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Noi siamo quelli che si rialzano ad ogni caduta.


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Noi siamo quelli che si rialzano ad ogni caduta.


E' IL MOMENTO DI RIVEDERE ALCUNE POSIZIONI E CHIARIRLE BENE A TUTTI, IN PARTICOLARE AI CAMERATI.
"IL PROBLEMA PRIORITARIO PER IL NOSTRO POPOLO E' L'ITALIA
ATTRAVERSATA DA BARBARI E FACCENDIERI DI OGNI RISMA.
GOVERNATA DA INETTI VENDUTI AL LIBERAL-CAPITALISMO-DEMO-CATTO-COMUNISTA.
E IN BALIA DI DROGA,PROSTITUTE,
DELINQUENZA, IMMIGRAZIONE, CAOS GENERALE .
BASTA CON L'ITALIA COLONIA!
CAMERATI d'ITALIA,
POPOLO D'ITALIA
A NOI!!!
Per una vera e definitiva liberazione,per la salvaguardia dei nostri confini, della nostra identità, del nostro popolo e della nostra terra.
NE' ISLAM, NE' U$A
Lotta con noi, ITALIA !!! "


Vorrei dedicare una pagina di "Voce della Patria" a tutti i personaggi del ns mondo, per meglio conoscerli e apprezzarne la fede. Una pagina con cadenza settimanale.
Inizio con Fra' Ginepro:
FRA' GINEPRO
(Il Francescano, lo Scrittore, il Cappellano)
L'amore per Dio e l'amore per la Patria erano mirabilmente fusi nel padre cappuccino Fra' Ginepro, al secolo Antonio Conio, nato a Pompejana (IM) nel 1903 e morto a Loano (SV) nel 1962.
Per quanto riguarda la sua spiritualità basteranno due citazioni da sue opere per farla comprendere: "La poesia del combattimento prima che dannunziana è francescana e cristiana. E' poesia del volo e dell'ascesi, della conquista e dell'ardimento, della dedizione e del sacrificio, della luce scaturita dalla sofferenza, dell'alloro meritato attraverso la prova dura del calvario"; e ancora: "Io considero come il gesto più bello e più religioso della vita sacerdotale, di essermi schierato con i percossi e con i reietti". Questo emulo di San Francesco, che svolse opera di apostolato anche tra le forze armate sia nella guerra d'Etiopia che nella seconda guerra mondiale, come pure nella R.S.I. e che per la propria fede di patriota e di cristiano dovette subire tremende persecuzioni, nel dopoguerra si dedicò alla pietosa opera di continuare a ricordare i Caduti della R.S.I., soprattutto quelli uccisi, innocenti, dal piombo fratricida. E, nel contempo, si dedicò anche all'opera di pacificazione tra Italiani, affinché il ricordo dei Caduti non fosse fomite d'odio, ma incentivo al perdono e alla riconciliazione. Tra le doti che Fra' Ginepro ricevette da Dio vi fu anche quella di saper scrivere assai bene, ed egli sfruttò appieno questa dote lasciandoci oltre quaranta libri, e forse, la strada migliore per seguirne la vicenda biografica è quella tracciata da essi, alcuni dei quali, quelli pubblicati nell'immediato dopoguerra, sono firmati "Pio Cappuccino" (per evitare ulteriori noie con le autorità, i suoi superiori gli avevano imposto di usare questo pseudonimo).
1903 Fra' Ginepro al fonte battesimale fu chiamato Antonio, e tutti lo chiamarono Tugnolo. La famiglia era Conio. L'anno di nascita in Pompejana 1903. I genitori e i fratelli si occupavano di agricoltura, mentre Tugnolo si era dato allo studio universitario, ramo legge. Ma invece di un avvocato, la famiglia Conio si arricchì di un bel frate con molta delusione di tante belle fanciulle!
Temprato fisicamente, in gioventù, da una intensa attività sportiva, dopo i vent'anni si fece Religioso per prepotente vocazione. Fu professore di lettere e filosofia, conferenziere, amico di scrittori ed artisti. Egli però ingigantisce sotto le spoglie di ardente, valoroso Cappellano militare e come tale resterà certamente un grande esempio dell'apostolato militare!
1935 Nel 1935 il frate partì, quale cappellano della Divisione Cosseria, per l'Africa Orientale, dove si distinse per il coraggio nell'assistenza spirituale ai suoi soldati e anche alla popolazione indigena, tanto da meritarsi gli elogi del vescovo dei cattolici di Rito Etiopico, Chidanè Marian Cassà.
