Al vessillo padano, s'intende. Parole di Andrea Lo Menzo, diciotto anni ieri. Parole di un ragazzo che esprime con l'ingenuità e la freschezza di un adolescente una sincera affezione alla bandiera. Parole del giovane che, ieri ha ricevuto dal sindaco di Como un tricolore, gesto al centro di polemiche - nei giorni scorsi - tra il primo cittadino e gli esponenti del Carroccio, che minacciavano di consegnare al ragazzo una bandiera della Padania. Ma la migliore risposta al batti e ribatti politico l'ha data proprio Andrea. Scarpe da ginnastica, jeans alla moda e camicia sportiva, il ragazzo è salito ieri sul palco di piazza Duomo per ricevere il dono. Poco dopo, lontano dall'occhio dei fotografi ma con la stessa gioia in volto, gli occhi emozionati coperti da un ciuffo "ribelle", ha fatto capire che per lui la bandiera è una ed una sola. E, appunto, quando gli è stato detto che la Lega Nord avrebbe potuto consegnargli una bandiera della Padania, ha ammesso con orgoglio e franchezza di «preferire il tricolore».
«Cinque giorni fa - continua il ragazzo - ho ricevuto la notizia del dono. Ora sono qui, senza dubbio con un po' d'emozione, a ritirare questo importante simbolo». Un'emozione che nella mamma si trasforma in «gioia immensa. Perché oggi - spiega raggiante Liria Lo Menzo - mio figlio rappresenta l'Italia dei giovani». E se la Lega Nord, in segno di protesta, dovesse consegnargli il vessillo padano' «Rimarrebbe una pura e semplice "contro-iniziativa" - conclude la donna - perché la bandiera italiana è una. Il tricolore». Forse Andrea non sapeva nemmeno della polemica che, nei giorni scorsi, era scoppiata tra Bruni e i "lumbàrd". Ama la danza, sua grande passione e certi battibecchi non devono interessargli.
Proprio per questo motivo, le sue parole sono spontanee e immuni da qualsiasi inquinamento politico. Chissà se, una sincera affezione alla bandiera, espressa con ingenua franchezza da un ragazzo qualunque, possa far chiudere la coda di polemiche che hanno seguito l'annuncio dell'iniziativa di Stefano Bruni. Perché in fondo ieri, era ed è stato un giorno di festa. Piazza Duomo era letteralmente gremita di cittadini e autorità per il consueto discorso di sindaco e prefetto. Il messaggio lanciato dalle due massime cariche cittadine è unanime: «Rafforziamo l'italianità. Anche attraverso i simboli che la caratterizzano: portando, nel contesto internazionale, l'apporto della propria peculiarità nazionale ci si può unire per perfezionare l'Europa». «Il 2 giugno - ha osservato Stefano Bruni - è un compleanno importante. Nasce l'assemblea costituente, una delle esperienze più importanti nella storia italiana: da quel 2 giugno, sono nate tutte le istituzioni. Non è stato un passaggio formale. Il tricolore - aggiunge poi il sindaco - è il nostro simbolo, il simbolo della nazione e non della nazionale: questa festa parte dal basso, nel senso che è strutturata in modo molto semplice. Deve essere sentita dalla popolazione, non calata dall'alto. E' il giusto avvio di un processo culturale di autocoscienza. Sta per avvicinarsi la tornata di elezioni per il Parlamento Europeo - ha concluso Bruni - e invito tutti i cittadini ad andare a votare per rafforzare la nostra italianità a livello europeo. Certo non per distinguerci, ma per crescere insieme agli altri Paesi portando la nostra identità».
«Oggi - ha osservato poi il prefetto, Guido Palazzo Adriano - si celebra la memoria di un grande fatto storico, le fondamenta di un Paese che ha continuato nella pace e nella solidarietà sociale. Per tanto tempo abbiamo trascurato i nostri simboli, è giunto il momento di riscoprire un'identità sociale. Credo sia giusto che i giovani d'oggi conoscano i sacrifici compiuti per garantire libertà e benessere di cui godono. E i nostri uomini che si trovano in Medio Oriente - ha concluso il prefetto - hanno portato in Iraq umanità».
Le celebrazioni sono state aperte e chiuse dall'Inno di Mameli, eseguito dalla filarmonica cittadina "Alessandro Volta", diretta dal maestro Vincenzo Lauciello che ha poi eseguito cinque brani: "A tubo" di Abbate, "Nabucco" di Verdi, una marcia ungherese di Berlioz, una marcia slava di Dvorak, "Porgy and bess" di Gershwin e la "Dies Irae" di Verdi, dedicata dal direttore a «tutti coloro che lavorano per la pace».




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