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  1. #1
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    Predefinito FINI e gli ostaggi liberati.

    FINI SMENTISCE STRADA: NESSUN RISCATTO PER OSTAGGI LIBERATI
    11/06/2004 - 107

    Roma, 11 giu. (Apcom) - Non c'è stata "alcuna orologeria politica", né è stato pagato alcun riscatto per il rilascio dei tre italiani rapiti in Iraq. Lo ha detto il vicepresidente del Consiglio, Gianfranco Fini, a Radio anch'io. Per il vicepremier, un pensiero di tale portata "è meschino". "Se pensiamo alle sofferenze patite, e alla possibilità che potessero essere uccisi, come ha confermato anche l'ostaggio polacco, io direi di evitare polemiche da cortile".

    Fini smentisce con questa parole "se il dottor Strada ha le prove le presenti. Io non sono a conoscenza di trattative" le affermazioni fatte dal fondatore di Emergency e pubblicate da La Repubblica. Strada parla di nove milioni di dollari incassati da Mutlak (contatto di Emergency nella vicenda degli ostaggi)" che avevano convinto parte del gruppo a trasferire gli ostaggi dalla prigione di Ramadiad Abu Ghraib e a consegnarli agli americani con un finto blitz inscenato in una casa di Zaitun street.

    "Il governo, ma anche Croce Rossa - ha ricordato Fini - hanno tenuto aperti dei canali di dialogo non con i terroristi o i rapitori, ma con ambienti religiosi iracheni che si erano detti disponibili a collaborare per il rilascio degli ostaggi. Gli stessi canali che hanno restituito il corpo del povero Quattrocchi".

    Virgilio

  2. #2
    MANDA A CASA LA CASTA
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    Predefinito

    La Casa delle Libertà punta tutto sulla liberazione degli ostaggi ma è un metodo sbagliato.......

    COME SE FOSSE L'UNICO MERITO CHE ABBIA RIPORTATO DA QUESTI 3 ANNI DI GOVERNO.
    è UN METODO SBAGLIATO......
    I MERITI DELLA CASA DELLE LIBERTà SONO TALI E TANTI CHE NON BASTEREBBE QUESTO FORUM PER ELENCARLI TUTTI.
    CERTO CHE DEVONO AVERE UNA REGIA PUBBLICITARIA POCO ACCORTA SE INSISTONO SOLO SU QUESTO FATTO...... PERALTRO INCIDENTALE.......
    MERITI NE HANNO TANTI........ RICORDATELI TUTTI AGLI ITALIANI CHE NON VI TRADIRANNO......
    PENSATE LA CIRAMI, LA GASPARRI, LE ROGATORIE, L'ART 18, I TIKET, LE TASSE AUMENTATE, L'INFLAZIONE, LA GUERRA PER LA DEMOCRAZIA, I 19 DI NASSIRYA,,,,,,,,
    SONO TUTTI MERITI DELLA CASA DELLE LIBERTà...... PERCHè DIMENTICARSENE ORA...........E PARLARE SOLO DELLA LIBERAZIONE DEGLI OSTAGGI.....
    CORAGGIO è GLI ITALIANI NON VI TRADIRANNO

  3. #3
    SENATORE di POL
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    Predefinito Re: FINI e gli ostaggi liberati.

    In origine postato da UgoDePayens
    FINI SMENTISCE STRADA: NESSUN RISCATTO PER OSTAGGI LIBERATI
    11/06/2004 - 107

    Roma, 11 giu. (Apcom) - Non c'è stata "alcuna orologeria politica", né è stato pagato alcun riscatto per il rilascio dei tre italiani rapiti in Iraq. Lo ha detto il vicepresidente del Consiglio, Gianfranco Fini, a Radio anch'io. Per il vicepremier, un pensiero di tale portata "è meschino". "Se pensiamo alle sofferenze patite, e alla possibilità che potessero essere uccisi, come ha confermato anche l'ostaggio polacco, io direi di evitare polemiche da cortile".