1940 Quando scoppia la seconda guerra mondiale andò, senza che nessuno glielo chiedesse, in prima linea sul fronte francese ed il 4 luglio 1940 si trovò a dire Messa sulla piazza principale di Mentone, la cittadina redenta, tornata all'Italia dopo ottant'anni.
Sempre col suo saio (non indosserà mai l'uniforme e raramente si toglierà i sandali per indossare gli scarponi) fu sul fronte greco, dove venne ferito mentre amministrava i sacramenti ad un soldato ellenico morente.
Su questo fronte venne preso prigioniero e stette a lungo rinchiuso nei campi di concentramento dell'India.
Qui si diede da fare in ogni modo per consolare i suoi commilitoni prigionieri. Dall'India, gravemente ammalato, fu rimpatriato come invalido.
1943 Pur collocato ufficialmente a riposo per le sue condizioni di salute, fu pronto a scendere in campo non appena si costituì la Repubblica Sociale Italiana.
Fu un'ora tremenda per l'Italia, c'era bisogno delle forze di tutti per far sì che la nostra Patria non sprofondasse completamente nel baratro e c'era bisogno, anche, di una gran forza spirituale e morale per resistere in frangenti come quelli. E Fra' Ginepro si diede da fare proprio in questo senso: assisté militari e civili, si impegnò a limitare lo spargimento di sangue fraterno, riuscendo a salvare molte vite umane di prigionieri dei fascisti e dei tedeschi.
Riuscì a farsi inviare, dallo stesso Mussolini, in Germania, per portare una parola di consolazione ai prigionieri Italiani nei lager e alle famiglie dei prigionieri, che aiutò come poteva, recando notizie dei loro cari.
Ebbe lunghi colloqui privati con Mussolini, nel corso dei quali affrontò molti delicatissimi temi di natura anche religiosa.
1945 Dopo il 25 aprile fu arrestato per "collaborazionismo col nemico invasore", per avere affermato che "la Patria è là dove si salva il suo onore!" e si fece undici mesi di galera. Ne uscì assolto, ma lo spettacolo indegno a cui assistette con animo straziato, raddoppiò il suo zelo nel documentare in molti volumi, le tristi vicende del più torbido periodo della vita nazionale.
1946 Dopo una lunga detenzione a Marassi, la magistratura non avendo alcun elemento di accusa per il frate, voleva liberarlo, ma il sacerdote escogitava di volta in volta un pretesto per rimanere ancora. Veniva accontentato più che altro perché si dimostrava efficace elemento di buon ordine e la tranquillità dello stabilimento penale.
Ma ad un dato giorno non fu più possibile giustificare il suo stato detentivo, e si ricorse ad uno stratagemma.
Gli fu comunicato che veniva trasferito di carcere. Lo fecero salire su un autofurgone, ve lo chiusero dentro senza che potesse vedere dove lo trasferivano. Il tragitto fu breve: l'Ospedale Gaslini. Lo sportello venne aperto ed ebbe la... sgradevole sorpresa di essere ricevuto dai suoi superiori della Provincia Ligure.
Probabilmente fu l'unica volta nella sua vita che Fra' Ginepro andò, come si dice, sulle furie: "Io dovevo rimanere là sino a che ci fosse stato un politico!" Poi si rassegnò, già pensando che poteva essere utile anche al di fuori delle sbarre.
Dopo la scarcerazione si dedicò anima e corpo (quest'ultimo pesantemente provato per le conseguenze della grave malattia contratta in prigionia) alla difesa dell'onore dei soldati d'Italia e a consolare le famiglie che piangono i troppi morti della guerra civile.
Per non dare nuova turpe esca alla stampa sovversiva anticlericale Fra' Ginepro venne trasferito a Siena, e dovette cambiare temporaneamente nome: Padre Pio. Con questo pseudonimo apparvero i suoi primi libri del dopoguerra. Nella città toscana trovò anche col nuovo nome, modo di rendersi simpatico a tutti, forse un po' meno ai nuovi Superiori, perché non nascondeva a nessuno le sue idee di Patria e le verità brucianti della nostra sconfitta.
Dopo Siena passò a Reggio Emilia, dove in pieno acuto rossismo, mantenne quotidiani contatti con gli ex combattenti e con le loro famiglie. La tema dei Superiori che la sua presenza potesse generare spiacevoli incidenti, fece sì che venisse deciso il suo ritorno in Liguria, riprendendo il nome francescano.
