Enrico!
![]()
"Pertini resterà a Padova per tutto il tempo, lo vedrà morire, e quando la fine arriva, alle 12.45 dell’11 giugno, darà disposizioni secche, inderogabili… mettetelo sul mio aereo, lo porterò a Roma con me, come un amico fraterno, come un figlio, come un compagno di lotta. Il suo esempio ci mancherà"
La sera di giovedì 7 giugno, durante un comizio a Padova, Enrico Berlinguer viene colto da un malore. Impallidisce, si aggrappa al podio ma porta a termine il suo discorso. Poi, alle 23.15 viene ricoverato d’urgenza: è stato colto da un ictus cerebrale… sta morendo – scrive Marida L. Pijola sulla Gazzetta – come Gramsci, Togliatti e Longo, come il filo di una sinistra tradizione. Sembra che in questi anni – dirà il sociologo Sabino Acquaviva che vive a Padova e che aveva assistito al comizio di Berlinguer – la storia d’Italia passi e ripassi per questa città del Veneto: dalle trame nere all’autonomia, da Franco Freda alle Brigate rosse ed ora, in un contesto politico e con un significato radicalmente diversi, con Berlinguer.
Il primo a correre a Padova è Sandro Pertini ma non mancherà neppure Craxi… mi dicono che non c’è speranza – commenta il Presidente del Consiglio – ma io preferisco credere che finché c’è vita c’è speranza. Conosco Enrico da trent’anni, negli ultimi tempi litigavamo spesso, ma le esperienze di trent’anni sono tante… vorrei proprio che non se ne andasse così.
Per quattro giorni, Padova sarà meta di pellegrinaggio di tanta gente, comunisti e non, avversari politici e amici. Pertini resterà a Padova per tutto il tempo, lo vedrà morire, e quando la fine arriva, alle 12.45 dell’11 giugno, darà disposizioni secche, inderogabili… mettetelo sul mio aereo, lo porterò a Roma con me, come un amico fraterno, come un figlio, come un compagno di lotta. Il suo esempio ci mancherà. Oggi – scrive Giacovazzo sulla Gazzetta del 12 giugno – l’Italia politica è più povera. Non solo per i compagni di Berlinguer e per coloro che l’hanno amato. Ma anche per quanti, a qualunque fede politica appartengono, sentono che con lui scompare una delle più alte coscienze della nostra vita democratica.
Saranno ottocentomila a portare l’ultimo saluto a Berlinguer nella camera ardente allestita a Botteghe Oscure. Ci andrà anche Craxi e sarà l’unico ad essere fischiato. I comunisti non hanno dimenticato l’accoglienza riservata al loro leader al Congresso del PSI. Più di un milione e mezzo di persone seguiranno il corteo funebre… è un ‘fiume’, il più grande corteo che Roma abbia mai visto si muove verso piazza San Giovanni – ‘teatro’ storico delle manifestazioni comuniste – e in un misto di lacrime, bandiere rosse, pugni chiusi e l’inno dell’Internazionale, il popolo comunista si congeda dall’uomo e dal compagno che ha fatto del PCI il più grande partito comunista d’Europa.
Dalle cinque città di Puglia sono partiti 255 pullman; per 2 giorni, tutti i treni per Roma sono stati presso d’assalto; ci sono delegazioni di quasi tutti i paesi del mondo e, nonostante sia stato proprio Berlinguer a produrre lo ‘strappo’ definitivo con l’URSS, i sovietici sono stati i più premurosi offrendo, prima assistenza specialistica ed inviando poi, a Roma, il semisconosciuto Mikhail Gorbaciov indicato come braccio destro di Kostantin Cernenko succeduto, alla guida del PCUS, il 13 febbraio scorso dopo la scomparsa del vecchio e malato Yuri Andropov due giorni prima. La presenza di Gorbaciov a Roma non è un segno di disistima verso Berlinguer o verso il PCI. È noto che il settantatreenne Cernenko è conciato, in salute, peggio del suo predecessore.
Due le cose che Berlinguer non vedrà: la definitiva approvazione del decreto-bis – ancora una volta con un voto di fiducia – e il ‘sorpasso’ del PCI sulla DC alle elezioni europee di pochi giorni dopo, nonostante il Direttore della Gazzetta tenti di minimizzarlo ancor prima che si abbiamo i risultati… l’immenso pianto del popolo comunista – scrive Giacovazzo il 17 giugno – è diventato spettacolo in ogni casa grazie alla Tv e al sentimento traboccante di Pertini; non vi è dubbio che la moltitudine comunista andrà alle urne, più che a votare una proposta politica, a confermare un tributo alla memoria sofferta




Rispondi Citando