    Fini smentisce con questa parole "se il dottor Strada ha le prove le presenti. Io non sono a conoscenza di trattative" le affermazioni fatte dal fondatore di Emergency e pubblicate da La Repubblica. Strada parla di nove milioni di dollari incassati da Mutlak (contatto di Emergency nella vicenda degli ostaggi)" che avevano convinto parte del gruppo a trasferire gli ostaggi dalla prigione di Ramadiad Abu Ghraib e a consegnarli agli americani con un finto blitz inscenato in una casa di Zaitun street.

    "Il governo, ma anche Croce Rossa - ha ricordato Fini - hanno tenuto aperti dei canali di dialogo non con i terroristi o i rapitori, ma con ambienti religiosi iracheni che si erano detti disponibili a collaborare per il rilascio degli ostaggi. Gli stessi canali che hanno restituito il corpo del povero Quattrocchi".

    Virgilio

    Precisazione semplicemente doverosa, in relazione alle bufale stradiane d'avanziste.....

  4. #4
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    Predefinito Re: FINI e gli ostaggi liberati.

    In origine postato da UgoDePayens
    FINI SMENTISCE STRADA: NESSUN RISCATTO PER OSTAGGI LIBERATI
    11/06/2004 - 107

    Roma, 11 giu. (Apcom) - Non c'è stata "alcuna orologeria politica", né è stato pagato alcun riscatto per il rilascio dei tre italiani rapiti in Iraq. Lo ha detto il vicepresidente del Consiglio, Gianfranco Fini, a Radio anch'io. Per il vicepremier, un pensiero di tale portata "è meschino". "Se pensiamo alle sofferenze patite, e alla possibilità che potessero essere uccisi, come ha confermato anche l'ostaggio polacco, io direi di evitare polemiche da cortile".

    Fini smentisce con questa parole "se il dottor Strada ha le prove le presenti. Io non sono a conoscenza di trattative" le affermazioni fatte dal fondatore di Emergency e pubblicate da La Repubblica. Strada parla di nove milioni di dollari incassati da Mutlak (contatto di Emergency nella vicenda degli ostaggi)" che avevano convinto parte del gruppo a trasferire gli ostaggi dalla prigione di Ramadiad Abu Ghraib e a consegnarli agli americani con un finto blitz inscenato in una casa di Zaitun street.

    "Il governo, ma anche Croce Rossa - ha ricordato Fini - hanno tenuto aperti dei canali di dialogo non con i terroristi o i rapitori, ma con ambienti religiosi iracheni che si erano detti disponibili a collaborare per il rilascio degli ostaggi. Gli stessi canali che hanno restituito il corpo del povero Quattrocchi".

    Virgilio
    Excusatio non petita, accusatio manifesta.

  5. #5
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    Predefinito

    In effetti forse le bufale degli sciacalli rossi è meglio ignorarle.....

    Saluti liberali

  6. #6
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    In origine postato da Pieffebi
    In effetti forse le bufale degli sciacalli rossi è meglio ignorarle.....

    Saluti liberali


    Come nelle riserve private; prima si liberano le bufale (tante), e poi gli si da la caccia....

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  7. #7
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    Predefinito Re: Re: FINI e gli ostaggi liberati.

    In origine postato da Pieffebi
    Precisazione semplicemente doverosa, in relazione alle bufale stradiane d'avanziste.....
    però....

