Ancora sul cappellano degli Usa: El Salvador e Nicaragua


L'altro giorno molti hanno espresso il cordoglio per la scomparsa di Ronald Reagan. Tra le tante voci di dolore, quella del Papa. Tutti sanno che Wojtyla era molto amico di Reagan: negli anni Ottanta, mentre il presidente degli Stati Uniti faceva sterminare centinaia di migliaia di nicaraguensi, di salvadoregni (compresi suore, vescovi, sindacalisti ecc.) e di afghani, il Papa gli inviava lettere di ammirazione per il ruolo svolto nella guerra contro il Comunismo e per il sostegno a Solidarnosc. Di seguito presentiamo un paragrafo de "Il Libro nero degli Usa", di Mauro Pasquinelli, quello dedicato appunto ad El Salvador e Nicaragua, quando Reagan siedeva alla Casa Bianca.
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SALVADOR DAL 1980-1992

Il Salvador fu un banco di prova privilegiato della famigerata "Scuola Delle Americhe" e della politica estera degli USA in America Latina, che come sappiamo, per la dottrina Monroe, assume le vesti di politica interna.
Il piccolo paese del Centro America era governato da una giunta militare assassina (armata ed addestrata dagli Stati Uniti d'America) che si reggeva sulla repressione selvaggia dei più elementari diritti umani e su una pratica costante di brogli elettorali.
Negli anni settanta, in questo paese, cominciarono a crescere forti "organizzazioni popolari" composte di Sindacati, comunità religiose di base, cooperative che facevano solidarietà effettiva e rivendicavano lo "spettro" di riforme democratiche e la difesa dei più elementari diritti umani, barbaramente calpestati dalla giunta militare. Un ruolo guida importante in questo movimento fu assunto non solo dai gruppi di sinistra ma anche dalla Chiesa che, in questo paese martoriato, combatteva effettivamente a fianco degli ultimi e predicava la "teologia della liberazione", creando forte imbarazzo nel monarca di S. Pietro e tra le incartapecorite gerarchie vaticane.
La crescita delle organizzazioni popolari, il rovesciamento del tiranno Somoza in Nicaragua da parte dei sandinisti e gli ennesimi brogli elettorali tramutarono la protesta popolare in una aperta guerra civile. Per sventare la minaccia della democrazia gli Usa decisero di intensificare l'intervento armato in sostegno della giunta militare. Si apre così un'altra pagina vergognosa della politica genocida della Casa Bianca scritta con il sangue di 75.000 salvadoregni, in maggior parte contadini, massacrati dall'esercito e dagli squadroni della morte solo perché rivendicavano giustizia, democrazia e libertà. Riportiamo alcuni passaggi della bella ricostruzione degli eventi fatta da Noam Chomsky:
"Nel febbraio del 1980 l'arcivescovo di S. Salvador, Oscar Romero, scrisse una lettera al presidente Carter nella quale lo supplicava di non mandare aiuti militari alla Giunta che governava il paese. Quegli aiuti, scriveva Romero, sarebbero serviti ad acuire l'ingiustizia e la repressione contro le organizzazioni popolari. "
Alcune settimane più tardi l'arcivescovo Romero fu assassinato mentre celebrava la messa. La responsabilità di questo assassinio (e di innumerevoli altre atrocità) viene fatta generalmente ricadere
su Roberto D'Aubuisson che era il leader a vita dell'Arena il partito che oggi governa il paese con il sostegno degli Stati Uniti.
.."Dieci anni dopo migliaia di contadini e di poveri delle città, insieme a molti vescovi stranieri, presero parte ad una messa commemorativa ma gli Stati Uniti brillarono per la loro assenza"... "il New York Times, il "giornale dei fatti" non ha pubblicato nemmeno un editoriale o un commento sull'assassinio prima e sulla commemorazione poi".
.. "Il 7 Marzo del 1980, due settimane prima dell'assassinio di Romero, nel Salvador era stato dichiarato lo stato d'assedio ed era iniziata in forze la guerra contro la popolazione civile con il sostegno e il coinvolgimento costante degli Usa. Il primo attacco su larga scala provocò una terribile strage a Rio Sumpul dove furono massacrate almeno 600 persone. Ci furono bambini fatti a pezzi con il machete e donne torturate e poi annegate. Per giorni e giorni furono recuperati dal fiume pezzi di cadavere. ma i media negli Usa non ritennero che valesse la pena di riportare la notizia".
