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  1. #1
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    Talking Ringraziamo gli americani!

    Il nostro comandante Custer, nel solito messaggio alla nazione ha detto testualmente:

    Dobbiamo essere riconoscenti sempre agli americani che hanno salvato il nostro paese da (... pausa ...) dal comunismo e dal nazismo.


    A parte la paranoica inversione temporale del nano, che è sempre divertente, è ancora più ironica la dimenticanza, tra le dittature abbattute dall'intervento americano, di quella nostrana, di quella che l'Italia, vergognosamente, ha offerto al mondo.

    Gli americani, caro Nano, ci hanno liberato dai fascisti, prima che dagli altri. E se ci hanno liberato anche dai nazisti è solo un riflesso perchè questi, in Italia, ci stavano su "gentile invito" fascista, mentre i cosacchi, mi consenta, fisicamente non ci hanno mai invaso, e anche se Ferrara le ha detto il contrario, mi creda, non la sto prendendo per il naso.

    Vede che il Camera-Fabietti, se letto, serve a qualcosa?

  2. #2
    memoria storica di PoL
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    Predefinito



    cari amici
    tralasciamo di commentare le opinioni di un mongolide studioso di cacche e canditato al Nobel per l'imbecillità idiota ed esaminiamo invece le dichiarazioni del premier...

    Egli ha affermato testualmente che dobbiamo essere grati agli Stati Uniti che ci hanno liberato dai nazisti e dai comunisti...

    Tralasciamo pure il piccolo particolare che nel luglio del '43, quando gli anglo-americani invasero la Sicilia senza che nessuno [a parte la Mafia...] li avesse invitati, in Italia vi erano sì e no un paio di divisioni di 'nazisti' concentrate nel centro-sud e destinate a contrastare proprio l'invasione dell'Italia da parte degli alleati...

    Tralasciamo pure il piccolo particolare che a salvare l'Italia dai comunisti a Yalta fu semmai Winston Churchill, perchè se fosse stato per Roosevelt quello a Stalin avrebbe regalato anche il sedere...

    Tralasciamo pure tutto quello che volete e chiediamoci piuttosto una... anzi due cose...

    ... non hanno forse gli italiani già pagato a sufficienza il 'debito', quale che esso sia, a suo tempo contratto?...

    ... per quanto tempo ancora dovremo pagare il tributo di sangue che comporta il seguire pedissequamente la politica di aggressione portata avanti dagli Stati Uniti in Medio Oriente con il [non tanto] tacito consenso di Israele?...


    saluti a tutti!...


    --------------

    Nobis ardua

    Comandante CC Carlo Fecia di Cossato

  3. #3
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    La domanda vera e': dobbiamo essere riconoscenti agli americano o a bush?

    E non e' una domanda retorica, visto che le fortune della famiglia Bush sono cominciate con i traffici ed i finanziamenti che il nonnino di Bush faceva con i nazisti, nonostante cio' all'epoca fosse proibito negli USA....

    Non mi sembra quindi di dover nessun debito di riconoscenza ad un siffatto individuo che siede alla casa bianca grazie sopratutto ai soldi ottenuti con gli aiuti ai nazzisti...

  4. #4
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    Vai su google e cerca Prescott Bush Nazis...

    Ne hai da leggere per un mese...

  5. #5
    Ospite

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    In origine postato da Fecia di Cossato


    cari amici
    tralasciamo di commentare le opinioni di un mongolide studioso di cacche e canditato al Nobel per l'imbecillità idiota ed esaminiamo invece le dichiarazioni del premier...

    Egli ha affermato testualmente che dobbiamo essere grati agli Stati Uniti che ci hanno liberato dai nazisti e dai comunisti...

    Tralasciamo pure il piccolo particolare che nel luglio del '43, quando gli anglo-americani invasero la Sicilia senza che nessuno [a parte la Mafia...] li avesse invitati, in Italia vi erano sì e no un paio di divisioni di 'nazisti' concentrate nel centro-sud e destinate a contrastare proprio l'invasione dell'Italia da parte degli alleati...

    Tralasciamo pure il piccolo particolare che a salvare l'Italia dai comunisti a Yalta fu semmai Winston Churchill, perchè se fosse stato per Roosevelt quello a Stalin avrebbe regalato anche il sedere...

