Risultati da 1 a 2 di 2
  1. #1
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    22 Jul 2002
    Messaggi
    17,110
     Likes dati
    18
     Like avuti
    1,849
    Mentioned
    24 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito nazismo e classi lavoratrici

    di Jacques R. Pauwels
    Negli Stati Uniti la II Guerra Mondiale è conosciuta in genere come la "guerra buona". Al contrario di altre guerre combattute dagli americani che per ammissione generale sono giudicate cattive, come le guerre di quasi sterminio del popolo indiano e il conflitto in Vietnam, la II guerra mondiale è principalmente celebrata come una "crociata" nella quale le forze americane combatterono senza riserve sul fronte della democrazia, libertà e giustizia contro la dittatura. Non c'è dunque da stupirsi che al presidente George W. Bush piaccia paragonare la sua attuale "guerra al terrorismo" alla II Guerra Mondiale, suggerendoci che l'America è ancora una volta coinvolta dalla parte giusta in un conflitto apocalittico fra il bene e il male. Ma le guerre non sono mai bianco-o-nero come il Sig. Bush vorrebbe farci credere e questo vale anche per la II Guerra Mondiale.

    L'America vanta certamente crediti per il suo importante contributo alla vittoria degli Alleati. Ma il ruolo dell'America corporativa in quella guerra è appena sintetizzato dall'affermazione del Presidente Roosevelt secondo cui gli USA sono stati "l'arsenale della democrazia". Quando gli americani sbarcarono in Normandia nel giugno del 1944 e catturarono i primi camion tedeschi, scoprirono che questi veicoli erano forniti di motori prodotti da industrie americane quali la Ford e la General Motors.(1)

    Le corporazioni americane stavano dunque rifornendo anche l'arsenale del nazismo.

    Mussolini ricevette moltissima ammirazione presso l'America corporativa fin dal momento che conquistò il potere con un colpo di stato che fu acclamato negli Stati Uniti come "una bella e giovane rivoluzione". (2)

    Hitler, d'altro canto, mandava segnali contraddittori. Come le loro controparti tedesche, anche gli uomini d'affari americani furono a lungo preoccupati delle intenzioni e dei metodi di questa nuova stella plebea, con una ideologia che si chiamava Nazionalsocialismo, con un partito che si identificava come un partito dei lavoratori, e con un linguaggio minaccioso diretto ad ottenere un cambiamento rivoluzionario. (3)

    Comunque sia, ad alcuni leader di alto livello delle corporazioni americane, come ad esempio Henry Ford, il Führer, nelle sue prime fasi, piaceva ed era ammirato. (4)

    Altri precoci ammiratori di Hitelr furono Randolph Hearst e Irénée Du Pont, del monopolio Du Pont, che, secondo Charles Higham, aveva già seguito in modo appassionato "la carriera del futuro Führer negli anni 20" e lo sostenne finanziariamente. (5)

    Da ultimo, la maggioranza dei grandi industriali imparò ad amare il Führer.

    Si è spesso insinuato che il fascino di Hitler era una questione di personalità e di psicologia. Si è sostenuto che le persone autoritarie non potessero fare a meno di ammirare un uomo che predicava le virtù del "principio del comando e della guida" e le metteva in pratica dapprima all'interno del suo partito e poi in tutta la Germania. Sebbene citi altri fattori, è essenzialmente in questi termini che Edwin Black, autore dell'eccellente libro IBM e l'olocausto, spiega il caso del presidente dell'Ibm, Thomas J. Watson, che incontrò Hitler in varie occasioni negli anni 30 e restò affascinato dal nuovo governante autoritario della Germania.

    Ma è nel regno dell'economia politica, non della psicologia, che uno può meglio capire perché le corporazioni americane abbracciarono Hitler.

