Nel pomeriggio del 10 giugno 1924 gli squadristi Amerigo Dumini, Albino Volpi, Aldo Putato, Augusto Malacria, Giuseppe Viola, usciti da un'auto appostata, assalirono Giacomo Matteotti mentre si recava a Montecitorio, lo colpirono a pugni, lo inseguirono, lo tramortirono, lo trascinarono nella macchina e partirono a grande velocità verso Ponte Milvio. I criminali finirono quindi il deputato socialista e lo seppellirono a Riano, nella macchia della Quartella, 23 km. a nord di Roma.
Matteotti aveva firmato la sua condanna a morte pochi giorni prima, il 30 maggio, pronunciando un formidabile discorso alla Camera contro la convalida degli eletti. Il coraggioso parlamentare ricordò infatti con serrata lucidità, senza lasciarsi intimidire dalle interruzioni fasciste, che quasi ovunque era stato impedito alle opposizioni di svolgere liberamente la campagna elettorale; che 60 candidati socialisti su 100 non avevano potuto circolare liberamente nei rispettivi collegi; che molti di essi erano stati costretti a cambiare residenza o a rinunciare alla candidatura per non subire boicottaggi nel lavoro, licenziamenti o per non dover emigrare all'estero; che in certi Comuni era stata fatta incetta di certificati elettorali, che in altri i rappresentanti di lista delle minoranze non erano stati ammessi a presenziare le votazioni e che nei piccoli centri di campagna i fascisti entravano nelle cabine per controllare l'elettore mentre votava;
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