Unico caso in tutto il mondo occidentale, Forza Italia è un partito privo di democrazia interna. Persino gli eredi politici del Pci e del Pnf, Bertinotti e Rauti, ricoprono quella carica in virtù di un elezione e hanno una minoranza che spera un giorno di scalzarli e prenderne il posto. Minoranza che durante i congressi del partito presenta una propria mozione, la quale viene discussa e, in tutta trasparenza e democrazia, messa ai voti in competizione con quella della maggioranza uscente.
In F.I. tutto questo non accade. Non solo il Capo, ma anche chi ricopre cariche inferiori viene eletto per acclamazione. All' unanimità. Come avveniva nei paesi del Patto di Varsavia. O come avviene oggi a Cuba o in Corea del nord. E, proprio come nei partiti comunisti cubano o nordcoreano, ai delegati non solo non è concesso criticare ma nemmeno discutere la linea politica del Leader.
Chi intende farlo è invitato a dare le dimissioni. Prendere o lasciare.
Ma se, a giudicare dalle ovazioni rivolte ai maggiorenti del partito, ai delegati presenti ad Assago le cose stan bene cosi, lo stesso non si può dire della base, dei semplici simpatizzanti ed elettori di F.I. A molti di loro non sta bene questa conduzione verticistica del partito, con obbligata cieca fiducia nel Leader. Molti di loro mal sopportano questo rapporto di franchising (come lo definisce Feltri nel suo articolo di domenica scorsa) tra Berlusconi e i suoi elettori. Ai quali è dato diffondere il Verbo del Capo ma non discuterlo o criticarlo.
Da cosa lo deduco?
Dagli abbandoni di molti semplici iscritti. Dal malessere che serpeggia in molte sezioni periferiche di F.I., dove non ci si riunisce mai perché non c' è niente da discutere giacché tutto cala dall' alto, da Arcore.
Insomma, a Dio piacendo pare che a molti nostri connazionali la sbornia presa per l' Unto del Signore stia passando .
Son sicuro che, evaporati i fumi della sbronza, torneranno ad essere cittadini-elettori a tutti gli effetti. Non semplici pedine alle quali è concesso solo di credere, obbedire e votare.
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