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Risultati da 1 a 7 di 7
  1. #1
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    Predefinito Elezioni Europee: Astensione

    VOTO UTILE E "NON VOTO" OPPORTUNO
    Mannheimer sul Corriere di giovedì 27 maggio sostiene che alle prossime elezioni europee le astensioni diminuiranno nei confronti di cinque anni fa. Dai suoi sondaggi prevede una diminuzione, anche forte. Dal 30% a poco più del 20% (anche se mette le mani avanti nei confronti di questa seconda ipotesi allorché ipotizza una scelta astensionista anche tra chi, al momento del sondaggio, ha dichiarato una certa preferenza partitica).
    Parliamo di cifre piuttosto che di percentuali. L’astensione potrà coinvolgere dai 10 milioni ai 15 milioni di elettori. Di per sé le cifre non dicono nulla se non le si raffronta. Alle politiche del 2001 il partito di maggioranza relativa, Forza Italia, ha conseguito il consenso di circa 10 milioni e seicentomila cittadini. Lo schieramento di centrosinistra ha raccolto il consenso di circa 13 milioni di elettori. Pertanto la dimensione dell’astensionismo equivale, se non supera addirittura, i presunti protagonisti delle prossime europee.
    Mi si dirà che non sono raffrontabili i dati perché troppo diverse sono le motivazioni che inducono gli elettori a non esercitare il loro diritto politico costituzionale. E’ un argomento non convincente. Infatti a Forza Italia hanno dato il proprio consenso persone che si rispecchiano, ad esempio, nelle posizioni del postdemocristiano Pisanu e del nostalgico laico Del Pennino. Sono perciò motivazioni molto diverse, ed ad avviso di chi scrive, incoerenti. Il che vale anche per la coalizione di centrosinistra che ha raccolto i consensi di chi si ritrova sulle posizioni clericali della Bindi e chi invece è un nostalgico neocomunista alla Diliberto. Mi si obietterà che gli uni e gli altri sono tenuti assieme dal tifo pro o contro Berlusconi. Ossia una motivazione sportiva, piuttosto che politica. E vogliamo evitare il raffronto per questa sciocchezza? E se l’astensione, o almeno buona parte di essa, fosse mossa da motivi politici piuttosto che da motivi antipolitici?
    Alle prossime elezioni europee non si eleggeranno né legislatori, né amministratori e neanche il presidente della Commissione europea. Quindi la prossima consultazione elettorale sarà poco più di un sondaggio politico (che sarà utile ai partiti concorrenti come “prove” per le elezioni politiche nazionali e per spremere dal pubblico erario risorse finanziarie per la propria sopravvivenza). Ed allora perché non approfittare di questa occasione per sottolineare la delusione e il disgusto di molti elettori nei confronti di questo sistema politico? Perché, allora, non far da megafono a quei cittadini che dicono con la loro astensione “Questa Italia così com’è non ci piace”? Non potrebbe essere un’occasione per rispondere all’antipolitica con argomenti politici? Per questo, al “voto utile” perché non si contrappone il “non voto opportuno”? La democrazia liberale si regge sul consenso delle tifoserie e delle tribù o è qualcosa di diverso e di profondamente migliore? (bl)
    (da "per non mollare" newsletter per l'azione liberale a. V n. 12)

    •   Alt 

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  2. #2
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    Predefinito