Il frate si dedicò a fissare sulla carta la memoria dei Caduti che facevano schifo a tutti i cosiddetti "democratici", ossia i Caduti della Repubblica Sociale Italiana, caduti spesso a tradimento, sotto il piombo di altri Italiani.
Con rinnovata lena tornò alla predicazione, però non più richiesta come una volta. L'esaltare il patriottismo, il valore sfortunato dei nostri combattenti, le basi morali d'un tempo già lontano in contrasto con la mentalità ed il costume trionfanti nel dopoguerra, non lo rendevano bene accetto in tante parrocchie. Ma Fra' Ginepro non si scoraggiò ed anche per mezzo di altre sue pubblicazioni, tutte pervase di altissimo amore patrio, accontentò le sue convinzioni ed il suo profondo fervore religioso. Ex combattenti, familiari dei Caduti, amici mantenevano quotidiani contatti col fraticello di Pompejana. Parlare con lui era un vero ristoro dell'anima.
1956 Nel 1956 ebbe inizio lo smantellamento della forte fibra di Fra' Ginepro. Una ipertensione gli procurava alcuni disturbi. Si fece visitare, ma non stette alle prescrizioni mediche. Certamente era ignaro - come lo saranno stati anche i medici - del grave male, il cui germe o "virus" che si voglia, proveniva dall'India.
1957 Purtroppo nel gennaio del 1957 lo dovettero trasportare di tutta urgenza all'Ospedale San Martino a Genova, dove fu ospitato nel Padiglione d'isolamento. Era stato colpito da encefalomacia con paralisi facciale destra e alla lingua, oltre a disturbi cardiaci e all'altissima pressione sanguigna. Fu curato bene e quando poté riparlare, disse fra il serio e il faceto: "Iddio mi ha punito nella lingua! Pazienza...".
Pur rimettendosi quasi completamente, egli non guarì più, ebbe delle ricadute, tornò negli ospedali con lunghe degenze. Ma non si perse mai d'animo, né mai la sua serenità scomparve dal suo viso. Era rassegnato, solo spiacente di non poter dare più tutto se stesso. Durante i cinque anni d'infermità continuò a scrivere o, quando non poteva di propria mano, a dettare a giovani frati che si sentivano molto onorati di fungere da segretari.
Riuscì a pubblicare ancora alcuni libri, le cui edizioni si sono pressoché esaurite. Poco prima di morire aveva posto la parola "Fine" al suo secondo volume sul "Martirologio" del periodo della lotta fratricida, e si dichiarava soddisfatto di aver compiuto questa opera, alla quale aveva lavorato per lungo tempo.
1962 Morì il 2 luglio 1962 all'età di 59 anni, assistito dalla madre ottantaseienne di cui era sempre stato tenerissimo figlio. L'unanime rimpianto della sua dipartita che lasciò un vuoto incolmabile giunse sino alla costernazione ed allo smarrimento. La sua vita era troppo preziosa e necessaria alla Chiesa e alla Patria!
Le Opere
Quando il nostro popolo era nelle trincee, Iddio mi mandò nelle trincee; quando il nostro popolo era fra i reticolati Iddio mi mandò dentro i reticolati; quando il nostro popolo era in galera Iddio mi mandò in galera. Ti ringrazio, o Signore, per queste prove di cui mi hai ritenuto degno".
Fra' Ginepro
1926 San Francesco d'Assisi il più italiano dei santi x
1927 Pompejana - borgo francescano x
1930 La benedizione di San Francesco nelle nozze della Regina di Bulgaria x
1931 La famiglia Ruffini - Un canto di religiosità nel Risorgimento x
1931 La reggia d'oro del Sacro Cuore di Gesù in Bussana x
1932 Riviera d'oro x
1932 Terra natìa x
1933 Il diadema stellato x
1935 La palma più alta della Riviera x
1935 La vasaia di Albisola x
1935 Santa Barbara x
1935 Le Suore Terziarie Cappuccine nel 1° cinquantesimo della fondazione (anche in spagnolo) x
1937 L'altare da campo in Africa Orientale x
1938 La strada delle Madonne in Africa Orientale x
1940 Cuore di soldato italiano x
1942 La croce sulle forche x
1943 La Madonna del Buon Ritorno x
1943 Adorazione nella tormenta x
1944 La fede dei nostri prigionieri x
1945 Il bambino della frontiera x
1946 Guerra e prigionia []
1947 Meglio essere la madre di un assassinato che di un assassino x
1948 Famiglie che piangono []
1949 Fame di Dio in "lager" x
1949 Convento e galera []
1950 La via crucis dei criminali []
1951 Fanciulli martiri []
1951 Parole ai vivi e ai morti x
1953 Ospitalità al sacrificio x
1954 L'innamorata silenziosa x
1954 Madre di eroi []
1956 Il mio saio: una bandiera []
1957 Alle soglie dell'aldilà []
1958 Non li possiamo dimenticare x
1961 La seconda prova []
1962 Martirologio italico (1° vol.) []
1963 Martirologio italico (2° vol.) []
1970 Ho confessato il Duce []
1973 Eroi d'Italia x
Martirologio italico (3° vol.)
