Salomé torna a danzare nel Duomo Concluso il restauro degli affreschi di Filippo Lippi costato quasi un milione di euro. I lavori di ripristino erano iniziati nel 2001
PRATO - Torna a risplendere in tutta la sua leggerezza la danza di Salomè, raffigurata nell' affresco di Filippo Lippi che occupa la Cappella maggiore del duomo di Prato, di cui si è appena concluso il restauro.
L'INVESTIMENTO - L'intervento, presentato oggi alla presenza del ministro per i beni culturali Francesco Rutelli, è stato interamente finanziato dal ministero per i Beni e le Attività Culturali (per un totale di 950.000 euro) con un contributo della Provincia di Prato e della diocesi per la realizzazione del cantiere e della promozione (300.000) ed è stato curato dalle due Soprintendenze per i Beni Architettonici e per il Patrimonio Storico Artistico per le province di Firenze, Pistoia e Prato.
IL CANTIERE - I lavori, preceduti da una campagna diagnostica coordinata dalla Soprintendenza e dall'Opificio delle Pietre Dure di Firenze, sono stati eseguiti dai restauratori della CBC di Roma. Per non precludere al pubblico la visibilità dell'opera durante questi anni, è stato progettato un innovativo cantiere che ha permesso a migliaia di visitatori l'accesso sui ponteggi. E' stato inoltre attivato un sito Internet appositamente dedicato al restauro e alla storia delle opere di Lippi. Si conclude così una più ampia campagna di restauro, che a partire dagli anni '80 del Novecento, ha interessato l'intero complesso del Duomo di Prato: dalla struttura architettonica, alle sculture, ai grandi cicli pittorici come quelli di Agnolo Gaddi e Paolo Uccello.
COLORI E TRASPARENZE - Il restauro all'affresco, che raffigura le Storie di Santo Stefano e San Giovanni Battista, è cominciato nel 2001 e, oltre ad aver risolto i gravi fenomeni di degrado, ha restituito all'opera, nonostante le perdite verificatesi nel corso del tempo, i valori pittorici originari, la trasparenza e la brillantezza dei colori, la forza dei volumi e degli spazi. Tra le cause del degrado, la particolare tecnica usata dal maestro, con interi brani dipinti successivamente a secco, quest'ultimi destinati a cadere nel tempo se sottoposti a stress climatici e umidità. Dall'intervento è scaturita anche una più approfondita conoscenza della tecnica pittorica del Lippi, in cui il ricorso alle applicazioni in cera dorata e l'utilizzo di numerose rifiniture a secco sono funzionali ai ricercati effetti luministici e alla libertà spaziale delle scene.
LA STORIA DELL'OPERA - L'opera, fu realizzata con uno stile personalissimo per 13 anni, dal 1452 al 1465, fra interruzioni, richieste di denaro, solleciti per la conclusione dei lavori, fughe, verifiche e rinegoziazioni del contratto. Furono anni cruciali anche per la vita personale del pittore che proprio all'inizio del 1456, nel periodo centrale dell'esecuzione degli affreschi, nominato cappellano nel Convento agostiniano di Santa Margherita, si innamorò della giovane monaca Lucrezia Buti. Dopo averla fatta posare per una pala destinata al medesimo monastero, la convinse a fuggire dal convento portandola a vivere nella sua casa acquistata a Prato. Un anno dopo Lucrezia dette alla luce il primo figlio, Filippino e solo per l'intercessione della famiglia Medici papa Pio II concesse ai due nel 1461 lo scioglimento dei voti. Ma Lippi non la sposò mai, ma ne fece la modella immortale e dolcissima dei suoi dipinti, dalla Salomè del ciclo di Prato alla Lippina degli Uffizi, che darà vita ad un vero e proprio genere copiato per secoli. Il restauro del ciclo di affreschi segna anche l' inizio di un itinerario alla scoperta di Filippo Lippi a Prato che, con i suoi collaboratori, ha realizzato in città numerosi dipinti per chiese e monasteri.
05 maggio 2007





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