Un documento che ha lo scopo di smascherare alcune delle menzogne di chi, per ottenere il voto degli italiani, ha sacrificato verità e dignità politica sull’altare dell'interesse elettorale.
Negli ultimi tempi la sinistra italiana ha compiuto un’azione vergognosa, che consiste nell’uso della politica estera strumentale alla propaganda elettorale, operazione resa ancora più grave considerato il momento di tensione internazionale che stiamo vivendo. Della serie: “Che me ne frega di Italia, Europa e Iraq: io devo vincere le elezioni!”.
1. La sinistra afferma: “Il Governo Berlusconi ha partecipato alla guerra di Bush”.
L’affermazione è colpevolmente falsa. L’Italia ha votato in Parlamento la sola concessione d’uso delle basi americane sul suolo italiano alle truppe statunitensi e il diritto al sorvolo dello spazio aereo italiano per l’aeronautica statunitense.
Entrambe le concessioni fanno parte degli accordi internazionali stipulati cinquanta anni fa ed entrambe le richieste sono state concesse da tutti gli stati europei, Francia e Germania comprese. Per questo la posizione della sinistra risulta strumentale: l’Italia non ha compiuto alcuna operazione di guerra in Iraq. La guerra è stata fatta da Stati Uniti d’America e Gran Bretagna in seguito ad un vertice cui hanno partecipato USA, Gran Bretagna e Spagna (non l’Italia!) nel quale è stato deciso l’intervento militare per abbattere il regime di Saddam.
L’Italia, inoltre, non fa parte del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e non ha quindi potuto votare a favore o contro l’intervento in Iraq.
2. La sinistra afferma: “Le truppe in Iraq senza l’egida ONU rappresentano la sepoltura del diritto internazionale”
L’ONU ha un funzionamento che di fatto ingessa l’organismo: il diritto di veto. È sufficiente la contrarietà di un solo membro permanente del Consiglio di Sicurezza per far sì che una risoluzione venga bocciata.
Questo accade, per esempio, riguardo le risoluzione di condanna alle violenze israeliane, bocciate dal veto statunitense.
La composizione stessa del consiglio di sicurezza rappresenta uno schieramento che risale a sessanta anni fa (comprende i paesi vincitori della II Guerra Mondiale) e non risponde più all’esigenza di rappresentatività necessaria a fornirle la legittimità necessaria.
Ricordiamo inoltre l’intervento in Serbia del 1999. l’Italia partecipò alla guerra contro Milosevic come paese belligerante per iniziativa del Governo D’Alema. La “guerra umanitaria”, come allora i pacifisti di oggi la chiamavano, si svolse senza l’egida dell’ONU per via del veto della Russia. Perché a quel tempo la sinistra non gridava alla morte del diritto internazionale?
È da ricordare inoltre che l’ONU è a favore del mantenimento delle truppe in Iraq. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan ha difatti di recente ringraziato pubblicamente il Presidente del Consiglio Berlusconi per il prezioso lavoro svolto in Iraq dalle truppe italiane.
Anche in quel caso la sinistra si è coperta di ridicolo: dopo aver chiesto a gran voce una nuova risoluzione Onu, un governo iracheno rappresentativo, un ruolo attivo dell’Italia per giungere a questa risoluzione si è trovata in una imbarazzante situazione: le richieste usate strumentalmente per le elezioni europee sono state portate avanti dal Governo Italiano e ad oggi stanno per diventare realtà. Gli esponenti dell’opposizione non hanno saputo far altro che rimangiarsi tutto e aggrapparsi alla richiesta di ritiro incondizionato ed immediato delle truppe.
3. La sinistra afferma: “Il Governo Berlusconi, con l’appoggio alla missione in Iraq, ha calpestato l’articolo 11 della Costituzione Italiana, secondo cui l’Italia ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali”.
Come già accennato, il Governo di Massimo D’Alema inviò nel 1999 gli aerei italiani a bombardare la Serbia. Questa operazione fu fatta senza passare attraverso il voto parlamentare, voto che arrivò soltanto a bombardamenti iniziati come sanatoria delle scelte fatte.
In Iraq, invece, le truppe italiane non hanno partecipato alla guerra come già nei Balcani ma sono intervenute a guerra finita per garantire la sicurezza del territorio.
L’invio delle truppe è stato comunque regolarmente votato dal Parlamento Italiano a differenza di quanto accaduto cinque anni fa.
4. La sinistra afferma: “La decisione del Governo Berlusconi di inviare truppe in Iraq è una posizione che va in contrasto con il resto dell’Europa”
Anche questa affermazione è colpevolmente falsa. Il contingente militare italiano in Iraq – che ha il solo compito di garantire la sicurezza della popolazione in attesa del passaggio di poteri ad un governo democratico iracheno – si inserisce in un ampio quadro. Oltre al nostro paese altri 36 stati hanno inviato truppe a Baghdad. Tra queste 12 sono membri dell’Unione Europea e 7 sono paesi europei non membri dell’UE.