    Tralasciamo pure tutto quello che volete e chiediamoci piuttosto una... anzi due cose...

    ... non hanno forse gli italiani già pagato a sufficienza il 'debito', quale che esso sia, a suo tempo contratto?...

    ... per quanto tempo ancora dovremo pagare il tributo di sangue che comporta il seguire pedissequamente la politica di aggressione portata avanti dagli Stati Uniti in Medio Oriente con il [non tanto] tacito consenso di Israele?...


    saluti a tutti!...


    --------------

    Nobis ardua

    Comandante CC Carlo Fecia di Cossato
    Senza lo scudo protettivo militare americano dimmi che fine avremmo fatto negli ultimi cinquanta anni.

  6. #6
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    In origine postato da Manuel
    Senza lo scudo protettivo militare americano dimmi che fine avremmo fatto negli ultimi cinquanta anni.
    E tu dimmi questo cosa cavolo centra con la sudditanza alle scelte di bush e neocons... Gente che ha ben altro passato.... A studiare....

  7. #7
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    "cari amici tralasciamo di commentare le opinioni di un mongolide..."

    Sono bianco indoeuropeo con un IQ ben al di sopra della media di questo sgangherato paese così come in altezza. Da che ne so non mi sembra di potermi considerare mongoloide, categoria per la quale comunque nutro il massimo rispetto.

    "...studioso di cacche e canditato al Nobel per l'imbecillità idiota..."

    Due cose: forse non l'hai ancora capito ma l'unico momento nella mia vita in cui mi occupo di cacche è quando leggo quelle che tu scrivi riguardo ad avvenimenti storici... Lo faccio per fortuna di rado e per sbaglio, non accorgendomi che l'autore sei tu. Quando me ne accorgo, evito di perdere tempo. La seconda: che differenza c'è tra "l'imbecillità idiota" e un altro tipo di imbecillità?

    Stammi bene!

  8. #8
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    Predefinito Re: Ringraziamo gli americani!

    In origine postato da Aeroplanino
    Il nostro comandante Custer, nel solito messaggio alla nazione ha detto testualmente:

    Dobbiamo essere riconoscenti sempre agli americani che hanno salvato il nostro paese da (... pausa ...) dal comunismo e dal nazismo.


    A parte la paranoica inversione temporale del nano, che è sempre divertente, è ancora più ironica la dimenticanza, tra le dittature abbattute dall'intervento americano, di quella nostrana, di quella che l'Italia, vergognosamente, ha offerto al mondo.

    Gli americani, caro Nano, ci hanno liberato dai fascisti, prima che dagli altri. E se ci hanno liberato anche dai nazisti è solo un riflesso perchè questi, in Italia, ci stavano su "gentile invito" fascista, mentre i cosacchi, mi consenta, fisicamente non ci hanno mai invaso, e anche se Ferrara le ha detto il contrario, mi creda, non la sto prendendo per il naso.

    Vede che il Camera-Fabietti, se letto, serve a qualcosa?
    Per la verità nella versione audio che ho sentito in tv, e non soffro di allucinazioni, mi pare proprio di aver udito subito dopo " e ci hanno salvato da una dittatura"..... ma forse la stampa "serva di Berlusconi" (secondo il linguaggio neobrigatista di certa Opposizione) non se ne è accorta. O il discorso è un altro.

    Shalom!!!

  9. #9
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    Cool ... le solite storielle trite e ritrite cui nessuno a mai creduto...

    E' evidente che le stupidaggini continumente pompate in testa ai lattanti sprovvisti cervello finiscono fatalmente per sembrare cose ovvie...

    Una di queste suona così: gli americani ci hanno liberato da una ventennale dittatura. Per rendersi conto della sciocchezza di questa affermazione è sufficiente leggere l'articolo che segue, nel quale viene ribadita quella che è un'ovvia verità: la caduta del fascismo fu conseguenza del 'colpo di stato' del 25 luglio, ordito dal re e dalla maggior parte degli stessi gerarchi fascisti per 'salvarsi le chiappe' presentandosi come i 'salvatori dell'Italia', operazione al cento per cento italiana della quale gli americani seppero solo a cose fatte... con buona pace di Berlusconi e del suo amico George ...


