Bush a Roma: la sinistra si nasconde in uno sventolio di arcobaleni?
di Francesco Galietti - 4 giugno 2004
In Italia vi è stato per oltre 50 anni il mito della Repubblica fondata dalla Resistenza nel segno dell'antifascismo. Che si trattasse di un mito, tanto potentemente suggestivo quanto effettivamente lontano dalla realtà dei fatti, è ormai largamente riconosciuto a destra come a sinistra. Il dibattito scatenatosi pochi mesi fa sugli orrori della Resistenza in seguito alla pubblicazione del libro di Pansa ha costretto molti a riconoscere la natura eterogenea della Resistenza, non più dipinta a senso unico. . Soprattutto, anche tra gli storici "di area", alcuni hanno dovuto ammettere che i veri liberatori dell'Italia furono gli Alleati.
Un'ammissione che, ancora oggi, costa una fatica tremenda a chi pure non è trinariciuto, segno che il lavaggio del cervello cui è stata sottoposta l'opinione pubblica italiana dal secondo dopoguerra in poi fa ancora presa sulle coscienze. Eppure vi è anche chi ha avuto la forza di non cedere al mito e si è ricordato degli americani che diedero la vita per la nostra libertà, come testimoniato dai 200.000 italiani che ogni anno affollano il cimitero di guerra di Nettuno, in cui sono sepolti 7.862 caduti americani. C'è sempre stato, insomma, chi ha compreso l'eroicità di quei figli dello zio Sam, che liberarono l'Italia da nazisti e fascisti .
Dall'altra parte c'è pure chi tutto ciò, agli americani, non è mai riuscito a perdonarlo e tutt'oggi guarda con odio agli USA, al piano Marshall e chi più ne ha più ne metta. Si tratta di una sinistra che mette in profondo imbarazzo i signori del Triciclo che provano a spacciarsi per moderati, di una sinistra che strepita contro Bush e le sue "guerre del petrolio". Della stessa sinistra che nel corso degli anni ha saputo, e impunemente potuto, alimentare falsi miti per cui dietro ai grossi misteri irrisolti della Prima Repubblica immancabilmente si materializzano i sicari della CIA (vedere alla voce Mattei, alla voce Ustica, ecc ecc).
In occasione dell'arrivo di Bush a Roma, ci tocca assistere per l'ennesima volta a un'arrampicata sui vetri da parte della sinistra, tutta tesa a «separare la riconoscenza verso gli americani dal dissenso verso il governo Bush». Un escamotage ridicolo che, ancora una volta, dimostra come la sinistra sia prigioniera dei suoi fantasmi. Ipocrita, per giunta, perchè non capisce che la politica del governo Bush è coerente con quella degli ultimi 50 anni di governi USA. Bush ha avuto la forza di armarsi e partire contro chi si faceva beffe degli ultimatum e dei diritti umani, ha avuto la forza di far tremare lo status quo mediorientale. Ha avuto la forza di chiamare gli Stati canaglia con l'epiteto che si meritano. E in tutto ciò la sinistra unita mondiale, la paladina indomita della libertà di sfasciare negozi a ogni manifestazione, ha tuonato contro l'unilateralismo americano e ha evocato un secondo Vietnam.
E' ridicolo chi crede che uno sventolio di arcobaleni possa salvarlo dagli orrori del terrorismo. Non è pace quella di chi rimane impotente di fronte al fiorire del terrorismo, così come non è buon senso quello di chi spera che il terrorismo attacchi solo USA e Israele. . E' pericolosissima la politica di tensione atlantica inaugurata da Chirac. La storia ci insegna che ogniqualvolta gli USA e l'Europa non sono andati d'accordo, gli Europei ne hanno avuto solo guai. Se la UE intende parlare con una sola voce, è bene che i Paesi membri riconoscano all'unisono quello che disse Pascal: «la giustizia senza forza è un controsenso perchè i cattivi esisteranno sempre». ». Il linguaggio della forza è l'unico che possa contrastare il terrorismo, non certo i belati da pecorelle nè gli avvisi di garanzia internazionali alla Baltasar Garzon, cui i terroristi rispondono con pernacchie nel migliore dei casi.
L'Italia ha saputo rendersi conto che le scelte di Bush sono l'unica via reale per combattere il terrorismo dilagante. Che senza lo zio Sam in armi, i rampolli di Bin Laden avrebbero gioco forza a rovesciare i governi non sufficientemente islamici nel mondo e sostituirli con teocrazie intolleranti come avvenuto in Afghanistan. Che i terroristi in breve riuscirebbero a mettere le mani sull'Arabia Saudita e sulla Mecca, nonché liberarsi di Musharraf e diventare finalmente una potenza atomica a tutti gli effetti. Che Teheran, Damasco, Islamabad parlerebbero veramente una sola lingua e avrebbero orecchie sorde a qualsiasi,dolcissima,richiesta da parte della Francia e della Germania.
E allora passeremmo veramente da quella che André Glucksmann, nel suo libro Occidente contro Occidente (edizioni Lindau), chiama «la prima guerra mentale-mondiale», a una guerra su scala planetaria con armi per nulla mentali. Gli Stati Uniti hanno sempre avuto il grande merito di accorrere in aiuto degli europei quando questi si trovavano in difficoltà. Per ora gli europei non hanno ancora subito vittime fisiche, ma alcuni Stati UE sono essi stessi vittime "mentali" della tattica di divide et impera messa in atto dal terrorismo . Agli USA e a Bush va dunque la nostra gratitudine e la speranza che i fatti raddrizzino i rapporti transatlantici, che ora come ora sono l'unica arma di difesa certa contro il terrorismo mondiale.




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