Dichiarata la guerra tra....
...pacifisti
Emergency contro Medici senza Frontiere; Medici senza Frontiere contro la Croce Rossa; la Croce Rossa contro Medici senza Frontiere… Ong benefiche e benemerite ma non troppo benevole l’una verso l’altra sono ormai ai ferri corti.
E l’Iraq non è che l’ultimo dei campi di battaglia, metaforici e letterali, che dividono le grandi sigle del soccorso medico umanitario.
L’ultima e più clamorosa rissa è quella che ha contrapposto Maurizio Scelli, commissario straordinario della Croce Rossa italiana, al fondatore di Emergency Gino Strada.
Oggi un nuovo atto dello scontro, la querela di Emergency a Scelli per le sue dichiarazioni dell’11 giugno.
Eccole: “Quali cognizioni di causa può avere Emergency” sul pagamento di un riscatto per la liberazione degli ostaggi italiani, chiede Scelli, se i suoi “rappresentanti se ne sono andati via al primo scoppio di mortaretto? Se ne sono stati comodamente negli Sheraton di Amman e se ne sono stati in giro a far convegni, a sentenziare, a pontificare sulla realtà nella quale noi dalla mattina alla sera, in piena notte… andavamo rischiando la vita per portare aiuti a tutte le parti?”. “Scelli, in evidente stato di agitazione, ha lanciato una serie di calunnie offensive delle quali rido”, rispose in un primo momento Strada.
“E’ il caso di ristabilire alcune verità incontestabili.
Intanto, che la Croce Rossa italiana è entrata in Iraq dopo che il presidente americano Bush aveva dichiarato la fine della guerra. Noi, invece, siamo in Iraq ininterrottamente dal 17 marzo 1995. E a differenza della Croce Rossa non abbiamo mai avuto scorte e protezioni armate e non siamo legati alla politica di nessun governo. Scelli dice che noi siamo stati a Baghdad soltanto quindici giorni e che poi siamo scappati al primo lancio di mortaretti.
Come si permette di dire una falsità di questo genere? Emergency è stata in Iraq durante tutta la guerra mentre loro stavano a Roma. E se le truppe italiane non fossero andate in Iraq, la Croce Rossa italiana sarebbe ancora a Roma”.
“La Croce Rossa italiana al suo arrivo a Baghdad subito dopo la fine della guerra aveva un servizio di protezione voluto dalla Farnesina che aveva finanziato la missione”, ha controprecisato un comunicato della Cri. “Ma subito dopo il commissario Scelli chiese che questa scorta fosse tolta, per rendere evidente il carattere neutrale della missione stessa e anche per evidenti problemi di incolumità. Lo stesso Scelli, tra l’altro, viaggia senza alcuna scorta”. In effetti Scelli, che pure ha sparato in più occasioni contro i “pacifisti”, è stato visto da testimoni
“letteralmente cacciare” i soldati americani che l’aprile scorso pretendevano di controllare il primo convoglio della Croce Rossa a Fallujah. Al contrario Strada spara spesso e volentieri contro le interferenze militari umanitarie, però la presenza storica di cui si vanta tanto in Iraq era nel Kurdistan protetto dall’ombrello aereo Usa, e solo quando gli americani hanno fatto saltare l’apparato statuale di Saddam hanno potuto scendere a Baghdad e Kerbala. Così come in Afghanistan si oppose alla guerra contro i talebani, che però lo avevano escluso dai loro territori, permettendogli di continuare a operare solo nelle zone controllate dall’Alleanza del nord. E solo grazie a quell’intervento Usa che ha tanto criticato ha potuto di nuovo accedere all’intero paese. Comunque Emercency tiene a precisare che la querela sporta nei confronti di Maurizio Scelli non rappresenta in ogni caso e “in nessuna forma un atto ostile o conflittuale” nei confronti della Croce Rossa.
Curiose contraddizioni in margine a una lite che è poi in fondo un po’ quella della balena contro la zanzara.