    Bel problema quello che tu poni, su cui mi piacerebbe conoscere il parere di puù gente possibile fra quelli che partecipano al forum.
    Io, dopo un certo numero di tornate elettorali, tornerò a votare, esclusivamente per contribuire a fare in modo che quella specie di armata Brancaleone del tutto illiberale che attualmente ci governa (anticipo le repliche stizzite di liberali destrorsi, dunque di non liberali: anche il centro sinistra è una armata Brancaleone illiberale, ma oggi, a mio avviso, concretamente meno deleteria dell'altra) o "esploda" (politicamente: meglio precisare, dato il momento) e se ne vada via (obiettivo massimo) o cambi decisamente rotta su ogni questione (obiettivo minimo).
    Ciò detto rimane il rebus: per chi votare?
    Non per la destra tutta (inutile speigare i motivi di ciò ad un liberale: ovviamente la mia allergia alla destra, pur essendo per alcuni versi ontologica, nella sua massima virulenza è limitata alla destra italiana, più esattamente alla trimurti Berlusconi, Fini, Bossi), non per quel pastiche dannunzianesco del "partito della bellezza" (dopo il "partito dell'amore" credevo di averle sentite tutte, ma mi sbagliavo), non per i radicali (benchè mi capiti spesso di ascoltare la loro radio, e nonstante la loro logorrea, confesso di non avere ancora capito che caspita vogliono, chi caspita sono e dove caspita intendono andare), non per Bertinotti e Cossutta, Verdi, Occhetto e Di Pietro, Udeur e folclore locale.
    Rimangono due opzioni: il Triciclo (in tal caso voterei per la componente dei repubblicani europei, "turandomi il naso", come diceva Montanelli) e il patto Segni (che mira alla creazione di un terzo polo liberale, dice lui: vedremo), all'interno del quale vi sono due rappresentanti della Federazione dei Liberali Italiani.
    Spero di essere illuminato per il giorno delle elezioni, magari anche da qualche intervento di qualche amico del forum.

    Ah, dimenticavo: gli anarchici praticano da sempre l'astenzione dal voto (unica voce dissenziente, se non sbaglio, Camillo Bernieri, un grande personaggio da studiare comunque), ma mi pare che i risultati sinao stati pesssimi, finora.

  3. #3
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    Predefinito

    Domenica, 6 giugno, a Treviso si è svolta una manifestazione per
    informare i cittadini che "alle prossime elezioni europee il
    voto non è obbligatorio". I responsabili di Veneto liberale, la
    federazione delle associazioni liberali, liberiste e libertarie,
    moderate e radicali, riformiste e riformatrici, hanno avvicinato i
    passanti per informarli che il "non voto", ossia l'astensione,
    la scheda nulla e quella bianca, è l'alternativa al voto utile
    richiesto da Berlusconi e dai tifosi antiberlusconi. Dai contatti
    avuti si può anticipare che il partito del "non voto" ha un
    seguito notevole, anche se molto variegato. Sarà il vero vincitore
    della prossima tornata elettorale.
    Il tentativo andreottiano di rendere obbligatorio il voto anche
    attraverso la formula ipocrita del "dovere civico", è
    destinato a fallire definitivamente. Dal 1948 ad oggi sempre più
    ampi spazi dell'elettorato hanno acquisito la consapevolezza che il
    voto è un diritto, personale ed esclusivo del singolo cittadino. E
    il singolo cittadino ne fa l'uso che preferisce, anche legittimamente
    rifiutandosi di esercitarlo.
    Visto che stavolta non verranno eletti né legislatori né
    amministratori, e tanto meno il presidente della commissione
    europea, diventa opportuno rispondere a chi invoca il voto utile con
    il "non voto". In tal modo si accrescerà il dissenso
    che è manifestato da quei milioni di cittadini che non si
    recheranno a votare, o lasceranno nell'urna la scheda nulla o bianca.
    Così si starà al fianco di coloro che sono delusi e disgustati
    dell'attuale sistema politico imperniato sui tifosi di
    Berlusconi e di coloro che si credono antiberlusconi.
    Però con questa azione non si riuscirà ad impedire lo scippo
    che le liste faranno ai danni dell'erario, incassando il
    finanziamento pubblico previsto dalla legge che si sono fatta
    appositamente.
    Infatti i quattrini li incasseranno non sui voti effettivi che
    prenderanno ma sulla percentuale di voti che otterranno in rapporto
    ai voti regolarmente espressi. Visto che il malloppo è pari a
    250.038.250,00 di euro, ossia quasi 500 miliardi di vecchie lire, per
    ogni 1% di voti incasseranno 2 milioni e mezzo di euro, ossia 5
    miliardi di vecchie lire. Ecco spiegato perché gareggiano anche
    coloro che non possono fornire un "voto utile". Anche se
    il "non voto" non riuscirà ad impedire lo scippo, una drastica
    diminuzione nei consensi potrebbe essere una punizione salutare per
    alcune liste.
    Al tavolo di Veneto liberale si sono raccolte firme di supporto alla
    proposta di legge per la depenalizzazione dell'eutanasia, che
    attualmente giace nei cassetti del Parlamento italiano. L'iniziativa
    cui Veneto liberale ha dato il suo apporto è dell'associazione
    nazionale "Libera Uscita", con la quale si è iniziata una proficua
    collaborazione.
    Beppi Lamedica

