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    Predefinito Chiesa, famiglia e Borghezio La sfida dei principi Ruspoli

    Lillio: meglio nobili che ignobili, con la Lega per la rivoluzione


    «Capifamiglia di tutta Italia: unitevi!». Dai divani di palazzo Ruspoli Marescotti, tra ritratti degli avi Ruspoli Marescotti e libri che parlano di Ruspoli Marescotti, sale il grido di battaglia del più nobile fra gli ignobili: Sforza Ruspoli Marescotti. «Ha scritto Sforza?». Si, signor principe.


    «Mi raccomando: è il nome. Non le dico gli equivoci ogni volta che devo declinare le generalità: "Nome e cognome?". "Sforza Ruspoli". "Vabbe', ma il nome?". "Sforza. "Non il cognome, il nome!". Mi creda: una tortura». Per questo, per evitar casini, lo chiamano tutti Lillio. Lui stesso, del resto, non tollera il caos. Per questo invoca i capifamiglia. Per chiarezza: «Ma lei lo capisce un bilancio? Ecco perché il Paese va male: io propongo che ogni bilancio, da quelli dello Stato a quelli della Parmalat, debba essere comprensibile anche agli occhi di chi ha fatto solo le medie. Mi creda: le cose andrebbero meglio». Ma che c'entrano i capifamiglia? «Sui temi importanti vorrei fossero fatte delle grandi consultazioni tra i capifamiglia. Sono loro che hanno il polso della situazione».



    L'ama, sua eccellenza il principe Sforza Ruspoli Marescotti detto Lillio, la famiglia. E quando parla della sua senti che ci mette la «F» maiuscola, dorata e damascata. E pure cotonata, recentemente, per via di Maria Pia Giancaro, la bella mugliera dai bei capelli biondi che si è preso in seconde nozze un po' di anni fa e ha plasmato, parola dopo parola, sorriso dopo sorriso, gambe di taglio dopo gambe di taglio, come Rex Harrison plasmò Audrey Hepburn in My Fair Lady .



    Ai tempi in cui faceva l'attrice, girando film leggendari come L'amantide o Quando i califfi avevano le corna , dava interviste spaziali: «Spendo tutto per vestirmi. Porto sempre addosso un numero enorme di indumenti ed accessori. Eppure è tutta fatica sprecata perché quando esco, quando vado in qualunque posto, la gente non è per niente interessata al mio abbigliamento. Mi sembrano tutti delusi. Si aspetterebbero di vedermi girare sempre nuda, come al cinema o nelle fotografie. Sono molto dispiaciuta per la delusione che do ai miei ammiratori ma dovrebbero capire: posso andare sempre in giro svestita?».



    Il principe nero la vide, ne restò folgorato, le chiese subito di conoscere il padre, un ferroviere della provincia di Palermo, e gli chiese la mano della figlia. Quello, all'idea di diventare il papà di Cenerentola, poco poco svenne. Rianimatosi, fece al futuro genero un regalo chic: un carrettino siculo in miniatura con le fiancate dipinte con le storie dei pupi, da Geldippe a Guidon Selvaggio. Il tempo di sposarsi e prender dimestichezza coi saloni e la posateria di casa Ruspoli e la nouvelle princesse già confidava a Gente le sue perplessità sul mondo moderno: «E' una pena vedere l'orda dei nuovi ricchi che ha invaso l'alta società».


    I nobili, poi! Colpa anche loro: «E' il caso del principe Vittorio Massimo, un uomo colto, pieno di interessi, appassionato di archeologia. Eppure, anche in televisione, Vittorio parla soltanto della pasta e fagioli». La pasta e fagioli! «Più che a un principe, fa pensare a un cuoco». Per non dire degli armatori come Niarchos con il quale aveva avuto un flirt: «Sembra quasi distaccato dai valori veri. Ai miei occhi è soltanto un piccolo uomo su una grande barca».



