E ADESSO IL PARTITO-FEDERAZIONE
di Enrico Morando
Forza Italia al 21%. Uniti nell'Ulivo al 31%. Dopo la gran confusione di cifre, confronti e proiezioni, questi due dovrebbero essere i dati su cui riflettere. Senza farci trascinare dal circo mediatico a discutere di "straordinario successo" per partiti che passano dall'1 al 2%. O di "catastrofe" per partiti che passano dal 32 al 31% dei voti. Cominciamo da Forza Italia. E' il partito del Presidente del Consiglio, che si è candidato in tutte le circoscrizioni. E' il partito che costituisce l'asse del governo di centrodestra, non solo perché il suo leader è anche il leader dell'intera Casa delle Libertà, ma anche e soprattutto perché ne rappresenta il collante e il centro dinamico. Non è un caso che l'intero centrodestra abbia maturato successi quando Forza Italia ha vinto e convinto (1994, 2001); e che si sia disgregato e abbia conosciuto la sconfitta quando Forza Italia è entrata in crisi (1996). Se il partito che svolge questa funzione politica perde quasi un terzo dei suoi voti in una competizione elettorale in cui candida il leader, non si può sostenere seriamente - con tutto il rispetto dell'UDC di Follini - che questo risultato negativo possa venire compensato dal successo di un piccolo partito della stessa maggioranza di governo, che passa dal 4 al 6% dei voti. Nel centrosinistra, vale un ragionamento uguale e contrario. La coalizione che sostenne Rutelli nel 2001 non ha - al suo centro - un partito dominante. Dominante per dimensioni del consenso e qualità della leadership e della cultura politica. Questa "assenza " spiega la sconfitta del 2001. La lista Uniti nell'Ulivo rappresenta il primo, serio tentativo di risolvere questa fondamentale causa della debolezza politica del centrosinistra. Uniti nell'Ulivo - senza Prodi candidato - ha ottenuto il 31% dei voti in una competizione proporzionale, nella quale 2 + 2 ha fatto sempre 3,5 e non quattro. Se la lista diventa un partito - o una stabile federazione di partiti, il che fa lo stesso - si tratta di un grande risultato: il futuro centrosinistra potrà nascere attorno a un partito egemone, dotato di un consenso cinque volte più grande di quello del secondo partito dello schieramento. Se l'obiettivo della costruzione del partito-Federazione sarà perseguito subito e con determinazione, risulteranno letteralmente ridicole le elucubrazioni della notte di domenica 13 sul presunto insuccesso di Uniti nell'Ulivo "perché il 31,3 è inferiore alla somma dei voti dei singoli partiti alle ultime Europee". Certo, se i gruppi dirigenti dei DS, dello SDI e della Margherita dovessero ora tornare ciascuno "a casa propria", dando vita - al massimo - ad una debole confederazione di partiti completamente autonomi, beh, allora si che avrebbe ragione l'ineffabile Bondi: "Forza Italia resta di gran lunga il principale partito italiano". Ma sarebbero questi gruppi dirigenti dei partiti di Uniti nell'Ulivo a trasformare una débacle di Forza Italia in una mezza vittoria. E una promettente affermazione (il 31% di Uniti nell'Ulivo) in una mezza sconfitta.




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