Criticati pesantemente dagli alleati anglo-americani, derisi dai nemici e obbligati a combattere con le “mani legate”: questa la situazione del contingente Antica Babilonia dopo la battaglia del 16 maggio contro i ribelli sciiti di Moqtada al Sadr.
Indiscrezioni circa il malumore degli statunitensi erano già trapelate in aprile, quando polacchi, bulgari e ucraini opposero ben poca resistenza alle milizie sciite nel settore centro-meridionale dell’Iraq ma questa volta anche l’atteggiamento del contingente italiano sembra aver ispirato critiche e perplessità da parte statunitense. L’agenzia Middle East Newsline, solitamente ben informata sulle questioni di difesa e sicurezza, riporta il malumore di “senior commanders” statunitensi di fronte alla mancanza di spirito combattivo di alcuni alleati accusati di rifiutarsi di combattere gli insorti sciiti e di non essere disposti a sostenere perdite nei combattimenti con l’esercito del Mahdi. Sotto accusa l’attacco dei ribelli sciiti alla base italiana “Libeccio”, il 16 maggio, dalla quale le truppe di “Antica Babilonia” si ritirarono dopo l’uccisione di un militare del Reggimento “Lagunari” e il ferimento di sedici soldatiì; una ritirata precipitosa secondo i comandanti americani sorpresi dell’atteggiamento assunto dal contingente italiano dopo aver subito una sola perdita.

Gli italiani ripresero il controllo della base il giorno successivo, dopo che durante la notte aerei ed elicotteri anglo-americani avevano bersagliato con precisione le postazioni nemiche costringendo i guerriglieri a ritirarsi.La “Libeccio” è una delle due ex basi dei carabinieri lungo il fiume Eufrate ed è stata trasformata da mesi in centrale operativa della polizia irachena con una limitata e non continuativa presenza di militari italiani.
Proprio l’abbandono dei questa base sotto gli attacchi dei miliziani sciiti è anche oggetto del dvd propagandistico diffuso a Nassiryah dagli uomini di Sadr e del suo luogotenente locale, l’imam Aws al Khafaji. In vendita nei mercati ad appena due dollari, il dvd mostra i guerriglieri sfilare a centinaia in città, attaccare la base ed espugnarla, si vede il sangue attribuito a “una ventina di caduti italiani” e soprattutto si vedono le armi e gli equipaggiamenti abbandonati dal reparto in ripiegamentoasse di munizioni, involucri per missili anticarro Milan e due veicoli VM 90 che vengono poi dati alle fiamme dai ribelli. La rivincita dei ribelli dopo la batosta subita nella battaglia dei tre ponti, che il 6 aprile vide i nostri militari attaccare, sconfiggere e disperdere le milizie sciite che avevano assunto il controllo dei ponti sull’Eufrate provocando un numero di morti imprecisato ma che tutti gli osservatori ritengono ben superiore ai 15 guerriglieri uccisi ufficialmente ammessi.
Fonti locali riferiscono di 150-200 caduti tra le fila dell’esercito del Mahdi, inclusi alcuni civili utilizzati come scudi umani dai guerriglieri e sulla battaglia sono in corso ben due inchieste: una della magistratura civile che si occupa del ferimento di 12 bersaglieri ed una della magistratura militare, condotta da Antonino Intelisano, che dovrà appurare se sono state forzate o meno le regole d’ingaggio che prevedono una risposta proporzionata all’offesa.Esiste un comune denominatore tra le lamentele statunitensi, la propaganda dei guerriglieri che ridicolizza i nostri militari per ingigantire le proprie capacità belliche e le inchieste giudiziarie: la palese e totale incapacità politica nazionale di condurre operazioni belliche. Il mandato del contingente “Antica Babilonia” prevede che i militari garantiscano la sicurezza nella provincia del Dhiqar; ciò significa che chiunque comprometta tale sicurezza dovrebbe divenire oggetto dell’intervento armato delle truppe italiane.
Come può un comandante gestire un’operazione contro guerriglieri spietati e pronti a tutto se deve chiedere a Roma il permesso di impiego dei cannoni delle blindo Centauro e dei mortai facendosi autorizzare persino il numero di proiettili da sparare?
C’è da stupirsi se le truppe hanno abbandonato Nassiryah il 16 maggio dopo che la precedente vittoriosa operazione “Porta Pia”, che portò alla riconquista dei tre ponti sull’Eufrate, ha posto sotto inchiesta giudiziaria i comandanti?
Il capitano britannico che negli stessi giorni ad al Amarah ha lanciato la sua compagnia all’assalto “alla baionetta” contro i miliziani di Sadr (eliminando, secondo indiscrezioni, un centinaio di guerriglieri e catturandone 9 al prezzo di soli tre soldati feriti leggermente) è stato messo sotto inchiesta?
Ha dovuto forse rendere conto dell’uso “forse eccessivo” della forza ?
I nostri alleati processano davanti alla corte marziale chi si macchia di crimini non chi fa il proprio dovere di soldato, combattendo, uccidendo e cadendo in battaglia.

Certo gli anglo-americani sono “forze d’occupazione” e hanno uno status più “combat” delle truppe italiane ma, di fatto, i compiti dei reparti della Coalizione sono gli stessi: eliminare ogni forma di minaccia alla sicurezza e alla stabilità dell’Iraq.
Un reparto militare che non può combattere e non ha la libertà di colpire preventivamente il nemico (si può chiamare così chi scatena la jihad contro i nostri militari e li ammazza ?) per conseguire la vittoria (il termine ha ancora un significato per noi o lo ha solo per i nostri nemici?) rappresenta esclusivamente un bersaglio per milizie di fanatici e leaders estremisti in cerca di facile gloria. I miliziani di Sadr contro gli anglo-americani muoiono a centinaia senza conseguire alcun successo, contro gli italiani ottengono vittorie temporanee e realizzano filmati propagandistici per documentarle. Se per motivi di opportunità politica si vuol continuare a definire umanitaria l’operazione in Iraq si abbia almeno il pudore di consentire ai militari di fare il loro mestiere al meglio garantendo fiducia ai comandanti e attribuendo loro la massima libertà d’azione, almeno sul piano tattico, per spazzare via da Nassiryah la minaccia dei miliziani dell’imam al Khafaji la cui scomparsa darebbe sollievo soprattutto alla popolazione. In caso contrario si collezionano solo caduti, feriti e sconfitte (contro un nemico da due soldi che potrebbe essere annientato in poche ore) e si umilia la professionalità e la combattività dei militari.

Meglio allora ritirarsi dall’Iraq ammettendo l’incapacità dell’Italia di combattere persino le scaramucce di un conflitto a bassissima intensità come quello in corso attualmente. Anzi, provocatoriamente sarebbe meglio rinunciare ad ogni impegno oltremare e persino alle Forze Armate per le quali continuiamo a spendere troppo poco se le consideriamo uno strumento bellico ma in realtà fin troppo se non le possiamo impiegare come tali. Come abbiamo scritto più volte il nostro contingente in Iraq ha anche bisogno di mezzi più potenti ma cosa possono fare gli elicotteri da combattimento Mangusta, i carri Ariete e i cingolati Dardo in trasferimento a Tallil se per impiegarli (sparando missili e cannonate) i comandanti in teatro devono chiedere il permesso a Roma e rischiano di essere accusati di crimini di guerra?

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Secondo me qualcosa deve cambiare velocemente...