DISASTROSO BILANCIO DI UN ANNO DI GOVERNO
Con la "cura Illy" il Friuli arretra e si avvia verso lo sfacelo
FEDERICO RAZZINI
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UDINE - Le fabbriche degli amici industriali chiudono o vanno in Cina, per gli anziani nonostante le promesse elettorali non c'è più una lira? L'importante è dire che tutto va bene. In Friuli Venezia Giulia è cominciata la sceneggiata mediatica fatta di autocelebrazioni e sorrisi con la quale Riccardo Illy e il centrosinistra cercano di nascondere il disastroso bilancio di un anno di governo. Già perché il re del caffè si era proposto con successo all'elettorato con un programma che prometteva mari e monti ma a distanza di dodici mesi dall'elezione del potente uomo d'affari, per la gente ma anche per i più ottimisti e a lui più vicini, è difficile trovare motivi di soddisfazione.
I fatti e le cronache tracciano un quadro desolante. Nella gestione della macchina regionale la maggioranza si è incartata ben presto in una serie di atti più volte censurati persino dai sindacati. Tutto era cominciato con l'aumento degli assessori portati a dodici e tutti rigorosamente esterni (quindi totalmente alle dipendenze del presidente). Subito era scattato l'aumento degli stipendi per Presidente e giunta e poi c'erano stati nuovi aumenti di spesa per ingaggiare supermanager esterni e per assegnare consulenze sugli argomenti più impensabili ed incarichi vari. Altro che snellimento della burocrazia e valorizzazione del personale, che per la prima volta, non era stato nemmeno ammesso alla tradizionale festa natalizia con consiglieri ed assessori. L'acquisto per tutti gli assessori di costosissime e inutili nuove auto blu inserito in Finanziaria aveva rappresentato solo la ciliegina sulla torta e chiuso in bellezza il 2003.
L'anno nuovo si è aperto con le polemiche sul fronte dei progetti per la sicurezza. Illy e compagni infatti hanno azzerato i fondi stanziati dalle giunte Cdl su iniziativa leghista e la mannaia di Rifondazione si è abbattuta anche sulla scuola privata oltre che su associazioni e iniziative culturali non sufficientemente amiche.
Ma è su economia, sanità ed assistenza che c'è stato buio assoluto: la sinistra aveva "sparato" sulla Cdl attaccando su economia e "salute" quando le cose andavano tutto sommato bene: le statistiche davano infatti il Friuli ai vertici nazionali come modello sanitario ed in buona posizione in quanto a vitalità economica. Da quando si è insediata la nuova maggioranza invece le cose sono precipitate. Cominciamo dalla salute: tagli ai posti letto e precarietà di scelte, fondi, strutture denunciati dai primari. Gli stessi sindaci ulivisti di Pordenone e Gorizia sono insorti chiedendo maggiori attenzione. Per non parlare del sindaco di Udine, Sergio Cecotti, che dopo aver sostenuto Illy alle regionali ha già dichiarato ufficialmente di essersene pentito amaramente. L'ultima perla è di questi giorni. L'assessore alla Sanità, Gianni Pecol Cominotto, ha ammesso che non ci sono risorse per sostenere le famiglie che assistono a casa gli anziani.
«Altro che nuovo Welfare. Stiamo facendo come i gamberi - interviene il consigliere della Lega Nord, Maurizio Franz, chiedendo spiegazioni - questo nuovo corso sta portando allo sfacelo il nostro sistema ospedaliero e di assistenza. Illy aveva promesso 6 milioni di euro per gli anziani e adesso fa finta di niente? Tutto questo mentre aumentano le risorse per gli extracomunitari e, solo all'Ospedale Civile di Udine si registra un buco di 600 mila euro nell'ultimo anno per spese mediche non pagate da extracomunitari insolventi. Soldi che non saranno mai recuperati».
È soprattutto per l'economia che il presidente della Regione aveva promesso mari e monti. Forse qualcuno avrà visto qualche beneficio ma per ora la collettività ha solo assistito al via libera a due nuovi grandi centri commerciali che rischiano di mettere ancor più in difficoltà il settore del piccolo commercio. Anche in questo caso in campagna elettorale era stato assicurato l'esatto contrario. Poi ha ammesso di non avere i soldi per finanziare le imprese con la legge sullo sviluppo...
La situazione è drammatica, soprattutto per la montagna: De Longhi, Complast, Seia Elettronica, Cartificio Ermolli, acciaierie Weissenfells, Seleco le crisi più gravi. Ma mentre Illy flirta con il grande capitale finanziario e si occupa di cose che poco gli competono come Corridoio 5 ed Expo e stringe la mano ad Haider con i compagni alleati che ora fingono di non vedere, è l'intero settore della piccola e media impresa che chiede invano attenzione: solo in provincia di Udine sono oltre 40 le imprese di questo tipo che nell'ultimo anno hanno richiesto la cassa integrazione, una decina quelle che hanno richiesto la mobilità. E sono migliaia i lavoratori e le famiglie che vivono questi giorni nell'incertezza.
[Data pubblicazione: 08/06/2004]




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