Zapatero: giusto il ritiro delle truppe, la risoluzione Onu è insufficiente
di red
Nessun soldato spagnolo in Iraq, aveva detto a urne spagnole ancora “calde”, il premier spagnolo Luis Rodriguez Zapatero. E infatti a fine aprile la brigata Plus Ultra ha lasciato la base di Najaf . «Tornano perché non dovevano proprio partire», disse allora Zapatero, parlando della illegalità dell’occupazione militare delle truppe della coalizione senza il consenso delle Nazioni Unite.
Ora però qualcuno in Spagna pensa che i soldati spagnoli dovrebbero tornare in Iraq. La Spagna, che fa ancora parte del Consiglio di Sicurezza dell’Onu fino alla fine dell’anno, ha votato a favore della nuova risoluzione. E così i popolari di Aznar ora capitanati dal delfino Mariano Rajoy accusano il premier socialista di mancanza di coerenza. Commentatori anche di area moderata, oltre che della destra – con argomenti del tutto simili a quelli utilizzati in Italia nei confronti del Triciclo – sostengono infatti che l’approvazione all’unanimità della risoluzione al Palazzo di Vetro due giorni fa, la presenza militare della coalizione cambia natura e andrebbe addirittura rafforzata.
Zapatero giovedì risponde con una intervista alla radio Cadena Ser. E rigetta completamente queste critiche. Il governo socialista spagnolo – dice - avrebbe ritirato le sue truppe dall'Iraq anche ora, cioè dopo l’approvazione della nuova risoluzione delle Nazioni Unite sul passaggio di poteri al governo Allawi. Perché la risoluzione, votata sì ma senza entusiasmo dalla Spagna martedì scorso, è da ritenere insufficiente.
Il leader dell’opposizione, Mariano Rajoy, ha cercato di ribaltare l’accusa principale fatta al governo Aznar –quella di aver mentito sulle stragi dell11 marzo a Madrid- e ha a sua volta accusato il primo ministro socialista di aver mentito sul ritiro, quando dubitando fortemente nel passaggio di consegne all’Onu entro il 30 giugno ha deciso di anticipare il ritiro del contingente spagnolo.
Zapatero ha affermato a Cadena Ser che, il 18 aprile scorso, giorno dell'annuncio del ritiro delle truppe, già conosceva i punti fondamentali del testo approvato martedì, che tra l'altro non risponde alla «questione centrale» sollevata dallo stesso Zapatero: la creazione di una forza multinazionale sotto il comando delle Nazioni Unite. La risoluzione 1546, fa notare, continua infatti ad affidare il comando delle truppe agli americani.
Dopo aver sottolineato di averla votata «pensando al popolo dell'Iraq», il primo ministro spagnolo ha osservato che la nuova risoluzione corregge «solo un poco quella dell'ottobre del 2003». Infine, Zapatero si è detto convinto che tutti i Paesi che «si sono opposti alla guerra, hanno deciso di tendere una mano», nella speranza che la situazione nel Paese arabo
«migliori».
Del resto il ministro degli Esteri spagnolo Miguel Angel Moratinos il giorno del voto a Palazzo di Vetro, martedì, aveva in effetti sottolineato che il voto a favore della Spagna sulla risoluzione era stato dato «senza entusiamo». E lo stesso Zapatero nella conferenza stampa congiunta con il collega
danese, Anders Fogh Rasmussen aveva specificato i punti su cui la Spagna si aspettava di più. «Gli obiettivi del governo spagnolo sarebbero più ambiziosi», aveva spiegato il premier, «per quanto riguarda il ripristino della sovranità, i tempi delle elezioni, la permanenza di truppe straniere nel Paese e il ruolo delle Nazioni Unite». «Questi ambiziosi obiettivi – aveva annotato Zapatero - non sono in agenda». Insomma, Zapatero differentemente da ciò che sostengono i suoi detrattori, ha attuato una politica riformista: approviamo la risoluzione, perchè è un piccolo passo in avanti ma senza contrabbandarla per quello che non è: non è la migliore risoluzione possibile. Ragione per cui la Spagna – come del resto per ora Francia e Germania – non vuole un coinvolgimento diretto. E non manderà più nessun soldato in Iraq agli ordini degli americani.




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