Dal quotidiano 'BresciaOggi'
La suprema corte ha negato gli arresti domiciliari alle due insegnanti indagate per il caso di presunta pedofilia e detenute da settembre a Verziano
La Cassazione: «Le maestre restino in carcere»
Intanto si moltiplicano gli attestati di solidarietà: iniziata una raccolta firme, domani una fiaccolata
La Cassazione ha negato gli arresti domiciliari e ha confermato - per la loro «pericolosità sociale» - la custodia cautelare in carcere per due maestre della scuola materna comunale di Brescia indagate dalla Procura per un presunto giro di pedofilia che vede indagate anche altre dieci persone. In particolare la Cassazione ha trovato «congrue e logiche» le argomentazioni con le quali il Tribunale del riesame di Brescia il 14 gennaio ha confermato la misura detentiva per le due insegnanti in carcere da settembre. Secondo l’accusa le due maestre sarebbero colpevoli di aver prelevato molte volte i bambini dall’istituto scolastico per portarli in altre case dove, oltre a subire gli abusi, sarebbero stati fotografati e filmati. Questo sempre secondo la ricostruzione effettuata dai pm Francesco Beraglia e Paolo Guidi.
Si tratta di accuse molto pesanti, che hanno scosso profondamente la città. Tanto più che proprio nei giorni scorsi la procura ha chiuso l’inchiesta portando a 12 il numero degli indagati: 6 maestre (due sono le insegnanti detenute), 3 bidelli e 3 sacerdoti. Nei giorni scorsi la Chiesa bresciana ha preso le difese dei tre religiosi: ha respinto le richieste di dimissioni e nelle chiese interessate ha fatto leggere una lettera di monsignor Francesco Beschi, vescovo ausiliare, a difesa della moralità dei sacerdoti coinvolti.
In città, intanto, si moltiplicano le prese di posizione e gli attestati di solidarietà a favore dei sacerdoti e delle insegnanti sotto inchiesta. Ieri è stato il turno della rappresentanza sindacale unitaria del Comune di Brescia, con una lettera indirizzata al sindaco Paolo Corsini, all’assessore alla Pubblica istruzione Carla Bisleri e all’assessore al Personale Luigi Gaffurini. Sulla base del documento approvato in settembre dall’assemblea delle scuole materne comunali con 3 astensioni, il Coordinamento Rsu conferma «il diritto alla salvaguardia delle persone coinvolte, da ritenersi innocenti e non condannabili fino alla chiusura del processo», sollecita la magistratura «a individuare fra le priorità un problema che pesa come un macigno nella coscienza di tutti, ma soprattutto distrugge la vita personale e sociale di chi sta in carcere e di chi è accusato per atti gravi, ponendo fine alla carcerazione preventiva delle due insegnanti», chiede al Comune «un atteggiamento coerente e sollecito nei confronti dei propri dipendenti con la stessa sensibilità espressa nei confronti dell’autorità ecclesiale» e «la tutela morale ed economica del personale educativo e ausiliario revocando la sospensione cautelare e la conseguente riduzione dello stipendio».
E sempre ieri Comitato Abba Sorelli, Mec, Redemptoris Missio, Usm, Cism, Gis e Gruppo Genitori Pendolina hanno avviato una raccolta di firme a difesa di imputati e indagati, secondo loro, «totalmente estranei ai fatti». A sostegno della tesi assolutoria una dettagliata ricostruzione del caso a firma di don Mario Neva. Il «gazebo della solidarietà» sarà aperto anche oggi e domani, dalle 9 alle 21, in piazzetta dell’Olmo (San Faustino). Per domani sera è stata anche organizzata una fiaccolata con partenza alle 20 dalla parrocchia S.Filippo Neri del Villaggio Sereno e arrivo (con sit-in) a Verziano, il carcere in cui sono rinchiuse le due maestre sotto accusa. Maestre per le quali invece, secondo i giudici del riesame della Cassazione «vista la propensione delle due a commettere i reati contestati, anche a prescindere dal contesto scolastico e in collaborazione con altre persone, gli arresti domiciliari non sarebbero stati idonei a impedire la reitereazione di condotte criminose della stessa specie». Inoltre - è scritto nella sentenza 26982 depositata ieri - solo con la permanenza in carcere si può tutelare «l’esigenza probatoria» poichè le due donne con la concessione dei domiciliari avrebbero potuto «avere contatti sia con i minori offesi che con le relative famiglie, tenuto conto della pluralità dei soggetti coinvolti nell’inchiesta, ancora non in numero definito e in grado di operare potenzialmente in diversi ambiti».
http://www.bresciaoggi.it/ultima/oggi/cronaca/Aab.htm
Dopo le proteste dei familiari delle vittime, il gazebo è stato smontato.
A mio avviso urge una manifestazione della Lega Nord a Brescia in sostegno delle famiglie e contro la pedofilia.




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