Il battaglione Atlacatl, costituito da 1.383 militari addestrati dagli Stati Uniti, fu responsabile nel 1981 del massacro di El Mozote, l'eccidio più criminale compiuto in El Salvador. In esso persero la vita 1.200 civili inermi, tra cui 400 bambini barbaramente trucidati a sangue freddo. Nonostante la strage gli Stati Uniti, campioni della lotta al terrorismo, continuarono a fornire il proprio appoggio al battaglione Atlacatl per altri otto anni fino al 1989 quando firmerà una seconda strage, quella ai danni di sei gesuiti e di due perpetue. Per molto tempo le famiglie occidentali, attraverso gli schermi televisivi sono state testimoni delle terribili stragi a colpi di machete perpetrate dagli "incivili" Tutsi ed Hutu. Ma tutti devono sapere che in Salvador si facevano le stesse cose sotto la supervisione dei consiglieri americani.
Il generale Onecifero Blandon, ex capo di Stato Maggiore esercito del Salvador, a proposito della presenza di consiglieri americani durante le operazioni sporche dell'esercito salvadoregno, ha dichiarato cose molto gravi:
"Erano consiglieri militari americani inviati qui e che con il consenso dei nostri vertici parteciparono a diverse operazioni sul campo. Questo è certo lo confermo personalmente".
"La natura dell'addestramento nell'esercito salvadoregno è stata descritta da un disertore che ha ottenuto asilo politico in Texas nel 1990. Secondo lui le reclute venivano costrette ad uccidere cani ed avvoltoi mordendoli alla gola, poi dovevano strappare loro la testa; stavano a guardare mentre i soldati torturavano ed uccidevano i sospetti dissidenti, cioè mentre strappavano unghie, tagliavano teste, facevano a pezzi i cadaveri e giocavano con le membra strappate".
Il sacerdote cattolico Daniel Santiago che lavorava in Salvador in un articolo per il giornale dei Gesuiti, America racconta di "una contadina che un giorno, tornando a casa dai campi, aveva trovato i suoi tre figli, sua madre e sua sorella seduti attorno al tavolo, ognuno con la propria testa staccata dal corpo e posata accuratamente sul tavolo, davanti al rispettivo cadavere, e con le mani posate sul capo, come se ogni corpo stesse carezzando la propria testa. Gli assassini appartenenti alla guardia nazionale salvadoregna avevano incontrato qualche difficoltà nel tener ferma la testa di un bambino di diciotto mesi, per cui le mani le erano state inchiodate sopra. Un grosso sacchetto di sangue era disposto con gusto al centro del tavolo".
Secondo il reverendo Santiago:
"gli squadroni della morte nel Salvador non si accontentano di assassinare le persone. Le decapitano e infilzano le loro teste sulle picche, che poi usano per abbellire il paesaggio. La polizia salvadoregna non si limita a squartare gli uomini: recidono loro i genitali e glieli infilano in bocca. Alla Guardia Nazionale non basta stuprare le donne salvadoregne: i loro ventri vengono tagliati e usati per coprire i loro volti. Non è sufficiente uccidere i bambini: vengono appesi al filo spinato finché la carne si stacca dalle ossa, mentre i genitori sono costretti a guardare".
Ci chiediamo con quale coraggio gli occidentali osano pontificare sull'assenza dei diritti umani a Cuba quando hanno favorito e coperto questi crimini efferati? Al Capone e Totò Riina possono forse dare lezioni di morale a comuni cittadini?

NICARAGUA 1979-1990

L'esperienza nicaraguense ha un alto valore simbolico per capire i contenuti e le forme della politica estera americana. Per distruggere uno Stato sovrano e democratico non si organizza un colpo di stato militare come in Cile, non un invasione diretta come in Vietnam, non un semplice embargo come a Cuba ma si dà avvio ad una contro-guerriglia che in pochi anni mette a ferro e fuoco tutto il paese, dissanguando e lasciando cuocere nel brodo della guerra il nemico di turno. Il Nicaragua è un tassello originale nel mosaico del crimine americano.
La dinastia Somoza imperversava in Nicaragua dal 1936, anno in cui assunse il potere con un colpo di stato militare, Anastasio Somoza. Dopo la sua uccisione nel 1956 furono i figli a succedergli. Le continue malversazioni del clan famigliare e la brutalità della guardia nazionale, durante gli anni settanta, fecero passare nelle file dell'opposizione la quasi totalità della popolazione. Si costituì un fronte allargato delle opposizioni, una specie di unione sacra contro il Somozismo, che raggruppava sindacalisti, operai e dirigenti dello schieramento imprenditoriale, uomini politici moderati ed esponenti del fronte sandinista. Tutta la società civile contrapposta ad un tiranno che governava con l'arbitrio e il terrore e che aveva come unico sostegno l'esercito e la Cia.
