La proposta di Giorgio La Malfa
«Il Mezzogiorno ha urgenza del proprio ministero»
Giorgio La Malfa*
La differenza fra il reddito pro capite delle regioni del Mezzogiorno e le regioni dell'Italia del Centro Nord è del 40%: 15.000 euro al Sud rispetto a 25.000 euro al Centro-Nord. Il divario medio non tende a diminuire. Anzi. Se teniamo conto dei grandi trasferimenti di capitale operati dallo Stato, dobbiamo temere che, in assenza di tali interventi, questo divario aumenti ancora.
Le persone in cerca di occupazione raggiungono il 64% al Sud, mentre la popolazione del Mezzogiorno è soltanto poco più di un terzo della popolazione di tutta l'Italia.
Il tasso di disoccupazione al Sud è al 18%, contro il 4,5% del Nord. Il tasso di disoccupazione dei giovani del Sud è al 49%, contro il 14% del Centro-Nord.
Famiglie povere al Sud
Le famiglie del Mezzogiorno che vivono in condizioni gravemente disagiate e in cui nessun membro del nucleo famigliare ha una occupazione sono il 10%; mentre nell'Italia settentrionale accade soltanto per il 2%.
Tre quarti delle famiglie povere italiane vivono al Sud. 17 punti in percentuale segnano la differenza di produttività fra il Nord e il Sud.
Questi dati sono la dimostrazione che il divario fra Nord e Sud continua a essere fortissimo, nonostante gli sforzi compiuti dal 1946 ad oggi.
Nei primi anni del dopoguerra, infatti, fu grande l'impegno per lo sviluppo del Sud, per stimolarne una crescita forte e duratura. Ma recentemente si è pensato che gli interventi straordinari non fossero più necessari, passando così a una politica ordinaria: si è sciolta la Cassa per il Mezzogiorno e si è abolito il Ministero per il Coordinamento degli interventi nel Mezzogiorno. Insomma, si è pensato che per l'Italia meridionale fossero sufficienti le leggi a favore delle zone meno sviluppate e i finanziamenti dell'Unione Europea per le regioni più povere.
Così, oggi non esiste un ente di riferimento per il nostro Sud. Alcune risorse sono distribuite dal ministero dell'Economia, altre dal ministero delle Attività produttive, oppure dal ministero dell'istruzione. Anche il ministero delle Infrastrutture o dell'Ambiente si occupano di iniziative per il Mezzogiorno, e altre risorse sono gestite dalle singole Regioni. Ma senza un coordinamento. E, d'altra parte, sappiamo bene che le risorse messe a disposizione dalla Comunità Europea non sono sempre facilmente utilizzabili.
Dunque, manca uno strumento che consenta di intervenire in maniera programmata, provvedendo alla crescita complessiva di tutta l'area meridionale, e che sia giustificato dalle difficoltà economiche del Sud. Voglio dire che questo strumento dovrebbe funzionare fin tanto che tali difficoltà esisteranno, per poi essere sciolto una volta che il Mezzogiorno abbia raggiunto un livello di sviluppo adeguato.
Amministrare le risorse
Da qui nasce la nostra proposta per il Sud: perché lo strumento di cui ho detto può essere soltanto un ministero per lo Sviluppo del Mezzogiorno. Un ministero che amministri le risorse destinate al Sud: quelle risorse che oggi sono gestite da vari ministeri in modo non ordinato e, quindi, irrazionale.
Al ministero per lo Sviluppo del Mezzogiorno andrebbero trasferite:
- le funzioni in materia di politica delle aree depresse, che sono ora attribuite al Ministero dell'Economia;
- le funzioni in materia di agevolazioni alle attività produttive e di promozione degli investimenti esteri nelle aree depresse, attribuite oggi al Ministero delle attività produttive;
- le funzioni di promozione e sostegno della ricerca, attualmente di competenza del ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca.
Il ministero dovrebbe occuparsi anche di coordinare le varie iniziative che riguardano il territorio del Sud. Strade, ferrovie, scuole, ospedali: sono progetti che non possono essere affrontati seriamente senza coordinamento fra le Regioni interessate. Ma il ministero dovrebbe svolgere anche un compito di vigilanza sulle società a partecipazione pubblica che hanno responsabilità per il Mezzogiorno.
Ecco perché ritengo indispensabile questa proposta: per dare all'Italia uno strumento con cui risolvere i problemi del Sud e perché, in un arco di tempo ragionevole, il Mezzogiorno, non sia più assimilabile soltanto alla “questione meridionale”.
* presidente del Partito repubblicano italiano
tratto da LA SICILIA Online 6 giugno 2004





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