    Vent'anni dopo, Cenerentola è sempre una bellissima donna, siede composta e perfetta come una dama del Velasquez e quando Lillio parla l'ascolta muta e ammirata annuendo come una moglie d'altri tempi. Una coppia indissolubile. Anche alle elezioni. Che affrontano insieme, candidandosi alle Europee per la Lega lui a Roma e nella mega-circoscrizione del Centro, lei nelle Isole. Lui con uno slogan di strepitosa autoironia: «Meglio nobili che ignobili». Lei con uno un po' gattopardesco che dice: «Una principessa per una sola dinastia: i siciliani». E i sardi? Il voto dei sardi non lo chiede? «E' un problema che affronteremo».


    Come siano finiti nella Lega, spiega lei, è presto detto: «Abbiamo incontrato Mario Borghezio. Una persona valida. Abbiamo grandi valori in comune. La famiglia. Le tradizioni. Il cattolicesimo all'antica. Sa, nella famiglia di mio marito c'è stata anche una santa, Santa Giacinta».


    Una suora dal passato inquieto convertitasi alla dedizione ai poveri. Di più, spiega il principe: «Con la Lega abbiamo in comune l'obiettivo di una rivoluzione liberale e una rilettura delle vicende pre-unitarie. Il peso che diamo alla storia delle diverse anime dell'Italia. Siamo federalisti da sempre». Per questo è capolista del Carroccio, dice. Federalista e repubblicano: «L'unico Re è il Papa Re».


    Gonfio di disprezzo per la borghesia e tutti i suoi valori a partire dalla rivoluzione francese («i borghesi sono i miei nemici»), certo che il buon governo vorrebbe «la saldatura tra l'aristocrazia e il popolo», convinto che il problema dell'Italia di oggi siano i «nuovi feudatari, cioè i Grandi Debitori», tenace avversario delle banche che strozzano i poveri e tengono in vita le aziende decotte («Fazio, poveruomo, cerca di evitare i fallimenti ma sbaglia perché, come dicono i veneti, "xe peso el tacòn che el buso"»), nemico acerrimo della globalizzazione e amico dei contadini («ha mai visto la mia foto con Bové?») fin dagli anni Sessanta in cui per primo versò il latte per protesta sui marciapiedi di Roma, fiero di custodire la bucherellata bandiera papalina che svettava a Porta Pia il giorno in cui finì il potere temporale, il mitico Lillio ammette che no, non sono state belle le parole usate a volte dall'Umberto contro il Papa «extracomunitario» e la Chiesa. Prime fra tutte la sparata: «Il Vaticano è il nemico che le camicie verdi affogheranno nel water della storia».


    E' convinto però che «forse Bossi era arrabbiato per certi affaristi che giravano un tempo nei dintorni del Vaticano» ma certo «c'è un grande rispetto dei leghisti verso la Chiesa» ed «esiste una battaglia comune: contro l'invasione islamica».


    In ogni caso, spiega, c'è sempre la conversione: «Noi Ruspoli Marescotti abbiamo sempre confidato molto nelle conversioni. Quanti ne abbiamo convertiti!». Soprattutto il fondatore della casata, quel Mario Scoto che combatté i Sassoni per Carlo Magno e nel 782, come ha scritto Galeazzo Ruspoli nella storia della famiglia, mise a ferro e fuoco il villaggio di Verden: «Ai prigionieri fu detto che potevano scegliere tra farsi battezzare o morire. Per tre giorni interi, dall'alba al tramonto, Carlo Magno con i suoi vassalli e con Mario Scoto, assistette alla carneficina», spiega Lillio, con un lampo divertito negli occhi, «Nove su dieci! Quante teste abbiamo tagliato, per la Chiesa! Quante teste!». La principessa annuisce pensosa.

    Gian Antonio Stella


    Politica
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  2. #2
    Il Patriota
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    speriamo sia il primo segnale di nascita di un movimento etnofederalista serio al centro..e sopratutto speriamo che porti via un sacco di voti ad AN

  3. #3
    Il Patriota
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    Ruspoli nobile zapatista
    di Ruggiero Capone


    Alto, distinto, 75 anni ed una moglie bella e giovane: è l’identikit di Lillio Sforza Marescotti Ruspoli (principe di Cerveteri, conte di Vignanello, cavaliere del Santo Sepolcro, cavaliere del Sacro militare ordine costantiniano di San Giorgio, commendatore dell’Ordine dei santi Maurizio e Lazzaro, delegato gran priorale del Sovrano ordine militare di Malta) per inquadrare meglio la persona necessita fare un salto nel passato. Quel tanto che basta per capire che oggi è la proposta politica “Vento del Sud” ma da sempre è “fedeltà al Papato”.

