Fidel il sanguinario
di Ruggiero Capone
Nel dicembre 1898, il Trattato di pace di Parigi, mette fine alla guerra Ispano-americana, e se per un verso privava la Spagna della sovranità su Cuba dall’altro faceva dell’isola caraibica uno stato indipendente ermeticamente chiuso al progresso civile. Dal gennaio 1899, quando nacque lo stato cubano, sono passati 105 anni, e varie testimonianze dimostrano che la libertà (sotto tutti presidenti che si sono alternati) il popolo non l’ha mai conosciuta
Fidel Castro governa ininterrottamente Cuba dal 31 dicembre 1962 e non si può dimenticare che, entrato all’Avana, fece fucilare i camerieri dei lussuosi ristoranti per “collaborazionismo con il capitalismo”.
“C’è barbarie nella mia Cuba - spiega John Suarez (del direttorio cubano in esilio a Miami) - perché chi si è alternato nella gestione del potere politico, oggi Castro ieri Batista, ha sempre preteso di usare i cittadini al pari di animali della propria fattoria: la gente non poteva pensare e chi aveva una bella figlia o moglie doveva accettare che fosse importunata dal potente. Tutti quelli che si sono opposti ad ogni tipo di sopruso sono stati giustiziati dalla polizia. A Cuba - sottolinea Suarez - dopo 105 anni di dipartita spagnola le cose sono andate sempre peggio”.
Nel 1992 la dittatura castrista si rende conto d’essere sotto una ancor più attenta lente d’ingrandimento statunitense: nell’Isola la violazione dei diritti umani è all’ordine del giorno e chi indossa la divisa castrista può permettersi ogni tipo di sopruso su uomini, donne e bambiniEd in un torrido mezzogiorno del ‘92, nella fatiscente periferia dell’Havana, un fotografo viene picchiato dalla polizia: la storia delle sue foto (distrutte dagli agenti castristi) fa il giro del mondo, aveva ripreso la polizia cubana mentre castrava un omosessuale sotto gli sguardi inorriditi della popolazione
Il caso Varela
Fidel Castro fa una tirata d’orecchie a suoi fedelissimi e finge di concedere una manciata d’iniziative democratiche. . Maria Elena Cruz Varela è stata la più importante testimone di quel periodo, già candidata al Premio Nobel per la Pace, dopo due anni di carcere duro e di torture (non soltanto psicologiche) nelle prigioni di Fidel Castro, vive ora esule in Spagna, a Madrid. Nata all’Avana, Cuba, Maria Elena Cruz Varela è tra i più accreditati poeti cubani delle ultime generazioni: unendo alle capacità artistiche anche uno spiccatissimo senso civico ed uno sviscerato amore per la libertà, Varela nel 1990 fonda a Cuba il “Gruppo di opposizione criterio alternativo”, composto da numerosi intellettuali che nel 1991 rendono pubblica la Dichiarazione degli intellettuali (o Carta dei dieci) diretta a Fidel Castro.
L’obiettivo della Varala è portare Cuba a libere elezioni. Pur continuando la propria attività letteraria in patria, e con successo, nel novembre 1991 viene aggredita, vessata e bastonata pubblicamente da un gruppo di sicari appartenenti alle forze paramilitari del regime di Fidel Castro. In seguito arrestata, imprigionata e condannata a due anni di carcere: durante i quali dovette subire inenarrabili violenze morali e fisiche. Dal maggio 1994 si trova in esilio politico e dal 1996 risiede a Madrid. Membro onorario della Società internazionale per i diritti umani, membro del PenClub internazionale, nel 1992 è stata candidata al Premio Nobel per la Pace vinto lo stesso anno da un’altra sudamericana più “corretta” (comunista filo-castrista) di lei dal punto di vista politico.
La lotta anti-castrista rende la Varala invisa alla forte intellettualità comunista del Vecchio Continente. Delle sue qualità artistiche danno fedele testimonianza le poesie comprese nell’antologia che raccoglie versi scritti tra il 1989 ed il 1991, anni di forte impegno artistico e politico per la poetessa cubana. Il 6 marzo 2001 il progetto Varela viene firmato e sottoposto all’Assemblea nazionale del potere popolare (gabinetto di Castro) affinché metta sotto consultazione popolare, per mezzo di un referendum, ognuna delle proposte democratiche: prevedono il diritto di associarsi liberamente secondo i propri interessi ed idee, in modo che si possano costituire delle associazioni sociali, politiche, economiche, culturali, del sindacato, religiose, umanitarie, e che sia rispettato il principio del pluralismo e della diversità delle idee.
Il progetto Varela prevede soprattutto il diritto alla libertà d’espressione e di stampa. Ma le leggi che garantiscono questi diritti dovranno entrare in vigore in un termine non superiore ai sessanta giorni dopo l’approvazione positiva del referendum
: una scadenza che non va proprio giù a Castro che, nel giro d’una nottata, fa arrestare tutti i 10 mila firmatari del referendum Varela.




Rispondi Citando