    D'improvviso l'Italia fascista di frantumò in mille pezzi

    di Goffredo Adinolfi


    Tra il 25 luglio e l'8 settembre 1943 l'Italia vive uno dei periodi più complessi della sua storia. Da vent'anni il fascismo impedisce un qualsiasi tipo di ammodernamento delle strutture politico-sociali italiane, imponendo alla popolazione oltre ad una feroce dittatura anche una decade continua di estenuanti guerre: Etiopia, Albania, Grecia e Spagna sono le quattro guerre che Mussolini combatte indipendentemente dalla sua alleanza con Hitler, poi, dopo la tragica alleanza si aggiungeranno i fronti di Francia, Yugoslavia, Russia, Stati Uniti e Gran Bretagna. Sono dieci anni di guerra quasi continuativa quelli che gli italiani devono affrontare fino al 25 aprile del 1945, un po' troppi per un paese la cui economia è basata prevalentemente sul settore agricolo, in un periodo oltretutto dove per vincere le guerre occorre un apparato industriale all'avanguardia, grandi risorse naturali come carbone e petrolio e invece l'Italia non ha niente di tutto questo. Sicuramente è vera l'affermazione secondo la quale il fascismo si basa su un consenso più o meno passivo della popolazione italiana, ma è altrettanto vero che gli italiani non perdoneranno mai a Mussolini di averli presi in giro promettendogli tanta gloria e ricchezza, dandogli invece solamente morte e miseria. Dopo il 1935 il consenso si trasforma rapidamente in dissenso per trasformarsi poi in paura dopo la folle dichiarazione di guerra del 1940. In questo articolo si cercherà di soffermarsi sul periodo che va dal 25 luglio all'8 di settembre omettendo per ragioni di spazio, e ragionamento, ciò che è avvenuto prima e dopo le date. Inutile dire che quanto avverrà dopo l'8 di settembre, la guerra partigiana[1], le deportazioni e la liberazione, sono delle conseguenze dirette di scelte drammaticamente sbagliate fatte prima da Mussolini e poi da Badoglio durante i 'quarantacinque giorni' che dal 25 luglio portano alla data dell'armistizio italiano con le forze anglo-americane. Il 25 luglio 1943, all'indomani dell'ultima riunione del Gran Consiglio del Fascismo, tenutasi nella notte tra il 24 e il 25 luglio, il re Vittorio Emanuele III trova finalmente il coraggio di estromettere Benito Mussolini dalla carica di Capo del Governo per sostituirlo con un uomo di sua maggiore fiducia: il maresciallo Badoglio. È il 25 luglio del 1943 quando il re comunica a Mussolini la sua decisione durante l'ultima riunione che i due terranno al palazzo del Quirinale a Roma. L'ormai ex-duce viene fatto immediatamente arrestare e trasportato fuori dalla capitale in un luogo che per ragioni di sicurezza deve restare il più possibile segreto. Le 'granitiche' istituzioni fasciste, come la milizia e il partito, vengono colte in contropiede dalla rapidità della decisione del re e non riescono così a organizzare nessun tipo di resistenza o di reazione. Vent'anni di storia si dissolvono come un castello di carte e nelle calde giornate di quell'estate gli altisonanti annunci di gloria del Duce lasciano il posto alle grida di gioia degli italiani subito informati da un laconico messaggio annunciato alla radio: 'Sua Maestà il Re e Imperatore ha accettato le dimissioni dalla carica di Capo del Governo, Primo Ministro Segretario di Stato, presentate da Sua Eccellenza il Cavalier Benito Mussolini ed ha nominato Capo del Governo Primo Ministro Segretario di Stato Sua Eccellenza il Cavaliere Maresciallo d'Italia Pietro Badoglio'. Il fascismo non era crollato in seguito ad una sommossa popolare, questo no, benché nei mesi precedenti il nervosismo degli italiani avesse preso forma in numerosi scioperi, ora per l'Italia intera è ora di festeggiare, finalmente dopo vent'anni di dittatura e quasi un decennio di guerre su vari fronti si può finalmente ritornare a sperare in un futuro più sereno. Si spera soprattutto di poter uscire rapidamente dalla guerra e di tornare finalmente a riabbracciare i propri cari, partiti per i vari fronti in Russia, Grecia, Africa, Francia. Si distruggono poi i simboli dell'odiato regime, volendo così sfogare la rabbia accumulata in più di vent'anni di frustrazione, si scende in strada a manifestare per chiedere al governo di portare l'Italia fuori dal conflitto.