Emergency non è nata infatti che dieci anni fa, a partire da un discorso dello stesso Strada, chirurgo milanese, a un Maurizio Costanzo Show del giugno 1994. Nel 2002, stando al suo bilancio, contava su 2.650 volontari articolati in 165 gruppi, più 40 addetti retribuiti presso la sede milanese. E le sue attività, pur meritorie, sono state limitate finora a soli nove paesi, anche se va ricordato come l’intervento di questa organizzazione sia volutamente concepito non solo in chiave specialistica, con gli ospedali per feriti di guerra, emergenze chirurgiche e i centri per la riabilitazione fisica e sociale delle vittime delle mine antiuomo e di altri traumi bellici.
E’ anche un intervento residuale, deciso in caso di “scarsità o mancanza di altri interventi umanitari analoghi nel paese”. Ovvero, Emergency va dove non è andato nessun altro.
Al contrario, come si insegna nei libri di storia, la Croce Rossa internazionale inizia nel 1859, con l’idea dello svizzero Henri Dunant, scioccato dal terribile spettacolo dei feriti che morivano sui campi di battaglia di Solferino e San Martino. E la sola Croce Rossa italiana ha 4.000 dipendenti, tra civili e militari, e 300.000 volontari, ripartiti su ben 2.000 sedi, mentre l’intero movimento mondiale ha 300.000 dipendenti e 97 milioni di volontari, articolati su 181 organizzazioni nazionali.
Certo, grande organizzazione fa anche e spesso rima con carrozzone, tant’è che lo stesso Scelli si è insediato da commissario straordinario della branca italiana proprio promettendo un’organizzazione “meno burocratizzata, molto snella, tesa ad esaltare quei valori straordinari che possiede come la solidarietà, il volontariato, la scelta di stare accanto a chi soffre nel miglior modo possibile”.
E le accuse di sclerosi non sono solo implicite nella scelta “residuale” della più agile Emergency, ma furono anche tra le motivazioni che nel 1971 portarono Bernard Kouchner a condurre la scissione dalla Croce Rossa da cui nacque Médecins sans Frontières (Msf).
E in apparenza, anzi, Kouchner potrebbe in qualche modo essere giudicato lo Strada francese. Studi da chirurgo a parte, tutti e due vengono infatti dalla sinistra radicale: dal Movimento studentesco milanese Strada; dal vecchio Partito comunista francese Kouchner. E quello che per l’uno è stata la battaglia contro le mine antiuomo, per l’altro fu il dramma del Biafra. Soprattutto, nella comune polemica contro la Croce Rossa più ancora della sindrome da carrozzone a essere criticato è il modo in cui sono correntemente interpretati due dei sette “Principi Fondamentali” proclamati dalla Croce Rossa internazionale del 1965.
Ovvero, quello di neutralità, secondo cui “al fine di conservare la fiducia di tutti, il Movimento si astiene dal prendere parte alle ostilità e, in ogni tempo, nelle controversie di ordine politico, razziale, religioso o ideologico”.
E quello di indipendenza, secondo cui “il movimento è indipendente. Ausiliari dei poteri pubblici nelle loro attività umanitarie e sottomessi alle leggi che reggono i paesi rispettivi, le Società Nazionali devono, tuttavia, conservare un’autonomia che permetta loro di attuare sempre in accordo con i principi del Movimento”.
Da questa comune critica, però, Msf e Emergency hanno tratto conclusioni opposte.
Emergency, infatti, come suoi obiettivi principali non ha solo quello di “portare assistenza medico-chirurgica alle vittime dei
conflitti armati” e di “dare attuazione ai diritti umani per chi soffre le conseguenze sociali di guerre, fame, povertà, emarginazione”,
ma anche quello di “promuovere una cultura di pace e solidarietà”.
Cioè, è ideologicamente un’organizzazione pacifista, che, dopo aver esordito accettando gli incoraggiamenti di un ministro della Difesa che si chiamava Cesare Previti, dal 2001 in poi è entrata in rotta di collisione particolare col governo italiano, dichiarando di non voler accettare più alcun aiuto da chi “ha deciso di prendere parte al conflitto in corso”.