    Gli avvenimenti hanno inizio in Spagna nel 1305, quando Esquiu De Floryan riportò al cattolicissimo sovrano una incredibile storia: gli era stata raccontata da un ex Templare (espulso dall’Ordine). Il Cavaliere avrebbe affermato di aver compiuto fatti inauditi di eresia all’atto di entrare a far parte dell’Ordine. Il re di Spagna (Jaime II) non vedeva di buon occhio l’Ordine: rappresentava un secondo potere oltre lo stato, di grande influenza nel paese, quindi ritenne opportuno non intraprendere azioni contro i “potenti Templari”, ma consigliò a De Floryan di rivolgersi a Filippo IV di Francia, detto il Bello. Quest’ultimo aveva una discreta esperienza in lotte contro la Chiesa, grazie al suo scaltro consigliere Guglielmo di Nogaret, artefice dello “schiaffo di Anagni” dato a Bonifacio VIII.

    L’azione andò oltre il semplice schiaffo, e così Filippo il Bello deleggittimava Bonifacio VIII, nominando un papa di suo gradimento: l’arcivescovo di Bordeaux, Bertrand de Goth, col nome di Clemente V. Così la Santa Sede si trasferiva in Francia, a Lione. L’incontro con Nogaret segnava irrimediabilmente il destino del glorioso Ordine del Tempio, e permetteva alla discendenza di Filippo il Bello di giungere ai nostri giorni. “I templari avevano giurato fedeltà a Bernardo da Chiaravalle e non alla Chiesa”, fece notare Filippo il Bello: da quel giorno Bernardo è riferimento delle organizzazioni segrete (oggi massonerie), invece i discendenti del re di Francia rimangono a servizio della Chiesa contro la massoneria (quel potere non talare che per Sforza Marescotti Ruspoli è il mondo parlamentare).

    Lo Sforza Ruspoli di oggi è discendente Filippo il Bello, e la Chiesa gli ha dato il suo bene placet a battersi contro la corruzione ed i poteri politici, in difesa del popolo. Ed infatti il principe (75 anni) porta come esempio nei suoi discorsi Emiliano Zapata, il rivoluzionario messicano che disse “tornerò e saremo in molti, tierra y libertad”. Una piccola curiosità, sono suoi amici Jean-Marie Le Pen e Jörg Haider ma anche Fausto Bertinotti (“un gran signore, coerente”): “è sceso in piazza a Roma con i no global e ha persino stretto la mano a José Bové, l’araldo dei contadini francesi contro i McDonald’s”.

    Ma il nome Ruspoli rievoca anche due eroi italiani deceduti durante l’ultimo conflitto ad El Alamein: entrambi fratelli dell’animatore del “Vento del Sud” a fianco di quest’ultimo, “per riedificare un’Italia più salda nei valori” (parola di principe) c’è il professor Paolo Possenti, che si occupa dei rapporti con il movimento europeo dei cristiano sociali (Csu di Stoiber), e Giovanni Visconti che ha trasformato l’agro di Lecce nello zoccolo duro dei centri d’azione agraria (braccio operativo del Vento del Sud).

    Signor Principe come ha inizio la sua avventura politica?

    Nel 1963 costituisco i centri d’azione agraria. Ed inizia così il mio impegno politico con un movimento interclassista, apartitico, indipendente. I centri hanno il preciso scopo di contrastare il gigantismo industriale e difendere l’agricoltura dalla politica d’abbandono favorita dai governi.

    Governi che si dicono democratici?