    Invece le decisioni del nuovo governo deludono rapidamente le aspettative: il Capo del Governo, il Maresciallo Badoglio, annuncia sinistramente che la guerra al fianco della Germania sarebbe continuata come prima. La tristezza è grande, soprattutto perché la libertà tanto sospirata dalla popolazione incontra la resistenza da parte del re e da parte di Badoglio, fermamente intenzionati a instaurare una dittatura di tipo militare e a reprimere qualsiasi moto di ribellione. Vale la pena soffermarsi un momento sul proclama che Badoglio, subito dopo la sua nomina come capo del Governo, consegna alla nazione: 'Italiani, per ordine di sua Maestà il Re e Imperatore assumo il governo militare del Paese, con i pieni poteri. La guerra continua. L'Italia, duramente colpita nelle sue province invase, nelle sue città distrutte, mantiene fede alla parola data, gelosa custode delle sue millenarie tradizioni. Si serrino le fila attorno a Sua Maestà il re e Imperatore, immagine vivente della patria, esempio per tutti. La consegna ricevuta è chiara e precisa. Sarà scrupolosamente eseguita e chiunque si illuda di poterne intralciare il normale svolgimento o tenti turbare l'ordine pubblico sarà inesorabilmente colpito. Viva l'Italia!... Viva il Re!...' In effetti non si può dire che Badoglio e il re fossero all'altezza della intricatissima situazione nella quale il nostro paese si era venuto a trovare. Uscire troppo rapidamente dalla guerra avrebbe infatti messo a repentaglio la vita dei soldati italiani che combattevano al fianco dei tedeschi e, d'altro lato, avrebbe esposto l'Italia a una inevitabile ritorsione da parte dell'esercito di Hitler che nel frattempo cominciava la sua penetrazione attraverso le Alpi per poi scendere rapidamente verso Roma, nel tentativo di impedire l'avanzata americana. Ufficialmente l'esercito Tedesco si muove per rispondere a una richiesta che in precedenza Mussolini aveva fatto, ma è chiaro che ormai l'Italia senza il suo Duce e senza il fascismo diventa un alleato piuttosto inaffidabile. Occorre tempo perché il governo italiano possa preparasi in modo sicuro all'uscita dal conflitto e a Badoglio gli americani di tempo ne concedono parecchio: quarantacinque giorni. Eppure sembra che alla Real Casa e al Governo le sorti del paese interessino davvero poco e l'Italia si trasforma in terra di conquista e di razzie. Nella sostanza l'Italia andava sempre più separandosi in un due distinte zone di occupazione, a nord quella tedesca e a sud quella americana. L'unità stessa del paese viene ora messa in discussione e la popolazione, prostrata sia dai numerosi anni di guerra sia dalle ripetute sconfitte, deve preparasi all'inizio di una nuova e ancor più grande tragedia. Vista l'inerzia del governo i bombardamenti americani sull'Italia si intensificano sempre di più. L'agosto del 1943 è una vera e propria mattanza, gli impianti industriali del triangolo industriale vengono rase al suolo, le città sono distrutte e i morti tra una popolazione civile inerme non si contano neanche più. Nel solo agosto del 1943 Torino ci saranno 1175 morti e 1615 feriti in incursioni aeree. A Milano perderanno la propria abitazione 230 mila persone. Così Camilla Cederna, citata da Paul Ginsborg, descrive quei momenti tragici: 'Nel tardo pomeriggio aiutiamo quindi anche noi a gonfiare quel fiume di gente che sfolla verso la campagna. C'è chi ha una meta precisa, chi invece coi bambini e delle coperte pernotterà sui prati della periferia. È un lamentevole esodo, percorso da disordinata eccitazione. I sidecar delle moto sono stipati, ci sono i carretti tirati a mano zeppi di bambini'[2]. Il 6 agosto l'alleanza tra l'Italia e la Germania viene 'rinsaldata' da un incontro tra von Ribbentrop, ministro degli esteri tedesco, con Guariglia, il nuovo ministro degli esteri Italiano, avvenuto a Tarvisio. I rappresentanti di entrambi i paesi sono ben consci della finzione dell'incontro. I tedeschi hanno la certezza del fatto che Badoglio stesse trattando con gli americani una possibile resa, ma fino a che la firma sulla resa non era apposta entrambi avrebbero continuato nel loro tragico gioco delle parti dei due fedeli alleati. Il successivo incontro di Casalecchio, nei pressi di Bologna, sarebbe stato improntato da una quasi totale sfiducia da parte dei tedeschi nei confronti degli italiani, in un momento in cui il dispiego delle forze tedesche in Italia è già sostanzialmente avvenuto e nel quale ormai i tedeschi sono gli unici veri padroni della situazione politica italiana. Intanto il governo italiano continua a perdere tempo prezioso. In quei quarantacinque giorni sarebbe stato possibile preparare il campo a uno sbarco americano, magari nei pressi di Roma, che avrebbe potuto risparmiare tanta sofferenza e invece i vertici militari americani continuano a non trovare interlocutori affidabili in Italia. Non è di fatto possibile progettare nessun intervento. Mentre i ministri degli esteri italiano e tedesco si incontravano a Tarvisio il generale Castellano, inviato del governo italiano, si recava a Lisbona per avviare i contatti con il comandante delle forze armate americane, il generale Eisenhower. Castellano parte da Roma verso Lisbona senza le credenziali necessarie per avviare le trattative, senza il permesso di negoziare alcunché e con il solo mandato di capire che cosa volessero gli anglo-americani dall'Italia e, nonostante la concitazione del momento, impiegherà ben cinque giorni per concludere il suo viaggio. Il motivo di tanta impreparazione non era casuale ma voluta dallo stesso Guariglia il quale temeva che il suo generale si lasciasse andare a eccessive concessioni in un momento in cui il re non aveva alcuna intenzione di farne.



