dal Corriere di oggi......ci si indigna per come vivono i detenuti nelle carceri....giusto....come no....ma per sta trafila burocratica dei magistrati ci si indigna di meno eh!!!!!!guai a dargli addosso...si è linciati
Roccaraso, la ricostruzione ufficiale del caso Valentini. I punti oscuri sull’orario del decesso
«Sacchetto dell’anguria e lacci: così è morto il sindaco»
DAL NOSTRO INVIATO
SULMONA (L’Aquila) - Punti oscuri, tragiche coincidenze e qualche leggerezza costellano lo sviluppo delle inchieste legate al suicidio del sindaco di Roccaraso Camillo Valentini. Alle indagini della magistratura si è anche aggiunta un’ispezione ordinata nel carcere di Sulmona dal ministro della Giustizia Roberto Castelli e che ieri ha anche approfondito le fasi della scoperta del suicidio dalla polizia penitenziaria. L’autopsia, eseguita quasi due giorni dopo, non ha potuto stabilire con certezza l’ora del decesso che, per i periti del pm e dei familiari, è avvenuto nelle prime ore del mattino, in un’arco di tempo tra le due e le sei.
L’indagine nasce nel 2003 quando agli investigatori arrivano più denunce: a Roccaraso - dicono - c’è una cupola che gestisce affari con la camorra. La procura antimafia dell’Aquila apre un’inchiesta. E’ l’inizio di viaggio che porterà il fascicolo da un palazzo di giustizia all’altro. All’Aquila decidono che la camorra non c’entra e mandano le carte a Roma ove c’era stato il reato più grave è stato. I magistrati romani non trovano niente e rispediscono il «pacco» al mittente che lo gira a Sulmona. Quando un’intercettazione registra la convivente del procuratore locale Giovanni Melogli che chiede a un’indagata una raccomandazione, l’inchiesta ha un altro stop e parte per Campobasso dove si indaga sui magistrati abruzzesi. Nel Molise archiviano la posizione di Melogli e rimandano tutto a Sulmona che finalmente può lavorare sulle due concussioni attribuite a Valentini e sui progetti e investimenti per decine di milioni per lo sviluppo sciistico di Roccaraso.
Il sostituto Maria Teresa Leacche è l’unico dei tre magistrati che può indagare: il suo capo è coinvolto e l’altra collega si astiene perché il marito è farmacista a Roccaraso. All’inizio di luglio, Valentini sospetta che qualcosa lo stia per travolgere, si autosospende da sindaco e chiede di essere interrogato. Il pm accetta: l’incontro viene fissato per il 13 luglio, ma Valentini non si presenta. Quattro giorni dopo, il magistrato, prima di partire per una lunga aspettativa, spedisce la richiesta di arresto. Verrà accolta il 12 agosto dal gip Luigi D’Orazio solo dopo che il fascicolo passa per le mani di altri due giudici. Per gestire l’inchiesta, la procura generale applica a Sulmona un pm dell’Aquila e il sindaco viene arrestato il 14 agosto a Francavilla al Mare dove è in vacanza. Gli agenti con un pretesto lo fanno scendere in strada. Sembra reggere allo choc, chiede di tornare in casa per cambiarsi le scarpe: lascia i mocassini e mette quelle da ginnastica. Con i lacci.
Secondo gli investigatori, in carcere Valentini viene visitato da un medico che lo trova scosso, ma non prostrato. Per questo non gli vengono tolti i lacci e un eventuale colloquio con lo psicologo (assente) viene rimandato al lunedì. In cella sarebbe stato controllato regolarmente. Chiede dell’anguria che gli viene portata in un sacchetto di plastica. Va a letto. Più tardi, si cala il sacchetto sul capo e lo sigilla al collo con i lacci. Muore in pochi minuti. Un altro pm aquilano apre un’inchiesta per «istigazione al suicidio» e fa eseguire l’autopsia (subito è evidente che Valentini si è ucciso). Gli viene affiancato il sostituto pg Romolo Como che accelera i tempi e ordina alla polizia nuovi accertamenti.




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