    Ma il dottor Scelli si è infuriato perché Strada ha parlato di un riscatto di 9 milioni di dollari. Cifra inferiore ai 15 indicati dal dottor Scelli. Strada ha fornito nomi e indirizzi delle sue fonti e dei suoi testimoni. Correttamente. Un giornalista de La Repubblica è andato nei posti indicati da Strada per intervistare quelle persone e ha rischiato la pelle. Hanno tentato di fermarlo. Volevano rapirlo, o impedirgli di entrare in contatto con quelle fonti? Mistero.
    Il dottor Scelli si indigna e attacca Strada per la storia del riscatto da 9 milioni di dollari, ma non si è risentito quando il 22 aprile un giornale notoriamente vicino alla destra, e caro al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta - che ne fu il direttore - ha scritto cose molto dettagliate. Si tratta de Il Tempo di Roma, l'articolo è di Fosca Bincher, pseudonimo usato dal direttore, Franco Bechis.
    Ne riportiamo ampi e istruttivi stralci: «Il riscatto è pagato, ma non basta. Una somma importante, secondo autorevoli indiscrezioni, messa a disposizione di tasca propria da Silvio Berlusconi, è ora arrivata nelle mani dei rapitori iracheni degli ostaggi italiani. Insieme a quella acqua e viveri, distribuiti in abbondanza secondo i patti, dalla Croce Rossa italiana a tutta la popolazione di Falluja. Ma i tre ostaggi sono ancora prigionieri dei loro rapitori. Perché, come spesso accade in Medio Oriente, spuntano nuovi intermediari, si interpongono imam e politici locali, trapelano nuove condizioni». Fermiamoci un attimo per sottolineare solo la coincidenza tra i «troppi faccendieri» e i «soldi gettati nel piatto» citati da Scelli e il clima descritto (il 22 aprile) dal quotidiano romano. Ma da quali «fonti» il Tempo aveva avuto quelle notizie? «L'autorevole indiscrezione - scrive Bincher-alias Bechis - è circolata fin dalla serata di martedì in importanti ambienti bancari italiani. Da qualche giorno Silvio Berlusconi avrebbe chiesto ai suoi banchieri di fiducia di smobilizzare una somma importante, trasferita su un nuovo conto. L'ipotesi circolata, ma anche più di una ipotesi sostiene un banchiere chiedendo di non essere citato, è che il premier abbia messo a disposizione di tasca propria l'intera somma necessaria al riscatto: 5 milioni di euro».
    9 milioni di dollari (Strada), 15 milioni di dollari (Scelli prima versione), 5 milioni di euro (i banchieri citati dal Tempo): insomma, di soldi per i rapitori-terroristi si parla e si parlava. Pubblicamente. L'unica divergenza, come si vede, è sulla entità della somma. Il Tempo continua e scrive che «i contanti messi a disposizione da Berlusconi, sono arrivati nella zona di Falluja insieme ad importanti aiuti alimentari e soprattutto a molte taniche di acqua grazie alla collaborazione fra gli uomini di Nicolò Pollari, direttore del Sismi, e quelli di Maurizio Scelli, commissario della Cri».
    Noi ci fermiamo qui, perché a questo punto i misteri sono veramente tanti e il sapore della vicenda è sempre più quello antico di un «caso Cirillo» di dimensioni internazionali. Ma per favore, togliete l'elmetto alla gloriosa Croce Rossa italiana

  8. #8
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    Sì e' andato in una via che non esiste al numero civico 17, del quartiere omonimo alla pretesa "via", e non si è accorto che lì da anni vi abita un taxista irakeno che .....alle parole ostaggi, Cia, danaro....come tutti i suoi vicini.....è scoppiato a ridere.

    Quanto agli aiuti agli irakeni, e l'azione della croce rosse che ne ha portati moltissimi .....confonderli con "Un riscatto" è semplicemente indice della mentalità della sinistruzza ballista.

    Complimenti ai bufalisti rossi.

    Shalom

  9. #9
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    In origine postato da Pieffebi
    Sì e' andato in una via che non esiste al numero civico 17, del quartiere omonimo alla pretesa "via", e non si è accorto che lì da anni vi abita un taxista irakeno che .....alle parole ostaggi, Cia, danaro....come tutti i suoi vicini.....è scoppiato a ridere.

    Quanto agli aiuti agli irakeni, e l'azione della croce rosse che ne ha portati moltissimi .....confonderli con "Un riscatto" è semplicemente indice della mentalità della sinistruzza ballista.

    Complimenti ai bufalisti rossi.

    Shalom
    Ricordo male, o avevi messo in rilievo la prima pagina de Il Tempo, una volta?

    Cos'è; s'è improvvisamente schierato con la "sinistruzza ballista" l'ex giornale di Gianni Letta?

  10. #10
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    da www.iltempo.it

    " Volevano uccidere gli ostaggi entro 48 ore
    Agliana: «Hanno girato cinque video». Stefio: «Parlavano di calcio». Cupertino: così ci hanno liberati
    Su Internet il messaggio dei sequestratori: avrebbero giustiziato i tre italiani per vendicarsi del governo Berlusconi
    HANNO dormito al sicuro nelle loro case, ma per i tre ex ostaggi italiani la sorte era davvero segnata: entro 24 o 48 ore dal blitz decisivo per la loro liberazione sarebbero stati uccisi dai loro sequestratori. Il sito internet Ansar Al Islam, che era stato oscurato dopo la decapitazione dell' ostaggio americano, ha infatti pubblicato il testo del messaggio, firmato "Brigata Al Quds", che avrebbe dovuto accompagnare il video dell'uccisione di Stefio, Agliana e Cupertino: «Col favore di Dio si applica oggi la legge del taglione mediante l'epurazione degli ostaggi italiani per fornire una risposta all'arrogante presidente italiano Berlusconi».
    Invece, grazie all’intervento della Delta Force, tutto si è risolto per il meglio: e i tre, nelle loro rispettive case, hanno raccontato i giorni terribili della prigionia, prima di sapere di questo messaggio, di cui si è avuta notizia solo ieri all’ora di cena. Il primo commento alla rivendicazione è stato dell’infaticabile Antonella Agliana: «È la prova che il Signore ci ha assistito e per questo ci ripromettiamo di andare presto, tutti insieme, a pregare sulla tomba di Padre Pio». Poco prima, nella casa di Prato, il fratello Maurizio diceva: «Sono stanco e poi c'è l'indagine della Procura di Roma: mi hanno detto che presto mi riconvocheranno. Ma poi riprenderò il mio lavoro di body guard, una professione seria. Nel mio lavoro rientrano anche queste cose, compresa la morte». La guardia privata pratese si è isoffermato del racconto sui suoi 58 giorni («e non 56 come è stato detto, siamo stati rapiti il 12 aprile») nella «prigione» dei mujahidin iracheni per usare la definizione che i carcerieri si erano dati. «Non ci hanno maltrattato, non siamo stati picchiati. Siamo stati sempre incatenati e sdraiati per terra e a volte anche bendati. Ci hanno dato da mangiare, anche se non sempre, da bere, anche se non sempre. Naturalmente siamo stati segnati anche psicologicamente, è stata un'esperienza dura. Avevamo messo in conto anche di poter essere uccisi. Minacce di morte? Qualche volta c'è stato un gesto che era implicito». I carcerieri sono stati duri? «Facevano il loro gioco», ha risposto. «Non ci dicevano perchè non ci liberavano. ci dicevano invece in tante volte "il vostro governo non fa niente per voi". È allora che abbiamo pensato che eravamo stati rapiti per fare da merce di scambio».
    Maurizio Agliana in più passaggi ha avuto parole di affetto nei confronti di Fabrizio Quattrocchi. «Spero di poter incontrare presto la famiglia di Fabrizio», ha detto, annunciando che con Stefio e Cupertino si recherà a rendere omaggio alla tomba dell'amico assassinato. «Il momento più difficile del nostro sequestro - ha detto ancora - è stato il terzo giorno, perchè è quello in cui hanno portato via Fabrizio. Abbiamo sperato che lo riportassero quanto prima da noi». Agliana ha detto che i carcerieri hanno girato cinque video, di cui finora solo tre sono stati trasmessi. «Ma noi non sappiamo quali video sono stati fatti vedere. Quando venivano girati i video eravamo istruiti su cosa dire e fare. In quelle occasioni abbiamo mangiato in modo sfarzoso, poi ben poco. Ci veniva messo il riso e il pollo davanti, e ci veniva chiesto di mangiare», ha raccontato Agliana. «Non ci veniva neppure detto che uso avrebbero fatto di quei video». La speranza, comunque, non l' ha mai abbandonato: «Ho pregato e pensato molto alla mia famiglia». Ad aiutarlo anche la fede: «Mi sono affidato a Dio, cercando di imboccare un percorso spirituale».
