Risultati da 1 a 6 di 6

Discussione: Nuova risoluzione Onu

  1. #1
    Paul Atreides
    Ospite

    Predefinito Nuova risoluzione Onu

    L'imminente nuova risoluzione Onu sull'Iraq rimette in gioco il governo cosmopolitico per eccellenza e fornisce la definitiva legittimazione ex post all'aggressione yankee [in ciò seguendo l'esempio del '99, con la risoluzione 1244 successiva di un solo giorno agli accordi di Kumanovo].

    Ovviamente, sul piano contingente, e in relazione alla politica interna italiana, è una netta vittoria del Berluska e una debacle del csx.

    Su un piano a più lungo termine, può rappresentare l'ennesima tappa sul cammino verso il governo mondiale cosmopolitico.

    Pochi si sono, infatti, accorti del paradossale lato più che positivo che le aggressioni alla Serbia e all'Iraq hanno rappresentato, almeno come opportunità. Ovvero:

    1) la sconfessione del processo cosmopolitico iniziato con la fine dell'equilibrio bipolare e che aveva trovato la prima conferma nella guerra irakena del '91 [non a caso battezzata da Zolo come ''prima guerra cosmopolitica'']

    2) la ristrutturazione dello scenario delle relazioni internazionali in una multipolarità di ''grandi spazi'' [intuizione già di Huntington; basta sostituire ''grandi spazi'' a ''civiltà''] in risposta all'egemonia yankee

    Non a caso, gli yankees hanno coinvolto la NATO prima e alcuni ascari europei dopo, proprio per minare alla base l'eventualità 2.

    Oggi, la ridicola insistenza sull'Onu da parte delle sinistre e la calata di braghe di Francia e Germania, vanifica [fino alla prossima occasione] l'eventualità 1 e ancor più la 2, lasciando, al contempo, agli USA gli altissimi dividendi [in termini geopolitici ed economici] dell'aggressione.

  2. #2
    Orazio Coclite
    Ospite

    Predefinito

    A seguito della delegittimizzazione dell'ONU da parte degli USA, avevamo auspicato e sperato nella definitiva scomparsa di questo inutile, e strumentale, apparato che di fatto esiste solamente come giustificazione agli interessi dei soliti noti.
    Appellarsi ancora oggi all'ONU significa non aver capito nulla di quello che è successo, ma soprattutto non voler spingere verso la nascita di organismi di controllo svincolati da interessi particolari.
    La cosidetta sinistra italiana dimostra anche in questo tutta la sua cecità, programmatica e di analisi.
    Amen.

  3. #3
    Paul Atreides
    Ospite

    Predefinito

    Com'era ampiamente previsto, votata all'unanimità

    Risoluzione 1546. Un nome da ricordare...



    ESTERI



    Il nuovo governo avrà pieni poteri ma non il diritto di veto
    sulle azioni militari. La coalizione se ne andrà nel gennaio 2006
    Onu, approvata all'unanimità
    la risoluzione sull'Iraq
    E la Ue potrebbe svolgere il ruolo di osservatore
    nelle elezioni del dopo Saddam Hussein


    Il Consiglio di Sicurezza dell'Onu approva la risoluzione sull'Iraq

    NEW YORK - Il nuovo Iraq nasce con 15 mani
    alzate nel consiglio di sicurezza dell'Onu a New York, tornato ad assumere rilevanza dopo oltre un anno in cui la crisi irachena era stata gestita quasi sempre lontano dal Palazzo di vetro. Con un voto unanime, i membri del consiglio hanno approvato la risoluzione 1546, messa a punto da Usa e Gran Bretagna, nella quale è disegnato il futuro iracheno dal 30 giugno 2004 al gennaio 2006. In mezzo (entro il dicembre 2005) ci dovranno essere libere elezioni e entro la fine di gennaio del 2006, la forza multinazionale dovrà lasciare l'Iraq salvo diversa richiesta del governo iracheno. Il governo iracheno, però, non avrà diritto di veto sulle operazioni militari.

    Il traguardo ha permesso al presidente americano George W. Bush di aprire il vertice del G8 a Sea Island, in Georgia, con in tasca un successo maturato soprattutto nel corso dei colloqui dei giorni scorsi a margine delle celebrazioni per il D-Day, avvenuti in un clima di rappacificazione atlantica.

    La risoluzione "è un momento importante" che può costituire "un catalizzatore per il cambiamento" per l'intero Medio Oriente, ha detto Bush accogliendo gli ospiti del G8, senza mancare di sottolineare come ci fosse chi diceva "che non ce l'avremmo mai fatta".

    L'accordo sulla quinta bozza messa a punto da Washington e Londra, è stato raggiunto grazie a un compromesso raggiunto in tempo per il G8. La versione finale viene incontro alle residue riserve di Francia e Germania sul peso che il nuovo governo iracheno avrà in futuro nella gestione delle principali operazioni militari da parte della forza multinazionale (MNF) di 160 mila uomini, che resterà sotto il comando americano.



    Un paragrafo di nove righe ha permesso l'evoluzione verso una risoluzione che prevede un ampia cooperazione tra il governo iracheno e il comando della MNF, senza offrire un potere esplicito di veto a Baghdad sulle questioni militari. La risoluzione approvata alle 16:47 ora di New York (le 22:47 in Italia) nella sala del Consiglio di sicurezza non chiarisce cosa accadrà nel caso, per esempio, di un'offensiva militare americana contro Falluja o Najaf sulla quale il nuovo esecutivo iracheno sia in disaccordo.