    A Castellano il governo italiano non aveva fornito neppure una radio per comunicare, un qualsiasi codice cifrato, assolutamente niente, per due settimane del generale italiano non se ne saprà più nulla tanto che il governo italiano, credendolo disperso, invierà il generale Zanussi per aprire le trattative proprio quando Castellano era di rientro a Roma il 27 di agosto. Il 29 agosto Badoglio e il re decidono di sconfessare quanto Castellano aveva detto a Lisbona e di non firmare l'armistizio. In effetti sulla questione della resa italiana v'è davvero poco su cui discutere visto che gli anglo-amercani pretendevano dal nostro paese, così come per la Germania e per il Giappone, una resa incondizionata. Il Re[3] è invece convinto che le responsabilità del conflitto ricadano tutte su Mussolini e essendo stato lui defenestrato riteneva non fosse giusto che l'Italia pagasse per colpa sua. Anzi Vittorio Emanuele III sosteneva di potere vendere a caro prezzo agli americani una possibile neutralità italiana [sic!...], pensava di potere negoziare un mantenimento dell'impero coloniale italiano e cambiando fronte potersi addirittura sedere sul tavolo dei vincitori [no comment!...- n.d.r.]. L'armistizio verrà firmato il 3 settembre a Cassibile dopo estenuanti inseguimenti e goffi tentativi di prendere tempo da parte di Badoglio. Le clausole dell'armistizio sarebbero invece entrate in vigore l'8 di settembre data nella quale è fissato lo sbarco degli americani nei pressi di Salerno, essendo stata scartata a priori la possibilità di uno sbarco a nord di Roma, come inizialmente previsto, sulla base di erronee valutazioni del governo italiano che riteneva l'esercito tedesco troppo bene equipaggiato per potere essere affrontato con successo. Il 7 settembre due generali americani vengono incaricati di concordare gli ultimi particolari relativi allo sbarco con il generale di Stato Maggiore Ambrosio il quale, non si farà trovare[4]. Il generale Taylor troverà un suo sostituto, il generale Carboni, il quale gli dice che assolutamente non sarebbe stato possibile comunicare l'armistizio l'8 di settembre e che sarebbe stato quindi necessario rimandare lo sbarco di alcuni giorni. La decisione di rimandare la ufficializzazione dell'armistizio risiedeva nella volontà da parte del Re di sconfessare lo stesso e di continuare nell'incertezza sperando in un futuro più vantaggioso. Il generale Eisenhower, infuriato, sarà costretto a ufficializzare la firma dell'armistizio al posto dell'Italia e con grande umiliazione per l'Italia stessa. Ironia della sorte proprio quella mattina il re aveva giurato fedeltà ai Tedeschi in presenza dell'ambasciatore tedesco in Italia. Dopo l'8 di settembre l'Italia verrà abbandonata a se stessa. L'esercito italiano, che era a stretto contatto con quello tedesco, verrà trucidato. Nulla era stato fatto dal governo e dalla monarchia per mettere al riparo ciò che era possibile difendere. Roma verrà subito abbandonata e conquistata agevolmente da poche truppe tedesche insieme a tutto il centro e il nord dell'Italia che diventerà terra di razzia per i nazisti. La corte italiana fuggirà da Roma senza lasciare consegne alle truppe.