Come in Salvador negli anni ottanta, lo sbocco della guerra civile era iscritto nell'ordine delle cose ed essa non si fece attendere. L'attacco al palazzo presidenziale il 20 luglio del 1978, seguito dall'audace colpo di mano alla sede del parlamento da parte dei Sandinisti, diede avvio ad una guerra insurrezionale - che stava evolvendo in una vera e propria guerra convenzionale se consideriamo che la Guardia Nazionale bombardò la periferia di Managua facendo diecimila vittime - che si concluse esattamente un anno dopo, il 20 luglio del 1979, con l'ingresso trionfale dei seguaci di Sandino a Managua.
Vicini a Cuba che li aveva sempre aiutati, pur mantenendo le distanze dall'Urss nei Paesi non allineati, i sandinisti sembravano orientarsi verso una via originale al socialismo, un mix di dirigismo (nazionalizzazione delle banche e di larghi settori dell'agricoltura, dell'industria e del commercio) e di misure tendenti a salvaguardare il pluralismo politico ed economico, la libertà di stampa e la democrazia borghese. Per la prima volta nella storia del Nicaragua, nel 1984, ebbero luogo libere elezioni, monitorate da delegazioni internazionali per i diritti umani. I partiti di opposizione tennero dimostrazioni senza paura di essere repressi e il governo sandinista riservò addirittura 321.000 dollari alla campagna elettorale di ogni partito di opposizione. Alla fine il fronte sandinista ottenne la maggioranza assoluta dei voti (69,2% + un altro 3,8% che andò ad altri partiti della sinistra) e il suo leader Daniel Ortega venne incoronato presidente. Fu un grandioso successo popolare che premiava una politica riformatrice a favore dei più poveri. Secondo l'Organizzazione internazionale per lo sviluppo, Oxfam (che non è un ufficio del Comintern) tra i 76 paesi in via di sviluppo in cui operava "il Nicaragua costituiva un'eccezione per le energie profuse dal governo nel migliorare le condizioni di vita della popolazione e nell'incoraggiarne la partecipazione attiva al processo di sviluppo". "solo in Nicaragua si registrava un autentico sforzo per riparare alle ingiustizie del latifondismo e per estendere l'assistenza sanitaria, l'istruzione e il sostegno all'agricoltura, alle famiglie contadine più povere".
Ma era proprio questo che disturbava i sogni dei presidenti americani e della Cia. Essi sentivano nostalgia del defunto e turpe regime di Somoza che come nessun altro gli garantiva il controllo strategico del territorio e il saccheggio delle sue risorse. Odiavano invece fino alla morte il governo sandinista che occupandosi nei fatti e per la prima volta della sua gente costituiva il principale elemento di destabilizzazione dell'ordine statunitense in Centro-America. Come dei morti che stendono le mani sui vivi gli Yankee, prima con Carter e poi con Reagan, autorizzarono il capo della Cia, William Casey, a pianificare il rovesciamento del governo democratico sandinista. Per aggredire e terrorizzare il piccolo Nicaragua gli Stati Uniti impiegarono tanti dollari quanti ne usarono per scatenare l'inferno in Afghanistan, regalando ai sovietici il loro Vietnam.
Casey prese accordi con i militari argentini Viola e Videla (meglio noti per la repressione e la tortura del proprio popolo e per l'addestramento delle squadre della morte e dei militari in Guatemala) per avviare l'addestramento delle famigerate strutture paramilitari che presero il nome di Contras, usando armi e denaro statunitense. Come ben presto si scoprì, il flusso di questo denaro proveniva dal traffico di droga e persino dalla vendita di armi all'Iran dell'Ayatollah Khomeyni (scandalo Iran-Contras) contro il quale gli americani non avevano esitato a scatenare la guerra Iraq-Iran del 1979, che fece quasi due milioni di morti. Che Dio stramaledica gli Yankee autori di un disegno criminale che supera ogni vetta di diabolica immaginazione. Avete capito bene? Gli Stati Uniti preparano la guerra al piccolo, democratico e sovrano Nicaragua finanziandola con il denaro sporchissimo della vendita di droga nel proprio mercato interno e della vendita di armi al criminale Ayatollah Khomeyni, impegnato nella guerra contro l'Iraq, precedentemente incoraggiato e sospinto ad attaccare l'Iran. Mentre tutto ciò accadeva, Papa Wojtyla, il campione della pace e dei diritti umani, era in costante contatto epistolare con Ronald Reagan assicurandogli il suo tacito sostegno alla guerra sporca contro il Nicaragua, condannando l'opposizione anti-americana della chiesa dei poveri e ringraziando il presidente degli Stati Uniti per i servigi resi nella lotta al "Comunismo" e per il sostegno al sindacato polacco Solidarnosc.