Associazione Amici Fra' Ginepro, cp. 6510-GENOVA 16164


Vorrei inoltre dedicare una pagina di "Voce della Patria" a tutte le opere create dai nostri camerati. Anche questa con cadenza settimanale.
Inizio con il poeta Vincenzo Cardarelli e la sua "Camicia nera":
CAMICIA NERA
Nata di certo tu sei in Toscana,
camicia nera.
Su per quei monti ove cadde Ferruccio
e s' aprono i valloni
dell' inferno di Dante
io ti vidi (e non eri
che un'umile camicia
da carbonai),
mirabilmente fresca
di recessi boschivi
nativa e pura come quella gente
che vigila sulle alte fonti.
Soavi monti
nei crepuscoli mistici!
Lassù ti vidi e già del tuo colore
si vestirono gli anni del riscatto,
la Giovane Italia e Mazzini.
Poi fosti manto
di duro lavoro,
di utopie disperate.
Hai conosciuto il fumo
delle officine,
la febbre degli anarchici,
la lunga, eroica, faticosa storia
d'un popolo in esilio.
O Italia dispersa e proletaria
non pensavi alla guerra ed eri fatta
per ritrovarsi in lei.
Nel tuo color di morte
si riconosce ormai
la fiera gioventù.
Ruggono al vento le fiamme nere
e le camice nere che s'avanzano
con violenza e voce d'uragano
hanno le insegne, il grido, il passo, l'ordine
delle antiche legioni.
Quale cammino il tuo!
Da quanto sangue fosti consacrata
camicia storica!
Ed era sul tuo panno come il passo
d'una rondine uccisa.
Ora sei la gloriosa,
decente veste dell'Italia nuova.
Beato chi si degna di portarti
a capo scoperto
lungo le vie soleggiate.
(Vincenzo Cardarelli)
La "camicia nera" non è fatta per tutti i giorni e per tutte le occasioni.
Ho dato ordine tassativo alle autorità competenti di arrestare senz'altro quanti individui (isolati o in gruppi) portino abusivamente la camicia nera.
( Benito Mussolini)


Poiché non soltanto al peggio non vi è limite, ma anche al ridicolo, ecco un'altro poeta, il futurista Fortunato Depero, definire così la camicia nera: << A prova superchimica e superguerriera, elastica nella casa, rigida nella cerimonia, imperforabile nella mitraglia, cucita con i pugnali, abbottonata con i bulloni.>>
Fonte: Silvio Bertoldi, Camicia Nera. 1998 RCS Libri.


In Origine postato da T34
Poiché non soltanto al peggio non vi è limite, ma anche al ridicolo, ecco un'altro poeta, il futurista Fortunato Depero, definire così la camicia nera: << A prova superchimica e superguerriera, elastica nella casa, rigida nella cerimonia, imperforabile nella mitraglia, cucita con i pugnali, abbottonata con i bulloni.>>
Fonte: Silvio Bertoldi, Camicia Nera. 1998 RCS Libri.
Ma vai a rompere altrove.
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Fuori i fascisti...apologo.In Origine postato da natoW
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In Origine postato da natoW
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Questo giornale On-line non ha alcuno scopo, non vuole fare Rivoluzioni, non ha interessi e ne fini, non si tenta di ricostituire il Partito Fascista (vedi Leggi scelba e Mancino ), tantomeno è xenofobo e razzista e non usa nessun tipo di violenza, per esporre i propri convincimenti. Ognuno dei partecipanti risponderà delle propie azioni.
Il nostro intento è innanzi tutto rispettare le Leggi e vogliamo insegnare il vero Fascismo, colloquiare con chi ne sa poco, spiegandogli cos'è e come va affrontato in questa società che confonde le idee con le chiacchiere da << GOSSIP >>.
