dal principale quotidiano nazionale
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Corriere della Sera del 08/06/2004
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Il presidente della Margherita spiazza il Triciclo dicendo si a una prosecuzione della missione italiana in caso di «svolta» sul ruolo delle Nazioni Unite
«Con pieni poteri all'Onu si resta in Iraq»
Nuovo strappo di Rutelli: faremo la nostra parte come in Afghanistan. Lista Prodi in imbarazzo
Maria Teresa Meli
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ROMA - Se c'è la svolta in Iraq allora i soldati italiani devono rimanere: Francesco Rutelli non sembra nutrire le stesse titubanze degli altri leader del Triciclo. Romano Prodi e Piero Fassino sono su una posizione più attendista. Interessati e felici di quanto sta avvenendo all'Onu, ma cauti nel prospettare gli svolgimenti futuri. E soprattutto molto attenti a non dichiarare esplicitamente, a una manciata di giorni dal voto, che il nostro contingente potrebbe continuare a svolgere un ruolo in Iraq. Anzi. «Né Francia, né Germania manderanno un soldato in quel Paese», precisava l'altro giorno Prodi. «Valuteremo il da farsi alla luce dei comportamenti che assumerà l'Europa», gli faceva eco Fassino. Ma Rutelli, ospite di Porta a Porta , spiazza entrambi spingendosi oltre: «Se la linea è cambiata - dice il presidente della Margherita - ben venga, faremo la nostra parte, anche domani, come l'abbiamo fatta in Afghanistan. Nel momento in cui si dovessero realizzare le condizioni di una svolta, con piena assunzione di responsabilità da parte dell'Onu e con l'autogoverno degli iracheni, allora anche l'Italia dovrebbe partecipare». Sono parole che prendono in contropiede gli altri leader del Triciclo, Prodi incluso. Infatti, si pensava di aspettare le elezioni prima di un eventuale mutamento di rotta. A Fassino le affermazioni di Rutelli vengono riferite in serata. A Enrico Boselli anche. Il leader della Quercia fa sapere che comunque la linea del Listone resta quella definita da lui e dal presidente della Commissione europea. «In politica estera le posizioni vanno sviluppate con coerenza», è il convincimento del segretario Ds. Fatto sta che per l'ennesima volta Rutelli ha spiazzato tutti. E quell'accenno del presidente della Margherita all'Afghanistan è indicativo. E' vero che quando si trattò di votare la prima volta per quella missione la Quercia e il partito di Rutelli espressero il loro «sì». Ma fu proprio sul rifinanziamento dell'Afghanistan che avvenne una drammatica rottura tra Margherita (che confermò il proprio «si») e i Ds (che si attestarono sul «no»). Da allora le cose non sembrano essere troppo cambiate. Fassino «soffre» di questo gioco a tutto campo di Rutelli. Lo stesso Prodi è in imbarazzo. Fu il leader della Margherita ad accelerare in direzione della mozione per il ritiro. Fu ancora lui a rifiutarsi di firmare un documento sull'Iraq preparato da Prodi.
Un documento che ammorbidiva la posizione per il ritiro senza «se» e senza «ma», e che Fassino pensava servisse a vincolare Rutelli a una posizione comune e a evitare che l'ex sindaco di Roma «scartasse». Così non è stato, così non è. Tra l'altro il presidente della Margherita sembra avere uno spazio di manovra abbastanza ampio nel suo partito. Franco Marini benedice questa nuova presa di posizione, e gli stessi «pacifisti» criticano ma senza stracciarsi le vesti più di tanto. Diversa, invece, la situazione nei Ds, che impedisce a Fassino di avere altrettanta libertà di azione. Soprattutto in politica estera. Tant'è vero che a scagliarsi contro il presidente della Margherita con durezza ancor maggiore di quella dei vari Diliberto o Pecoraro Scanio è proprio uno degli esponenti di spicco del Correntone, Pietro Folena. «Ormai - stigmatizza il rappresentante della minoranza ds - sono abituato alle svolte e giravolte. Basti pensare che le parole di apprezzamento più significative nei confronti della pacifica manifestazione del 4 giugno sono venute dal centrodestra più che dal centrosinistra. Comunque, spero che per una volta si riesca a tenere ferma la barra».
A sinistra del Triciclo, la sortita di Rutelli, ovviamente, risulta sgradita. Il leader verde Pecoraro Scanio chiede: «Basta zig zag, ci vuole una linea univoca di tutta l'opposizione». Fausto Bertinotti ribadisce: «La risoluzione dell'Onu non cambia lo stato delle cose». Armando Cossutta precisa: «Gli americani devono andarsene». Ma la partita che si sta giocando sul fronte della politica estera, in realtà, è ancora una volta tutta interna al Listone. "
Saluti liberali




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