dal quotidiano LIBERO di oggi


America aspettaci L'Europa arriverà
di RENATO BRUNETTA

Angela Merkel ha annunciato un programma denso per la sua presidenza dell'Unione europea, ma la cancelliera tedesca ha messo in cima alle sue priorità il rilancio dei rapporti con gli Stati Uniti. La mossa è ambiziosa e lungimirante: dopo quattro anni di tensioni, in gran parte provocati dalla Vecchia Europa dei Prodi, Chirac e Schroeder, è giunto il momento di riattivare l'alleanza che ha garantito al mondo democratico pace, stabilità e prosperità. E' soprattutto la situazione internazionale a esigere la riconciliazione transatlantica. L'unico modo di affrontare la minaccia della terza guerra mondiale dell'islamismo contro le democrazie liberali è attraverso una politica unificata dell'Occidente. Nessuna alternativa
Non c'è alternativa alla partnership Usa-Europa di fronte all'Iraq in disintegrazione, all'Iran nucleare nuova potenza regionale e a un Medio Oriente sull'orlo della guerra civile. Il ritorno dell'isolazionismo americano, reso possibile dalla nuova maggioranza democratica al Congresso, sarebbe un disastro globale perché l'Europa non è in grado di sostituire gli USA né in Medio Oriente né altrove. Per il Vecchio continente non c'è alcuna organizzazione militare internazionale migliore della Nato né alcun ruolo fuori dall'Alleanza politica delle democrazie occidentali. Nell'anno del "regime change" in Francia - con la partenza sicura dall'Elisero di Jacques Chirac e l'arrivo probabile dell'atlantista Nicolas Sarkozy - Angela Merkel ha lanciatoun grande progetto di riconciliazione euro-americana. Tuttavia, anziché puntare sulle grandi dichiarazioni di impegno politico, che tanto spesso vengono disattese, la cancelliera tedesca ha scelto l'economia come terreno di intesa. L'idea di Merkel è di istituire una grande area di libero scambio euroatlantica, che sia alla base dell'alleanza politica e economica per rafforzare la crescita e la prosperità e garantire al contempo sicurezza e diffusione della democrazia nel mondo. Certo, la cancelliera vuole andarci piano, perché è consapevole che la sua proposta può apparire "eccentrica", o eccessivamente sensibile per il mondo politico europeo e americano. Per ora, dunque, il progetto Merkel è limitato alla creazione di una partnership economica che favorisca l'emergere di un mercato euroatlantico degli investimenti. A questo fine, l'obiettivo di medio periodo è l'armonizzazione della legislazione americana e europea in settori come il mercato finanziario, la proprietà intellettuale o gli standard tecnici. Ma il traguardo rimane l'area di libero scambio perché - come ha detto Merkel in un'intervista al Financial Times - «i nostri sistemi economici sono basati sugli stessi valori» e «ci sono chiari vantaggi per entrambi». Di fronte al progetto restano, ovviamente, alcune questioni aperte. La prima è la governance dell'Europa. Nel creare una di mensione economica comune, l'Unione europea non può presentarsi divisa di fronte agli Stati Uniti e non può permettersi di avere istituzioni deboli.
Questione aperta

La Costituzione europea sarà un altro dei temi chiave della presidenza Merkel. A marzo, i capi di Stato e di governo approveranno una "dichiarazione politica" sui valori comuni dell'Unione europea. A giugno, la Germania dovrebbe far ripartire il negoziato sul Trattato che è stato respinto da francesi e olandesi. E' tempo di pensare a una struttura più federalista per l'Europa, con un presidente della Commissione europea che abbia forti poteri di governo, cui si contrappongono un Parlamento Europeo con pieni poteri legislativi che rappresenti i popoli e un rinnovato Consiglio organo degli Stati. L'Ue dovrebbe esercita re competenze federali nei tre settori della politica monetaria, della politica estera e di sicurezza e della politica commerciale. Ma, nell'ottica di un'Unione economica transatlantica, quel che manca oggi è soprattutto una "Costituzione economica" europea. In particolare è necessario promuovere con più vigore un mercato veramente libero e concorrenziale, garantire la sostenibilità delle finanze pubbliche attraverso la costituzionalizzazione del Patto di stabilità e aprire all'immigrazione per affrontare le dinamiche demografiche negative in corso. Attualmente, l'Unione europea è troppo debole e troppo in balìa delle dinamiche economiche mondiali per poter integrare la sua economia a quella statunitense. Basti pensare al complicatissimo tema dei rapporti valutari tra euro e dollaro. Un'area di libero scambio transatlantica indurrebbe un forte riequilibrio commerciale e monetario. Il giusto obiettivo della parità euro-dollaro è però irrealizzabile a causa dell'incoerenza economica dei diversi paesi europei e della rigidità monetaria della Banca centrale europea. Punti deboli

L'altra grande questione controversa dell'idea di Merkel sono i rapporti con il resto del mondo. Nella sua intervista al Financial Times, la cancelliera ha voluto sottolineare che il suo piano esclude l'abbattimento di tariffe e dazi doganali, proprio in ragione dei timori che un'area di libero scambio euro-atlantica possa compromettere definitivamente la liberalizzazione multilaterale del commercio. L'approccio adottato da Merkel va nella direzione sbagliata: il problema centrale è che l'istituzione di un'Unione economica tra Europa e Stati Uniti deve avvenire in un quadro di apertura nei confronti del resto del mondo, non di chiusura. L'abbattimento dei dazi e delle tariffe doganali deve essere accompagnato dall'abolizione progressiva dei residui protezionistici che accomunano Bruxelles e Washington. La verità è che l'ostacolo principale alla liberalizzazione degli scambi mondiali è il protezionismo agricolo di Europa e Stati Uniti: solo sopprimendo i dazi e i sussidi della nostra Politica agricola comune e di quella americana potremmo arrivare a una liberalizzazione generalizzata che garantisca crescita ai paesi più poveri e, contemporaneamente, ci permetta di sviluppare progetti economici e commerciali ambiziosi come quello indicato da Merkel. Restano due questioni importanti. La prima è che, nell'ambito di un'armonizzazione euroatlantica, le norme comuni convengono solo se sono buone norme. In un processo diretto dall'alto, il rischio è di aumentare gli scontri tecnici e commerciali. Ma già ora possono essere individuate "buone norme" negli ordinamenti americano e europeo e a prevalere devono essere le pratiche migliori di ciascuno. La seconda questione riguarda la politica. Il mercato transatlantico senza barriere al commercio e agli investimenti piace al primo ministro danese, Anders Fogh Rasmussen, e ai paesi della Nuova Europa. Il 2007 vedrà arrivare alla testa del Regno Unito Gordon Brown, un atlantista più atlantista di Tony Blair. Da maggio, la Francia potrebbe essere finalmente presieduta da un liberale pro-americano, Nicolas Sarkozy. Resta da capire cosa vorrà fare l'Italia, se scegliere l'innovazione e il futuro oppure - come è più probabile - rimanere l'ultimo vessillo della Vecchia Europa.
Saluti liberali