  4. #4
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    Predefinito La posizione di Società Aperta

    da www.societa-aperta.org

    Il voto di domenica 13 giugno potrebbe rivelarsi importante per la trasformazione del sistema politico italiano. Si tratta di elezioni europee e amministrative, ma ancor più di altre volte questi due appuntamenti hanno finito per trasformarsi in una verifica del percorso della legislatura nazionale. Società Aperta - secondo il suo stile di libero movimento d'opinione - non ha certo la pretesa di dare indicazioni di voto. Possiamo solo dire quello che auspichiamo. Noi vorremmo che da questa tornata elettorale emergesse con chiarezza la richiesta dei cittadini, di quanti più cittadini possibile, di un superamento di questo "bipolarismo imperfetto". Nell'analisi di Società Aperta, infatti, prevale il giudizio negativo su quella che convenzionalmente (e con tutta probabilità, arbitrariamente) si definisce Seconda Repubblica. Noi crediamo che l'accentuarsi del declino economico, sociale, civile e culturale del Paese derivi essenzialmente dalla fragilità e dalle contraddizioni di questo sistema politico, che assicura formale stabilità ma la traduce in sostanziale ingovernabilità. Senza un passaggio ad una fase del tutto nuova della vita politica - quella che abbiamo chiamato Terza Repubblica - sarà impossibile evitare che il declino si cronicizzi, diventando decadenza, e si allontaneranno ancor più le speranze di un grande processo di modernizzazione del Paese. Trasformazione di cui Società Aperta si è fatta paladina, essendone la sua ragione di esistenza.
    Dunque, occorre che le residue illusioni cadano. Il clima ci sembra favorevole, ma è difficile tradurlo in una precisa espressione di voto - anche se alle europee si utilizza il sistema proporzionale - proprio perchè l'offerta politica è condizionata dalla natura delle due coalizioni bipolari. Certo, se domenica sera scoprissimo che il primo partito è quello dell'astensione - considerate le abitudini "partecipative" degli italiani - sarebbe un brutto colpo sia per il centro-destra che per il centro-sinistra. Anche perchè sarebbe legittimo, in una valutazione politica sulle tendenze future, sommare al "non voto" il voto dei "non allineati". Ma anche gli equilibri interni ai due poli non sono da trascurare. Per esempio, sarebbe importante che in entrambi gli schieramenti prevalessero le componenti riformiste, a scapito di quelle antagoniste e anti-politiche.
    Insomma, Società Aperta auspica che il centro-destra perda senza che il centro-sinistra vinca.
    Come quadrare questo cerchio è compito di voi elettori intelligenti.

  5. #5
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    Predefinito Meno voti per tutti!

