come è giusto che sia si riapre prepotentemente:
Dietro la caduta elettorale del premier
L’ITALIA MODERATA FRA NORD E SUD
di ANGELO PANEBIANCO
C'è un aspetto del voto di sabato e domenica che conviene esaminare per i presumibili, rilevanti effetti che esso avrà sull'attività futura del governo. Il declino elettorale di Forza Italia ridà evidenza, all'interno dell'area moderata, o di centrodestra, a una frattura politico-geografica, quella fra Nord e Centro-Sud, che, nel recente passato, i successi politici di Berlusconi e del suo partito avevano in parte riassorbito e in parte mascherato. I risultati delle elezioni europee confermano l'esistenza non di una ma di due Italie moderate, o di centrodestra e, per esse, di due diversi tipi di elettori «delusi» da Berlusconi. L'Italia moderata del Centro-Sud, se abbandona Forza Italia, lo fa per premiare l'Udc e Alleanza nazionale. Questi due partiti vedono così rafforzato il proprio ruolo di rappresentanti del centrodestra da Roma in giù. Possiamo dire che se anche un giorno Forza Italia scomparisse dal mercato politico l'Italia moderata del Centro-Sud disporrebbe comunque di una sua solida rappresentanza.
Diverso è il caso del Nord. Se il successo della Lega è di difficile lettura tenuto conto del fatto che su di esso ha presumibilmente giocato un qualche ruolo l'«effetto simpatia» provocato dalla malattia di Umberto Bossi, appare chiaro che qui i delusi da Berlusconi, se non hanno votato Lega, si sono rifugiati soprattutto nell'astensione. C'è insomma un'Italia del Nord che aveva creduto in Berlusconi e che ha approfittato di queste elezioni europee per inviargli un segnale di scontento e di protesta. Ma lo ha fatto, almeno in parte, senza votare altri partiti. Il che significa che se non c'è nessun vero problema di rappresentanza politica dell'Italia moderata nel Centro-Sud esso esiste, potenzialmente, al Nord. E' proprio qui che si è andata concentrando la massima delusione per l'operato del governo. Era il Nord che, votando massicciamente Berlusconi nel 2001, lo aveva fatto credendo alle sue promesse di liberalizzazioni, riduzioni del carico fiscale, alleggerimento del peso e del ruolo delle burocrazie statali, e di rilancio dello sviluppo.
Questa Italia, le cui domande sono peraltro poco compatibili con «l'offerta politica» del centrosinistra (è la ragione per cui la Lista Prodi non ha potuto intercettarne la protesta), ha esigenze precise che non sono state fin qui soddisfatte dall’operato del governo. Non è stata, come ha sostenuto Berlusconi, la par condicio a danneggiarlo elettoralmente: è stata un'azione di governo poco congruente con le promesse elettorali del 2001.
Come spesso accade in politica, c'è qualcosa di paradossale nelle presumibili conseguenze del «messaggio» che l'elettorato di centrodestra ha inviato a Berlusconi. Dopo il 2001, con il suo successo sull'intero territorio nazionale, Forza Italia aveva avuto la possibilità di ricercare al proprio interno i punti di sintesi e di equilibrio fra le diversificate domande dei suoi elettori del Nord e del Centro-Sud. L'operato del governo dal 2001 ad oggi è stato tale da far pensare che quel tentativo di mediazione non sia mai stato neppure accennato.
A causa del declino del personale carisma elettorale del leader e perché la mediazione dovrà essere tentata non più prevalentemente all’interno di Forza Italia, ma soprattutto fra partiti (come la Lega e l'Udc) in crescita e con interessi elettorali diversissimi, le cose sono ora molto più difficili. Perché Berlusconi dovrebbe riuscire a fare ciò che non fece quando le condizioni politiche erano migliori? Quali che saranno le sorti future del governo, la «questione settentrionale», la questione della rappresentanza politica del Nord, sembra sul punto di riaprirsi.




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