PONTIDA - Piazza del giuramento. Giancarlo Giorgetti, segretario nazionale della Lega Lombarda, siede sui gradini allestiti per la rievocazione storica del patto tra Liberi Comuni. Teatro ideale per dire che «qui l’aria è magica». Ma la politica chiama al ragionamento e all’attacco, il cuore deve attendere. Lo impone anche il rinvio di Pontida. La festa verrà. Ora c’è il voto imminente, le mosse neanche poi così occulte, anzi, sfacciate, di chi pensa a nuovi uomini della Provvidenza. Mentre Bossi torna a parlare e a scuotere la politica.
Onorevole Giorgetti, che lettura dà a questo evento?
«Quel nastro è la testimonianza di un Bossi autentico. Lo so, tanti hanno criticato l’opportunità, la forma... Ma è così: è la tipica espressione di un Bossi in grado di sparigliare, di prendere decisioni contro la logica più scontata ma che, appunto per questo, ci restituisce un leader autentico».
Giorgetti, è stato scritto tutto e di più sul rinvio di Pontida. Come sono andate le cose?
«Una lettura dei fatti? Abbiamo deciso di organizzare Pontida nella speranza che Bossi potesse esserci in qualche forma. E questo era anche il suo auspicio. Era d’accordo. Valutata poi l’opportunità di non esporre il Segretario a inutili rischi in questa fase rispetto ad una situazione emozionale, ambientale, lui stesso ha deciso di non farla. Ci tengo a dirlo. Ed è importante perché il movimento, senza fiatare, ha accolto la sua decisione».
L’intervento del Segretario federale invia dei chiari messaggi: lui c’è. E di questo il Palazzo ne deve tener conto.
«È inutile negare che questi mesi di malattia del Segretario hanno fatto credere a qualcuno di poter mettere in atto un tentativo di restaurazione. Prova ne sia l’idem sentire di Follini e Fassino che incensano e trovano singolari coincidenze di vedute con Montezemolo».
L’uomo della Provvidenza?
«Mah, io l’ho definito come quello che parla del Federalismo al passato remoto perché del Federalismo ha detto che “era una buona idea...” “sarebbe stata se...”. Ebbene, Bossi conoscendo i polli che ci sono nel pollaio ha sentito la necessità di riaffermare che lui c’è e ci sarà. Chiunque si mette in testa di innestare la retromarcia non troverà la strada sgombra».
Il Segretario federale segue costantemente gli eventi politici?
«È debitamente tenuto informato rispetto alle fondamentali vicende politiche. Non potrebbe non essere così, perché essendo un uomo profondamente intimo alla politica, che vive di politica, non può essere privato di questo ossigeno vitale».
Mentre si avvicina il voto per amministrative ed europee...
«La linea del Piave è il 3,9% delle politiche. Da lì ogni voto in più è il consenso che riprendiamo soprattutto tra coloro che non credevano possibile realizzare il Federalismo con la Casa delle libertà. È un voto riconquistato con i fatti. Tanto più è forte questo flusso che torna a dare forza all’istanza federalista della Lega tanto più noi potremmo resistere al contrattacco restauratore che sta venendo avanti con i poteri forti».
Onorevole Giorgetti, la preoccupa questo scenario?
«Montezemolo è il volto vincente, è un abile comunicatore, è più digeribile e presentabile rispetto ad altri. Dopodiché guardiamo i contenuti: l’idea del presidente di Confindustria è la ripresa della vecchia ricetta, prima del compromesso storico e poi dell’emergenza nazionale degli anni Novanta - cara a Ciampi - e che portò “al salvataggio” dell’Italia nel ’92».
Poteri forti, manovre occulte...?
«È un coacervo di interessi che fa capo alla finanza massonica ma anche alla finanza cattolica di sinistra, ai Bazoli. Una miscela di interessi antipopolari».
Con queste resistenze, il Federalismo passerà?
«Nel momento in cui il peso della Lega resterà determinante, non ho motivo di pensare il contrario. Ma aspetto nuove offensive».
A quali attacchi si riferisce?
«Questa onda restauratrice la prima cosa che “aggredirà” sarà la riforma della legge elettorale, per eliminare i disturbatori d’Assemblea».
Per mettere il bavaglio parlamentare alla Lega?
«Se viene definita l’elezione diretta del primo ministro con il premio di maggioranza viene tolto potere contrattuale a una forza come la nostra, potente dal punto di vista territoriale ma non su tutto il territorio nazionale».
Per intenderci, il premio quanto “porta via”?
«Chi vince si assicura il 60 per cento dei seggi. L’apporto di chi resta fuori è potenzialmente inefficace».
All’interno della Cdl come la pensano?
«C’è un variegato mondo di posizioni, dai neoproporzionalisti alla Tabacci, allo stesso presidente del Consiglio e alcuni dei suoi che hanno ipotizzato di arrivare ad un sistema elettorale simile a quello delle elezioni provinciali, con premio di maggioranza».
Chi non è d’accordo, oltre la Lega?
«Per cambiare la legge elettorale serve una maggioranza molto significativa e resistente rispetto alla sconvenienza per alcuni e alla convenienza per altri. Credo che la questione debba essere posposta in termini elettorali rispetto all’approvazione della riforma costituzionale. Non è accettabile che si possa discutere di riforma elettorale come via per semplificare e ridurre a normalità la vita politica».
Onorevole, a pochi giorni dal voto, di quali battaglie si sente fiero?
«Alitalia, salva-calcio, la giustizia, ma forse più di ogni altra, la battaglia vinta dalla Lega sui rifiuti campani. Abbiamo costruito la diga».
Previsioni sull’esito elettorale?
«Sento un’aria favorevole, e credo nei candidati. Abbiamo i migliori, sono espressione di una politica fatta sin dalla gavetta. Tutti facciano la loro parte, come ha ricordato il Segretario».

Stefania Piazzo