    Interessante è anche il commento di Michele Ainis sulla Stampa di oggi.
    Ainis sostiene che qualora diminuissero gli astenuti, ci sarebbe una manifestazione esplicita in favore del proporzionale. Ecco spiegato l'impegno consapevole dei partiti di regime: vogliono tornare al proporzionale! Anche per questo ci auguriamo che domenica sera il numero degli astenuti aumenti in confronto alle precedenti europee.
    E' necessario procedere alla completa riforma del sistema elettorale e non tornare al proporzionale!
    b.
    PS. L'Europa non c'entra per nulla. L'avevamo detto. E' un sondaggio a fini interni.
    PPS Mi è arrivato or ora un sms apparentemente inviato dalla Presidenza del consiglio dei ministri che mi ricorda che sabato e domenica si vota: ancor più motiva la mia scelta astensionista. Meno voti per tutti!
    Beppi Lamedica

  6. #6
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    Predefinito Ma che bella giornata!

    Stamani mi sono levato dal letto con una leggera apprensione. La televisione aveva annunciato temporali e nubifragi, anche di particolari intensità in questo fine settimana. A dir la verità il peggioramento si sarebbe fatto sentire dalla giornata di venerdì. Comunque le temperature torride sarebbero state mitigate, il che avrebbe portato un po’ di sollievo.
    Venerdì è stata una giornata calda, come quella precedente. Nessun segnale di cambiamento. La notte è stata calda ma nulla ha fatto presagire l’arrivo del maltempo. Stamani, appena levatomi dal letto, ho guardato dalla finestra per vedere se qualche segnale di cambiamento ci fosse. Nulla. Bè, mi sono detto, non sarebbe la prima volta che i meteorologi non “ci azzeccano”. Poco male. Poi mi sono ricordato che oggi 12 giugno, dal pomeriggio, si sarebbe potuto votare per le europee. Ma vuoi vedere che le previsioni erano artatamente predisposte per scoraggiare i cittadini ad andare fuori, per una breve vacanza ed evitare di andare ad esercitare quel diritto di voto che la nostra Costituzione dichiara, anodinamente, “dovere civico”? No, non è possibile che si siano ridotti a questo trucchetto se lo scontro più importante è quello tra Berlusconi e Prodi! Ma forse non è quello lo scontro più importante. Forse è lo scontro tra chi non vuole andare a votare e il “dovere civico”. Si, sarà proprio così. Infatti ieri la presidenza del consiglio dei ministri, tramite il Ministero degli Interni, ha inviato a tutti i cittadini, che hanno in disponibilità un cellulare, un sms: un messaggino per ricordare che si vota sabato e domenica e come si vota. Alla faccia della privacy! Il ministero degli Interni, ossia la polizia, ha a disposizione i numeri dei nostri cellulari, e quindi, in caso di necessità, può avvertirci in tempo per informarci del sopraggiungere di calamità ed evitare di esserne vittime. Ecco, per motivi di ordine pubblico è stato opportuno avvertire i cittadini: con l’astensionismo prevedibile, era opportuno contrastarlo in qualche modo. L’ordine pubblico poteva essere seriamente minacciato da questo fenomeno. Pensate non ci sarebbe stata calca o fila ai seggi! E dire che in Italia si ha una tale voglia di andare a votare che, stavolta, si può votare la domenica e metà giornata prefestiva. Negli altri paesi europei si vota in un solo giorno e, in qualche caso, addirittura durante i giorni lavorativi. Che figura barbina avrebbe fatto il governo italiano che aveva ottenuto la deroga per una mezza giornata in più di voto, se i seggi fossero stati disertati! Altro che ordine pubblico: i messaggini sono stati inviati per arginare la figuraccia che stanno per fare i nostri governanti.
    E dire che ce l’hanno messa proprio tutta per contrastare l’astensionismo. Avevano cominciato con la “tessera elettorale” in modo da rendere palese chi aveva votato o meno alle precedenti elezioni. Erano passati ad allungare trufaldinamente i tempi elettorali (nel 2001 si votò, in alcuni seggi, sino alle 5 del mattino, quando il seggio doveva essere chiuso sin dalla mezzanotte!). Adesso hanno introdotto l’election days, (ossia nelle stesse ore si potrà votare non solo per le europee ma anche per le amministrative) in modo che chi è attirato da una consultazione è coinvolto anche in quell’altra (ah, se questa operazione fosse stata fatta al tempo delle regionali del 2000: i referendum liberali e liberisti avrebbero raggiunto il quorum!).
    Allora l’alternativa non è tra Berlusconi e Prodi, come 8 anni fa, ma tra il voto e il “non voto”? Sembra proprio di si.
    Il sole splende in cielo, stamani. Ma che bella giornata!

