ROMA - "Con Casini, ma non subito e non da solo". Francesco Rutelli affida a Bruno Vespa quello che sembra proprio un annuncio di abbandono del Pd. Una frase contenuta nel nuovo libro del giornalista Rai, anticipata proprio all'indomani della elezione di Bersani, che ora rafforza le voci che danno Rutelli e la pattuglia dei teocon in via di sganciamento dal Pd.
"Mentre Berlusconi detta l'agenda al paese, nel nostro campo da un lato i moderati sono sempre più attratti da Casini e dall'altro guardano a Di Pietro, che batte solo su un punto Berlusconi è un mascalzone, e se incontra sulla propria strada il presidente della Repubblica, non risparmia neppure lui. Per riparare, il Pd si sbilancia a sinistra, e così peggiora la situazione, e si isola" dice Rutelli a Vespa.
Parole che, dopo la nomina di Bersani, sembrano trovare sempre più forza. Perché Rutelli vede in questo spostamento "a sinistra" del Pd, "una scelta ancora più assurda". E se Bersani rivendica le radici socialiste, il presidente del Copasir la vede all'opposto: "E' incredibile che il Pd si costruisca radici socialiste con un quarto di secolo di ritardo e molta sinistra è andata a destra".
Ed ancora: "Per essere riformisti non bisogna stare necessariamente nel Pd. A destra ci sono socialisti come lo stesso Berlusconi, Tremonti, Brunetta. Frattini è diventato socialista venendo dal Manifesto. Bondi era comunista. Maroni viene addirittura da Democrazia Proletaria..".
Severo il giudizio sul Pd, il partito "mai nato". "In questi due anni ha sprecato un patrimonio anzichè costruirne uno nuovo. Avremmo dovuto cambiare terreno di gioco, allenatore, squadra, pallone, modulo tattico, perfino i tifosi. Dopo quindici anni era evidente che lo schema dell'Unione era finito. Bisognava cambiare tutto. E invece non e' cambiato niente. Il Pd e' senza ceti produttivi. Vota per noi soltanto il 13-14 per cento dei piccoli imprenditori. Ne votavano di piu' per il vecchio Partito comunista. Siamo senza operai, senza ceto popolare. Il discorso che Veltroni fece nel 2007 al Lingotto e una conduzione battagliera della campagna elettorale del 2008 hanno portato il Pd a conquistare un terzo dei voti''.
L'annuncio di una scelta di rottura e dell'idea di una nuova avventura politica è nella frase finale: "Nemmeno il Pci si era mai sognato di oscillare tra un laicismo fondamentalista minoritario e un giustizialismo caudillista. Deve formarsi una forza nuova per favorire aggregazioni che nascano da questa crisi, un confronto tra moderati del centrodestra e democratico riformisti del centrosinistra". E quando Vespa domanda se è imminente il passaggio con l'Udc, Rutelli replica: "Non subito e non solo". Questione di tempo, quindi. Che sembra ormai scaduto.
Pd, Rutelli verso l'addio "Con Casini e non da solo" - Politica - Repubblica.it