Le gerarchie vaticane hanno aperto gli occhi?
Sobrietà nella Messa e niente spazi ai musulmani
- 19 MAGGIO -
Il rito del matrimonio cattolico si adegua ai tempi, non cambia ma si rinnova adottando nuove parole e gesti, ma soprattutto sostituisce la formula tradizionale: dall’ultima domenica di novembre la storica frase dello scambio del consenso, ”io prendo te in sposo o in sposa“, sarà sostituita da una meno imperativa, e più tenera formula: “'accolgo te...“ come mia sposa o sposo.
Le diverse situazioni di coloro che chiedono di celebrare il matrimonio cristiano. Sono state poi identificate tre “tipologie” di matrimonio cristiano: il matrimonio tra persone che hanno già compiuto un significativo cammino di fede nella comunità parrocchiale. C’è poi chi pur essendo battezzato e non rifiutando esplicitamente la fede desidera la celebrazione di un matrimonio religioso, “pur non avendo maturato un chiaro orientamento cristiano e non vivendo una piena appartenenza alla chiesa”. Infine sono considerati i matrimoni con una delle due parti che non è battezzata. Per questo specifico caso, non ci sono state novità rispetto alla traduzione latina. Negli altri due casi ci sono stati due diversi capitoli nel nuovo rito. Il primo capitolo, per chi è religioso, si presenta ”rispetto a quello attualmente in uso e all’edizione latina, con arricchimenti testuali e gestuali”. In particolare, la Cei segnala ”la memoria del Battesimo, la possibilità di collocare la benedizione sugli sposi dopo lo scambio degli anelli, la presenza di una nuova formula di preghiera di benedizione, diverse possibilità di scelta di formule sia per la manifestazione degli impegni, sia per lo scambio del consenso“. Per chi è solo ”vicino” alla religione, il secondo capitolo offre la possibilità, per altro già prevista, di celebrare il matrimonio della liturgia della parola, cioè senza la parte relativa all’eucarestia. Ha una articolazione con una ”sequenza rituale più semplice e utilizza un linguaggio più immediato. Non si sono voluti però tralasciare gesti e testi significativi, quali la memoria del battesimo, lo scambio della pace e la consegna della bibbia.
- 14 MAGGIO -
«Pazienza se non possiamo ancora avere una chiesa a Riad o in un altra città araba, ma nei Paesi europei ci sono chiese accanto a moschee, ed è meglio così, è un modello sociale migliore». Il Cardinale Stephen Fumio Hamao replica così alla domanda sulla non reciprocità tra Paesi a maggioranza cristiana o islamica nella libertà religiosa. La ”reciprocità”, non è ”un atteggiamento puramente rivendicativo, ma una relazione fondata sul rispetto reciproco e sulla giustizia nei trattamenti giuridico-religiosi“.
- 29 APRILE -
No del Vaticano all’uso di chiese cattoliche come luogo di preghiera anche per gli islamici. Lo dice il presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, Monsignor Michael L. Fitzgerald, sulla richiesta avanzata da rappresentanti islamici spagnoli di poter utilizzare la cattedrale di Cordoba (che un tempo era una moschea), risposta appoggiata dall’attuale governo di Madrid. «Vi sono alcuni musulmani che giudicano l’Europa in piena decadenza e hanno lo scopo e l’aspirazione che l’Europa sia islamizzata. Per loro l’Islam è la risposta per una rinascita religiosa. Non sono un gruppo maggioritario, ma esistono».
- 23 APRILE -
L’Istruzione ”Redemptionis sacramentum, su alcune cose che si devono osservare ed evitare circa la santissima eucaristia“ è costata 12 stesure e un lungo braccio di ferro in curia. Classifica come “abusi” molte delle innovazioni postconciliari che consentono messe più sentite e una maggiore presenza dei laici. Piace ai tradizionalisti e agli scismatici lefebvriani per l’affermazione che “la messa si celebra in lingua latina o in altre lingue”.
Scontenta molti credenti e parroci e suscita problemi ecumenici. Solo ai sacerdoti compete la celebrazione, la proclamazione del Vangelo e la lettura della preghiera eucaristica. Essi devono attenersi alle letture previste dal messale, evitare eccessi di protagonismo, pronunciare prediche ancorate a temi di fede, evitando di trattare ”solo di politica o di argomenti profani o attingendo come fonte a nozioni provenienti da movimenti pseudoreligiosi”.
Solo in via eccezionale possono celebrare su un tavolo che non sia l’altare, devono sempre vestire i paramenti e non solo la stola.
Il Vaticano riconosce il diritto del fedele a denunciare al Vescovo o direttamente alla Santa Sede gli abusi che riscontrasse nella celebrazione della messa, cioè quei gesti, canti o espressioni liturgiche non conformi alle regole ecclesiastiche.
- 21 MARZO -
Va recuperato il vincolo originario tra liturgia e mistero del sacrificio e bisogna liberarsi dalla “banalizzazione”' e “desacralizzazione” dei riti troppo spesso ridotti a forme esteriori. È l’appello fatto dal cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede.
IL FEDERALISMO - 12/06/2004 Sole delle Alpi




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