    Come abbiamo visto Mussolini era stato arrestato il 25 luglio e trasferito in varie prigioni italiane. La paura del governo Badoglio e del re era quella che i tedeschi potessero tentarne la liberazione e restaurare quindi un governo fascista. In effetti i servizi segreti tedeschi stavano facendo di tutto per cercare di capire dove fosse stato portato Mussolini. Il 28 luglio l'ex-Duce viene portato a Ponza por poi essere trasferito a La Maddalena e infine a Campo Imperatore sul Gran Sasso. Le notizie a disposizione di Hitler sono invece frammentarie e contraddittorie, dopotutto gli italiani sono ancora suoi alleati e quindi non gli è neppure possibile un'azione troppo energica contro il governo Badoglio correndo così il rischio di offrire al governo italiano una ghiotta occasione per distaccarsi dall'alleanza e uscire dal conflitto. L'ultima prigione di Mussolini, Campo Imperatore, viene considerata davvero inespugnabile. Unica via per raggiungerla una funivia facilmente controllabile e, secondo le forze dell'ordine, difficilmente raggiungibile dall'alto da un ipotetico blitz aereo. Occorre sottolineare che quando si pensa alle prigioni di Mussolini non bisogna pensare a un carcere qualsiasi, i luoghi della sua detenzione sono normalmente ville isolate di tutto riguardo. Nonostante tutte le precauzioni prese per nascondere l'ex-Duce alcune imperfezioni nel servizio di sicurezza italiano e alcuni indizi attraggono la curiosità degli agenti tedeschi che cominciano a indagare in zona per verificare l'intuizione. Un brulicare di uomini in divisa, un ambulanza che girava sempre sotto scorta, un controllo eccessivo alla funivia aiuteranno i tedeschi a trovare il loro uomo. Intanto Mussolini era psicologicamente prostrato. Soprattutto durante il suo soggiorno a Campo Imperatore le sue condizioni fisiche peggiorano visibilmente. La notte tra l'11 e il 12 settembre tenta addirittura il suicidio quando, appreso dalla radio della firma dell'armistizio, scopre che sarebbe dovuto essere consegnato agli anglo-americani. Il rapido intervento dei carabinieri pone però fine a questo tentativo e Mussolini viene salvato. Ai carcerieri non è però ben chiaro cosa si dovesse fare nel caso di un blitz volto a liberare l'ex-dittatore da parte dei tedeschi. Resistere a un possibile intervento, uccidere il Duce evitando che potesse cadere in mano dei tedeschi, oppure evitare qualsiasi contatto. Gli ordini di Badoglio manco a dirlo non sono assolutamente chiari anche se probabilmente a Badoglio non sarebbe dispiaciuta una morte accidentale di Mussolini e forse non avrebbe visto di buon occhio una sua possibile consegna agli anglo-americani.Troppo compromesso con il fascismo, Badoglio aveva in effetti molto da perdere in un eventuale processo fatto contro lo scomodo prigioniero. Fatto sta che nessun provvedimento era stato preso dopo l'8 di settembre per mettere al sicuro da una incursione tedesca Mussolini. Alle 14 e 30 del 12 settembre truppe tedesche vengono paracadutate a Campo Imperatore coadiuvate da una colonna che dal basso della montagna si impadronisce rapidamente di tutte le sue vie di accesso. L'operazione Eiche si concluderà positivamente per i tedeschi, i carcerieri di Mussolini non avevano assolutamente reagito impressionati dalla sorpresa e dalla rapidità della missione. Il 14 settembre Mussolini era già in Germania per concordare la rinascita del fascismo nella zona di occupazione tedesca. La nascita della Repubblica di Salò Ci si potrebbe ora chiedere perché i tedeschi avessero bisogno di Mussolini a capo di un governo fascista che restaurasse una finta sovranità italiana. La domanda si fa poi ancora più urgente se si pensa che era desiderio di Hitler di annettere l'Alto Adige, fino a sud delle venezie, alla Germania. La risposta non è del tutto semplice, ma in effetti l'alleanza del Duce serve a Hitler per due ragioni. La prima perché così l'occupazione dell'esercito diventa più agevole e gran parte del mantenimento dell'ordine pubblico può essere delegato a Mussolini, e poi perché, da un punto di vista della propaganda, la perdita di Mussolini, che un tempo era stato il grande maestro, avrebbe rappresentato per il Fuhrer un grande smacco. Il ministero degli esteri tedesco subito dopo il 25 luglio favorisce la fuga di parte dei gerarchi fascisti in Germania in vista di una ricostituzione di un governo Mussolini o di un suo emulo visto che dell'esistenza di Mussolini non se ne sapeva più nulla dopo il suo arresto. Un governo fascista si forma a Monaco in assenza di Mussolini fin dall'8 di settembre in attesa del suo rientro. Il nucleo fondamentale del governo è formato da: Vittorio Mussolini, l'ex ministro della propaganda Pavolini, e Farinacci. Su quest'ultimo si era addirittura azzardata l'ipotesi da parte di Hitler che potesse sostituire il Duce. Un gruppo di persone accomunate da una forte sentimento di vendetta nei confronti dei traditori del fascismo e dalla volontà di costruire un fascismo 'senza compromessi'. I primi a pagare l'odio fascista saranno i 'traditori' che il 25 luglio avevano votato contro Mussolini al Gran Consiglio del Fascismo.[5] Dopo una riunione tra i vertici del partito nazionalsocialista tenutasi il 10 settembre verrà sottoscritta una 'disposizione del Fuehrer per l'insediamento di un plenipotenziario del Reich grande-tedesco in Italia e per la suddivisione dei territori italiani occupati'. Quanto alla suddivisione dei poteri politici tale decisione stabiliva: 'Al fine di garantire il successo della lotta comune del Reich tedesco e dell'Italia fascista delibero quanto segue: 1) Come plenipotenziario del Grande Reich tedesco presso il governo nazionale fascista in Italia nomino il legato Rahn. Egli riceverà le sue direttive attraverso il ministero degli esteri....
    Questa disposizione sanciva l'esistenza di una Italia satellite sotto le dipendenze del ministro degli esteri tedesco von Ribbentrop e va integrata con un'altra decisione presa dai vertici del Reich, ovvero quella di suddividere l'Italia in differenti zone di occupazione nella quale l'influenza del nuovo governo Mussolini era determinata dalle esigenze belliche tedesche. Il 27 di settembre del 1943[6] avrà luogo la prima riunione del governo della neo-nata Repubblica Sociale Italiana. Da un punto di vista formale la RSI non aveva nessun legame di continuità con l'Italia, i cui rappresentanti legittimi restavano il re Vittorio Emanuele III e il governo Badoglio. L'autorità e l'esistenza della Repubblica di Salò si basa unicamente sulla volontà dei nazisti i quali determinano gran parte delle scelte di tale governo. Mussolini viene costantemente controllato e scortato da uomini delle SS. Per quanto riguarda l'ordine pubblico i prefetti italiani sono affiancati da rappresentanti del Reich e anche all'interno del governo repubblichino vi era un 'consigliere straordinario per le operazioni di polizia'. Di fatto l'area di controllo del governo di Salò si limitava a una ristretta parte della pianura padana. Nella sostanza, l'intera area di occupazione tedesca, indipendentemente dal fatto che essa fosse gestita da Mussolini o no, diventerà un luogo di deportazione di manodopera italiana verso la Germania, di deportazione ebraica e di continui massacri della popolazione civile come, ad esempio, l'eccidio delle Fosse Ardeatine a Roma e moltissimi altri che verranno perpetrati in tutto il territorio, il tutto sotto lo sguardo passivo di Mussolini e dei suoi collaboratori.

