Dal "Commento al Salmo 118" di sant'Ambrogio, vescovo.
( 21, 7-9: CSEL 62, 477-478

TUTTA LA FIDUCIA DEL MARTIRE E' RIPOSTA IN CRISTO


Ben a ragione vien detto martire chi sopporta ingiustamente i tormenti della persecuzione, perché non ha rubato, non ha fatto violenza a nessuno, non ha sparso sangue, non ha commesso nulla contro le leggi, eppure deve sopportare supplizi maggiori dei ladri. Egli dice la verità e non è ascoltato: parla solo di cose salutari ed è impugnato, tanto da poter dire: "Quando parlo loro, mi osteggiano, senza motivo" (Sal. 119,7). Senza motivo dunque soffre la persecuzione chi è combattuto senza colpa; viene attaccato come un colpevole mentre è da lodare proprio per tale testimonianza; è combattuto come un malfattore perché si gloria del nome del Signore, mentre la pietà è il fondamento di tutte le virtù. Davvero è impugnato senza ragione chi da empi e infedeli è accusato di empietà, mentre è maestro di fede.
Senza dubbio, colui che viene attaccato senza motivo dev'essere forte e costante. Come mai allora ha aggiunto: "il mio cuore teme le tue parole"? Trepidare è segno di debolezza, di timore, di paura. Ma c'è anche una debolezza che conduce alla salvezza e un timore dei santi: "Temete il Signore, suoi santi" (Sal. 33,10) e "Beato l'uomo che teme il Signore". Per qual motivo? Perché "trova grande gioia nei suoi comandamenti" (Sal. 111,1). Considera un martire in mezzo ai pericoli: di là urlano le belve per incutere terrore, da un'altra parte stridono le lame infocate e si alza la fiamma di una fornace ardente; là si sente il rumore di pesanti catene, qui c'è un crudele carnefice. Guarda, dico, attentamente come tutt'intorno è pieno di supplizi, e poi osserva questo martire: egli pensa ai divini comandamenti, al fuoco eterno, al tormento senza fine che subiranno i perfidi, agli affanni sempre rinnovati di acerbe pene. Trema nel suo cuore, non volendo causarsi l'eterna rovina col cedere alla presente. Si turba nel suo animo mentre intravede in qualche modo la terribile lancia del futuro giudizio.
Non ti pare che questa trepidazione possa accompagnarsi alla fiducia in un uomo costante? Concorrono al medesimo scopo confidenza di colui che brama le cose eterne e la trepidazione per i giudizi divini. Piaccia a Dio che io meriti di esser tale! Cosi che, se mi colpisce il persecutore, io non consideri l'asprezza dei miei i supplizi, non misuri i tormenti, non le pene, non pensi all'atrocità! nessun dolore, ma tutto questo stimi cosa leggera. Trepiderò vece nel timore che Cristo mi rinneghi, che Cristo mi escluda espella dal collegio dei sacerdoti, se me ne giudicherà indegno.Mi veda piuttosto, sebbene atterrito dalle pene corporali, ancor più trepidante per il futuro giudizio. E anche se mi dirà: “ Uomo di poca fede, perché hai dubitato ? “ (Mt 14,31), mi porgerà la sua destra, e renderà saldo e incrollabile il mio animo turbato dalle vicende di questo mondo.