  7. #7
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    Predefinito Sulle recenti elezioni "europee"

    IL CONSENSO DEGLI ELETTORI

    (le percentuali sono calcolate sul corpo elettorale)

    26,9% ASTENSIONI

    22,73% UNITI PER L'ULIVO

    15,35% FORZA ITALIA

    8,48% ALLEANZA NAZIONALE

    4,46 % RIFONDAZIONE COMUNISTA

    4,32% UCD

    3,65% LEGANORD

    14,11% ALTRI

    In democrazia quello che è importante è la misura del consenso di cui godono le
    opzioni politiche. La lista "Uniti per l'Ulivo", ossia quella che ha avuto quale
    portavoce l'on. Fassino dei DS, ha raccolto , il consenso del 31,1% (circa dieci
    milioni di elettori) di coloro che si sono recati a votare. Subito hanno urlato
    per sottolineare il fatto che almeno un italiano su tre sosteneva la propria
    opzione politica. Naturalmente dicevano il falso. Innanzi tutto non tutti gli
    italiani hanno diritto di voto. Ad esempio coloro i quali non hanno superato i
    diciotto anni. In secondo luogo avrebbero raccolto solo il 31,1% su il 73,1%,
    essendo quest'ultima la quota di coloro che si sono recati a votare. Ossia il
    22,73% del corpo elettorale, il che non corrisponde al terzo degli italiani come
    sbandierato.

    Dicevo che in democrazia quello che è importante è la misura del consenso di cui
    godono le opzioni politiche. L'astensionismo ha raggiunto la quota del 26,9%
    (circa tredicimilioni e cinquecentomila cittadini) del corpo elettorale. Ossia
    ha raggiunto un adesione superiore a quella della lista "Uniti per l'Ulivo". Da
    questa mera rilevazione aritmetica potrebbe dedursi il vero vincitore di questa
    tornata elettorale. E' vero che il ministro degli interni ha dichiarato, con
    soddisfazione, di essere riuscito a contenere l'astensionismo con i vari
    strumenti utilizzati (election days, sms, record europeo di durata delle
    operazioni elettorali - 22 ore - ) ma è altrettanto vero che la dimensione
    dell'astensionismo nel nostro paese ove il diritto di voto viene comunemente
    percepito come dovere, è un segnale che non può essere sottovalutato. E' un
    segnale di delusione e di disgusto nei confronti dell'attuale sistema politico
    cui le molte opzioni politiche, prodotte dal sistema elettorale proporzionale,
    non ha saputo soddisfare. Anzi la scena di soddisfazione di chi avrebbe vinto
    con lo zero virgola qualcosa in più rispetto alle precedenti elezioni, potrebbe
    aver indotto i delusi e i disgustati che non si sono recati a votare, a
    rafforzare la propria convinzione. Diciamolo francamente il confronto tra i
    responsabili della lista "Uniti per l'Ulivo" e quelli di "Forza Italia" è stato
    il degno proseguimento di una campagna elettorale che aveva sostanzialmente come
    scopo un test sulla tenuta delle coalizioni di centrodestra e di centrosinistra
    in vista delle elezioni regionali e politiche prossime. Altro che voto europeo!
    L'appello per il "voto utile" da parte di Berlusconi e D'Alema era un segnale
    rivolto ai cittadini affinché non rinforzassero, con il loro consenso, i
    cespugli delle loro coalizioni. E' accaduto, invece, il contrario.