Al contrario, Kouchner dice che proprio in Biafra comprese che
“non bastava più chiedere al dittatore di turno l’autorizzazione a entrare nel paese per curare le vittime delle sue stesse azioni repressive. Occorreva superare i confini della sovranità nazionale e scegliere di fare politica per prevenire le vittime dei conflitti”.
Di ritorno dall’Africa, infatti, scrisse sul Monde un duro articolo in cui spiegò come il governo nigeriano si impadroniva degli aiuti umanitari destinati alla repubblica ribelle, violando coscientemente l’impegno che aveva preso con la Croce Rossa di mantenere il più assoluto riserbo e astenersi da qualunque commento sulla missione, senza l’espressa autorizzazione della Croce Rossa stessa.
Di qui la nascita di Msf, che oggi conta in tutto il mondo su 2.500 volontari, 1,2 milioni di aderenti e 2,5 milioni di donatori privati (sostenitori).
E di qui anche l’annuncio del nuovo verbo dell’ingerenza umanitaria, “la nuova frontiera della politica internazionale che la sinistra ha il dovere di difendere, con coerenza”.
Per questo dopo aver a lungo invocato un intervento militare nella ex-Jugoslavia Kouchner ha accettato tra il 1999 e il 2001 di fare il rappresentante dell’Onu in Kosovo, dopo essere stato ministro della Sanità nel governo Jospin.
In seguito ha approvato l’intervento in Afghanistan: “era stato lo stesso popolo afghano a chiedere l’intervento – ha spiegato – per impedire che i talebani continuassero il massacro”.
E a Strada ha consigliato di chiedere “ai civili di Kabul se vivono meglio oggi o al tempo del regime dei talebani”.
E poi un affondo:
“Talvolta penso che chi critica le azioni di ingerenza umanitaria abbia bisogno di vittime civili per esaltare il proprio ruolo mediatico. La verità è che l’antiamericanismo non è una politica, ma soltanto uno strumento retorico. Quando non si ha più niente da dire ci si limita all’antiamericanismo. Abbiamo bisogno di un nemico unificante, e l’immagine degli Stati Uniti che circola tra di noi europei – soprattutto a sinistra –serve a questo scopo”. Senonché, proprio mentre Kouchner difendeva l’intervento in Kosovo, la filiale greca di Msf prendeva invece una linea violentemente filoserba. Più di recente è stata Msf spagnola ad attaccare duramente la “confusione tra militari e operatori umanitari”, sia in Afghanistan che in Iraq.
E nello stesso Iraq dopo l’attentato dello scorso settembre alla sede della Croce Rossa a Baghdad è stata la stessa casa madre francese a fare propria un’analoga preoccupazione.
“Ci teniamo a ricordare che siamo attori dell’aiuto umanitario e non della guerra. La distribuzione imparziale e non discriminatoria, così come l’indipendenza rispetto a tutti i poteri e a tutte le forze politiche, economiche e religiose, sono i fondamenti della nostra azione”.
Un’apparente e sorprendente presa di distanza dalla dottrina dell’ingerenza umanitaria, proprio mentre invece la Croce Rossa italiana viene accusata di averla fatta propria.
Ma d’altronde proprio il 2 giugno cinque operatori di Msf sono stati uccisi in Afghanistan dai talebani, e martedì Jan Egeland, sottosegretario per gli Affari umanitari dell’Onu, ha proposto al Consiglio di sicurezza l’adizione di una risoluzione per la protezione degli operatori umanitari:
“In venti paesi ci negano o impediscono l’accesso umanitario”. L’ultima emergenza è il Darfur, ma “negli ultimi otto mesi siamo stati testimoni di minacce e attacchi orribili contro operatori umanitari in Afghanistan, Cecenia, Costa d’Avorio, Iraq,
Sudan e Somalia”.
Insomma, andare al seguito dei militari espone al rischio di essere trattati da “invasori”, ma andare senza è spesso semplicemente impossibile.
Maurizio Stefanini su il Foglio di oggi
saluti