La Provincia – Giornale di Frosinone edizione 1 giugno 2004

Ha deciso di presentarsi dopo lo strappo con Fini. Su Berlusconi giudizio critico.
“L’Europa deve servire alla gente”
Mussolini per l’UE dei cittadini, non solo delle banche

Roma. La sua candidatura con una lista autonoma (“Libertà di azione”) è frutto di uno strappo, un vera lacerazione interna ad Alleanza Nazionale: ma anche se i toni con gli ex compagni restano tesi e incrinati di venature polemiche, la sfida elettorale di Alessandra Mussolini ha ben poco di improvvisato. Il suo impegno nel campo delle pari opportunità e del sociale è infatti genuino e di lunga data.
Quali i temi principali della sua campagna, On. Mussolini?
“Il programma elettorale, consultabile dagli elettori sul sito www.libertadiazione.it http://libertadiazione.it, è stato scritto dopo aver maturato la consapevolezza che l’Europa è ancora lontana dall’avere una propria identità chiara e distinguibile. Per ora è stata impostata solo una visione economica, la quale con l’introduzione dell’euro ha solo penalizzato i cittadini. pertanto, occorre affermare una matrice comune capace di racchiudere in se questi quattro punti: tradizione culturale e religiosa, sicurezza, politica estera e difesa del cuore delle nostre genti, la famiglia e i bambini”.
Cosa intende proporre per il Centro, in cui si presenta come capolista?
“Ritengo prioritario lavorare per lo sviluppo delle zone più bisognose di intervento del nostro territorio e di quelle che esprimono una vitalità economica e culturale di particolare significato, l’Umbria e il Centro più in generale tra queste”.
- L’Europa è vista ancora dai cittadini come un’entità lontana se non astratta. Cosa fare per combattere questo stato di cose?
“Concordo con questa visione perché i cittadini hanno sinora visto l?Europa come unione tra economia più che tra genti. E’ per questo che occorre impegnare ogni energia per costruire una Europa dei cittadini e non delle banche o delle finanziaria. E a tal proposito ho trovato scorrette politicamente quelle candidature di personaggi che sanno sin d’ora che – qualora eletti – non andranno mai al Parlamento europeo, come ministri o capi partito: questo inganno dimostra come poco conti per questi signori l’Europa”.
- L’unione ha anche scarso peso politico sullo scenario mondiale. Che fare?
“Occorre darle strumenti di sicurezza (un esercito) e di politica estera (un Ministro europeo degli esteri) capaci di incidere nei processi di democratizzazione nel mondo. Faccio un esempio che è tragicamente sotto gli occhi di tutti: se l’Europa fosse stata più coesa certamente gli USA avrebbero avuto più remore nel decidere unilateralmente di andare in Iraq”.
- Come giudica l’operato del governo Berlusconi in Europa?
“Berlusconi ha cercato di dare una nuova immagine dell’Italia, più protagonista, più vivace. Purtroppo abbiamo assistito molto presto al “taglio” del ministro Ruggiero e ad un intermi troppo lungo di Berlusconi agli esteri, che non hanno giovato. Nello specifico, la politica estera del Governo Berlusconi è stata ed è troppo filo atlantica e filo israeliana, fino quasi all’imbarazzo se si pensa che il Vicepremier Fini è forse l’unico politico del mondo occidentale favorevole al muro fatto costruire in Israele da Sharon”.
- E in Italia?
“Il miracolo non c’è stato. Fors’anche per una congiuntura non favorevole, ma le promesse fatte non stanno trovando riscontro. E’ tutto abbozzato o accantonato e sono già passati tre anni: è stata una grande delusione per tutti quelli che avevano sperato in una Italia nuova. Siamo invece ancora in piena Prima Repubblica”.
- Come giudica il nostro ruolo nella crisi irachena?
“L’Italia è stata supina alle decisioni americane e non ha contribuito affinché si avesse una posizione comune in sede UE: forse quest’ultimo aspetto è il più grave. L’unica soluzione credibile è che il territorio iracheno venga lasciato libero dai militari e che l’ONU prenda in mano la situazione, anche perché la tanto sbandierata risoluzione USA-GB per ora è al palo
- In caso di grave insuccesso alle Europee ritiene che Berlusconi dovrebbe dimettersi?
“D’Alema nel 2000 lasciò il campo però allora egli già non era espressione della volontà degli elettori, che scelsero Prodi. Tutto dipende dai risultati: qualora vi fosse una forte debacle, vi sarebbe la necessità da parte di Berlusconi di analizzare il voto e comprendere se è in grado di guidare un Governo che nei fatti non rispecchia più la maggioranza degli elettori. E’ una decisione politica, non tecnica, e pertanto non può che essere lasciata alla maturità della classi di Governo”.

IL PROGRAMMA
I problemi sociali in primo piano. Difesa della famiglia e della vita.

Ecco i punti chiave del programma.

- Difesa della famiglia e della vita: maggiore tutela della famiglia come primo nucleo della società, potenziamento e riqualificazione del personale dei Servizi Sociali atto a garantire alla famiglia un reale supporto per meglio conciliare gli impegni lavorativi.

- - Bambini come unici privilegiati: tutela dell’infanzia da ogni sfruttamento anche subliminale, e creazione, per i bambini fino al primo anno di età, di una fascia assolutamente franca da ogni onere per le famiglia.

- Gli anziani: sono una risorsa da valorizzare e coinvolgere socialmente attraverso: strutture di raccordo con il mondo giovanile, piani di intervento specifici per l’eliminazione di ogni forma di disagio sociale.

- Partecipazione: con un sempre maggior coinvolgimento dei cittadini alle scelte politiche e sociali, eliminazione di ogni discriminazione di genere attraverso una effettiva parità nel mondo del lavoro e nelle istituzioni.

- Perequazione sociale

- Libertà, giustizia e dignità umana.

- Coerenza politica.

Angelo Preziotti