    Inutile dire che l'8 di settembre rappresenta una data fondamentale per la storia dell'Italia, anzi, della repubblica italiana. Al nord in concomitanza con l'invasione delle truppe della Wehrmacht inizierà la guerra di resistenza partigiana contro il nazismo e i suoi collaboratori per la liberazione dell'Italia. I partiti, messi al bando alla fine degli anni venti, rincominciano poco a poco a riorganizzarsi. Questa volta però sono partiti molto diversi da quelli che a avevano caratterizzato l'Italia liberale, in particolare due determineranno la storia del nostro paese fino alla crisi degli anni novanta: la Democrazia Cristiana, guidata da Alcide de Gasperi e dal Partito Comunista guidato da Palmiro Togliatti. Il grande protagonista dell'Italia pre-fascista, il Partito Liberale perderà interamente la sua posizione di leadership. La gestione dell'8 di settembre, così squallidamente portata avanti dalla monarchia, imporrà all'opinione degli alleati e agli italiani la questione del mantenimento della monarchia o l'istituzione della repubblica, decisione poi rimandata alla fine del conflitto ad un referendum. In conclusione vorrei sottolineare come non mi sia stato possibile approfondire in questo articolo delle molte tragedie avvenute all'Italia e agli italiani dopo l'8 di settembre, se ne è solamente accennato per poi rimandare in nota agli articoli di chi aveva già precedentemente trattato il tema: la tragedia dei molti italiani che opponendosi al nazi-fascismo hanno permesso la nascita di una democrazia che, pur con i suoi moltissimi difetti, hanno permesso una sviluppo economico-politico e sociale impensabile e infine alla tragedia dei molti italiani che pur non schierandosi politicamente sono rimasti coinvolti dalle barbarie della deportazione nazista e delle innumerevoli stragi.