Se l’aritmetica non è un’opinione, affermare che l’Italia ha fatto una scelta antieuropea è una bugia.
5. La sinistra afferma: “La soluzione per porre fine al problema dell’Iraq è il ritiro immediato e incondizionato delle truppe Italiane”.
Niente di più falso. Le truppe spagnole, fuggite dall’Iraq in seguito alla decisione del presidente Zapatero, sono state sostituite da truppe americane, tendenzialmente più rozze nel comportamento e talora invise alla popolazione per via dello scandalo delle torture. Abbandonare l’Iraq significherebbe quindi portare le truppe statunitensi anche a Nassiriya, interrompendo l’opera umanitaria intrapresa dai nostri soldati.
Sarebbe inoltre una scelta unilaterale che ovviamente non porterebbe al ritiro contestuale delle truppe anglo-americane.
Rappresenterebbe quindi una decisione egoista, dannosa per la popolazione civile irachena – alla quale gli italiani stanno portando aiuti indispensabili – e sostanzialmente inutile sullo scenario internazionale.
Chi vorrebbe un’Italia che fugge dalle proprie responsabilità sono le stesse persone che alimentano lo stereotipo con cui abbiamo combattuto per troppi anni e da cui il nostro popolo sta cercando faticosamente di liberarsi: l’italiano, per intenderci, “mafia, spaghetti, mandolino, pizza”.
Noi siamo altro.
Da quando le truppe in Iraq hanno svolto l’importantissima opera di ricostruzione del paese, da quando hanno portato gli aiuti umanitari alla faccia delle minacce terroristiche, da quando all’indomani della strage di Nassiriya la popolazione della città è scesa in piazza – unico caso in Iraq – in solidarietà con l’esercito italiano e da quando la Croce Rossa Italiana è rimasta a Baghdad nonostante la Croce Rossa Internazionale fuggisse impaurita dal paese, da allora il mondo intero ha davanti agli occhi un’altra Italia.
Da quando Fabrizio Quattrocchi è morto cercando di sfilarsi il cappuccio per mostrare come muore un Italiano il mondo intero ha di fronte agli occhi l’immagine di un’Italia nuova, di un’Italia credibile, coraggiosa, pacificatrice. Un’Italia di cui andare finalmente orgogliosi.
Questa è l’Italia che non ha paura di misurarsi con se stessa e con il mondo intero, l’Italia che sa mettere la vita dei civili iracheni di fronte alla propria, non rispondendo al fuoco nemico se proviene da un ospedale o se la risposta rischia di causare vittime civili.
Di questa Italia noi siamo fieri.
E chi pensa di poter ricacciare nuovamente l’Italia nella macchietta della nazione imbelle e codarda nella quale ci hanno relegato per sessanta lunghissimi anni (fatta salva l’unica parentesi di orgoglio dell’episodio di Sigonella) si scontra con quella parte maggioritaria del nostro popolo che non si accontenta più di essere una tifoseria di qualcun altro, o piuttosto uno spettatore passivo della scena internazionale, ma che vuole vedere la nostra terra tornare a giocare un ruolo da protagonista in Europa e nel mondo.
6. La sinistra afferma: “I militari italiani hanno partecipato alle torture e il Governo sapeva tutto. Abbiamo sostituito una nuova barbarie alla vecchia barbarie del regime di Saddam”.
La sinistra è giunta addirittura ad affermare, mentendo, che gli italiani potrebbero essere implicati nello scandalo delle torture. La verità è che gli Italiani non controllano alcun carcere. Gli iracheni arrestati dalle nostre truppe per reati comuni vengono consegnati all’autorità locale, quelli arrestati per terrorismo al comando britannico di zona.
Anche il paragone fra la ignobile barbarie delle torture e la barbarie del passato regime è propaganda. Anzitutto per i numero e l’efferatezza dell’accaduto: nel 1988 Saddam Hussein bombardò la città irachena a maggioranza curda di Halabja con una miscela di gas (iprite, nervino, Vx). In un’ora muoiono cinquemila persone, altre quattromila muoiono mentre tentano di raggiungere il confine. La vegetazione e l’agricoltura circostante sono compromesse. I superstiti soffrono di patologie tumorali gravissime, disturbi neurologici, malattie sfiguranti… Ma gli esperti prevedono che gli effetti più terribili si vedranno nelle generazioni future. Nonostante nessuno qui intenda giustificare l’episodio delle torture, è evidente come l’eccidio compiuto da Saddam non possa essere paragonabile alle stesse: mentre la bravata scandalosa di qualche soldato americano è stata una sorta di macabro gioco, attraverso l’uso dei gas Saddam ha cercato ed in parte è riuscito ad eliminare una popolazione che non si era mai assoggettata totalmente al regime, ha operato cioè una vera e propria pulizia etnica.
