L'imminente nuova risoluzione Onu sull'Iraq rimette in gioco il governo cosmopolitico per eccellenza e fornisce la definitiva legittimazione ex post all'aggressione yankee [in ciò seguendo l'esempio del '99, con la risoluzione 1244 successiva di un solo giorno agli accordi di Kumanovo].
Ovviamente, sul piano contingente, e in relazione alla politica interna italiana, è una netta vittoria del Berluska e una debacle del csx.
Su un piano a più lungo termine, può rappresentare l'ennesima tappa sul cammino verso il governo mondiale cosmopolitico.
Pochi si sono, infatti, accorti del paradossale lato più che positivo che le aggressioni alla Serbia e all'Iraq hanno rappresentato, almeno come opportunità. Ovvero:
1) la sconfessione del processo cosmopolitico iniziato con la fine dell'equilibrio bipolare e che aveva trovato la prima conferma nella guerra irakena del '91 [non a caso battezzata da Zolo come ''prima guerra cosmopolitica'']
2) la ristrutturazione dello scenario delle relazioni internazionali in una multipolarità di ''grandi spazi'' [intuizione già di Huntington; basta sostituire ''grandi spazi'' a ''civiltà''] in risposta all'egemonia yankee
Non a caso, gli yankees hanno coinvolto la NATO prima e alcuni ascari europei dopo, proprio per minare alla base l'eventualità 2.
Oggi, la ridicola insistenza sull'Onu da parte delle sinistre e la calata di braghe di Francia e Germania, vanifica [fino alla prossima occasione] l'eventualità 1 e ancor più la 2, lasciando, al contempo, agli USA gli altissimi dividendi [in termini geopolitici ed economici] dell'aggressione.


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