    Note

    [1] Sulla guerra partigiana: http://www.storiain.net/arret/num48/artic5.htm

    [2] Ginsborg, Paul, Storia dell'Italia dal dopoguerra a oggi, p. 19

    [3] Vale qui la pena sottolineare il fatto che il re fosse un sincero sostenitore della politica di Mussolini fino a che questa si era dimostrata drammaticamente fallimentare, ovvero soltanto dopo il 1940.

    [4] Tra i tanti disastri provocati dalla superficilale gestione Badoglio vale la pena di rievocare la strage che deve affrontare l'esercito italiano a Cefalonia di cui è disponibile un approfondimento: http://www.storiain.net/arret/num53/artic2.htm [5] In proposito si consiglia la lettura di: http://www.storiain.net/arret/num80/artic1.asp [6] Di estremo interesse il discorso di Mussolini del 18 settembre del 1943 attraverso gli altoparlanti di radio Monaco disponibile sul sito: http://www.storiain.net/arret/num80/artic1app3.htm

    Bibliografia

    Storia d'Italia dal dopoguerra a oggi, di Paul Ginsborg - Einaudi, Torino, 1989·

    L'occupazione tedesca in Italia, di Lutz Klinkhammer - Bollati Boringhieri, Torino 1993·

    I Savoia, di Denis Mack Smith - Rizzoli, Milano, 1989 ·

    Labirinto italiano, di Nicola Tranfaglia - La nuova Italia, Firenze, 1989



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    Sì ho scritto altrove e più volte che il Fascismo.....in quanto Regime.....si è suicidato (e ciò non gli rende certo onore). Ma si è suicidato DOPO e IN QUANTO gli angloamericani erano penetrati sul sacro suolo patrio e non erano stato affatti ributtati sul "bagnasciuga". Certo è che era da parecchio che la monarchia pensava a ....una soluzione alternativa a Mussolini, con o senza la complicità di uomini di primo piano delle forze armate e del Gran Consiglio.
    La dittatura di cui si parla solitamente nei contesti di cui più sopra ....è quella Repubblichina......a "sovranità limitata", anzi ULTRA-limitata, condizionata dall'alleato Nazionalsocialista. Come sanno persino i lattanti deficienti che a quanto pare hanno più comprendonio ....................

    Shalom

 

 
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