    Tra lunedì sera e martedì, uno dopo l'altro da Parigi, Berlino, Mosca e Pechino sono arrivati i via libera al voto, pur senza nascondere le riserve. La Francia, ha detto il ministro degli Esteri Michel Barnier, non è pienamente soddisfatta, ma ha deciso per il voto a favore "per trovare in modo costruttivo una via d'uscita politica da questa tragedia". L'ambasciatore tedesco all'Onu, Gunter Pleuger, ha riconosciuto che Usa e Gran Bretagna hanno avuto stavolta "grande flessibilità e accolto molte delle proposte che provenivano dall'approccio creativo e costruttivo di Francia e Germania". Anche l'Algeria, unico membro arabo in consiglio, ha offerto il proprio appoggio, anche se avrebbe voluto un più chiaro potere di veto iracheno sul piano militare.

    L'Italia, con il ministro degli Esteri Franco Frattini, ha espresso "viva soddisfazione" per il traguardo. "Il popolo iracheno - ha detto Frattini - può festeggiare per questo momento. La risoluzione recepisce in pieno i principi che l'Italia ha considerato essenziali per contribuire alla nuova fase della stabilizzazione dell'Iraq: effettivo trasferimento di poteri agli iracheni, ruolo centrale dell'Onu nella transizione politica, trasparenza nel rapporto tra Governo iracheno e forza multinazionale"

    L'accordo segna una svolta all'Onu dopo un periodo difficile - cominciato alla fine del 2002 e culminato nella guerra - che il segretario generale Kofi Annan ha definito "tra i momenti di maggior divisione all'interno del consiglio di sicurezza dalla fine della Guerra Fredda".

    Al governo ad interim dell'Iraq viene riconosciuta la "piena sovranità" fin da quando il 30 giugno assumerà i poteri dagli americani. Da quel giorno, in teoria, il nuovo esecutivo in base alla risoluzione potrebbe anche chiedere alle forze straniere di andarsene. Ma non lo farà, ha spiegato a New York il ministro degli Esteri iracheno Hoshyar Zebari, perchè le conseguenze in questa fase "sarebbero catastrofiche". C'è il rischio, ha detto, di creare un vuoto "che noi iracheni non siamo pronti a riempire: ci sarebbe la possibilità che torni un Saddam junior".

    La forza multinazionale, secondo la risoluzione, se ne andrà invece alla fine del processo politico che prenderà il via ora sotto l'egida dell'Onu e prevede l'elezione entro il 31 gennaio 2005 di un'Assemblea nazionale di transizione, che formerà un governo a sua volta di transizione e redigerà la Costituzione.
    Entro il 31 dicembre 2005 il primo governo eletto su base costituzionale prenderà il potere e dal primo gennaio 2006 la MNF non sarà più legittimata a restare, se nel frattempo non avrà già ricevuto la richiesta di andarsene dal governo di Baghdad.

    Usa e Gran Bretagna hanno cominciato alla fine di maggio a presentare bozze di risoluzione, ma la vera svolta è arrivata nel fine settimana, con due lettere del primo ministro iracheno Iyad Allawi e del segretario di Stato americano Colin Powell, nelle quale sono indicati i termini della cooperazione militare tra l'Iraq e il comando della MNF. Lo strumento-chiave è un nuovo organismo che nascerà a Baghdad, il Comitato ministeriale per la sicurezza nazionale, dove lavoreranno insime i vertici del governo iracheno, delle forze armate dell'Iraq, dell' intelligence di Baghdad e della MNF.

    Trasferire questo meccanismo dalle lettere di Allawi e Powell al testo della risoluzione, è stata la 'magia' diplomatica che nella notte tra lunedì e martedì ha permesso l'accordo.


    (8 giugno 2004)

  4. #4
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    la risoluzione Onu è davvero una buffonata.

    A parte questo, però, mi sembrano infondate le paure circa un governo mondiale a guida Usa (e questo a cui vi riferite quando parlate di governo cosmopolitico?). Anche perché gli Usa si dimostrano bravissimi a vincere le guerre, ma incapaci a costruire l'ordine post-bellico. Kosovo, Afghanistan e Irak sono nel caos permanente e risucchiano energie umane, economiche e militari.
    Per quanto gli Usa potranno andare avanti?

    Ciò non toglie nulla, ovviamente, alla gravità del tutto, dal diritto di "guerra preventiva" alla definitiva morte dell'Onu

  5. #5
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    In origine postato da enrique lister
    la risoluzione Onu è davvero una buffonata.

    A parte questo, però, mi sembrano infondate le paure circa un governo mondiale a guida Usa (e questo a cui vi riferite quando parlate di governo cosmopolitico?). Anche perché gli Usa si dimostrano bravissimi a vincere le guerre, ma incapaci a costruire l'ordine post-bellico. Kosovo, Afghanistan e Irak sono nel caos permanente e risucchiano energie umane, economiche e militari.
    Per quanto gli Usa potranno andare avanti?

    Ciò non toglie nulla, ovviamente, alla gravità del tutto, dal diritto di "guerra preventiva" alla definitiva morte dell'Onu
    L'ordine post bellico che concepiscono come vantaggioso per loro consiste proprio in quel kaos generalizzato che tu ritieni casuale.

  6. #6
    vicepres Destra cricetale
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    In origine postato da frontista
    L'ordine post bellico che concepiscono come vantaggioso per loro consiste proprio in quel kaos generalizzato che tu ritieni casuale.

    dici? con il petrolio irakeno non sfruttabile e centinaia di soldati morti in prossimità delle elezioni?
    inoltre con il con è sempre meglio non giocare, perché una situazione caotica è imprevedibile nei suoi sbocchi.
    Secondo me invece, presto o tardi, si arriverà ad uno scenario alla Huntington

 

 

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