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Monte Arci
Università di Sassari: il diparitmento di biologia animale lancia la campagna contro il rischio estinzione
Morgongiori Un euro da ogni abitante dell’isola per salvare la razza bovina con mantello a striature verticali. È la proposta provocatoria di Mario Cancedda, del dipartimento di biologia animale all’Università di Sassari, che vuole realizzare un progetto per la salvaguardia di una razza bovina che conta attualmente in Sardegna solo 300 capi. E la sua iniziativa è legata al territorio del Monte Arci dove si trovano una ventina di esemplari della variante più rara della razza in questione. «La razza pettiazza o pertiazza, quella con striature rosse e nere, una tipologia genetica dell’animale presente solo sul Monte Arci», spiega Cancedda. Il bovino con mantello tigrato in ogni zona dell’isola ha assunto una denominazione particolare, Sorgolina nella Sardegna centro-orientale, Istringada in Gallura, Bertiaga in Logudoro, Pettiazza, appunto, sul Monte Arci. E sono proprio vacche e torelli legati al secondo complesso montano dell’oristanese ad attirare le attenzioni di Cancedda. Esiste un protocollo d’intesa sottoscritto nel 2000 fra il Corpo Forestale, l’Ente Foreste, la Asl numero cinque e la prefettura di Oristano per il controllo e la salvaguardia dei bovini, concentrati nel territorio di Morgongiori. E proprio qui la scorsa settimana Mario Cancedda ha acquistato una bovina di proprietà di Teodoro Piras di Masullas, che ha poi fatto ricongiungere col suo torello, nell’azienda “Sa Zeppara” di Guspini. La storia è curiosa. Piras, 68 anni, che possedeva fino a qualche anno fa circa 190 capi, li ha poi venduti, «perché erano salate le multe per i danni provocati dagli animali sul monte», dice. Un torello era finito al mattatoio di San Gavino. Qui Cancedda è riuscito ad acquistarlo e trasferito nell’azienda di Guspini, lo ha restituito alla bovina, probabilmente sua compagna sul Monte Arci. «Adesso il torello ha già montato la vacca. Quando rimarrà gravida, fra circa un anno e dopo aver partorito il vitello, preleverò dei campioni di latte e sangue ed approfondirò lo studio sulla razza, oramai unica nell’isola», spiega Cancedda. «È una razza, pura, antica, che non si è mai incrociata con animali di altre razze», racconta da esperto Piras, cui sono rimaste una decina di pettiazze nella sua azienda di famiglia. «Non è facile individuarle in questo periodo, perché si mimetizzano bene sul Monte, anche perché stanno preparando i giacigli per i prossimi parti», aggiunge Marco Zedda, del Corpo Forestale di Ales. «Sarebbe presente anche un torello sul Monte Arci, che però un po’ spaventa, non è proprio mansueto», aggiunge Cancedda, presenza confermata anche da Zedda. «D’estate, assieme alla forestale, cercheremo di radunare le pettiazze in un unico spazio sul Monte Arci per i prelievi di materiale biologico. E la stessa vacca presente a Guspini, quando starà per partorire, sarà portata in facoltà a Sassari, per maggiori controlli», conclude Cancedda, che ha intenzione di chiedere un contributo di un euro ad ogni sardo per il suo progetto. L’intento è salvare la pettiazza da un’estinzione sicura.
Antonio Pintori




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