Questo non è un giornale fascista nè un giornale antifascista, nell'accezione degenerativa che la polemica attribuisce oggi ai due termini: intende cioè, tenersi quanto più possibile lontano sia dall'agiografia che dalla denigrazione, verso cui l'incandescenza della materia , i virili ricordi di alcuni, la non placata ira di altri, facilmente avrebbero potuto trascinarci. Lo scopo, dunque, del giornale, (oltre al rispetto delle leggi ) è quello di una semplice, dichiarata (e, speriamo limpida ) documentazione.
Ma poichè le opere forzatamente documentali-che intendano, cioè, conservare una, talora assurda, equidistanza fra gli opposti-finiscono per essere anodine, fredde e senza nerbo, diciamo subito che la scelta di alcune piuttosto che di altre citazioni, rappresenta di per sè una posizione critica e ideologica abbastanza netta.
Inoltre, al di sopra della nostra volontà e delle scelte personali, a dare al giornale il suo più autentico significato e la passionalità che lo rende vivo e attualissimo, sono proprio, da soli, i venti anni di vita italiana durante i quali queste parole furono scritte e pronunciate: oscuri o luminosi che possano essere giudicati, essi sono una parte non trascurabile della nostra esistenza di popolo e di nazione; perchè il Fascismo, oltre tutto, fu anche desiderio di un costume nuovo e inconsueto, fiorire di speranze, volontà, intesa da tutti, di un mutamento di rotta, di atteggiamenti, di metodo, di linguaggio, ad onta della reale nostra costituzione psico-fisico-morale, tanto poco idonea ai profondi travagli spirituali, alle lunghe dolorose vigilie, alle "egregie cose", alle realizzazioni a lunga scadenza, quanto più propensa a godimenti immediati, concreti ed esigibili per le vie brevi.
A spiegare, meglio di quanto noi si possa, quello che oggi si usa chiamare il fenomeno fascista, ci soccorrono le stupende parole di Giuseppe Prezzolini, illuminanti e definitive: "Soltanto oggi gl'italiani delle nuove generazioni possono farsi un concetto di un periodo della vita nazionale italiana, fatto da italiani ( non da stranieri, o da moralmente ammalati, come diceva Croce), un fenomeno naturale di forze e di condizioni sociali e psicologiche, che va studiato. Ricordiamo che il Fascismo è stato una delle poche invenzioni politiche italiane nella storia d'Italia. Bisogna risalire ai Comuni e alle Signorie per trovare una forma politica che abbia fatto impressione nel mondo".
E' questo grande affresco di vita italiana, è questa stagione giovanile, è questo generoso tentativo di civiltà-e quasi di epopea- che cercheremo di rintracciare nelle parole del protagonista, via via socialista, rivoluzionario, blanquista, deputato, fascista, Presidente del Consiglio, Capo del Governo, Duce del Fascismo, fondatore dell'Impero.
Buona visione, il Direttore


ATTENZIONE
Sinceramente apprezzo il lavoro che stai facendo pero il giornale è un giornale per pol quindi dovresti magari fare articoli anche sulla vita di pol e non solo sul ventennio
Ti dico questo perche c'e gente che si lamenta e rischi che vengano presi dei provvedimenti nei tuoi confronti o che venga fatto chiudere il giornale
Se ti danno apologia di fascismo ti bannano, gia alcuni hanno chiesto di bannare italianuova per alcune frasi dove si dichiara fascista
stiamo attenti a cio che facciamo che questi si attaccano ovunque pur di farci buttare fuori.
Questo fatto è vergognoso, si tenta di intimidire la "Voce della Patria". Quanto io pubblico è nei siti internazionali, quindi già conosciuto da tutti e riportato ovunque. Ulteriore e chiara dimostrazione che la maggioranza di Pol non vuole giocare, non vuole partecipare a scambi di idee e riflessioni, vuole solo imporre il proprio volere e pensiero.
IO NON CI STO, parlerò si di Pol-online, ma desidero che la linea ideale della "Voce della Patria" non sia imposta ma libera di esprimere se stessa.
In quanto al bannare, vorrei far notare che sono un pc-dipendente e sconvolgere le normali azioni quotidiane di un cittadino libero e rispettoso delle leggi, non passerà in silenzio.
Inoltre preciso che io non leggo una cosa che non mi va, nessuno mi obbliga e non obbligo nessuno a leggere "LA VOCE DELLA PATRIA", anzi invito a chi non interessasse a non disturbare, per come io cerco nel possibile di non disturbare gli altri.