Ora che la sbornia post-elettorale è finita si possono valutare con più calma i risvolti politici di tale consultazione, soprattutto a livello europeo, notando con immensa gioia che il successo della destra radicale appare sempre più chiaro e a prima vista sottovalutato.
E’ notizia di pochi minuti fa che per la prima volta nella storia dell’Unione Europea l’estrema destra ha ottenuto i numeri per fondare un gruppo politico all’interno dell’eurocamera. Un tale avvenimento non era mai accaduto in 25 anni di storia, fin da lontano 1979 anno delle prime elezioni europee.
Un fatto importantissimo perché permette alle formazioni di destra radicale di ambire alla presidenza di una commissione e ad avere molta più visibilità, per non parlare della possibilità di incidere direttamente sull’ordine dei lavori, nonché la possibilità di disporre di notevoli contributi finanziari e supporto organizzativo. Infine la possibilità di costruire una prima rete fissa di sinergie tra i principali movimenti nazionalisti d’Europa che finora invece avevano perseguito una politica di inconcludente isolazionismo.
Come molti sanno infatti per potere fondare un gruppo all’europarlamento bisogna disporre di un numero minimo di 19 deputati, e per di più provenienti da 5 nazioni diverse.
Il front national ha eletto otto deputati, i vlams fiamminghi 3 deputati, i greci del laos 1, i nazionalisti polacchi della lista autodifesa di lepper sono 5, infine i due italiani per un totale complessivo di 19.
Un discorso a parte merita l’unico eletto del partito di Haider. Quest’ultimo aveva sempre rifiutato di allearsi a livello europeo con il front national e altri camerati, preferendo tentare una sterile convergenza con an, lega e addirittura forza Italia. Tuttavia, il notevole ridimensionamento del Fpoe ha portato innanzitutto a una sua marginalizzazione interna, e a una ribellione interna capeggiata dalla corrente di estrema destra. Guarda caso proprio a questa corrente fa capo l’unico eletto del fpoe di queste elezioni, Andreas Moeller, ideologo di vecchia data del partito e direttore della rivista “Zur Zeit” di ideologia tedesco nazionale. Quest’ultimo in passato aveva già intessuto una fitta rete con la destra radicale tedesca dei Rep, con i Vlams e con Le Pen.
Sembra quindi inevitabile anche la sua adesione al nuovo gruppo di estrema destra a prescindere dalle decisioni che a Vienna prenderà il suo partito.
Infine, al nuovo fronte nazionalista potrebbero aderire i partiti populisti di recente costituzione e che hanno ottenuto un discreto successo il 13 giugno. Si tratta del partito dell’indipendenza britannico con 12 seggi, le liste di giugno danesi e svedesi rispettivamente con 1 e 3 seggi. Sembra purtroppo scontata invece l’adesione del partito populista lettone Madrepatria al gruppo della destra conservatrice UDN.
In ogni caso sembra che il camerata del FN Bruno Gollnisch si sia già messo in moto per sondare il terreno e valutare i margini di convergenza di queste formazioni per una loro prossima entrata nel nuovo eurogruppo di destra radicale.
Osservatorio Euronat
Presso Lecco-RN




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