LIBERO dice in prima pagina che Bossi è ricoverato a Fontanellato (PR), al Centro Cardinal Ferrari...
Sarà vero?
Ecco l'articolo:
Bossi in una nuova clinica vicino a Parma di dal nostro inviato CRISTIANA LODI -LEONARDO PICCINI
Il Senatur ricoverato in un centro di Fontanellato specializzato nelle terapie post-coma
FONTANELLATO (Parma) - Una villa neoclassica, imponente e silenziosa. Parco e piscine, camere singole e ristorante con self service, foresteria e anche una enorme pista per l'atterraggio degli elicotteri. Qui, al Centro Cardinal Ferrari di Fontanellato, venti chilometri da Parma, il dottor Bruno Gradenigo e la sua équipe provano a rimettere in piedi Umberto Bossi. Lo hanno portato in questa clinica, (...) ( segue a pagina 9) (...) immersa nella campagna e a due passi dalla Rocca dei San Vitale, martedì all'alba. Con la moglie Manuela e le guardie padane al seguito. E qui, nella stanza asettica, per prima cosa ha riascoltato alla radio la sua voce registrata. Alle tre del pomeriggio un infermiere lo ha sintonizzato su Padania Libera e così il Senatur ha risentito il messaggio che Giorgetti e Maroni hanno inciso su un nastro il giorno prima, per i suoi seguaci. E ha sentito anche le centinaia di telefo- nate in diretta, i saluti, gli auguri commossi del popolo della Lega e di chi ha deciso di essere ugualmente a Pontida, domenica: «In tuo onore, fratello nostro». In questa clinica per la riabilitazione dei pazienti che hanno subito lesioni cerebrali gravi, lavorano i fisiatri e i neurologi più preparati d'Europa. «Certi pazienti arrivano che non riescono a muovere un dito e poi li vedo uscire con le loro gambe. Certo, serve pazienza, ma alla fine i risultati arrivano», dice la signorina con la coda di cavallo addetta a compilare le schede dei ricoveri. Il programma terapeutico lo redige il dottor Gardenigo, un uomo magro e super-attivo, che adesso ha il compito di restituire Bossi in piena forma al popolo del Carroccio. Il paziente si trova al terzo piano, gli hanno dato una stanza singola, con la televisione, il frigobar e la finestra che dà sul grande parco. Questo è il reparto di riabilitazione intensiva. Gli hanno prescritto un programma di lavoro di tre ore al giorno. Ogni ciclo terapeutico dura trenta minuti. Si comincia al mattino e si finisce alla sera. Una fisiatra, una neurologa e una psicologa lo vanno a prendere nella sua stanza e lo spingono in carrozzella fino al piano seminterrato. Bossi si corica su un lettino azzurro e seguendo gli ordini della dottoressa, comincia con gli esercizi per guarire la gamba paralizzata dall'ictus. Flessioni, massaggi, piccoli passi su una pedana con le sbarre che lo sorreggono e poi stimolazioni e piccole scosse, con l'ausilio di apparecchiature sofisticate che misurano la risposta dei muscoli. Si fa di tutto per rimetterlo in sesto, anche se i medici ripetono: «Noi abbiamo un solo nemico: la fretta. Qui servono soltanto pazienza e costanza negli esercizi», dice una signorina con il camice bianco e il cartellino verde sul taschino. Il colore stavolta con Bossi non c'entra: tutto il personale del Centro Cardinal Ferrari porta un cartellino con indicato il nome e la qualifica. E a seconda dell'appartenenza a un gruppo professionale, il colore del cartellino cambia. Così fisioterapisti, logopedisti e ortottisti hanno il verde. I medici il rosso, gli infermieri il blu, gli psicologi il marrone. Altri professionisti (oculisti, radiologi, ortopedici e dentisti) si distinguono per il giallo. Il Senatur sbuffa e qualche volta manda a quel paese, ma si dà da fare. Esegue gli ordini e tiene duro. Dopo la ginnastica, nella piccola palestra che hanno messo a disposizione soltanto per lui al piano seminterrato, una ragazza con gli occhiali di osso e il sorriso facile, lo accompagna in piscina. L'Umberto si infila in un salvagente e a bordo vasca esegue i movimenti che la dottoressa gli suggerisce da un telefono nero. Più avanti lo faranno lavorare anche al computer, «per il recupero della cognitività», spiega un medico, «dalla lettura dei messaggi immagazzinati dalla macchina si può capire quanti progressi sono stati fatti». Ma non finisce qui: al piano rialzato ci sono il "laboratorio del movimento" e "l'aula didattica". Qui dentro per il paziente Bossi è pronto un programma di lavoro per il «totale recupero dei movimenti fini», ossia l'uso delle mani e delle dita. Poi sarà la volta di lavorare sul linguaggio: le logopediste del Cardinal Ferrari hanno già un piano di lavoro pronto. Insomma il percorso è lungo e faticoso. Ma il condottiero freme, stringe i denti e ce la mette tutta per tornare presto dai suoi. Al sesto piano, nella foresteria della clinica, Manuela ha affittato una stanza per stare sempre accanto al suo uomo. Ma alla signora Bossi è concesso vederlo soltanto negli orari di visita. Anche per lei c'è una tabella da rispettare: dalle 9 e 45 alle 12 e 30; dalle 14, 45 alle 20. Ma soltanto quando il paziente Bossi non è impegnato con gli esercizi e la riabilitazione. Ancora sacrifici e tenere duro. In attesa che il Senatur torni alla carica sul pratone di Pontida.




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