    Negli anni 20 molte grosse corporazioni americane fecero ragguardevoli investimenti in Germania.
    L'IBM stabilì una sussidiaria tedesca, la Dehomag, prima della I Guerra Mondiale, e, negli anni 20, la General Motors acquisì il controllo della più grande industria automobilistica tedesca, l'Adam Opel AG, e Ford fondò una sua succursale, conosciuta più tardi come la Ford-Werke, a Colonia. Altre industrie americane fecero strategici contratti di alleanza con imprese tedesche. La Standard Oil del New Jersey — ora Exxon — sviluppò legami stretti con l'industria tedesca IG Farben.

    Dagli anni 30, una gruppo di circa 20 tra le più grandi industrie americane (tra cui: Du Pont, Union Carbide, Westinghouse, General Electric, Gilette, Goodrich, Singer, Eastman Kodak, Coca-Cola, IBM, and ITT) aveva rapporti di affari in Germania. Ed infine, molti studi legali americani, compagnie di investimento e banche erano intensamente impegnate in una vera offensiva di investimenti americani in Germania, fra cui il famoso studio legale di Wall Street, Sullivan & Cromwell, e le banche, J. P. Morgan and Dillon, Read and Company, e la Union Bank di New York, di proprietà della Brown Brothers & Harriman. L'Union Bank era intimamente legata all'impero finanziario e industriale del magnate tedesco dell'acciaio Thyssen, il cui appoggio finanziario permise ad Hitler di conquistare il potere. Questa banca era guidata da Prescott Bush, nonno di George W. Bush. Prescott Bush è considerato anche un appassionato sostenitore di Hitler, cui inviava finanziamenti tramite Thyssen, e in cambio fece considerevoli profitti nel fare affari con la Germania nazista; fu con questi investimenti che in seguito avrebbe lanciato il figlio negli affari petroliferi. (6)

    Le avventure finanziarie americane d'oltreoceano se la passavano male nei primi anni 30, quando la Grande Depressione colpì duramente la Germania. La produzione e i profitti calarono vertiginosamente, la situazione politica divenne estremamente instabile, c'erano scioperi quotidiani e battaglie nelle strade tra nazisti e comunisti, e molti temevano che il paese fosse maturo per una rivoluzione "rossa" come quella che aveva portato i bolscevichi al potere in Russia nel 1917. Invece, con l'appoggio del potere e del denaro degli industriali e banchieri tedeschi, quali Thyssen, Krupp, e Schacht, Hitler venne al potere nel gennaio del 1933, e non solo la situazione politica ma anche quella socio-economica cambiò drasticamente. Presto le succursali tedesche delle corporazioni americane ripresero a fare profitti. Perché?

    Dopo che Hitler prese il potere, gli affaristi americani, con investimenti in Germania, si resero conto con immensa soddisfazione che questa cosiddetta rivoluzione rispettava lo status quo socio-economico. Questa forma teutonica di fascismo, applicata dal Führer, come ogni altra varietà di fascismo, era reazionaria in natura ed estremamente utile per gli scopi dei capitalisti. Portato al potere da uomini d'affari e banchieri, Hitler servì i loro interessi. Le sue prime iniziative più importanti furono: sciogliere i sindacati e gettare i comunisti, e molti militanti socialisti, nelle prigioni e nei primi campi di concentramento, specificatamente costruiti per accogliere un numero sovrabbondante di prigionieri politici di sinistra. Queste rudi misure non solo annullarono la minaccia di un cambiamento rivoluzionario, guidato dai comunisti, ma anche indebolirono la classe lavoratrice tedesca trasformandola in una "massa di sostenitori" (Gefolgschaft), senza alcun potere, incondizionatamente messa in mano ai loro datori d lavoro, i Thyssen e i Krupp.