    Nel centrodestra si sono indubbiamente rafforzate, in confronto a "Forza
    Italia", le componenti dell'UDC, di A.N. e della LEGANORD. Il NuovoPSI di De
    Michelis, con il 2% vorrà contare nella coalizione. La coesione della coalizione
    di centrodestra è minacciata sia dalla maggior forza degli alleati tradizionali,
    che già scalpitavano, e sia dal partito di De Michelis che vorrebbe avere
    maggior voce in capitolo.

    Nel centrosinistra "Uniti per l'Ulivo" non ha ottenuto quel consenso che
    sperava, il che farà scoppiare all'interno dei raggruppamenti (DS, Margherita,
    SDI e Repubblicani della Sbarbati) una polemica sulla necessità di passare alla
    costituzione di un vero partito unico o dissolvere l'esperimento, il che
    indebolirà ulteriormente la cosiddetta opposizione costituzionale all'attuale
    maggioranza. Se a questo aggiungiamo il consenso che hanno raggiunto i Verdi, il
    partito comunista di Diliberto, la lista Di Pietro e Occhetto, da una parte, e
    il successo elettorale di Rifondazione Comunista e il cane sciolto Mastella, per
    il centrosinistra si prevedono giorni foschi.

    Ancora. Le componenti potenzialmente liberali sono uscite sconfitte da questo
    confronto elettorale. Innanzi tutto il ridimensionamento di "Forza Italia"
    comporterà un ulteriore allineamento su posizioni moderate, conservatrici e
    clericali di quelli che si credono "liberali": il patriottismo di partito li
    emarginerà sempre più. Anche coloro che si dicono "liberali" all'interno della
    lista "Uniti per l'Ulivo" non avranno molto spazio: il confronto sarà tra chi
    vorrà dissolvere i partiti d'origine per crearne uno nuovo e chi, invece, vorrà
    dissolvere la lista rinforzando le diversità partitiche.

    In questo quadro, però, vedo delle luci. Non solo la misura dell'astensionismo
    che segna comunque una sostanziosa presenza di cittadini delusi e disgustati cui
    offrire uno strumento politico per incidere positivamente, ma anche la sconfitta
    della Lista Bonino, e il mancato raggiungimento del rimborso elettorale da parte
    di La Malfa e Sgarbi, di Segni e Scognamiglio e del Codacons (ossia circa il 3%
    dell'elettorato) possono indicare un'area di riferimento per la costituzione di
    un soggetto politico radicalmente alternativo agli attuali poli per disgregarli.
    Infatti un nuovo soggetto potrà porsi come offerta politica alla domanda di
    circa il 30% dell'elettorato (26,9% astenuti + 3% area liberali non accasati ) e
    che potrebbe anche attrarre i liberali delusi e disgustati attualmente accasati
    nei poli.

    Una ultima riflessione. Queste elezioni europee sono state effettuate con il
    sistema elettorale proporzionale. Ossia con quel sistema che, secondo alcuni,
    sarebbe più confacente alle abitudini "individualiste" (sic!) degli italiani. Se
    fosse vera questa versione non si capirebbe il dato dell'astensione pari al
    26,5% toccato in questa tornata elettorale, mentre alle elezioni politiche del
    2001, svolte con un sistema elettorale con alcuni elementi del maggioritario, il
    dato astensionistico era stato pari al 18,62% del corpo elettorale. Pertanto
    anche chi ha sostenuto che le elezioni europee sarebbero state un referendum pro
    o contro il maggioritario, dovrebbe riconoscere la sconfitta definitiva del
    proporzionale e la necessità di passare al più presto ad un maggioritario
    compiuto. E questo favorirebbe la nascita di un soggetto politico radicalmente
    alternativo ai conservatori attuali, ove i liberali potranno trovare ampio
    spazio per contare.

 

 

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