    Io sono democratico, i governi lo sono sempre stati molto meno di me. Infatti sei milioni di persone abbandonano negli anni ’60 le campagne e si piegano alla nuova forma di schiavitù delle catene di montaggio del triangolo industriale fra Torino-Genova-Milano. Chi non trovava lavoro in quelle località andava ad ingrossare le dimenticate periferie di Roma, Napoli, Palermo. Quel modello di sviluppo era stato voluto da Valletta (presidente della Fiat) con la complicità di Paolo Bonomi (democristiano della Federconsorzi), oggi lo si può valutare come completamente fallimentare. Infatti posso dire, solo per citare piccoli esempi, che gli italiani hanno pagato i dissesti di Banca di Sicilia, Banco di Napoli, Banco Ambrosiano, Ilva, Efim, Sir di Rovelli e Federconsorzi. L’elenco potrebbe continuare a lungo. Ancora oggi sulle spalle dei piccoli azionisti e dei contribuenti si tengono in piedi industrie che definisco “pataracchio”: costano decine di miliardi l’anno ai contribuenti e giovano solo al salotto buono, con il consenso dei sindacati e la benedizione della Banca d’Italia.

    Ma i partiti, sia di centro-destra che di centro-sinistra, non hanno nei loro programmi il risanamento del paese?

    I partiti sia di governo che d’opposizione continuano a sperare che ogni risanamento, soprattutto se impopolare, assurga ad impegno europeo, ad imposizione dell’Unione Europea. Naturalmente i partiti politici continuano a considerare le cure al malato sistema Italia come dei sacrifici che erodono il consenso di chi prende in mano il bisturi: quindi preferiscono che tutta l’impopolarità ricada sull’Europa. Quest’ultima è un soggetto informe, ancora non ben definito, su cui governanti e popolo italiano possono scaricare le colpe. Così i partiti continuano a difendere le solite rendite politiche della nomenklatura, e non amano alcun cambiamento. Il programma della formazione “Movimento federalista vento del Sud” tocca note che riguardano tutti.

    Come pensa di propagare il “Vento del Sud”?

    Tramite una rivoluzione culturale, che faccia partire dalla base il senso di difesa e la valorizzazione delle istituzioni, miriamo a sensibilizzare la società nel più ampio ed interclassista dei modi verso problematiche che ancora assillano il nostro paese. Il nostro è un movimento nazional-popolare e tradizionalista cattolico, ma non è assolutamente legato ad alcun movimento politico o pseudo-tale. Ci rivolgiamo in modo particolare agli studenti, alle categorie ed alle famiglie sulla soglia della povertà. A quel mondo sociale del centro-sud che, travolto dai debiti, sta abituandosi a sopravvivere sulle scorie della distruzione generalizzata. Il nostro movimento è contro ogni forma di razzismo e violenza, ed in particolar modo contro ogni forma di terrorismo pronto a minacciare il mondo. E’ nel nostro programma la difesa delle tradizioni religiose, civili e storiche delle nostre regioni.

    E nell’immedito a cosa lavorate?

    Non mi stancherò mai di ripetere che lavoriamo per il risanamento dell’economia. Purtroppo si percepiscono i segnali d’una situazione bloccata, con costi immensi per la società e forze politiche intente solo a tamponare. I giovani sono giustamente critici e sono, a differenza di certi adulti, non ricattabili. Poi il problema della magistratura ci fa riflettere: vorremmo una giustizia più giusta e rispettosa delle istituzioni.

    Quando dice ciò ricorda il caso di Giancarlo Cito, il sindaco di Taranto colpito da pesanti accuse?

    Lo ricordo perché è mio amico. L’ho difeso da chi voleva abbatterlo solo perché aveva costituito un movimento meridionale popolare: Cito è un angelo rispetto a certa gente che oggi siede in Parlamento.

    Da chi prende le distanze Ruspoli?