Tuttavia l’orrore delle torture ai danni di prigionieri inermi e probabilmente anche innocenti non può essere in alcun modo sottovalutato, perché rappresenta un episodio vergognoso, deprecabile ed ignobile che insulta non solo i valori dei quali gli Stati Uniti si dicono portatori, ma anche l’impegno di quanti, come fanno i nostri soldati ogni giorno, dedicano il loro lavoro a far comprendere, alle popolazioni irachene, il valore di una presenza “pacificatrice”. Per questo il Segretario alla Difesa USA Donald Rumsfeld, che si è assunto la responsabilità dell’accaduto, avrebbe dovuto sicuramente rassegnare le proprie dimissioni.
In questo quadro riteniamo, dunque, che l’Europa potrebbe giocare un ruolo importante nell’aiutare gli Stati Uniti a recuperare la credibilità che nello stato di paura del dopo 11 Settembre hanno in parte perduto. Figlio diretto di questa perdita di credibilità è il Military Order, una misura varata dagli Stati Uniti che permette alle forze di sicurezza che operano in medio Oriente di arrestare cittadini stranieri sospettati di terrorismo e di tenerli prigionieri per lunghissimi periodi senza consegnarli alla giustizia, privandoli persino del diritto di contattare un avvocato. È una misura straordinaria ed ingiusta, comprensibile soltanto sull’onda emotiva della tragedia delle Torri Gemelle. Sono passati più di due anni, l’Europa dovrebbe farsi valere perché gli Stati Uniti aboliscano questa misura e ritornino nell’ambito della piena legalità internazionale.
In ultimo, ci preme fare due annotazioni.
La prima è già stata ripetuta sino alla noia: l’Occidente e la democrazia hanno gli strumenti per difendersi anche dalle derive interne, i cui responsabili verranno perciò identificati e puniti, a differenza dei casi analoghi nei paesi non democratici. La seconda è che le immagini delle violenze ai danni dei prigionieri iracheni hanno suscitato in tutti quanti, in America come in Europa, un profondo e sincero dispiacere nel vedere degli uomini soffrire, fossero anche nemici, fossero anche terroristi. Un dolore vero, diffuso, che ci distingue da folle festanti attorno ad un cadavere fatto a pezzi. Un rispetto per la vita umana, che ci distingue da chi invoca Dio mentre decapita un innocente.
7. La sinistra afferma: “Noi siamo per la pace, la destra è per la guerra”.
Di fronte ad affermazioni del genere non si sa se ridere o piangere. Non solo per la mancanza di senso delle stesse, ma soprattutto per la credibilità di chi le afferma.
Veniamo da decenni duri, dagli anni della “guerra fredda”. Dov’erano questi personaggi che oggi sventolano le bandierine colorate quando i carri armati sovietici soffocavano nel sangue la primavera di Praga? Dov’erano questi vigliacchi quando le truppe sovietiche entravano trionfanti a Budapest e Jan Palach donava il proprio corpo alle fiamme? Dov’erano questi mezzi uomini quando i cingolati cinesi soffocavano le proteste studentesche di Piazza Tien An Men? La verità è che se ne stavano zitti a ghignare e a salutare festanti il dilagare del comunismo nell’Europa dell’est.
Tempi passati, altre generazioni..? Purtroppo no.
Anche nei giorni nostri questi beceri personaggi strumenti della demagogia di qualcuno hanno dimostrato con quanta credibilità sanno schierarsi per la pace.
Peccato non aver visto questi cortei oceanici di pacifinti quando i nostri aerei venivano mandati da D’Alema a bombardare la Serbia con l’uranio impoverito.
Peccato non averli visti, questi filantropi, gridare allo scandalo quando il regime di Fidel Castro fucila – ancora oggi – i dissidenti interni.
Abbiamo però visto benissimo qual è la ricetta che questi nemici dell’Italia propongono per costruire la pace: bandierine colorate prese in prestito dal gay pride, cortei con i volti coperti e le bottiglie molotov in mano, slogan che inneggiano ad altre “10, 100, 1000 stragi di Nassiriya”… Perfino una raccolta di fondi: dieci euro a testa per finanziare la resistenza irachena. Dieci euro per contribuire all’acquisto del tritolo che ha ucciso i carabinieri in Iraq. Dieci euro per acquistare i colpi di mortaio che hanno stroncato il Caporale Vanzan.
Nessun commento per questi farabutti senza dignità, per i quali persino la pace ha un colore politico.




Rispondi Citando