E' tutto pronto per l'inizio delle operazioni contro il Nicaragua. Il capo della Cia Casey dà avvio ad una vile campagna militare che sadicamente e cinicamente puntava a distruggere e sabotare tutte le conquiste e le infrastrutture che avevano reso grande e popolare il governo sandinista. Vennero presi di mira e fatti saltare in aria scuole, ospedali, servizi sociali per i contadini, centri di assistenza per i più poveri, industrie, comunità agricole. Non soddisfatti, gli Stati Uniti aggiunsero alla criminale campagna di aggressione militare il classico blocco economico teso a soffocare l'ultimo flebile respiro dell'economia nicaraguense. Lo scopo era di distruggere le conquiste della rivoluzione e di obbligare il governo di Ortega ad impegnare le proprie scarse e residue risorse nella guerra anziché nei programmi sociali. Come si può chiamare una simile aggressione se non un atto criminale e terroristico? Può una finta democrazia come quella statunitense condurre guerre di questo tipo? Certo che può e gli americani lo insegnano.
Nel manuale operativo americano per i Contras si indicano chiaramente tecniche di terrore diretto ed indiretto e nel paragrafo "sull'uso selettivo della violenza" si prevede l'assassinio di giudici, amministratori statali, allevatori e poliziotti. David Mac Michael, ex agente della Cia in Centro-America dichiara: "Gli atti più noti di terrorismo statunitense in Nicaragua furono il bombardamento del deposito petrolifero di Corinto nel 1983, poi minammo diversi porti civili nel tentativo di mettere in ginocchio economicamente il paese e infine ci infiltrammo lungo la frontiera con l'Honduras e assassinammo diversi funzionari civili del governo nicaraguense fra cui medici, insegnanti, sindacalisti.
Per queste ultime azioni ci servimmo di agenti addestrati e pagati da noi che erano noti col nome di Contras" (dichiarazione registrata nella trasmissione "Report", Rai 3, ottobre 2003).
Nel 1986 dopo due anni di dibattimenti la Corte Internazionale di Giustizia dell'Aja, nonostante le pressioni americane, emette una sentenza storica: "Gli Stati Uniti sono colpevoli di terrorismo ai danni del piccolo stato del Nicaragua". Nella sentenza si accusano gli Usa di "uso illegale" della forza che nella terminologia giuridica corrente significa terrorismo. La stessa FBI dà del terrorismo la definizione ufficiale di "uso illegale della forza".
Il blocco e la campagna militare furono condannati e respinti anche dall'Onu. Ma siccome gli Usa già allora, come di recente con l'aggressione all'Iraq, non tolleravano un diritto internazionale al di sopra del proprio diritto imperiale, non solo ignorarono la sentenza dell'Aja ma intensificarono l'aggressione al povero e indifeso Nicaragua aumentando i finanziamenti alle squadre della morte dei Contras. L'Onu anche questa volta non minacciò né sanzioni né ritorsioni contro gli Usa.
Il popolo nicaraguese, nonostante tutto, resistette eroicamente fino alla fine neutralizzando il piano di Reagan che prevedeva l'ingresso dei Contras a Managua entro pochi mesi dall'inizio delle operazioni militari.
Alla fine di questa ennesima guerra sporca e criminale si contarono più di 100.000 morti, quasi tutti civili. Nel 1988, dopo anni di barbarie yankee, il Nicaragua fu colpito dall'uragano Joan che provocò un disastro naturale senza precedenti con migliaia e migliaia di vittime. L'uragano diede il colpo finale alla agonizzante economia del paese. Gli Usa non solo non mandarono un solo di aiuto ma fecero pressioni sugli altri paesi dell'Occidente perché bloccassero ogni soccorso alla gente che stava morendo di fame in modo da dare il colpo finale al martoriato governo Sandinista. Ma anche questo tentativo fallì.
La guerra si concluse con delle trattative che imposero ai Sandinisti delle elezioni truffa durante le quali gli Usa misero subito in chiaro che se avessero vinto i Sandinisti sarebbe continuato l'embargo e il terrorismo dei Contras. Piegati dalla guerra, dalla fame e dal ricatto i nicaraguensi votarono a maggioranza il candidato della Cia (la Chamorro) e mandarono all'opposizione i sandinisti, che nonostante tutto presero il 40% dei voti, ossia il doppio della percentuale dei consensi che normalmente raggiunge qualsiasi presidente americano.Dopo la sconfitta dei sandinisti alle elezioni e la vittoria della Chamorro il Nicaragua ha fatto di nuovo ingresso nel "libero" mercato ristabilendo il suo primato di "paese tra i più poveri del mondo", dopo aver rappresentato nei primi anni ottanta un modello acclamato di fuoriuscita dal sottosviluppo.