anni 71-72, deceduto durante l'incarico;

    L. Flavio Silva, nel 72;

    Cn. Pompeo Longino, nell'86;

    S. Ermetidio Campano, nel 93; T. Claudio Attico, nel 107;

    Q. Roscio Celio dal 107 al 110;

    Lusio Quieto, nel 117. Si tratta del famoso comandante della cavalleria leggera mauretana impiegata da Traiano nelle guerre daciche;

    Annio Fabiano, sotto Antonino Pio;

    M. Giunio Massimo durante il regno di Settimio Severo e Caracalla.




    Legio X - è la legione di Cesare per eccellenza, quella sul cui valore e fedeltà poté sempre contare; partita dalla sua sede iniziale in Ginevra combatté contro gli Elvezi a Bibracte. Quando si prospettò la guerra contro i Germani di Ariovisto e l'intero esercito fu preso dal panico, Cesare ristabilì l'ordine con un discorso al consiglio di guerra e la Legio X fu la prima ad assicurare la propria lealtà. Poco prima dello scontro con i Germani Cesare, fidandosi poco dei suoi cavalieri Galli, li sostituì con i fanti della decima che scherzosamente ringraziarono Cesare per la promozione all'ordine equestre. L'azione della decima, schierata all'ala sinistra al comando di Labieno, decise le sorti della battaglia al fiume Sabis; dopo aver sconfitto l'ala sinistra nemica calò sull'ala destra dei Nervi che stava avendo la meglio sui Romani. Nel 55 fu la prima unità a sbarcare in Britannia, con l'aquilifero alla testa delle truppe e poco dopo salvò dall'accerchiamento la Legio VII, caduta in un agguato nei pressi tra Deal e Worth. Durante l'assedio di Gergovia la legione fu sempre all'attacco e bloccò un pericoloso contrattacco dei Galli. Nella guerra civile combatté a Farsalo e a Tapso, con gli effettivi fortemente ridotti si batté ancora a Munda nel 45; ricostituita da Lepido nel 43 fece parte dell'esercito di Antonio e combatté a Filippi e ad Azio. In età imperiale assunse il titolo di Legio X Gemina, e fu basata successivamente in Spagna, Pannonia e Germania per poi stabilirsi a Vindobonia (l'odierna Vienna).




    L'Inno della DECIMA così inizia:

    "Quando pareva vinta Roma antica
    sorse l'invitta Decima Legione
    vinse sul campo il barbaro nemico Roma riebbe pace con onore.
    Quando all'obbrobrio, l'otto di settembre
    abbandonò la Patria il traditore,
    sorse dal mar la DECIMA FLOTTIGLIA
    e prese l'armi al grido "Per l'Onore" ... "

    Il parallelismo tra Decima Legione e Decima MAS nasce da riferimenti comuni. La Decima Legione fu il corpo scelto di Giulio Cesare per la sua comprovata fedeltà agli ordini, al Comandante, a Roma. Composta da veterani di sperimentato valore, "I Triari", dotati di caratteristiche qualità morali e fisiche, costituiva il nerbo dell'esercito romano. Quando scoppiò la guerra civile, Cesare ricorse soprattutto alla Decima Legione per affrontare Pompeo e sconfiggerlo dopo aver attraversato il Rubicone, pronunciando la famosa frase "alea iacta est", il dado è tratto.

    Così, come prima, ma soprattutto dopo l'8 settembre del '43, la Decima MAS, corpo scelto di volontari votati all'estremo sacrificio, costituì la leggenda delle unità militari, per contendere al nemico ogni lembo di mare e di terra italiano; il nemico, che dopo l'armistizio fu reso imbaldanzito dal tradimento e da una guerra civile non voluta dall'autentico popolo italiano.

    A distanza di 50 anni dall'ultima guerra, i giovani sanno poco e male di quel passato. Non è colpa loro. Una insistente, pressante opera di diffusione, di sottili falsità dei fatti, degli uomini, delle circostanze, usando ogni mezzo di informazione, dai libri di scuola alla radio, dai discorsi di uomini di ogni settore ai giornali, dai film a manifestazioni pubbliche sino a discriminanti normative di legge, ha fatto sì che la verità storica fosse mal tradotta e travisata in funzione spesso di chi intendeva solo lucrare benemerenze ed onori o peggio tramava per preparare un'Italia di marca bolscevica.

    La caduta progressiva di principi eterni quali Dio, Patria, Famiglia, si accompagnava gradualmente alla caduta dei valori guida nella vita dell'uomo quali l'onestà, la lealtà, il coraggio, l'impegno, la competenza. Per questa ragione la società italiana si trova a vivere oggi uno dei periodi più bui della sua storia, mentre dalla nebbia che sembra avvolgere ogni cosa, riemergono invece le verità che la realtà storica non può tenere nascoste.




    APPELLO AI GIOVANI (1943)

    Ricordate che se vivere è conoscere e amare, si può vivere più nel breve spazio di una giovinezza vertiginosa e prodiga di sé per il bene della Patria che in una lunga e sonnolenta esistenza, la quale non abbia altro fine che la propria conservazione.

    Ricordate giovani che è la giovinezza che sa offrirsi più generosamente per le grandi cause, quando la vita sorride ai nostri occhi piena di promesse che non la maturità. Parrebbe una contraddizione della natura, e non e.

    Noi giovani viviamo in un mondo di idee, di sentimenti, di sogni, amore, fede, entusiasmo, vengono con noi da mondi ignoti, come un senso inconscio di altre esistenze vissute che cozzano contro le realtà di questa vita di odio, menzogna, calcolo.

    Per questo ci sentiamo stranieri in una vita cruda e materiale e per anelare ai nostri ideali, ai mondi lontani da cui veniamo, quasi per un infallibile istinto, sappiamo morire sorridendo.

    Se non perisce nella lotta che essa combatte per adeguare la vita all'ideale, la gioventù tramonta nello spirito e negli anni.

    Così negli anni maturi si ama la vita, sorridendo di pietà sugli ideali infranti della giovinezza e alla vita ci afferriamo disperatamente con in cuore una paura folle del dolore, della morte.

    Vogliamo dunque uccidere nel nostro spirito questo dono che è la nostra giovinezza?

    Vogliamo incanutire e invecchiare prima del tempo? Diamo libero sfogo al nostro animo, al nostro giovane cuore! "Esser sempre entusiasti, giovani, pieno lo spirito di gioia e di sole, lieti di combattere, lieti di morire per dare a questo mondo che ci circonda la forma dei nostri sogni e dei nostri ideali".

    Ridestatevi dunque o Giovani! O Italiani!

    E voi giovani soldati accorrete nei battaglioni che portano i nomi delle nostre navi gloriose per vendicare il tradimento che ci fu fatto e difendere ancora valorosamente la nostra Patria.

    Italia! Sia la vostra parola d'ordine.

    Italia! Sia il vostro comandamento.

    Italia! Il vostro più grande amore.

  3. #3
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    Più chiaro di così...
    Grazie

    A noi!

  4. #4
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    Inviatami qualche tempo fa dal buon Daca...

 

 

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