    Umberto Cupertino ha parlato in serata della rivendicazione: «Temevamo di morire in ogni momento», perchè per ucciderci non aspettavano «un giorno in particolare. I sequestratori ci mettevano le armi davanti agli occhi, poi ci guardavano in modo minaccioso, ci fissavano. Noi eravamo quasi sempre bendati e sdraiati per terra e circondati da questa gente» che, comunque «non ci ha mai fatto del male». Già prima, a Sammichele di Bari, Cupertino aveva raccontato, in toni commossi, le "sue prigioni": «il momento più fantastico è stato quello della liberazione. È avvenuto così: eravamo nella camera in cui ci tenevano rinchiusi. Abbiamo sentito le eliche di un elicottero, si è alzata la polvere. Poi ho sentito il rumore del portoncino in ferro che veniva abbattuto. I militari che hanno fatto irruzione, ci hanno detto: "Usa, go, go, go". I militari ci hanno visto negli occhi - ha raccontato - uno mi ha tagliato il filo che avevo stretto attorno ai polsi, mi ha detto in inglese, "sei mio", mi ha preso sottobraccio e mi ha fatto salire su un elicottero». Hai sentito voci di persone che parlavano in italiano?. «No - ha risposto - dicevano go, go go».
    Visibilmente commosso ha esibito le mostrine in stoffa sulle quali sono impresse il tricolore italiano e la bandiera statunitense e ha mostrato e ha fatto vedere a tutti un'altra mostrina in stoffa sulla quale è scritto in italiano e in arabo "De Pascale". «Questo il nome - ha detto Umberto - del generale dei bersaglieri che mi ha accolto subito dopo la liberazione. Ho chiesto al generale di Quattrocchi, lui ci ha detto di stare tranquilli, di pensare a noi e ha aggiunto: "chi ne ha la competenza vi parlerà". È stato poi l'ambasciatore a dirci che il nostro amico e collega non c' era più».
    In tarda mattinata, a Catenanuova di Enna, anche Salvatore Stefio aveva confermato che «è stata molto dura, ma noi eravamo certi di tornare a casa, non abbiamo mai perso la speranza». Stefio ha parlato anche dei rapporti con Agliana e Cupertino: «Tra di noi si era creato un rapporto molto forte, di intesa immediata su tutto». Alla domanda se si fosse fatto un'idea del motivo per cui Quattrocchi è stato ucciso, Stefio ha replicato: «Non lo so, ma Quattrocchi non ha avuto alcuno scontro nè attimi di tensione con i sequestratori». Ad essere minacciato era stato invece lui, da uno dei carcerieri che voleva la sua fede nuziale. «Quando ho ricevuto questa richiesta - ha confermato Stefio - ho reagito e gli ho detto: se vuoi fare questo devi uccidermi. Io sono qua, se vuoi togliermela devi spararmi».
    Eppure con i sequestratori hanno parlato «spesso e di tutto», anche di calcio. «Loro - ha rivelato Stefio - erano degli appassionati di calcio e si lamentavano che nel loro Paese non avesse il giusto seguito, ma non abbiamo mai fatto nomi di giocatori o di squadre italiane». Sul suo futuro non si sbilancia: «Tornare in Iraq? Non lo so - ha risposto Stefio - dipende dal mio lavoro. Ma ora ho bisogno di stare a casa con la mia famiglia».

    venerdì 11 giugno 2004
    "


    Saluti liberali

 

 
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