    La maggioranza, se non tutte le industrie in Germania, comprese le filiali americani, si avvantaggiarono di questa situazione e tagliarono drasticamente il costo del lavoro. La Ford-Werke, ad esempio, ridusse i costi del lavoro dal 15% del volume di affari nel 1933 a solo l'11% nel 1938. L'industria Coca-Cola in Essen aumentò considerevolmente i profitti perché, nello stato di Hitler, i lavoratori "erano poco più che schiavi cui era proibito non solo scioperare ma anche cambiare lavoro", spinti a "lavorare più duro e più veloce" mentre i loro salari "erano deliberatamente tenuti bassi". (7)

    Nella Germania nazista, il salario reale declinò rapidamente mentre i profitti aumentavano in modo corrispondente, e non c'erano problemi con i lavoratori, in quanto ogni tentativo di organizzare uno sciopero scatenava immediatamente una risposta armata da parte della Gestapo, che portava ad arresti e licenziamenti. Questo fu quello che accadde all'industria Opel della General Motors a Rüsselsheim nel giugno del 1936. (Billstein et al., 25)

    Come scrisse dopo la guerra un insegnante della Turingia e membro delle resistenza, Otto Jenssen, i capi delle corporazioni tedesche erano felici "che la paura per il campo di concentramento avesse reso i lavoratori tedeschi miti come cagnolini" (8)

    I proprietari e i manager delle corporazioni americane con investimenti in Germania rimasero allo stesso modo incantati, e se espressero apertamente la loro ammirazione per Hitler – come fece il presidente della General Motors, William Knudsen, e il boss della ITT, Sosthenes Behn — fu indubbiamente perché egli aveva risolto i problemi sociali in Germania in un modo benefico ai loro interessi. (8)

    Note:
    1) Michael Dobbs, "US Automakers Fight Claims of Aiding Nazis," The International Herald Tribune, 3 December 1998.
    2) David F. Schmitz, "'A Fine Young Revolution': The United States and the Fascist Revolution in Italy, 1919–1925," Radical History Review, 33 (September 1985), 117–38; and John P. Diggins, Mussolini and Fascism: The View from America (Princeton 1972).
    3) Gabriel Kolko, "American Business and Germany, 1930–1941," The Western Political Quarterly, 25 (December 1962), 714, refers to the "'skepticism' displayed by the American business press with respect to Hitler because he was 'a political and economic nonconformist.'"
    4) Neil Baldwin, Henry Ford and the Jews: The Mass Production of Hate (New York 2001), especially 172–91.
    5) Charles Higham, Trading with the Enemy: An Exposé of The Nazi-American Money Plot 1933–1949 (New York 1983), 162.
    6) Webster G. Tarpley and Anton Chaitkin, "The Hitler Project," chapter 2 in George Bush: The Unauthorized Biography (Washington 1991). Available online at < http://www.tarpley.net/bush2.htm >.
    7) Mark Pendergrast, For God, Country, and Coca-Cola: The Unauthorized History of the Great American Soft Drink and the Company that Makes It (New York 1993), 221.
    8) Cited in Manfred Overesch, Machtergreifung von links: Thüringen 1945/46 (Hildesheim Germany 1993), 64.
    9) Knudsen described Nazi Germany after a visit there in 1933 as "the miracle of the twentieth century." Higham, Trading With the Enemy, 163.

    Traduzione: redazione comedonchisciotte.net

    http://www.historycooperative.org/
    www.globalresearch.ca
    8 June 2004
    La famosa artista idolo delle folle :" si figuri che uno ha addirittura scritto che avrei dovuto investire i MIEI soldi comprando un bar! Io!!!! La barista!!!!"

  2. #2
    Registered User
    Data Registrazione
    04 Oct 2003
    Località
    Roma
    Messaggi
    1,162
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Una sfilza di dati e nomi senza alcun nesso e fondamento storico.

 

 

Discussioni Simili

  1. Classi dirigenti e classi dominanti, élite e oligarchie
    Di L'Europeo nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 7
    Ultimo Messaggio: 22-09-09, 13:42
  2. Classi dirigenti e classi dominanti, élite e oligarchie
    Di L'Europeo nel forum Destra Radicale
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 21-09-09, 15:41
  3. Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 10-08-09, 00:15
  4. Classi miste – classi pure
    Di cantone Nordovest nel forum Padania!
    Risposte: 5
    Ultimo Messaggio: 21-05-09, 19:44
  5. Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 04-06-02, 14:47

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito