Anni fa, di questi tempi, mi trovavo a Salvador di Bahia. Ero risultato terzo estratto alla riffa del festival dell' Unità della mia cittadina ed il premio consisteva in una settimana, all inclusive, in Brasile. L' estrazione aveva causato qualche battibecco tra i partecipanti perché il premio assegnato al secondo estratto era una foto con dedica del segretario del Partito (allora era Occhetto). Alché il compagno si era lamentato sentendosi defraudato. L' organizzatore aveva ribattuto che per un vero comunista la foto con dedica del segretario dovesse valere di più di una settimana in Brasile. Ma il tizio non s' era dato per vinto esclamando "Ma chi se lo in..la il segretario!". "Chi vince il primo premio" era giunta pronta la risposta.

Sia come sia me ne stavo mollemente allungato, in tutto il mio splendore bolscevico, su di una sdraia nella piscina dell' hotel . A circa dieci metri da me una gentildonna indigena, apparentemente sola, mi fissava insistentemente. Troppo facile, pensai. Eppoi era un tantino cozza e se la cosa si fosse risaputa giù in sezione i compagni m' avrebbero tolto il saluto
Mi voltai dall' altra parte e notai un altra cozza in compagnia di due persone anziane. Probabilmente i genitori.
Questa sembrava americana, forse nordeuropea. Mi guardò e sorrise. Bleah.
Dopo un po' lasciò, sola, la piscina. La seguii poco convinto, più che altro per onor di firma.
Trovandola seduta al bar mi avvicinai attaccando bottone.
Le solite menate: "Where do you come from?" ecc. ecc.
Era norvegese. Cozza ma intellettuale. Per di più di sinistra. Cominciò ad attizzarmi.
Mentre le illustravo il glorioso futuro che attende la classe operaia la interrogavo con gli occhi per scoprire se c' era trippa per gatti.
"Tout se passe dans les yeux" diceva una canzone di Eddie Mitchell, idolo dei ragazzini francesi negli anni 60. Ed è proprio vero.
Ma i suoi occhi non si sbilanciarono.
Vabbè, la conversazione era piacevole tanto valeva continuare. Succeda quel che succeda.
Suppliva alla mancanza di curve con una simpatia ed un intelligenza uniche.
Conclusi che aveva sex appeal da vendere. Fui tentato d' invitarla in camera per passare subito a vie di fatto ma optai per un invito a cena.
La sera, a tavola, diedi il meglio di me stesso mettendo in pratica tutto ciò che avevo appreso alla scuola del Partito, alle Frattocchie.

Arrivati al dunque, dopo il caffé e l' amazzacaffè, sferrai l' affondo finale ansioso di ghermirla come l' Armata Rossa aveva fatto con l' Ungheria ma la risposta fu un secco, inapellabile no. Mi diede la buonanotte, girò sui tacchi e mi lasciò li solo a domandarmi dove avessi sbagliato. Forse dovevo invitarla al pomeriggio, appena conosciuta.
Si, avrei dovuto fare cosi.
"Battere il ferro finche è caldo" come diceva sempre Mao dse Dong. M' ero scordato questa massima del nostro Grande Timoniere. Ben mi stava.
Salii mestamente in camera a farmi una doccia. Fredda.

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