    Stiano lontani da Vento del Sud i provocatori e gli amici dei terroristi, gli antisemiti e gli estremisti di destra e di sinistra: per noi il richiamo alle radici cristiane d’Europa e al mondo rurale non deve essere inteso come un viatico all’odio contro lo stato d’Israele, che anzi onoriamo e appoggiamo idealmente come baluardo dell’Occidente contro il terrorismo arabo-islamico-palestinese. E’ importante un doveroso richiamo alla natura dei popoli d’Europa, che non possono non dirsi cristiani, e anche a scongiurare i disegni egemonici di nazioni come la Francia che vorrebbero immettere 50 milioni di algerini, di loro ex coloni, nel nostro continente: provocando così il disastro che ci si può immaginare. Magari anche insieme ad altri 70 milioni di turchi.

    Lei parla chiaramente con L’opinione, anche per troncare sul nascere le pretestuose polemiche giornalistiche seguite alla manifestazione tenuta un mese fa a piazza Navona. Va tutto bene. Ma il principe Lillio Sforza Ruspoli, leader del neonato movimento “Vento del Sud”, che riunisce agricoltori e artigiani sotto la bandiera del ritorno alle tradizioni e al rispetto per le istituzioni, non fa un qualcosa già comune ad An, Fi ed Udc? Il “Vento del Sud” cosa e chi rappresenta?

    Il “Vento del Sud” simboleggia il deserto: è il vento che dal Sahara sale verso nord e pulisce l’aria, spazza via i rifiuti e disinfetta l’ambiente. Rappresenta potenzialmente centinaia di migliaia di contadini e artigiani. Si propone di coordinare i movimenti culturali e l’associazionismo che si occupa dei problemi del centro e del meridione d’Italia.

    E quali sono questi problemi?

    Tanti, ma con un nome solo: disoccupazione, che è all'incirca all'8,5%, dovuta in gran parte alla crisi delle aziende agricole che poi sono fallite per colpa dell'abbandono delle campagne da parte dei contadini, travolti per lo più dai debiti per via dei troppi contributi da pagare e dalla concorrenza internazionale spietata e spesso sleale, nonchè dalle tasse italiane e dagli alti costi.

    Che succede a queste terre abbandonate?

    Finiscono in mano a finanziarie e a usurai senza scrupoli che spesso se le rivendono, dopo averne cambiato a suon di mazzette la destinazione d’uso, a vari speculatori edilizi, con il risultato di compromettere anche l’ambiente.

    Cosa propone “Vento del Sud” per arginare questi fenomeni?

    Una diversa e vorrei dire maggiore attenzione al mondo agricolo, per avere in Italia autonomia e sicurezza alimentare. L’agricoltura biologica non deve essere un lusso o l’eccezione ma la regola, i contadini sono i depositari della sicurezza alimentare degli italiani.

    Principe, lei per queste idee viene definito come una sorta di “no global” della nobiltà nera di Roma. E' apparso anche in foto con Josè Bovè d’altronde. Si riconosce in questa immagine?

    Mica tanto. Prima di tutto io con Bovè ho condiviso solo l’idea di autonomia alimentare del terzo mondo. Il resto invece mi divide da lui e dagli altri no global, comprese le passerelle nei territori dell'Autorità nazionale palestinese a favore e a braccetto di Arafat. Noi siamo invece contro il terrorismo e contro chi attraverso di esso fa valere le proprie pretese ragioni.

    A proposito di protezionismo, proprio dal terzo mondo accusano Europa e America di sostenere troppo i prodotti locali e di conseguenza di fare concorrenza sleale all'agricoltura dei paesi poveri. Anche Bovè peraltro è un seguace di questo contestato protezionismo, come se ne esce?

    Il vero problema adesso è il continente americano che rifornisce a bassi prezzi tutto il mondo con i propri prodotti alimentari. La nostra ricetta è tornare all’antica in una dimensione in cui si produca solo un po’ di più di quello con cui gli agricoltori di uno stato provvedono al fabbisogno alimentare interno. Gli Usa sostengono con 180 miliardi di dollari l'anno l'agricoltura, non la distruggono come si fa in Italia e in Europa. A tal proposito sempre ricordo le dichiarazioni di un ministro inglese del commercio estero che, prima dell’avvento dell'euro, disse che gli inglesi sarebbero entrati in Europa solo quando questa sarebbe stata autosufficiente dal punto di vista alimentare.

    Quali sono gli altri punti del vostro programma?

    Al primo posto c’è la difesa delle istituzioni dalla prepotenza della partitocrazia, sogniamo una democrazia anglosassone, dove i partiti si attivino solo per le elezioni e poi ritornino nel loro alveo senza travalicare le istituzioni. Sogniamo le primarie con candidati scelti dal popolo e non le solite liste bloccate imposte dalla lobby dei segretari di partito, leali solo tra di loro e non come dovrebbero alle scelte degli iscritti dei rispettivi partiti e dei cittadini. I partiti in Italia sono delle vere e proprie “corporazioni della poltrona”, e al loro interno la vita democratica non esiste, la regola è la dittatura di uno solo, contornato da adulatori e arrivisti di basso rango”.

    Al secondo posto?

    Diciamo al primo a pari merito c'è la convinta difesa delle radici cristiane nella futura costituzione europea: l'Europa deve avere un'anima per non cadere preda delle banche e delle multinazionali.

    Non è un discorso un po' scivoloso e che si presta a malintesi?

    Niente affatto, le radici cristiane d'Europa sono un simbolo di tolleranza, non di esclusione o discriminazione. Noi non vogliamo sotto le nostre bandiere i provocatori antisemiti che credono di essere autorizzati a crociate razziste. Quella gente che ha disturbato la nostra manifestazione di giovedì 16 ottobre io la diffido dal venire a mischiarsi con i nostri contadini, noi non siamo contro Israele, anzi difendiamo il suo diritto ad esistere, siamo contro gli attacchi del terrorismo arabo-islamico da parte dei palestinesi. Tutto questo sia ben chiaro.

    E sull’immigrazione come la pensa principe? Ha ragione Fini che vuole dare il voto agli immigrati?

    Io sono il nipote da parte di madre di un grande immigrato italiano in Sud America, quel Francesco Matarazzo che partito poverissimo nel 1878 da un paese in provincia di Salerno (Castellabate) ebbe 13 figli e fece fortuna in Brasile: costruendo una delle più grosse ditte di quel paese. Quando morì a San Paolo, nel 1938, vennero proclamati due giorni di lutto cittadino e nazionale. Io sono il simbolo vivente di una certa immigrazione, credo anche che sia giusto che chi lavora e paga le tasse da dieci anni in Italia debba potere avere accesso prima alla cittadinanza e poi al voto attivo e passivo. Ciò detto le uscite demagogiche dei giorni scorsi da parte di un noto esponente politico mi hanno sconcertato. Nel suo partito c’è un certo Tremaglia che ha condotto una nobile battaglia per il voto di decine di milioni di italiani residenti all'estero, la legge c'è ma questi italiani di fatto non hanno ancora mai votato. Che fretta abbiamo di proporre scorciatoie per stranieri che stanno in Italia in maniera precaria?

    Come pensa di ridare orgoglio ai contadini che lei rappresenta?

    Promuovendoli culturalmente e sarei anche contento che mi desse una mano il servizio pubblico radio televisivo: vedo troppi politicanti e attricette nei salotti dei talk show, da Vespa in giù. Perché qualche volta, magari a Domenica in, non invitano anche gli artigiani e i contadini, quelli che possono insegnare ai giovani i valori della terra, del cibo e del vino buono, e non solo quelli del consumismo ossessivo?

  4. #4
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    Arrow SECESSIONE

    UhMMM......di là non sembrano molto soddisfatti. clicca

    Sul punto dei sassoni hanno ragione :

    voi che dite?

  5. #5
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    Predefinito Re: SECESSIONE

    Originally posted by Jenainsubrica
    UhMMM......di là non sembrano molto soddisfatti. clicca

    Sul punto dei sassoni hanno ragione :

    voi che dite?
    le liste le ha fatte Bossi...vadano a protestare dal Capo ...per quel che mi riguarda se Ruspoli porta via vota ad AN a Roma ha svolto egregiamente il suo dovere....se poi si dovesse eleggere un europarlamentare al centro potrebbe essere l'inizio di qualcosa di interessante...
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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